Uomo avvisato, mezzo salvato.
E da quelle parti non si scherza affatto.
Il Governo cinese, infatti, con atti formali ed ufficiali, ha "allertato" alcune personalità della inopportunità di promuovere la sigaretta elettronica.
Influencer e personaggi che, per le rispettive attività, godono di una visibilità presso il pubblico, devono stare attenti a gestire l'argomento vaping.
In pratica il Presidente Xi Jinping - che recentemente ha consolidato il proprio strapotere venendo eletto a suon di voti nel contesto del Congresso quinquennale del Partito comunista cinese svoltosi a Pechino il mese scorso - ha invitato tali "vip" ad evitare di "promuovere" la sigaretta elettronica nelle loro pubbliche uscite.
Nessuna "pubblicità", quindi, su social media, niente spot televisivi, niente live streaming.
Interviste? Manco a dirlo.
Questo è quanto viene formalmente proibito.
Ma, considerato il contesto cinese, è verosimile che i destinatari dell'avvertimento possano essere ben più prudenti.
Laddove, infatti, "promuovere" potrebbe voler dire non solo parlare apertamente bene - con modalità "spottistiche" - della sigaretta in quegli ambiti prima detti ma, fondamentalmente, in modo implicito, anche farsi vedere a zonzo con la sigaretta elettronica in mano.
Attesa la visibilità di tali personaggi, infatti, anche semplicemente comparire con una e-cig alla mano potrebbe equivalere ad essere propositivi rispetto alla particolare pratica.
Meglio evitare, quindi, al fine di evitare brutti guai, dato che a quelle parti si ha un concetto della repressione e delle pena che sono un tantino - ma giusto un tantino - più severi di quelli nostrani.
"Le celebrità - queste le considerazioni che sono venute da Pechino - dovrebbero praticare consapevolmente i valori fondamentali del socialismo nelle loro attività di promozione pubblicitaria.
Le attività dovrebbero essere conformi alla morale sociale e alle virtù tradizionali".
Lo ripetiamo, uomo avvisato mezzo salvato.
In Cina, patria della produzione dello svapo, è sempre più guerra al vapore.