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Un paradosso, ma solo in apparenza.
British american Tobacco, super colosso delle sigarette, ha chiesto al Governo giapponese di rincarare le tasse sulle bionde.
Il che sembra paradossale dal momento che Bat, con questa richiesta, parrebbe andar contro i propri medesimi interessi.
Ma, in realtà, così non è. Come vedremo.
In Giappone, passo indietro, si vara una misura di rincaro fiscale che andrà a prevedere un sensibile plus sul tabacco riscaldato.
Una mano un pò pesante quella che si abbatterà su questa tipologia di prodotto che, stando così le cose, finirà per costare di più delle bionde.
Ebbene, a "Bat" questa cosa non può andar bene perchè Bat, come agli addetti ai lavori noto, ha cambiato pelle.
Nata come produttrice di sigarette e, in effetti, ancora tale, l'azienda guidata dal Ceo Jack Bowles ha già annunciato, ampiamente, come il futuro della sua produzione sarà principalmente il tabacco riscaldato.
Al pari dei big del tabacco, infatti, anche "Bat" punta e punterà sempre più sul "riscaldato".
Per una questione "etica", come riferiscono i piani alti aziendali, essendo pacifico il danno che il fumo causa in termini di decessi, ma anche di convenienza dal momento che il mercato - tra attività di sensibilizzazione e nuove alternative - assisterà ad una graduale flessione delle bionde a favore delle subentrate soluzioni.
Ovviamente, un mercato immenso come quello nipponico è bacino appetibile per i conti aziendali e non si può rischiare che un plus fiscale in capo al tabacco riscaldato, come detto, possa disincentivare i consumi.
Da qui la lettera presentata al legislatore con la quale si chiede, appunto, di prevedere aumenti proporzionali anche sulle tasse in capo alle "tradizionali" in modo tale da aversi un intervento equo e che lasci intatti gli equilibri tra i consumatori.
In buona sostanza, non si sta facendo altro, da parte del gruppo capitanato da Jack Bowles, che tutelare il grande investimento e la grande prospettiva dei prossimi anni.

Al di la delle chiacchiere del partito degli anti-svapo.
Al di la di ciò vi sono i fatti.
Come quelli che vengono dall'Irlanda dove il 38 percentuale dei fumatori utilizza la sigaretta elettronica per smettere di fumare con fette larghissime di successo anche nel lungo termine.
Sono questi i dati snocciolati dal Dipartimento per la Salute dell’ “Oireachtas”, ovvero il Parlamento irlandese, nel contesto di apposita audizione.
In Irlanda, in particolare, è prossima ad essere varata una normativa che andrà a stringere sul tabacco e, in particolare, sul rilascio delle relative licenze.
Non si potrà, ad esempio - cosa buona e giusta - vendere prodotti a base di tabacco in occasione di eventi per bambini nonchè sarà introdotto l'obbligo di comunicare annualmente, e non più solo all'atto di apertura, l'esistenza in vita di un'attività che faccia vendita di sigarette e/o di sigarette elettroniche.
Un giro di vite, per dirla breve, sul mondo delle bionde. 
Questa la "ratio" dei provvedimenti in cantiere sebbene qualcuno, però, nell'ambito del Parlamento "irish", abbia anche premuto per l'adozione di qualche norma che fosse più stringente in capo al settore vaping.
Una minoranza che, però, ha urtato contro il muro di no dell'Assemblea.
Porre limitazioni sulla sigaretta elettronica - hanno osservato dal Dipartimento della Salute - sarebbe assolutamente deleterio, alla luce di questi dati, nelle politiche di lotta al fumo.
I dati disponibili dicono che quasi il 40% delle persone che fumano fanno uso di e-cig per dire addio alla dipendenza. Non possiamo rischiare di applicare restrizioni”.
Un discorso che non fa una piega all'insegna del motto del "squadra che vince non si cambia".
Lo svapo, anche in Irlanda, sta aiutando un numero crescente di fumatori a dire addio alle bionde: sarebbe, quindi, oltre ogni logica di buon senso penalizzare uno strumento che sta dando importanti risposte in termini di tutela della pubblica salute.

Argentina e Brasile diventano sempre più ostili alla sigaretta elettronica.
Due leggi, nei due Paesi, sono in fase di lavorazione, e prevedono forti restrizioni alla circolazione delle e-cig.
Iniziamo dall'Argentina dove la parlamentare Gladys Medina di Frente de Todos, partito che siede al Governo, ha depositato una proposta normativa riguardante il divieto di produzione, distribuzione, vendita e utilizzo in pubblico delle sigarette elettroniche.
Qualora passasse questo progetto di legge, si finirebbe per consentire, in Argentina, lo svapo, di fatto, esclusivamente nelle abitazioni private.
In più, come visto, sarebbe vietata anche la produzione entro i confini nazionali e la commercializzazione.
Uno svapatore, quindi, per procurarsi una e-cig o un liquido non avrebbe altra scelta se non quella di rivolgersi agli acquisti on line da rivenditori stranieri.
Il vero problema, però, è che la proposta in questione rischia seriamente di "passare" dal momento che essa, come detto, viene da un partito che fa parte della maggioranza e, quindi, ha, teoricamente, i numeri per poter superare lo scoglio del voto parlamentare.
Dall'Argentina al Brasile, dove le cose non stanno meglio.
Sul tavolo del Governo, infatti, è in fase di valutazione la proposta legislativa che punta a vietare “la produzione, l’importazione, la vendita e la pubblicità di sigarette elettroniche e i prodotti del tabacco riscaldati, nonché i loro accessori e ricariche”.
Una mannaia pesantissima che rischia di abbattersi sui due Paesi, 260 milioni di abitanti complessivamente ed una situazione che, in fatto di assistenza sanitaria nonchè di tenore di vita generale, non è decisamente delle migliori.
Ancora molto incisivo il mercato delle sigarette classiche, i due grossi Stati rischierebbero di ricevere, in caso passassero le nuove normative sulla e-cig, una spallata tremenda agli equilibri della pubblica salute.
Tra un ulteriore ritorno di fiamma della sigaretta tradizionale, destinata a vedere aumentare i tassi dei fumatori, ed il rischio di veder prendere vigore al mercato dei liquidi di contrabbando

Una lettera per sottolineare "l'importanza insita nei prodotti a danno ridotto quale chiave per fronteggiare gli effetti negativi del fumo”.
E' questo quanto sottoscritto dall'associazione croata Chrom e posto all'attenzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri del Paese dell'ex Jugoslavia, Zoran Milanovic, nonchè della deputazione nazionale sedente al Parlamento europeo.
L'iniziativa di Chrom, sodalizio costituitosi per “sensibilizzare la Comunità e gli Enti governativi rispetto ai benefici del vaping nonchè per promuovere programmi di riduzione del danno”, viene a pochi giorni dall'avvio dei lavori della Fctc, ovvero la Conferenza dell'Organizzazione mondiale della Sanità che dovrà discutere delle politiche anti-fumo da applicarsi su scala planetaria.
"La FCTC – annotano gli esponenti di Chrom – intende promuovere l’equiparazione dei nuovi prodotti alle sigarette tradizionali, sia in termini fiscali sia in termini normativi.
Questo approccio - proseguono - è miope e ignora le evidenze scientifiche oltre a spezzare, a frenare le opportunità di realizzare il pieno potenziale insito nelle alternative come strumento utile a ridurre il fumo e, quindi, i suoi effetti negativi, non ultimi quelli legati all’insorgenza del cancro.
Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto il fumo rappresenta certamente uno dei fattori favorenti. Bisognerebbe, pertanto, tenere presente il beneficio che potrebbe recare una politica basata sui prodotti a rischio ridotto”.
Esortiamo voi - sottolineano ulteriormente - che ponete le basi per le future politiche e che siete chiamati a studiare le necessarie soluzioni normative, ad assumere posizioni chiare basate su un approccio razionale e che sia basato sulla scienza.
Vi chiediamo di prendere coscienza della necessità di valutare il vantaggio legato ai prodotti per la riduzione del danno, poiché questa è la direzione che porterà ad un significativo miglioramento della salute pubblica.
Associare questi prodotti a quelli più dannosi, come da intenzioni Oms – la conclusione degli attivisti da Chrom – non trova alcuna giustificazione nè è espressione di buon senso.
Esortiamo voi, nostri rappresentanti al Parlamento europeo, a prendere un chiaro impegno che sia finalizzato al benessere delle persone, ad aprire, nel Piano europeo per combattere il cancro, al concetto di riduzione del danno”

Dalla medicina francese arrivano segnali sempre più convinti di apertura alla sigaretta elettronica quale strumento di smoking cessation.
"La domanda che tanti pongono, pazienti e non, è se questa soluzione possa essere dannosa per la salute, soprattutto nel lungo termine.
Ebbene, questo, in termini di certezza, non è ancora chiaro. Quello che, allo stato, ora come ora, ci è noto e che è essa rappresenti uno strumento meno dannoso, molto meno dannoso, del tabacco. Fino ad una percentuale del 95%”.
La riflessione giunge dal Capo del Dipartimento per la cura delle tossicodipendenze dell’ospedale francese Centre Hospitalier Pierre Oudot – Bourgoin Jallieu.
Sempre più sono i pazienti fumatori, affetti o no da morbilità, che, nella pratica del quotidiano, chiedono ai sanitari se e quale ruolo possa avere la sigaretta elettronica e, soprattutto, se essa possa essere benefica rispetto ai casi concreti.
E, in tal senso, dai medici che vivono giornalmente le problematiche delle persone, negli studi professionali come nelle corsie di ambulatori e di ospedali, arrivano sempre maggiori indicazioni di possibilismo.
E’ senz’altro uno dei metodi più efficaci – commentano ancora dal nosocomio transalpino – funziona molto bene”.
Le dichiarazioni in questione vengono a pochi giorni dall'avvio della consueta iniziativa di “Mois sans tabac”, rassegna che, promossa dal Ministero della Salute, mira a sensibilizzare i cittadini rispetto alla opportunità di dire addio alla dipendenza dal tabacco.
E che, per il terzo anno consecutivo, proporrà la sigaretta elettronica quale una delle possibili opzioni da abbracciare in chiave di smoking cessation.
Una Francia che, quindi, nelle sue Autorità sanitarie di vertice si presenta molto più "avanti", circa la tematica in questione, rispetto alla realtà italiana.
Intanto, dal Bourgoin Jallieu ribadiscono in modo chiaro la posizione “Tra lo svapo ed il tabacco combusto non vi è paragone, non vi è nulla a che fare in quanto a rischio”.

Dare alle donne incinte, fumatrici, un incentivo economico per dire addio alle sigarette.
Torna d'attualità, nel Regno Unito, una proposta di cui già si era parlato, per la prima volta, una manciata di mesi addietro.
In tale direzione la proposta avanzata dal Royal College of Physicians all'attenzione del Public Health, più o meno li corrispondente del nostro Ministero della Salute.
La misura, viene spiegato, si inquadrerebbe nella road map governativa che "punterebbe" a cogliere lo status di "Paese senza fumo" entro l'anno 2030 - una condizione che si potrebbe dire colta, in una determinata Nazione, nel momento in cui il tasso dei fumatori, rispetto alla popolazione generale, scenda al di sotto del 5 percentuale.
Un obiettivo, però, che sembrerebbe non potersi cogliere entro la prevista data alla luce degli ultimi dati che, nonostante gli sforzi profusi dal Governo Uk, sono ancora "importanti" in quanto a numero di "clienti" delle bionde - si ritiene molto più attendibile, stando i trend attuali, raggiungere l'obiettivo di "smoking free" alla data del 2050.
Come sottolineano dal Royal College, stando ai numeri, quella della dipendenza tabagista è e resta una emergenza, anche in Inghilterra dove, nel solo anno 2020, i morti per Covid (80.000) sono stati superati da quelli tabacco-correlati (94.000).
Tornando alla richiesta, focalizzandosi sul "supporto motivazionale" - di tipo economico - da darsi alle "pregnant", ciò troverebbe giustificazione in una ovvia ragione di tutela della salute tanto della futura mamma tanto del nascituro.
Non è mistero, infatti, che il feto, qualora la gravida sia fumatrice, può assorbire, attraverso la placenta, le tossine inalate.
E non è mistero, ancora, come la sindrome cosiddetta della morte improvvisa del lattante sia da ricondurre, in quello che sarebbe il suo principale fattore predisponente, proprio al fumo nei nove mesi.

Si ampliano le fila della World Vaper Alliance.
Il cartello, che riunisce associazioni e singoli dei cinque continenti al fine di sensibilizzare sulla bontà delle teorie di riduzione del danno, dice si all'ingresso di "Ohms do Vapor", associazione portoghese.
"Il nostro slogan – commentano dal sodalizio lusitano – è ‘L’informazione vuole essere libera’, libera da interessi politici e finanziari e disponibile a tutti.
Crediamo che questo approccio dovrebbe essere applicato allo svapo".
Ed ancora "Siamo indipendenti dall’industria del tabacco o farmaceutica".
Dal Costarica all'Uganda al Kenya ed alla Nigeria, passando per l'Argentina e le svariate realtà del vecchio Continente, la bandiera della WVA diviene sempre più multicolore.
La logica ispiratrice della World Vaper Alliance è quella di far comprendere che il problema della cessazione del fumo e delle relative strategie è cosa che non ha bandiere ma si pone come impegno sovranazionale.
Il tabacco produce ogni anno, su scala planetaria, otto milioni di morti, con una incidenza maggiore nelle realtà statali a minore reddito.
La lotta, quindi, non appartiene ad un determinato contesto piuttosto che ad un altro.
Similmente, quindi, anche il tema delle strategie di smoking cessation merita di essere approcciato in modo globale.
Quanto a "Ohms do Vapor", molti dei suoi attivisti già si erano diplomati alla WVA Academy, iniziativa lanciata nella primavera del 2020.
“È importante evidenziare il ruolo che la WVA Academy – commentano i portoghesi con riguardo a quest'ultimo aspetto – ha svolto nella nostra decisione, incoraggiando l’attivismo, discutendo le questioni globali dello svapo e spiegando i processi legislativi e politici che determineranno il futuro dello svapo in tutto il mondo.
Con le nostre competenze e la World Vapers Alliance – la chiusura – come partner, possiamo fornire maggiori e migliori informazioni, si spera che si inneschi lo stesso spirito di advocacy nei nostri follower e compagni vapers”.

Quattro studenti di un Liceo superiore della Florida sono finiti in ospedale - per uno di essi si è preteso il ricovero: E, in America, cominciano a re-intravedersi gli spettri Evali.
Come accennato, quattro studenti, circa sedicenni, sono finiti in Pronto soccorso con gravi difficoltà respiratorie proprio durante l'orario scolastico.
Dopo una prima, veloce indagine si era accertato che i ragazzini avevano svapato, poco prima di entrare in classe, una sigaretta elettronica.
Questo "dato" è bastato per far scoppiare il pandemonio e per far risuonare, puntualmente, le sirene anti-svapo.
Istituzioni scolastiche, comunali, sanitarie, media locali: tutti si sono scatenati in un sos sulla sigaretta elettronica associandosi, quest'ultima, al malore occorso.
Svapo, quindi, che fa rima con pericoli per la salute e giu di li.
Tutto maledettamente approssimativo e frettoloso.
Perchè nessuno si è posto quello che, in realtà, era l'interrogativo principale: ovvero, cosa avevano realmente svapato quei ragazzini?
Avevano utilizzato liquidi comprati negli store ufficiali? Erano prodotti leciti, controllati, soggetti ai protocolli come da norma?
Ebbene, perchè fosse stato così vi sarebbe stato effettivamente un problema.
Alla fin fine, però, la verità è emersa.
Una testata Usa che cura la materia del vaping, infatti, ha appurato che quei quattro adolescenti avevano, in realtà, acquistato i liquidi da un contrabbandiere, da uno spacciatore.
Robaccia assemblata, con tutta probabilità, in qualche garage da mani non competenti.
Senza prescrizioni in termini di sicurezza, di igiene.
Quindi, a spedire in ospedale i giovanotti non è stata la e-cig in quanto tale bensì le schifezze che vi avevano infilato all'interno.
In uno alla loro imprudenza.
Chi non fuma - a maggior ragione se ragazzino - non deve approcciarsi, in primo luogo, alle e-cig essendo quest'ultime unicamente uno strumento di smoking cessation.
Chi svapa, però, devo farlo rivolgendosi unicamente ai rivenditori autorizzati.
Perchè, diversamente, si rischiano problemi a carico della salute - Evali docet.
E si finisce per dar fiato alle solite trombe.

“Otto milioni di fumatori in tutto il mondo muoiono, ogni anno, a causa di malattie, tumorali o cardiocircolatorie che siano, correlate al fumo.
Ebbene, la riduzione del danno da tabacco è un’opportunità per i fumatori di passare da un’alternativa estremamente dannosa a una significativamente meno dannosa”.
Così Dustin Dahlmann, Presidente di Ieva, Independent European Vape Alliance, in una nota che giunge a pochi giorni dall'avvio della Convenzione quadro sul controllo del tabacco, tavolo promosso dall'Organizzazione mondiale della Sanità e che sarà finalizzato a tracciare quelle che saranno le linee guida della lotta anti-fumo del prossimo decennio (quanto meno).

Sfortunatamente – ha insistito Dahlman – l’Oms ha perso di vista questo negli ultimi anni. Ma non è troppo tardi per pentirsi. Deve concentrarsi sul futuro di milioni di fumatori in tutto il mondo, un futuro che sarebbe molto più luminoso se dovessero passare allo svapo piuttosto che fondarsi sul suo dogma controproducente “smetti o muori”.
Attenzione tutta rivolta, quindi, come detto, alla imminente WHO FCTC COP9, appuntamento - cui guarda mezzo Pianeta - in start a Ginevra la prossima settimana.
Durante questa importante conferenza si discuteranno le misure per ridurre il tasso di fumo globale.
La stessa Organizzazione mondiale della Sanità – fanno ulteriormente presente da Ieva – ha scritto in una pubblicazione di un anno fa ‘Ci sono prove conclusive che sostituire completamente le sigarette di tabacco combustibili con lo svapo riduce l’esposizione degli utenti a numerose sostanze tossiche e cancerogene presenti nelle sigarette di tabacco combustibili’.
Ebbene, ora è importante mettere in pratica questa corretta valutazione”.
“Come associazione europea indipendente dall’industria del tabacco - ha chiuso il vertice Ieva - vorremmo che l’Oms, insieme ad altri rappresentanti della politica e della scienza, sviluppasse una strategia mirata per ridurre i danni causati dal fumo.
Naturalmente noi come industria siamo pronti per questo dialogo"

Il Lussemburgo sarà il primo Stato del vecchio Continente a legalizzare la coltivazione della cannabis per scopi “ricreativi”.
Intendendosi per “ricreativa” l’assunzione per mero piacere, al di la di percorsi medico-sanitari.
Il piccolo Stato si prepara, quindi, a dare il la all’importante novità, ormai giunta ai cento metri finali del relativo iter.
Ok, come detto, alla coltivazione. Per quanto riguarda il consumo o il semplice possesso in luogo pubblico, invece, non si avrà una totale legalizzazione ma, comunque, una significativa attenuazione delle “conseguenze”.
Con la particolare fattispecie che declassa da un livello penale ad una banale contravvenzione amministrativa.
Quale è la differenza?
Nessun processo e, in ogni caso, fedina penale immacolata.
E scusate se è poco.
Ma non era già l’Olanda ad essere pioniere in fatto di droghe leggere?
Ebbene, in Olanda, che pure è alquanto avanti in materia, non si permette in alcun modo la coltivazione di cannabis ma l’acquisto, presso i cosiddetti coffee shop, di una quantità quotidiana di massimo 5 grammi/persona.
L’obiettivo ultimo, tornando al Lussemburgo, è quello di tagliare le gambe al business della criminalità che, come in ogni dove, si nutre – e tanto – dei mercati illeciti di sostanze stupefacenti.
Il Ministro della Giustizia, intanto, la “verde” Tanson ad annunciare, attraverso un cinguettio del personale "Twitter" come il Paese si appresti “a fare un passo importante verso una politica di sicurezza e di prevenzione attraverso l’adozione di misure utili a contrastare i crimini legati alla droga, inclusa una soluzione”.
“Le misure – ancora la stessa – includono la regolamentazione dell’uso e della coltivazione della cannabis: gli adulti potranno coltivare legalmente la pianta fino a quattro esemplari per il proprio uso personale, a condizione che tale piantagione si sviluppi presso la propria abitazione”.
“Il consumo ed il trasporto di cannabis o di prodotti a base di essa negli spazi pubblici non sarà più un reato penale ma un reato amministrativo punibile con una multa”, ha chiuso la Ministra.