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Voopoo a 360 gradi.
Una intelligente strategia di marketing che passa attraverso rapporti con artisti per dare risalto ancora maggiore al proprio marchio.
Dopo l’uscita di Spark Your Life, il gruppo leader nella produzione di sigarette elettroniche ha trovato sinergia con Woskerski, artista graffitaro di fama mondiale, commissionando al medesimo la realizzazione di un’opera ispirata, appunto, ai temi della sigaretta elettronica.
Detto fatto, nella capitale inglese ha preso forma una importante realizzazione che, all’insegna del motto “Quit smoking”, associa alla rappresentazione di una e-cig il classico otto rovesciato che simboleggia l’infinito.

UNA RAPPRESENTAZIONE MODERNA

Dalla sua posizione di produttore di sigarette elettroniche rinomato nel mondo – evidenziano in una nota diramata per salutare il momento – Voopoo non cessa mai di perseguire l’innovazione, coerentemente con la connotazione del simbolo che ne rappresenta il motivo aziendale, lanciando continuamente nuove collaborazioni trasversali e guidando le tendenze del settore.
Questa volta –
 è ancora esposto – il brand è stato presentato con uno stile moderno in un equilibrio perfetto fra arte e immagine del marchio, offrendo ai consumatori un’esperienza innovativa diversificata”.

Il Leake Street Tunnel di Londra la location prescelta per accogliere la creazione, tratta che origina da York Road – passando sotto le piattaforme e i binari della stazione di Waterloo – e che è ritenuto una sorta di zona franca per i graffitari.
Già durante la realizzazione della creazione, in tantissimi, tramite le piattaforme social, avevano seguito in tempo reale il work in progress del progetto che, inoltre, è stato oggetto di commento anche da parte di svariati influencer.
Ma non è l’unica “trovata” partorita da Voopoo: un ulteriore graffito, infatti, è stato realizzato presso il Parco di Kalijodo Park a Giacarta, in Indonesia.
Quanto alla mega opera di Leake Street Tunnel, la stessa è stato pensata, nello specifico, per la salutare il lancio sul mercato del nuovo dispositivo del marchio Argus GT 2.

Chi l’ha detto che lo svapo sia un capriccio, un banale vezzo?
Chi l’ha detto che la quasi totalità degli svapatori non sia mai stato fumatore?
In Malaysia, ad esempio, quasi la metà dei fumatori sceglie di iniziare a svapare per smettere di fumare o, in ogni caso, mal che vada, per limitare il consumo delle bionde.
Ad accertarlo un sondaggio condotto dal gruppo Kantar.
Per la precisione il 49 percentuale del campione preso in considerazione ha affermato di guardare alla e-cigarette come ad una possibile soluzione, totale o parziale, della dipendenza tabagista.

IL 52% DEI FUMATORI RITIENE E-CIG MOLTO MENO DANNOSA DEL FUMO

Tutto questo – ha chiarito Delon Huma, Presidente e CEO di Health Diplomats – sembra coerente con le crescenti prove scientifiche secondo le quali i fumatori preferiscono il vaping per liberarsi dal fumo.
Nel Regno Unito, ad esempio, circa due terzi dei fumatori, indipendentemente dal loro status sociale, vogliono liberarsi dal vizio e lo svapo è diventato il metodo preferito”.

Il sondaggio prima citato, tornando ai contenuti di esso, ha anche rilevato come il 52% dei fumatori malesi percepisca effettivamente la e-cig come meno dannosa del fumo di sigaretta.

L’86% ha sottolineato, ancora, come le alternative a minor danno dovrebbero essere rese disponibili in maniera senz’altro più agevole ed accessibile mentre il 90 percentuale ritiene che la sigaretta elettronica dovrebbe essere attivamente promossa, dalle Istituzioni, come una opzione meno impattante.
“Gli studi sull’uso delle sigarette elettroniche hanno evidenziato il fatto che lo svapo non è privo di rischi ma, comunque, significativamente meno dannoso del fumo tradizionale.
È interessante piuttosto –
 ha ribadito lo studioso – constatare come il tasso di fumatori malesi che comprendono questo dato sia alto rispetto ad altri Paesi.
Questo studio dimostra – 
ha concluso Huma – come la e-cig in Malesia abbia un grande potenziale nell’ottica di aiutare il Governo a ridurre la problematica del tabagismo”.

Guai a toccare i liquidi aromatizzati per sigarette elettroniche.
Le conseguenze potrebbero essere decisamente serie in termini di tutela della pubblica salute.
La conferma giunge da un nuovo approfondimento pubblicato su Addictive Behaviors dall’International Tobacco Control Policy Evaluation Progetto presso l’Università di Waterloo.
Una analisi che, del resto, si pone in perfetta scia rispetto alle conclusioni di altre attività precedentemente portate a termine.
Ebbene, secondo i ricercatori irlandesi, nel caso in cui si avessero limitazioni normative circa la disponibilità di e-liquid dal gusto “alternativo”, non pochi svapatori finirebbero per fare ritorno al fumo.

STUDIO CONDOTTO TRA CANADA, INGHILTERRA E USA
Un tema che è assolutamente attuale considerando i percorsi che si stanno avendo presso le stanze delle Istituzioni europee.
L’attività in questione ha approfondito la situazione di svapatori di Canada, Inghilterra e Stati Uniti e, nel dettaglio, di alcuni che fanno esclusivo utilizzo di e-liquid aromatizzati.
Ben l’82 percentuale degli 851 soggetti interpellati, infatti, ha fatto presente di essere assolutamente contrario ad un’eventuale restrizione nella disponibilità degli aromi.
Ma non è questa la cattiva notizia.
Quella brutta, anzi pessima, vive nel fatto che il 13% (oltre 100 persone) ha evidenziato come, in caso di restrizioni sugli aromi di e-liquid, non esiterebbe a invertire la rotta in direzione sigaretta.

LE PAROLE DI SHANNON GRAVELY
“I nostri risultati – ha fatto presente Shannon Gravely, autrice principale dell’analisi e assistente alla ricerca ITC – evidenziano come vietare alcuni prodotti da svapo aromatizzati possa dissuadere alcuni fumatori adulti dallo svapare, con la possibilità che esse tornino a fumare sigarette, soluzione chiaramente molto più dannosa rispetto ai prodotti da svapo, considerato come almeno la metà dei fumatori abituali muoiano a causa di una malattia correlata”.
Un monito particolare, quindi, a quelle Istituzioni che pensano di porre limiti ai cosiddetti sapori: molti svapatori hanno lasciato il fumo proprio grazie all’appeal degli aromi.
Leggi frettolose non farebbero altro che spianare la strada verso un ritorno al fumo.

Male ma molto male.
In Messico non sono tempi felici per gli svapatori.
Ebbene si perchè, da Martedi scorso, è entrato in vigore il divieto di vendere, presso le attività commerciali ricadenti nel territorio nazionale, prodotti dello svapo.
Lo ha stabilito un decreto sottoscritto direttamente dal Presidente Andrés Manuel López Obrador.
Niente hardware, niente e-liquid: nulla di nulla.
Si complicano maledettamente le cose per gli svapatori dello Stato americano che, ora, non avranno alternative – se vogliono rimanere nella legalità – che procurarsi i prodotti attraverso il canale degli acquisti on line.
Ovviamente presso rivenditori allocati all’Estero.

GIA’ IN VIGORE DIVIETO DI IMPORT DAL 2021

Non si dimentichi, infatti, come già dal mese di Ottobre del 2021 non sia possibile per i grossisti americani importare prodotti del vaping.
Spalle al muro, quindi, gli utenti messicani della sigaretta elettronica che, tuttavia, non si sono persi d’animo e hanno cominciato a rivolgersi al mercato del contrabbando.
Dove, probabilmente, si risparmia qualche spicciolo ma si corre qualche pericolo in più in termini di sicurezza dal momento che la filiera non è ovviamente sottoposta a protocolli di sicurezza così come avviene nella produzione ufficiale.
Intanto, infiamma il dibattito politico.
Perchè, da una parte, dal Governo si continua a difendere la scelta appena intrapresa: il Segretario di Stato alla Salute Hugo López Gatell – un equivalente del nostro Ministro – ha, ad esempio, affermato come considerare la sigaretta elettronica un’alternativa meno dannosa del fumo tradizionale sia “una grande bugia“.

D’altro lato, però, vi è chi sottolinea come si stia complicando l’esistenza di ben cinque milioni di vapers, rischiando che una parte di essi possa fare ritorno al fumo.
Non mancandosi di far presente come le restrizioni riguardino anche il tabacco riscaldato: un’autostrada, quindi, aperta davanti agli interessi del fumo tradizionale.
Critico, rispetto alle scelte governative, anche Andrea Constantini, Responsabile per l’America Latina ed il Canada di Philip Morris International, che non ha mancato di far presente come tali scelte non potranno far altro che ridare forza al meno sicuro mercato del contrabbando.

I consumatori di sigarette elettroniche in Italia sono aumentati dall’8,1% al 9,1% e alla crescente diffusione delle e-cig si affianca la necessità di immettere nel mercato prodotti sempre qualitativamente migliori.
Per supportare lo sviluppo del settore, Relx – marchio di riferimento internazionale nel settore delle sigarette elettroniche – ha costruito cinque laboratori negli ultimi tre anni per implementare un rigoroso sistema di qualità su larga scala, composto da quasi 200 controlli.
L’obiettivo? Garantire all’utente finale la certezza della qualità dei prodotti e far progredire la ricerca di settore.
In una camera bianca Iso 8 di 20.000 metri quadrati, Relx esegue test chimici su ogni articolo e testa rigorosamente ogni lotto di e-liquid per accertare l’assenza di componenti dannosi o potenzialmente dannosi.
Una volta confermata la produzione in serie, i prodotti vengono perfezionati nel Laboratorio di Qualità e Sicurezza dove si testano le loro prestazioni in situazioni estreme (calore e umidità).
A ciò segue un’attenta analisi sensoriale per permette agli esperti di valutare gli aromi tramite metodi analitici.

ESEGUITI 197 TEST

“In totale, eseguiamo 197 test diversi, molti di più di quelli richiesti dalle autorità mondiali. La qualità è infatti il nostro obiettivo principale, nonché alla base di ogni nostra azione. In qualsiasi fase del processo, dalla R&S alla produzione, se un prodotto non supera i test, non arriva nelle mani dei nostri clienti”, spiega Chris Aikens, direttore degli Affari esterni di Relx International.
Una delle principali preoccupazioni degli utilizzatori di sigarette elettroniche riguarda i componenti degli e-liquid.
In questo senso, Relx ha scelto di introdurre ingredienti provenienti dall’industria alimentare, come la glicerina vegetale, utilizzata in pasticceria, o il glicole propilenico, ingrediente presente nei latticini, nel pane, etc. Tutti e-liquid sono testati in laboratorio, conforme agli standard del Cnas (China National Accreditation Service for Conformity Assessment) e alla norma internazionale Iso/Iec 17025.
In questo modo è possibile accertare l’assenza di componenti a rischio per il consumatore finale.
Ad esempio, i prodotti Relx non contengono THC o acetato di vitamina E, annoverati dal Centro Statunitense per il Controllo delle Malattie (Center for Disease Control and Prevention) come potenziale causa delle malattie polmonari legate all’uso delle sigarette elettroniche.

Attualmente, Relx sta portando avanti il primo studio clinico nazionale sulle e-cig che ha superato la revisione etica e l’audit degli esperti. Lo studio di tre mesi, che è stato esaminato dal China Clinical Trials Registry (ChiCTR) e dalla World Health Organization International Clinical Trials Registry Platform (WHO ICTRP), analizza la cinetica metabolica della nicotina nell’uomo e l’effetto sui biomarcatori umani dopo la sostituzione delle sigarette tradizionali con i dispositivi Relx.
“Da sempre la nostra mission è quella di immettere nel mercato prodotti non solo attrattivi da un punto di vista aromatico e sensoriale, ma soprattutto in linea con i più alti standard di qualità e sicurezza. Nel farlo, stiamo ampliando anche i confini scientifici del settore, introducendo nuovi e rigorosi controlli, affinché il consumatore adulto possa godere di prodotti di altissima qualità”, conclude Chris Aikens.
(nota stampa)

Porre limiti al consumo della sigaretta elettronica potrebbe portare conseguenze disastrose in fatto di tutela della Pubblica salute.
Lo hanno sottolineato gli esperti del Comitato per la Salute di Oireachtas, braccio del Parlamento irlandese.
I medesimi, in particolare, sono stati interpellati dall’Assemblea deputata alla normazione alla luce del procedimento legislativo che punta a porre in essere una stretta sulla commercializzazione del vaping.

Nello specifico, la norma andrebbe a vietare la presenza di punti commerciali deputati alla vendita di prodotti del tabacco e di sigarette elettroniche in prossimità di aree frequentate dai bambini.
La norma medesima andrebbe anche a riaffermare il divieto di vendita ai minori di tale tipologia di prodotti oltre a rendere più puntuale la verifica delle licenze in capo a vari negozianti.
Ebbene, alla luce di tali progetti di legge, si è pronunciato il braccio del Parlamento che, come prima affermato, gioca un ruolo consultivo per quel che riguarda le tematiche delle politiche sanitarie.

Ebbene, l'intervento di Oireachtad lascia il campo a più di qualche dubbio sulla effettiva opportunità di adottare restrizioni in capo allo specifico settore.
Secondo i dati raccolti, infatti, una persona su tre tra quelle che vogliono smettere di fumare fa utilizzo della e-cig e lo fa con percentuali di successo che sono altissime: a sottolinearlo è stata Siobhain Brophy dell’Unità di Controllo del tabacco e dell’alcol.
Rispetto a questo stato di cose, quindi, sembrerebbe essere poco opportuna l’adozione di iniziative che possano limitare l’accesso allo svapo quale via di fuga dal fumo.

Ed il fumo è un problema notevole in termini di pubblica Sanità.
Claire Gordan, della Tobacco & Alcohol Control Unit, ha presentato dati che mostrano in modo inequivocabile come un giovane su tre in Irlanda sviluppi l’abitudine al fumo dopo solo tre o quattro sigarette.
Aggiungendo ancora come i dati mostrino anche che il 5% dei ragazzini in età scolare sia fumatore.
Perchè, quindi, porre paletti a quella che è l’antidoto più efficace al tabacco?

Le bustine all'aroma di tabacco che, però, non contengono tabacco.
E’ questa tra le ultime new entry nel mondo delle alternative.
A sfornare il nuovo prodotto è il brand Match Zyn, marchio di proprietà di Swedish Match.
Swedish Match, appunto, nome alquanto noto, nelle ultime settimane, tra le pagne della cronaca finanziaria.
L’azienda scandinava, infatti, come già esposto dalla nostra testata, sta per essere acquistata da Philip Morris International, step di un più vasto programma del colosso del tabacco che punta a decentrare la colonna portante della “mission” aziendale dalle forme tradizionali di fumo a quelle nuove, a minor danno.
Nell’idea dell’azienda, in particolare, la nuova possibilità è stata pensata per quei consumatori di nicotina che sono affezionati al gusto tabaccoso e che, quindi, avranno la possibilità di continuare a gustare il particolare aroma senza buscarsi, però, i danni del tabacco.

SI CHIAMA TABACCO GOLD
Tabacco Gold il nome del nuovo prodotto sul quale il marchio svedese punta con forte convinzione.
“Siamo lieti di essere l’unico grande marchio a fornire buste di nicotina aromatizzate al tabacco, poiché abbiamo visto che questo è l’aroma più desiderato dagli utenti”.
Così si è espresso Darren Griffin, country manager di Zyn.
Tabacco Gold viene presentata sul mercato in due diversi dosaggi di nicotina: vi è una quantità media, pari a 3 milligrammi, ed una da 6, cosiddetta forte.
Per quanto concerne le modalità di assunzione, poco o nulla cambia rispetto al classico snus.
Le bustine, assimilabili a quelle del thè, devono essere posizionate sotto il labbro superiore e li mantenute, per un periodo solitamente variante tra i 15 ed i 30 minuti, a seconda della quantità di sostanza che si desidera assumere.
Una opzione che si pensa potrà dare ancora più smalto nella lotta al fumo, in terra scandinava.
Dove, proprio grazie allo snus, si hanno percentuali di fumo che sono tra le più basse a livello mondiale.

Basta all'attività degli influencer che sponsorizzano prodotti a base di tabacco e di nicotina a mezzo social.
È questo l'oggetto di richiesta che è stata avanzata da oltre cento gruppi sanitari, di varie nazionalità, all’indirizzo degli amministratori delegati dei principali social, ovvero Facebook, Instagram, TikTok e Twitter.
Secondo quanti hanno intrapreso l’iniziativa, si registrerebbe un eccesso, su tali piazze virtuali, di personaggi famosi e vip vari che fanno promozione di dispositivi e sostanze che sono deleteri per la salute umana e che possono essere intercettati facilmente dalle fasce più deboli del pubblico.
L’appello rivolto a Zuckenberg e a tutti gli altri super big del mondo social va nella direzione di mettere al bando queste forme di reclame che non fanno altro che creare, soprattutto nell'ottica delle fasce più giovani, modelli falsi e fuorvianti.
Nella missiva in questione vengono anche fatti i nomi e i cognomi di alcuni degli influencer che si sarebbero prestati a siffatte campagne di marketing quali Alex Mytton e il pilota da corsa Archie Hamilton.
Ma l’elenco è ben più vasto e comprende dj, modelle e personaggi famosi.

MODELLI SBAGLIATI

In via generale si tratta, in particolare, di soggetti che hanno un seguito importante nelle sfere giovanili e che, in quanto tali, rappresentano nella loro condizione/posizione un doppio fattore di rischio.
Perché da una parte promuovono tale tipologia merceologica e, dall’altra, hanno quale loro interlocutori ragazzini che sono facili ad essere sedotti.
Una questione che non è assolutamente nuova.
Le aziende del tabacco hanno utilizzato i social per pubblicizzare prodotti che creano dipendenza tra i giovani”.
Così, a fine 2021, aveva affermato Matthew L. Myers, Presidente della Campaign for Tobacco-Free Kids.
Che aveva proseguito facendo un riferimento ben specifico.
Le piattaforme dei media hanno la responsabilità di proteggere i propri utenti dalle tattiche di marketing predatorie di Big Tobacco: è tempo che Facebook, Instagram, TikTok e Twitter mettano fine alla loro complicità nella campagna di Big Tobacco per creare dipendenza dalla prossima generazione”.

Notizie positive quelle che giungono dall'Egitto in fatto di sigaretta elettronica. Il Governo dello Stato africano, infatti, ha fatto decadere a livello di norma ogni limitazione sullo svapo. Superando la previsione di legge che era vigente, infatti, è stata ripristinata la legalità sia per quanto riguarda la vendita sia Per quel che riguarda la importazione delle e-cig. In Egitto, infatti, era in essere il divieto di commercializzare i particolari dispositivi sia con riferimento alla componentistica hardware sia con riguardo ai liquidi: uno stato di cose che, ovviamente, non ha fatto altro che fare schizzare alle stelle i numeri dei fumatori in un contesto continentale che, certo, non eccelle per politiche antitabacco. In Egitto, poi, si rinvengono cifre molto preoccupanti per quel che riguarda il tabagismo, fenomeno molto diffuso anche presso le sfere più giovani della società.

E, ovviamente, un assist in questa direzione è venuto proprio dai divieti che erano scattati in capo al settore. E cui non è mai corrisposta, parimenti, come prima detto, una simile attenzione nella repressione del tabagismo. Anzi. Una riflessione a parte la meritano i prezzi delle bionde alquanto calmierati: basti pensare come un pacchetto da 20 costi mediamente 1,90 euro. Poi vi è il non trascurabile fenomeno del contrabbando vaping, contrabbando che sempre fiorisce laddove vi è un atteggiamento di proibizionismo nel mercato ufficiale. E sappiamo bene quali possano essere gli effetti collaterali in tal senso. Da una parte si apre alla circolazione di prodotti che non sono testati e che non sono sottoposti ai normali protocolli in termini di sicurezza e di tutela del consumatore. A ciò si aggiungano le mancate entrate fiscali che dovrebbero finire allo Stato e che, invece, finiscono per andare ad alimentare i meccanismi della malavita. Una situazione assolutamente non facile che si cerca adesso di aggiustare con una nuova era di legalità per la e-cig, auspicando che con ciò si possa arginare il dilagare del fumo.

Alle Hawaii è addio agli aromi.
Sia a quelli destinati ai liquidi per sigarette elettroniche sia a quelli - si veda la classica menta - che danno dare sapore alle classiche sigarette al tabacco.
Con 36 voti favorevoli e 15 contrari, è passato, infatti, l’emendamento denominato “House Bill 1570” che segna un passo indietro importante nelle vicende del vaping.
Le Hawaii, quindi, al pari di vari altri Stati dell'Unione, rischiano di anticipare quelli che sono i provvedimenti che mira ad attuare anche il Governo federale degli Stati Uniti d’America.

La legge andrà in vigore ai principi del 2023 e si temono, ovviamente, notevoli ripercussioni in fatto di pubblica salute.
Ma anche per l’imprenditoria.
“Il 99,9% di tutto ciò che il nostro settore vende ai consumatori adulti sono prodotti aromatizzati – ha spiegato al riguardo Scott Rasak, Direttore operativo di Volcano, catena con sedici negozi di vaporizzatori sparsi in tutto lo Stato – Stiamo parlando di centinaia di aziende, migliaia di posti di lavoro”.
Non sono poche, ovviamente, le perplessità considerando come queste motivazioni finiranno per andare a colpire esclusivamente gli adulti, ovvero quelli che solitamente fanno ricorso agli e-liquid fruttati per tentare di sottrarsi alla dipendenza da fumo.

I giovani, infatti, alla luce della normativa locale, già non potevano utilizzare e-liquid e prodotti dello svapo in generale.
E non sono neppure poche le preoccupazioni anche in relazione al fatto che questi divieti possano andare a dar forza al mercato del contrabbando e dell’illecito.
E questo non potrà che comportare, ovviamente, circolazione di prodotti non testati e non pienamente rispondenti ai parametri di sicurezza.
“Sono preoccupato del fatto che l’applicazione dei divieti sugli aromi – ha chiarito Charles Giblin, incaricato dell’Ufficio investigativo criminale della Tesoreria del New Jersey – non farà altro che creare un nuovo mercato nero, sia in termini di contrabbando transfrontaliero che di tabacco contraffatto”.