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“Effetto delle sigarette elettroniche  rispetto alle sigarette sull’esposizione agli agenti cancerogeni tra i fumatori afroamericani e latini”.

Questa la denominazione di una ricerca posta in essere in collaborazione tra Università del Kansas Cancer Center, California State University di San Marcos e la Brown University al fine di comparare la presenza di sostanze cancerogene nell'organismo di fumatori esclusivi, di svapatori, con un passato da fumo, e dei cosiddetti duali, ovvero coloro i quali fanno uso contemporaneamente di bionde e di e-cig.
L’approfondimento in questione, articolatosi per un periodo di sei settimane, ha analizzato la concentrazione urinaria di Metilnitrosammino, Piridil e Butanolo ed ulteriori parametri quali Monossido di Carbonio espirato, sintomi respiratori, funzione polmonare e pressione sanguigna.
Ed i risultati sono stati decisamente sorprendenti. In positivo.
Gli accertamenti, infatti, hanno palesato in modo assolutamente chiaro come chi svapasse avesse valori decisamente migliori rispetto a quelli dei fumatori e, sebbene in modo meno netto, rispetto a quelli dei doppi utenti.
Le sigarette elettroniche – afferma Nikki Nollen, co-responsabile del percorso di ricerca per la prevenzione ed il controllo del cancro del KU Cancer Center – presentano caratteristiche tali da poter consentire di supportare il passaggio, e ridurre i potenziali rischi per la salute, a pro di quanti vogliono staccarsi dal vizio delle sigarette combustibili.
Volevamo esaminare i biomarcatori di esposizione in entrambi i gruppi e determinare il rapporto rischio-beneficio delle sigarette elettroniche”.

MIGLIORAMENTI RAPIDI IN APPENA SEI SETTIMANE

Gli utilizzatori di sole sigarette elettroniche, nello specifico, hanno goduto dei miglioramenti biomedici più Netti, rispetto al momento di interruzione del vizio tabagista,  avuto i cambiamenti in positivo più pronunciati, seguiti da utenti doppi e, poi, dai fumatori di sole sigarette. 
Alla sesta settimana di osservazione, in particolare, ovvero dopo quasi un mese e mezzo dal momento della smoking cessation, gli utenti esclusivi di sigarette elettroniche hanno presentato riduzioni significativamente maggiori per quel che riguarda i livelli di butanolo e di monossido di carbonio. 
Gli utenti doppi, ovvero coloro i quali da sei settimane avevano affiancato alla sigaretta classica quella elettronica, hanno anche avuto una maggiore riduzione dei livelli del solo monossido rispetto ai pazienti fumatori.
Oltre al miglioramento, però, è stata l’entità dello stesso a sorprendere i ricercatori anche considerando i tempi ristretti di sei settimane di osservazione.
“I soli svapatori hanno ridotto il livello del butanolo del 64%, del monossido di carbonio del 47% e i sintomi respiratori del 37% rispetto a quelli che hanno continuato a fumare come al solito”.
Conclusioni che valgono più di tanta contro-propaganda

Una legge nazionale per vietare il fumo di sigaretta all’interno dei parchi pubblici e all’interno delle scuole.
È questa la decisione assunta dal Governo del Galles, primo paese nel Regno Unito e tra i primissimi in ambito europeo ad intraprendere siffatta decisione.
All’interno degli spazi in questione, quindi, come anche nelle pertinenze all’aperto degli edifici deputati all’Istruzione, non ci si potrà concedere bionde.
Il Ministro del Benessere, Eluned Morgan, ha affermato come l’obiettivo alla base di tale misura vive nel voler motivare le persone a smettere.
Tali disposizioni hanno messo in atto il cosiddetto Public Health Wales Act, documento entrato in vigore nel 2017.
La previsione è simile, nei contenuti, a varie altre poste in essere anche sul territorio italiano ma diverse nella forma.
Anche nella Penisola, infatti, svariate Amministrazioni comunali hanno previsto il divieto di fumare nei parchi pubblici o in altre aree all'aperto. Ma siamo al cospetto, in quanto ordinanze, di fonti giuridiche che spiegano il loro valore esclusivamente sul piano locale.
In Galles, invece, siamo al cospetto di una vera e propria legge nazionale che, in quanto tale, vede spiegare validità su tutto il territorio della Nazione.
La legge gallese non si riferisce, si precisa, nei relativi divieti, alle sigarette elettroniche che, quindi, potranno continuare ad essere utilizzate anche in quei luoghi, si vedano parchi pubblici e cortili delle scuole, dove le bionde sono proibite.

SIGARETTE, I GIOVANI GALLESI LE GRADISCONO SEMPRE DI MENO

Intanto, uno studio datato 2019 dell’Università di Cardiff ha passato al setaccio le abitudini fumo/svapo di 248.324 giovani ricadenti nella fascia di età tra i 13 e i 15 anni.
A conclusione dell'approfondimento, si è potuto prendere atto del crollo del gradimento, presso i consumatori, verso le sigarette dal 70% del 1999 al 27 percentuale del 2015.
Un gradimento che è precipitato in modo verticale a partire dall’anno 2011, quello che, cioè, è coinciso con l'ingresso nel mercato delle sigarette elettroniche.
La e-cig per disincentivare, come da evidenze, quale possibilità in ottica di smoking cessation .
E non come anticamera del fumo.

La Francia si immagina senza fumo. In un futuro anche abbastanza prossimo.
E’ questa l’ambiziosa sfida del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.
Ribadendo intenzioni già palesate nel 2017, la guida d’Oltralpe ha rilanciato la guerra al tabacco.

Una battaglia non fine a se stessa ma che si inqua in un’ottica di contrasto al cancro.
In Francia si stimano 150.000 morti all’anno per patologie cancerose, quanto basta per rafforzare l’impegno istituzionale ad eliminare i principali fattori di rischio evitabili, eliminabili, modificabili.

Ovvero, in primis, alcol e tabacco.
In merito a quest’ultimo aspetto, i programmi del Presidente dei galletti è obiettivamente importante.
L’obiettivo – ha spiegato, infatti, il medesimo – è quello di arrivare ad una prossima generazione senza tabacco, quella che avrà 20 anni nel 2030”.

CAMPAGNE MIRATE ANCHE NELLE SCUOLE
Il percorso di una Francia (a breve) smoking free si articolerà attraverso più filoni di azione.
Già da anni, infatti, si opera in termini di disincentivazione economica attraverso plus sui costi dei pacchetti – si pensi come per una versione da 20 si debbano sborsare, ormai, 10 euro (ebbene sì, dieci); In più si stanno moltiplicando le aree “open air” libere dal tabacco, nell'ottica di determinarsi sempre più condizioni di tutela dal fumo passivo per quanti non sono fumatori.
Al vaglio pure campagne di sensibilizzazione finalizzate ad educare le persone in chiave di cessazione.
E tale sforzo sarà portato anche nelle scuole con attività mirate che saranno sviluppate tra i banchi.
Per capire la serietà dell’investimento, nella sua totalità, basterà pensare come tale campagna-non fumo vedrà impegno economico per 1,7 miliardi di euro.
Un gruzzolone di fondi per un obiettivo che si pone come prioritario e che, qualora arginato, darebbe respiro alla Sanità pubblica.
Ora: in tutto ciò quale sarà il ruolo della sigaretta elettronica?
La risposta: sicuramente nodale.
Europa, Francia e Regno Unito sono gli Stati europei che maggiori passi hanno compiuto nell'ottica di istituzionalizzare la e-cig, che assistono alla presenza più intensa della medesima nelle strategie ufficiali della Sanità pubblica.
Ebbene, guardando alla questione in senso più ampio, appare evidente come la sfida antitabagista possa avere caratteri di reale fattibilità

Critiche in quantità industriali – e non potrebbe essere diversamente – piovono sul Piano europeo anti-cancro come redatto dalla Commissione europea e pronto ad essere sottoposto alla valutazione del Parlamento di Bruxelles.
Un Piano che, come noto, sostiene di voler combattere il fumo di sigaretta.
Peccato, però, che, alla fine, combatte anche quella che sarebbe la più efficace arma di contrasto.
Ovvero la sigaretta elettronica.
E’ una critica forte quello che viene da Michael Landl, Direttore della World Vapers Alliance.
La Commissione europea – esordisce il medesimo - non sta facendo altro che consentire ad un certo tipo di ideologia di intralciare la scienza.
Lo scopo del Piano europeo per battere il cancro è quello di ridurre il carico sul Sistema sanitario – prosegue l'esperto – e ciò, ovviamente, è assolutamente apprezzabile.
Ma tale Piano ignora la abbondanza di prove scientifiche che dimostrano come lo svapo rappresenti un rischio infinitesimale, praticamente nullo, in ordine al discorso cancro, rispetto alle sigarette classiche.
Al di la di questo, aggiungendosi la beffa al danno – ha insistito il Direttore della “WVA” – non solo i prodotti del settore vaping non sono tenuti in debita considerazione da parte dell’Istituzione europea, come validi strumenti di riduzione del danno ma, addirittura, in determinate parti del Documento, le stesse vengono equiparate al fumo, cosa che è assolutamente inammissibile”.

“SVAPARE STRUMENTO DUE VOLTE PIU’ EFFICACE PER SMETTERE DI FUMARE”
Fumare e svapare non sono la stessa cosa – ancora Landl – e di questo la Commissione ha piena consapevolezza.
Tuttavia, a causa di un approccio ideologico fuorviante, stanno trascurando quello che sarebbe loro primario dovere, ovvero quello di perseguire politiche nel solo interesse di tutti i cittadini dell’Unione europea. 
Trattare i due prodotti allo stesso modo è un errore che potrebbe impedire a migliaia di fumatori di smettere di fumare. 
E lo svapo sappiamo bene che è due volte più efficace degli altri metodi per smettere di fumare “.
Non ammissibile, quindi, fuori da ogni logica, che sigarette classiche ed elettroniche vengono appiattite in un medesimo trattamento normativo.
“Se lo svapo è soggetto alle stesse regole delle sigarette – conclude l'esponente - vale a dirsi tasse più alte, limitazioni in specifici luoghi, coloro i quali hanno smesso di fumare grazie allo svapo potrebbero vedere il fumo diventare non più così sconveniente. 
E’ un discorso, per così dire, anche di scarsa incentivazione”.

"Svapare rappresenta la migliore soluzione per smettere di fumare.
La migliore che sia disponibile da trent’anni a questa parte”.

Parola di William Lowenstein, Specialista francese in Medicina interna, enorme esperienza, condita da svariate pubblicazioni, in materia di contrasto alle dipendenze nonchè tra i principali teorici e sostenitori, su scala internazionale, in tema di minor danno.
Dal Gennaio 2002 alla guida di “Sos Addictions”, l'esperto transalpino ritiene come la soluzione rappresentata dalla sigaretta elettronica sia quella più idonea in chiave di smoking cessation.
E, per tale motivo, quella sulla quale dovrebbe insistere, in modo specifico, lo sforzo delle Istituzioni, in primis quelle afferenti l'ambito sanitario.
Ed Oltralpe, in realtà, le cose non sono poi messe malaccio. I nostri 'cugini', infatti, insieme al Regno Unito, sono la Nazione europea meglio predisposta verso la soluzione svapo, quella che più si sta aprendo verso la e-cig quale preziosa alternativa al fumo.
Non vi è motivo di tergiversare – specifica lo studioso transalpino – Si deve e si può puntare da subito sulla sigaretta elettronica”.

“SCETTICISMO IMMOTIVATO VERSO SVAPO”
Il professionista, nel dettaglio, ritiene essere una scusante che non “regge” quella invocata da una determinata parte della scienza secondo la quale la e-cig non sarebbe ancora meritevole di incondizionata fiducia. E ciò perché la stessa è presente sul mercato da troppo poco tempo per poter esprimere, su di essa, certezze in fatto di sicurezza.
Questo scetticismo è immotivato – afferma al riguardo Lowenstein – La sigaretta elettronica, ormai, è oggetto di studi da oltre un decennio.
Su di essa si rinvengono studi ed approfondimenti assolutamente affidabili che sono stati condotti negli Usa come anche in Inghilterra, in Francia o altrove.
Ed è ormai acclarato come ciò che determini il danno a carico della salute umana siano la combustione del tabacco, che genera monossido di carbonio, nonché la bruciatura della carta”.
Il momento di “osare”, quindi, per le Istituzioni. Di considerare con maggiore convinzione la preziosa alternativa del fumo elettronico

La questione Olanda innesca il dibattito presso la Comunità scientifica circa la (non) opportunità di adottare limitazioni al commercio dei liquidi per sigarette elettroniche e, di conseguenza, al mercato del vaping nella sua generalità.
Ebbene si, perchè, come noto, in terra "orange" si considera in modo molto serio, da parte del Governo, la ipotesi di apportare restrizioni alla disponibilità degli e-liquid. Limitando la fruibilità degli stessi alla sola variante “base”.
E, di conseguenza, eliminando tutte quelle fattispecie di gusti che sono tanto appetite dai consumatori.
Tale opzione viene vista, ovviamente, come potenzialmente rischiosa.
Dal momento che essa, qualora a regime, potrebbe restituire al vizio del fumo quanti erano riusciti a dire addio alle bionde proprio grazie allo svapo.
Due rilevanti personalità della ricerca ad "allarmare" in modo forte e perentorio su quali gravi conseguenze si potrebbero avere nel momento in cui si assistesse realmente ad una stretta sui cosiddetti "sapori".
“Si impone la necessità di educare in modo chiaro e trasparente i fumatori rispetto alle possibilità che sono insite nei prodotti a rischio ridotto di nicotina come le sigarette elettroniche”.

LA NECESSITA’ DI ATTENERSI AI DATI DISPONIBILI
Così Gilbert Ross, Direttore esecutivo e Direttore medico dell’American Council on Science and Health.
La sigaretta elettronica – insiste lo stesso – rappresenta certamente una ottima soluzione al fine di salvare milioni di vite.
Eventuali restrizioni non potranno far altro che comportare un aumento per quel riguarda le morti legate al tabacco”.
Parimenti deciso il dottor Joël Nitzkin, consulente per R Street nonchè esperto in Medicina preventiva.
“Abbiamo tutte le ragioni per credere che il pericolo rappresentato dalle sigarette elettroniche sia esponenzialmente più basso rispetto a quello delle sigarette classiche”.
Dai due, pertanto, un appello alle Istituzioni nazionali, nel dettaglio, al fine di studiare soluzioni possibiliste rispetto allo svapo e, comunque, non di preclusione.
Auspicandosi una riflessione sulla base dei fatti, dei dati attualmente disponibili – che sono assolutamente incoraggianti – e non mettendo in piedi ipotesi, a lunghissima scadenza, ricche sole di “se” e “ma”.

Dover smettere, prima o poi, con la sigaretta elettronica, dire addio allo svapo possono e devono rappresentare una urgenza per la salute paragonabile allo smettere di fumare?
E’ questo il quesito, sicuramente non tra i più prioritari, che ci si comincia a porre in alcune sacche della Comunità scientifica.
Ebbene si.
Molte persone, come da dati noti, stanno riuscendo nel loro percorso di “smoking cessation” grazie alla preziosa stampella della sigaretta elettronica.
L'interrogativo, però, è il seguente: nel momento in cui ci si libera del fardello del fumo (grazie alla e-cig), si potrà continuare con lo svapo, senza ansie di dover interrompere quanto prima la specifica pratica, o, invece, ci si dovrà porre una scadenza?
Secondo la dottoressa Anne-Marie Ruppert, Specialista in Tabacco presso l’ospedale parigino Tenon (Parigi), non sussisterebbe, in tal senso, alcuna stringente necessità.

Contrariamente a quanto affermano alcuni specialisti – ha sottolineato la professionista transalpina – non si impone necessità alcuna, in termini di assoluta urgenza, nell’interrompere l’uso della sigaretta elettronica.
Ovviamente, prendiamo sempre il caso dato dall’ex fumatore riuscito a smettere grazie al supporto della e-cig.
Ebbene, alla luce di ciò, lo svapatore non deve essere preso dall’ansia di disabituarsi dalla e-cig.
Deve procedere con calma nel suo percorso, nel suo iter.
Altrimenti, paradossalmente rischia di essere nuovamente risucchiato nel fumo.
Anche perchè, dato assolutamente centrale, la fretta non è assolutamente giustificata non essendo noti danni causati dalla e-cig” 

“E-CIG NON CREA ASSUEFAZIONE”
Una indicazione ad un atteggiamento di massima cautela, quindi, quello giunto dall’esperta francese considerato come un improvviso e prematuro distacco dalla sigaretta elettronica, quando adoperata in un programma di smoking cessation, potrebbe elevare il rischio di ricaduta da tabacco.
Ad ogni buon conto, espone ulteriormente la Specialista, stoppare l’uso della e-cig non rappresenterà una “mission impossibile” dal momento che l’assuefazione risulterà essere comunque decisamente tenue, qualora instauratasi, rispetto alla dipendenza determinata dalle “bionde”.
“È estremamente raro dover consultare una figura dedicata – sottolinea in merito il medico Valentine Delaunay, anche egli Specialista del Tabacco –una apposita figura per smettere di svapare”.
In ogni caso, quindi, nessuna ansia da interruzione dello svapo: non ve ne è la necessità “medica”.
E, in più, si corre il rischio di riprendere la strada delle “classiche”

Intensificati controlli lungo il confine croato-sloveno.
Un filtro anti-contrabbando.
Secondo informazioni che giungono alla nostra attenzione, in particolare, l'omologo sloveno della nostra Guardia di Finanza starebbe ponendo in essere, da una manciata di giorni, un serrato filtro ai varchi in ingresso dal versante croato.
Nello specifico, grande attenzione si starebbe prestando ai mezzi dei corrieri.
Da quest'ultimi, si pretenderebbe – in applicazione di norma, in realtà, già vigente – la esibizione, qualora facenti trasporto di liquidi per sigarette elettroniche con nicotina, di apposita bolla di accompagnamento.
Sarebbe questa la “condicio sine qua non” per accedere a transitare sul territorio sloveno.
Massima attenzione, quindi, tra i due Stati della ex Jugoslavia per un dato che ha una rilevanza significativa anche e soprattutto per le questioni italiane.
E' tutt'altro che remoto, infatti, come siffatti azioni siano da considerare come una sorta di avamposto di controllo italiano in terra slava, atteso come la merce prelevata dalla Croazia sia essenzialmente destinata al mercato tricolore.
Altamente probabile, quindi, accordo sull’asse italo-sloveno al fine di attivare una ulteriore e forte stretta sul contrabbando dei prodotti da vaping.
Come noto, piaga nel settore è quella data dal commercio illegale di liquidi, appunto, i quali, acquistati tramite il web presso rivenditori allocati oltre il confine nazionale, arrivano in Italia in barba alla legislazione vigente.
Ciò rappresentando un danno all’Erario – dal momento che i venditori non versano tassa alcuna all'Italia – nonché un rischio concreto a carico della salute stante il fatto che tali liquidi non osservano, nei processi di produzione, quei parametri che, in termini di sicurezza, sono dettati dal legislatore.

I SOLLECITI DI BOVE (UNASWEB)
Come noto, dettagliate e reiterate denunce erano venute in questa direzione da Unasweb e, in particolare, dal Presidente Arcangelo Bove.
Quest'ultimo, con più note poste all’attenzione di Aams, aveva in modo circostanziato rimarcato la persistenza di situazioni di illegittimità chiedendo l’adozione dei provvedimenti del caso.
Non ultimo lo aveva ribadito in sede del tavolo della Direzione Tabacchi registratosi nella giornata di Martedi scorso, allorquando il noto imprenditore sannita aveva anche indicato in modo particolareggiato possibili soluzioni da sposare – si veda la tracciabilità informatica dei movimenti della merce – al fine di contrastare in modo vigoroso il “nero”.
Nodale, in ogni caso, è la necessità di soffocare i movimenti di merce illeciti a cavallo tra i diversi Stati.
Oscuramento dei siti internet pirata, quale primo passaggio, ma anche interventi materiali, su strada, al fine di intercettare tali traffici ed i loro vettori.

 

Sono cifre che non necessitano di ulteriori interpretazioni.
Che sostanziano la migliore delle risposte agli scettici della sigaretta elettronica.
Ebbene, in Olanda ben il 99,8% degli utilizzatori di sigarette elettroniche viene dal fumo.
Ovvero, la quasi totalità degli “svapatori” orange ha un trascorso con i pacchetti di sigarette.
Ciò significa, in modo non contestabile, che, quanto meno nella terra dei tulipani, la e-cig è soluzione di cui ci si serve per “sottrarsi” dal vizio del fumo.
Quindi, differentemente dalle tesi ordite dai complottisti anti-svapo, non corrisponderebbe al vero il grande “j’accuse” in base al quale la e-cig sarebbe, piuttosto, un vezzo, una “prima esperienza” e, in quanto tale, addirittura, una sorta di step pre-fumo.
In Olanda è forte la discussione, sulla specifica questione, alla luce delle idee governative, da poco rese note dal Segretario di Stato olandese Paul Blokhuis, di vietare la commercializzazione di e-liquidi aventi un "sapore" differente da quello al tabacco.
Niente “sapori” dolci, fruttati.
Una possibilità di “taglio” che desta ansie – e non poche – presso gli addetti ai lavori che temono che questa soluzione potrebbe rigettare tra le braccia del fumo quanti, proprio grazie alla varietà degli aromi, erano riusciti a sottrarsi alle “bionde”.

L’INIZIATIVA DI IEVA

Ieva, nello specifico, ovvero l’Independent European Vape Alliance, ha chiosato in questo modo “Circa il 65 percentuale degli svapatori adulti in Europa fa uso di liquidi dal sapore fruttato o, comunque, dolce. 
La varietà di tali aromi è uno dei fattori più importanti che ha spinto i fumatori a transitare alle sigarette elettroniche ed i vapers a resistere alla tentazione di ritornare a fumare”.

Ebbene, ci sono dati schiaccianti ed incontestabili che dicono quanto sia inopportuna l’intenzione governativa di “stringere” sui liquidi per sigaretta elettronica.
In primo luogo, si sottolinea come il numero di giovani, nei Paesi Bassi, che sono consumatori di sigarette elettroniche, è sceso verticalmente nell’ordine del 25 percentuale negli ultimi cinque anni.
Ancor di più, appena lo 0,2% di quelli compresi nella fetta 14-16 anni ha svapato come costanza nel 2019.
Questo dato, sommato a quelli prima citati, dimostra come la sigaretta elettronica non venga adoperata quale primo approccio dai ragazzini bensì sia fondamentalmente utilizzata dai fumatori per tentare di smettere.
In più, recente sondaggio posto in essere presso la popolazione olandese ha provato come si debba rintracciare nella tutela dei percorsi di smoking cessation l’esigenza di non porre limitazioni ai liquidi ed ai relativi aromi.
Uno sciagurato provvedimento di limitazione, si ipotizza, esporrebbe 260.000 vapers olandesi al rischio di essere nuovamente restituiti al vizio tabagista.

Evali e pandemia. Nulla può arrestare la marcia trionfale della sigaretta elettronica.
I complotti dei grandi interessi, il flagello Covid non riescono a limitare il boom dello svapo.
Secondo approfondimenti condotti da Grand View Research, infatti, il mercato globale degli e-liquid arriverà a raggiungere, nell’anno 2027, una mole di affari pari a 3,3 miliardi di dollari.
Un dato che, qualora realmente colto, equivarrebbe ad un più 13,4 percentuale da ora ai prossimi sei anni.
“L’avvento di prodotti per sigarette elettroniche come mod squonk e sistemi pod – hanno sottolineato, in una nota, da “Grand View Research” – ha aumentato sensibilmente la sua popolarità negli ultimi anni. 
Inoltre, è da sottolineare – insistono ulteriormente gli autori della stima – come si stia rafforzando il convincimento, per così dire la presunzione generale che questi prodotti possano effettivamente ridurre il rischio di disturbi polmonari.
E questa percezione sta alimentando il mercato. 
In generale, si ritiene come il processo di combustione del tabacco potrà guidare il mercato nel prossimo futuro”.
Anche, quindi, una maggiore presa di coscienza rispetto al concetto del “minor danno” ad alimentare il trend in crescendo attuale.

SI PREVEDE ULTERIORE “BOOM” IN EUROPA

Per quel che concerne il tema dei “sapori”, poi, si ipotizzano margini di sviluppo importanti per la tipologia del mentolo.
Mentre, circa il veicolo di vendita, si ha ragione di credere come l’on line potrà avere un significativo aumento dei volumi, stante la grande varietà di prodotti disponibili.
In merito a particolari aree geografiche, poi, si considera come un prossimo boom – laddove per prossimo ci si riferisce sempre all’arco temporale 2021-2027 – si avrà, in particolare, nel continente europeo.
In definitiva, l’inerzia è chiara.
Le alternative alle classiche tipologie di fumo a combustione, e la sigaretta elettronica in particolare, hanno al loro cospetto un futuro in netto crescendo: e tutto questo nonostante il chiaro boicottaggio o, comunque, la diffidenza che si coglie ancora a livello delle Istituzioni nazionali.
Basti tener presente come, quanto al discorso europeo, nel solo Regno Unito vi sia stata da parte degli apparati statali una chiara presa di posizione a favore della e-cig.
Per il resto, si veda l'Italia, la sigaretta elettronica è tenuta ancora lontana dai “Palazzi” e dai percorsi formali – si consideri come l'ipotesi “svapo” sia, di fatto, “sconosciuta” ai Centri anti-fumo nostrani.
Questo per dire quali potrebbero essere i margini di ulteriore crescita nel momento in cui la sigaretta elettronica venisse riconosciuta, ufficialmente, al pari di cerotti e pasticche varie, come strumento di “smoking cessation”