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Connecticut, Stato Usa. Ed una folle idea.
Quella di varare, cioè, una linea di rigore totale a danno del settore della sigaretta elettronica.
Addirittura, si pensa proprio di proibire la vendita di ogni genere di prodotto della categoria vaping.
Un disco rosso che, quindi, non riguarderebbe solo i liquidi aventi aromi “alternativi” – cosa che, del resto, già avviene in vari contesti americani – ma la stessa sigaretta elettronica.
E’ questo uno dei punti di un disegno di legge che è stato avanzato all’attenzione del Comitato per la Sanità pubblica del Senato e che ha già oltrepassato una prima fase di voto con ulteriori “sessioni” di discussione in programma durante la settimana in corso.
Nel momento in cui l’iter legislativo dovesse approdare a conclusione, il Connecticut diventerebbe, dopo la California ed il Massachusetts, tra gli unici Stati a fare divieto di vendita, entro l’intero territorio Usa, di liquidi aventi aromi dai “sapori” dolci e fruttati. 
Ma vi sarebbe una ulteriore “aggravante”: come detto, oltre al “no” agli e-liquid, vi sarebbe anche il bando dagli scaffali degli stessi dispositivi, delle stesse sigarette elettroniche.

UN “BAN” TOTALE IN PIENO STILE ASIATICO

Un “ban” totale, vale a dirsi, sul settore svapo senza farsi menzione, ancora, di come sussista un’ulteriore “richiesta” inerente anche la possibilità di vietare la vendita di qualsiasi prodotto che sia a base di nicotina nelle farmacie e, comunque, in qualsiasi tipologia di negozio che rientri entro un raggio di cinque miglia dagli Istituti scolastici. 
Sanzioni onerose quelle varate dai disegni di legge e che verrebbero elevate ai negozianti in trasgressione fino, misura più severa, al ritiro della licenza.
Una misura molto “asiatica” quella che avanza nel parlamentino del Connecticut: se il punto inerente le limitazioni su alcuni tipi di liquidi, come già accennato, non incarna, infatti, cosa nuova, la scure sulle sigarette elettroniche e la loro cancellazione dagli scaffali delle attività commerciali rappresenterebbero un “precedente” preoccupante, ingombrante in ambito occidentale.
E, comunque, un’azione fortissima e di chiara “ingiustizia” sociale.
Un provvedimento “asiatico”, come detto.
Perchè solo in determinati contesti del territorio asiatico, infatti, le e-cig sono gravate da divieti nelle relative vendite.
Senza pensare che, se ti beccano a svapare, da quelle parti (asiatiche) si rischi pure il carcere.
A queste conclusioni il Connecticut non è approdato. Non ancora, almeno.

Ancor di più il controllo e la supervisione del Governo cinese sul settore delle sigarette elettroniche.
Un’ombra (ancor più inquietante) quella che si allunga sugli operatori del vaping del remoto Paesone asiatico.
Come da linee guida normative presentate dal Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione e dall’Amministrazione statale del Monopolio del Tabacco, infatti, il Governo cinese intende procedere ad una regolamentazione del particolare settore che estenda a quest’ultimo quella disciplina già in essere sui prodotti del tabacco.
Global Times, una sorta di tabloid di Stato, riferisce come i regolamenti cinesi sulla gestione del tabacco “saranno rivisti al fine di rafforzare la supervisione e l’amministrazione sulle sigarette elettroniche” nonché su tutti gli “altri nuovi prodotti del tabacco”.
Una stretta, pertanto, quella che si preannuncia sul cosmo e-cig che, in realtà, non è che se la passi bene – già ora – in terra cinese.
Ebbene si, perchè, nonostante in Cina vi sia il maggiore produttore mondiale di sigarette elettroniche, il mercato è ancora parzialmente sviluppato proprio a causa del precario status normativo posto a disciplina dei prodotti. 

NEL PAESE 307 MILIONI DI FUMATORI

In più, da Novembre 2019, è fatto anche divieto di e-commerce, con conseguente ed inevitabile frenata delle vendite e conseguente “virata” di molte aziende che, per sopravvivere, sono state costrette a ripiegare nella classica forma di vendita tramite negozio.
Insomma, per essere chiari, piove sul bagnato.
La sfera passa al Monopolio di Stato che, a quattro mani con il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione, opererà al fine di sviluppare nuovi meccanismi di regolamentazione del mercato.
Tutto questo si incastona in un quadro che, dal punto di vista della pubblica sanità, è abbastanza drammatico.
In Cina, infatti, si consumano, annualmente, circa 2,5 milioni di tonnellate di sigarette: una vera e propria ciminiera con 307 milioni di fumatori, addirittura in numero maggiore rispetto all’India.
Ma, “giustamente”, per i cinesi il problema è il vaping

Le avvertenze sui prodotti del vaping non possono e non devono avere lo stesso tenore di quelle impresse sui pacchetti di sigarette.
Questo perchè le due tipologie non possono essere equiparate – tutt’altro! – nella scala dei rischi in capo all’uomo.
A sottolineare il particolare aspetto Tikki Pangestu, principale esponente filippino per quel che riguarda l’ambito delle alternative al tabacco.
“Le avvertenze per la salute sui pacchetti di sigarette non dovrebbero essere le medesime che si rinvengono sugli involucri delle sigarette tradizionali e su quelli dei prodotti alternativi. 
Il motivo è abbastanza evidente: le sigarette elettroniche e gli Htp, in generale, hanno dimostrato ampiamente di essere, in una misura compresa tra il 90 ed il 95%, meno dannosi delle combustibili”.

Docente presso la Yong Loo Lin School of Medicine presso l’Università nazionale di Singapore nonché con ruoli di vertice presso l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’esperto ha chiarito, quindi, come i cosiddetti “modelli di avvertenze per la salute” in accompagnamento ai prodotti svapo dovrebbero essere “proporzionati, nel relativo tenore, al rischio di prodotti senza fumo”.

“ELETTRONICHE MENO NOCIVE DELLE COMBUSTIBILI”

Lo stesso ha evidenziato come tale tipologia di dispositivi, “sebbene non completamente priva di rischi, siano significativamente meno nocivi  delle sigarette combustibili”.
“Tali avvertimenti, questo si – ha spiegato ulteriormente Pangestu – dovrebbero certamente indicare come siffatti prodotti siano destinati esclusivamente al consumo di un solo pubblico adulto e come non dovrebbero essere utilizzati dai giovani.
In ogni caso, ci sono molti fattori da considerare nello sviluppo di regolamenti ma, a mio avviso, tali regolamenti devono essere basati sulla scienza e sule prove disponibile relativamente ai prodotti senza fumo”

Lo studioso, tuttavia, ha anche osservato come le Istituzioni filippine“per quanto aperte all’ascolto delle opinioni di diverse parti interessate, tendano ad essere influenzate da altri fattori piuttosto che dalla scienza.
Credo che il governo filippino sia abbastanza aperto ad ascoltare opinioni e punti di vista dei vari stakeholder –
 ha concluso il ricercatore – ma, alla fine, il Governo finisce per prendere decisioni che non si basano solo su prove scientifiche ma tengono in considerazioni altri fattori quali quelli politici, economici e socio-culturali”.

Un appello all’Organizzazione mondiale Sanità.
E’ quello che viene rivolto dalle associazioni pro vaping dell’Asia e del Pacifico riunite sotto la sigla “Caphra”, vale a dirsi la “Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates”.
Dal sodalizio, in particolare, si chiede che l’Organismo internazionale, massima Istituzione operante su scala mondiale in termini di politiche sanitarie, ponga in essere, con riferimento all’ambito dei prodotti alternativi, le proprie scelte sulla base di “fatti scientifici, metodologie e principi solidi”.
Il sollecito del “Caphra”, per così dire, viene in vista della programmata riunione biennale della Convenzione quadro dell’Oms per il controllo del tabacco che si svolgerà nel mese di Novembre del 2021.
E che, come trapela dalla guida pre-conferenza già posta all’attenzione delle parti interessate, sembra avere presupposti non molto rosei nella prospettiva di quanti promuovono lo svapo quale misura di smoking cessation.
Le politiche dell’Organizzazione mondiale Sanità, purtroppo, appaiono orientate verso un discorso di appiattimento cieco ed insensato.

L’OMS E LA LINEA DELL’ASTENSIONISMO

Stretta sul fumo – si – ma allo stesso modo chiusura ai prodotti alternativi.
L’idea dell’Organizzazione mondiale Sanità, infatti, è quella di sconfiggere il fumo con un discorso di puro astensionismo.
Arrivare all’obiettivo senza “compromessi”, senza prendere in considerazione il fatto che il percorso di “smoking cessation”, per determinati soggetti, possa e debba necessariamente essere fatto di passi intermedi, graduali.
Non potendosi pretendere tutto e subito.
Ed, invece, l’Oms continua ad insistere sul fatto che prodotti quali sigarette elettroniche e liquidi siano “dannosi e pericolosi come il tabacco combustibile” e, in quanto tali, meritevoli di “essere vietati o fortemente limitati”.
Attraverso la petizione, ancora, Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates ha chiesto all’Oms ed alle Autorità sanitarie operanti su scala planetaria e locale di procedere a regolamentare la materia sulla base di solidi dati scientifici.
Soprattutto, andando a prevedere di includere la partecipazione delle categorie dei consumatori nei processi decisionali.

Ancora una volta le tesi dei complottisti anti-svapo vanno a farsi benedire.
Il nuovo colpo per i criticoni della sigaretta elettronica arriva dall’Università del Michigan e, nello specifico, da approfondimento condotto dal team capitanato dal professore Rafael Meza, docente associato di Epidemiologia e Salute globale.
Ad essere analizzate sono state, in particolare, gli stili di fumo della fascia anagrafica 12-17 anni come evolutesi tra il 1991 ed il 2019.
Ebbene, l’analisi ha potuto appurare come, mentre nell’arco temporale 1991-1998 l’incidenza tabagista in quella fascia d'età fosse cresciuta di circa il 4,9%, nel periodo tra il 2012 ed il 2019 – quello coinciso con l’avvento della sigaretta elettronica sul mercato – la medesima incidenza di fumo, sempre con riferimento alla uguale fascia di età, fosse crollata del 17%.
“Il calo generalizzato nell’utilizzo della sigaretta è qualcosa da evidenziare e celebrare – così ha esposto Meza – e suggerisce come lo spaccato derivato, in realtà, sia la fotografia di uno schema più ampio e generale, con i ragazzini che, di fatto, non sono più interessati a fumare “.
Inoltre – ancora il professionista della “Michigan” – quello che abbiamo scoperto è che il calo del fumo è accelerato”.

LA SIGARETTA ELETTRONICA HA INVERTITO CONSUMI FUMO

Tutto questo sbugiarderebbe, quindi, le teorie del “gateway”.
Quelle secondo le quali, cioè, la e-cig farebbe da porta di ingresso nel mondo del fumo.
Il rapido aumento nell’uso di sigarette elettroniche – commenta ancora Meza – non ha assistito ad un aumento, in parallelo, di quelle classiche.
Contrariamente, come detto, si è avuta una accelerata nella flessione dei consumi di quest’ultime”.

Ovviamente, lo svapo tra minori non è qualcosa di condivisibile, sia chiaro.
Quello che si vuole far presente – per puro amore della verità – è che, anche con riguardo a questa fascia anagrafica, la sigaretta elettronica non gioca affatto il ruolo di corsia preferenziale verso un futuro uso della sigaretta.

Cerotti alla nicotina, farmaci vari. Nulla di tutto ciò.
L'opzione migliore, più efficiente in ottica di smoking cessation era e resta quella rappresentata dalla sigaretta elettronica.
Con buona pace dei complottisti anti-svapo.
A confermarlo ulteriore studio condotto dalla King’s College di Londra.
I ricercatori hanno potuto appurare, a conclusione di attività protrattasi per più mesi, come i prodotti del vaping siano quelli che, in parole povere, danno i risultati migliori in quest'ottica.
La ricerca in questione, le cui risultanze sono state diffuse sul Magazine “Addiction”, ha focalizzato l'attenzione su 1155 persone di età compresa tra i 18 e gli 81 anni ripartite in tre fasce: fumatori, ex fumatori (che avevano smesso da massimo un anno) e svapatori.
“I nostri risultati – ha fatto presente il dottor Máirtín McDermott, ricercatore presso il National Addiction Center e autore dello studio – mostrano come, se usate quotidianamente, le sigarette elettroniche possano aiutare le persone a smettere di fumare.
Questi risultati –
 ha proseguito il medesimo – sono in linea con la ricerca da noi effettuata precedentemente e rinnovano le nostre convinzioni rispetto al fatto che le sigarette elettroniche siano un aiuto più efficace, in ottica di “smoking association”, rispetto alla terapia sostitutiva della nicotina e ai farmaci prescritti”.

L’IMPORTANZA DELL’USO QUOTIDIANO

Un argomento centrale è quello legato all’assiduità nell’utilizzo della sigaretta elettronica giacche un “rapporto” quotidiano limiterebbe in modo importante i rischi di ricaduta nelle “bionde”.
Le cifre in Inghilterra, intanto, circa i fumatori, sono in significativa diminuzione ma il fumo continua ad essere nel Regno Unito una macchina di morte: 75.000 sono ancora i decessi annuali legati alle sigarette.
Una considerazione conclusiva, poi, viene dagli studiosi con riferimento all'atteggiamento di intransigenza dell’Organizzazione mondiale Sanità che, come a tutti noto, già poco “propensa” alle e-cig, ha, nello specifico, dichiarato aperta guerra a quelle a dispositivo aperto.
“L’Oms è particolarmente preoccupata dalla fattispecie delle sigarette elettroniche a sistema aperto, dal momento che si ritiene come esse potrebbero consentire all’utente di aggiungere sostanze nocive o livelli più elevati di nicotina – in tal modo si è espressa la dottoressa Leonie Brose, dello stesso gruppo di ricerca – Tuttavia – ha continuato e concluso la medesima – abbiamo dimostrato che tale tipologia di e-cig, nello specifico, rappresenti un supporto fondamentale a pro di quanti vogliano abbandonare il vizio nel momento in cui il loro utilizzo sia giornaliero.
Un dato “fattuale” che non può essere non tenuto in considerazione”.

Persone anziane ed operatori dei servizi pubblici essenziali.
Ma anche i fumatori.
In Illinois, Stati Uniti d'America, quest’ultima categoria, ovvero quella rappresentata dai consumatori di bionde, è stata posta tra quelle che potranno accedere alla vaccinazione anti Covid prioritariamente rispetto al resto della popolazione.
In questa direzione disposizione del Dipartimento della Salute facente capo al Governatore Pritzker.
“I fumatori sono molto più vulnerabili delle persone normali dal momento che il fumo compromette il funzionamento del sistema immunitario, e ciò avviene, ovviamente, in modo proporzionale al numero di sigarette fumate ed al più o meno maggior periodo da tabagista, rendendo il sistema meno efficace nel contrastare infezioni di natura virale e batterica”.
Così ha spiegato Samuel Kim, chirurgo toracico al Northwestern Memorial Hospital, “consulente” del Governo dell’Illinois.

“NICOTINA E’ UNA DROGA CHE CREA DIPENDENZA”

Il medesimo precisa  ulteriormente
La nicotina è una droga che crea dipendenza.
Bisogna ribaltare la prospettiva di ragionamento e non pensare più alle sigarette come ad un’abitudine, un vezzo.
Bensì come ad una vera e propria dipendenza.
Solo approcciando in questi termini il discorso fumo – 
ha quindi concluso Kim – si potrà avere un giusto inquadramento”.
Illinois, quindi, quale unica regione – a quanto parrebbe – anche in ambito internazionale ad avere incluso i fumatorie nella corsia preferenziale verso il vaccino considerando quest’ultimi come soggetti a rischio in caso di infezione.

Paradossalmente, però, questo dato è in forte discussione: una ricerca francese, ripresa e confutata da altri team di esperti, ebbe invece a dimostrare come, tra gli ospedalizzati Covid, vi fosse una bassa percentuale di tabagisti.
Più bassa rispetto alle medie che si rinvengono nella popolazione generale.
Un discorso molto attenzionato dal momento che si intuisce come la nicotina possa in qualche modo rappresentare un fattore protettivo, legandosi alle cellule e rendendole meno recettive del virus.
Una “base” di ragionamento che, quindi – ma il discorso è veramente embrionale – potrebbe rappresentare un valido punto di partenza in chiave farmacologica.

Tra sigaretta classica e la e-cig, in quanto a sicurezza del consumatore, non vi è affatto partita.
Con la seconda che stravince per distacco.
Lo sostiene Murray Laugesen, principale esperto in Nuova Zelanda in fatto di politiche su tabacco e alternative.

“Non v’è proprio il margine per porre in essere neppure una comparazione tra il fumo e lo svapo – ha rimarcato il medesimo – Per essere franchi e sbrigativi si può dire, senza timore di essere smentiti, che l’inalazione di vapore dìa una sigaretta elettronica sia di diversi ordini di grandezza (da 100 a 1000 volte) meno pericolosa delle sigarette di tabacco.
E’ questo lo diciamo dopo aver indagato la presenza di ben 60 sostanze tossiche che sono presenti marcatamente nelle sigarette e di alcune delle quali è stata trovata solo traccia insignificante nelle e-cig.
Del resto, questo dato di fatto non crea particolari sorprese dal momento che la temperatura dell’atomizzatore di una sigaretta elettronica è pari al 5 o, al massimo, al 10 percentuale di quella di una sigaretta classica accesa.
Per questo non vengono liberati quegli agenti che si rinvengono, invece, nel fumo”.

“Alla luce di questo dato più che schiacciante – prosegue l’esperto – non si può far altro che indicare la soluzione “elettronica” ad un paziente che vuole smettere di fumare e che potrebbe disassuefarsi dal vizio del fumo con questi dispositivi”.

“CARTA IMPORTANTE DA GIOCARSI”

Padre dell’Health New Zealand Ltd, associazione dedita alla ricerca ed alla consulenza nata nel 1995, Laugesen ha rivestito ruolo di vertice presso il Dipartimento della Salute e la Commissione per la Sanità pubblica, ovvero l'equivalente del nostro Ministero della Salute.
“L’obiettivo è e resta quella di dare vita ad una Nuova Zelanda che sia più sana e senza fumo.
Abbattere la morbilità connessa a patologie cardiache e di tipo tumorali rappresenta, ovviamente – 
la chiusura – una carta importante da giocarsi per cogliere tali obiettivi.
Ed ovviamente dire addio al fumo rappresenta, in tal senso, un passaggio più che cruciale”

In Germania i prodotti del vaping costeranno di più delle sigarette classiche.
E’ questa la molto discutibile strategia recentemente varata dal Governo nazionale.
Una “perla”, come pare evidente, in termini di tutela della pubblica salute e di strategie anti-fumo.
Secondo le nuove disposizioni fiscali, nello specifico, si andrà verso un autentico salasso.
Basti tenere presente, ad esempio, come, a decorrere dal 1 Luglio 2022, una boccetta di e-liquid da 10 millilitri sarà "sovraccaricata" da una tassa di 4 euro.
Che lieviterà ulteriormente, a partire dal 1 Gennaio 2024, addirittura, a 8 euro più iva.
Ovvero, per rendersi conto tangibilmente, in capo ad una bottiglietta da 10 millilitri, il cui costo equivale mediamente a 5 euro, si dovrà applicare tra tassa e iva un “plus” di 9,52 euro per un costo finale al consumatore di 14,52.
In sostanza, il prezzo finale al consumatore sarà tre volte tanto quanto ora.
Una vera e propria stangata, “un disastro per la salute pubblica e l’economia”, come denuncia l’associazione di settore “VdeH”.

TASSE SVAPO 75% PIÙ PESANTI DI QUELLE SU TABACCO

Questi piani fiscali lasciano letteralmente interdetti – ha sottolineato il Presidente VdeH, Michal Dobrajc – Tant’è che, in un primo momento, avevo pensato di essere al cospetto di un errore di calcolo.
Un tale aumento di prezzo
 – ha incalzato Dobrajc – poteva essere approvato solo con l’intenzione di eliminare lo svapo dal mercato”.
La guida dell’associazione tedesca, rimarca lo stesso, non è contrario al concetto di tassare lo svapo. 
Quella che invoca l'esperto è, però, l'applicazione di un principio di equità che porti a “soppesare i rischi dello svapo rispetto a quelli del fumo”. 
E, quindi, a proporzionare il gravàme fiscale sui vari settori.
Invece, ora come ora, le tasse gravanti sullo svapo saranno del 75% superiori a quelle in essere sul tabacco.
Una logica assolutamente invertita, laddove non si farebbe altro che incoraggiare il consumatore verso la pratica tabagista. 

Le norme di Trump, ormai ex Presidente Usa, fonte di non pochi affanni per svariate realtà americane del settore svapo.
Più di una realtà attiva nel cosmo del “vaping”, infatti, è stata costretta a dismettere o a ridimensionarsi per gli effetti di una legge che, in un primo momento non pienamente considerata nei suoi possibili effetti, sta invece determinando non trascurabili contraccolpi.
Come si ricorda, il “Tycoon”, in quello che era stato uno degli ultimi atti del mandato, aveva ampliato anche al settore sigarette elettroniche una norma già valida da tempo in quello del tabacco.
In base alla nuova norma, in particolare, le aziende non possono più fare invio di prodotti svapo tramite il servizio postale, come fino a poco addietro, ma solamente per il tramite dei corrieri.
Cosa cambia?
Cambia il discorso economico. E lo fa in modo impattante

LOGIC NON ACCETTERA’ PIU’ ORDINI ON LINE

I costi delle spedizioni tramite posta – ovvero tramite Usps – erano, infatti, significativamente meno onerosi rispetto a quelli degli spedizionieri privati.
Il nuovo regime ha reso, quindi, decisamente anti-economico fare compere on line causa i rincari che si sarebbero dovuti caricare sull’acquirente per bilanciare i maggiori costi di spedizione.
Di conseguenza, quelle realtà che facevano vendita principalmente o unicamente on line di prodotti svapo si sono ritrovate, da un momento all’altro, in serio ed importante affanno.
Con i consumatori finali che, adattandosi, hanno cambiato i loro stili di approvvigionamento facendo ritorno, in un certo senso, all’origine.
Ovvero al negozio classico, quello fisico, materiale.
Ma non è tutto.
La normativa Trump ha posto anche ulteriori paletti.
I corrieri che fanno consegna di merce svapo, infatti, non potranno più, come fino ad ora, lasciare la medesima ad un qualsiasi soggetto della casa o, in mancanza, sull’uscio dell’abitazione – cosa che facilitava l'atto pratico delle consegne; ma dovranno unicamente recapitarla in mano ad un maggiorenne che dovrà coincidere necessariamente, per di più, con l'acquirente.
Tanti bastoni tra le ruote, per dirla in termini spicci.
E l'effetto è stato di una crescente ed estesa difficoltà della quale, allo stato, hanno fatto le spese le realtà che trovavano nei canali del web il principale filone con il mercato.
Logic, ad esempio, accetterà ordini on line fino alla data del 16 Marzo.
Securience, invece, la produttrice di Durasmoke, Forge e di ulteriori, chiuderà del tutto i battenti