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Proibire le sigarette al mentolo e tutti quei liquidi per sigarette elettroniche che abbiano un aroma alternativo a quello al tabacco.
Questa è la richiesta che viene da più associazioni sanitarie Usa all’indirizzo della Food and Drug Administration.
American Dental Association, realtà che raggruppa gli odontoiatri Usa, e Campaign for Tobacco-Free Kids i gruppi che, ultimi di una lunga serie, hanno riproposto l'istanza invocando lo “slogan” di sempre.
Ovvero quello secondo il quale i prodotti a base di questi “sapori” sarebbero una specie di corsia preferenziale verso un futuro da tabagista.
Una condizione che metterebbe, a detta degli stessi, a particolare repentaglio le categorie giovanili che, sempre secondo le teorie di American Dental Association e Campaign for Tobacco Free Kids, entrerebbero nel mondo del fumo proprio perchè sedotti dalla particolarità del gusto al mentolo.

IN USA SI MIRA ANCHE AD UNA STRETTA SUGLI E-LIQUID
Si tratta, come ai più risaputo, di un dato che è stato smentito da diversi approfondimenti ma che spesso le Istituzioni, come nel caso ora rappresentato, si ostinano a invocare quale presupposto per giustificare possibili azioni restrittive.
“Il mentolo all’interno delle sigarette portaquesta la riflessione che viene dagli autori delle note indirizzata alla Food and Drug Administration – a una maggiore iniziazione al fumo tra i giovani oltre a rendere più difficile smettere di fumare”.
E tale rischio, sempre secondo i medesimi, sarebbe maggiore con riguardo alla fattispecie degli afroamericani.
I due sodalizi altro non sono, in realtà, che parte di quel più ampio "range" di opinione che spinge per la “depurazione” di fumo e svapo da quella tipologia di aromi che farebbero, a loro detta, da incentivo verso il mondo delle sigarette.
Non a caso negli Usa è sempre in essere, su scala federale, il progetto, non ancora formalizzato in un vero iter procedurale, che punta, tra le altre, ad eliminare dalla gamma dei liquidi sapori e aromi dolci e fruttati.

L'elisir per dire addio alla dipendenza dal fumo risiederebbe tutto in una preziosa “molecola”.
A farlo presente sono i ricercatori del Centre for Addiction and Mental Health di Toronto a conclusione di una ricerca i cui contenuti sono stati divulgati sul Journal of Experimental Medicine e rilanciati da ‘scienzenaturali.it’.
Secondo chi ha condotto l'approfondimento, in particolare, il nodo vivrebbe in due recettori celebrali che, anche dopo aver smesso di fumare da settimane (se non mesi), proseguirebbero nel fare invio di impulsi del “desiderio di fumo”.
Un vero e proprio corto circuito, una condizione di "tilt" in piena regola.
Sarebbe questo dato, come hanno stabilito gli scienziati nordamericani, a portare, in ispecie nelle prime fasi di smoking cessation, alla continua ricerca di una “bionda”.
Pertanto, il bisogno di nicotina non vivrebbe tanto in uno scompenso, in una reale esigenza dell’organismo bensì esclusivamente in un difetto di comunicazione tutto interno i meccanismi di “dialogo” intercerebrale. Un
Dal Centre for Addiction and Mental Health di Toronto, pertanto, si è appurato come l'inconveniente potesse essere risolto mettendo a tacere questi due neurotrasmettitori.
Spegnendoli.
Ed in questo "gioco" il ruolo nodale sarebbe rivestito da una molecola che, appunto, avrebbe la capacita di addormentare i due recettori.
L’esperimento è stato portato a termine sui ratti e, quanto meno su di essi, si è dimostrato come, dopo l’ “inserimento” della molecola, si innescasse un atteggiamento di rifiuto della nicotina.
Ovviamente, la grande scommessa resta – ma questo è un discorso valido per tutti gli ambiti della scienza – quello di trasferire i traguardi colti dall’ambiente del laboratorio, dal test sugli animali al mondo della medicina.
Alla concreta applicazione sugli umani.
“Se l’inibitore funziona – così la testata scientifica nazionale nel riportare le parole degli studiosi canadesi – si potrebbe ridurre, nelle persone che hanno smesso di fumare, il desiderio e la voglia di ricominciare”.

In Malaysia l’88% degli attuali svapatori sono ex fumatori che sono riusciti ad abbandonare il vizio delle bionde grazie al supporto della sigaretta elettronica.
E’ questa la sostanza di sondaggio condotto da  Malaysian Vape Industry Advocacy.
Una prova, più che un indizio, che indica in modo chiaro come la e-cig sia strumento più che valido per abbandonare il vizio del fumo.
A confermare questo dato anche il dato sui duali, ovvero sui contemporanei utilizzatori di bionde ed “elettronica”.
Ebbene, il 79% dei “duali” malaysiani intervistati ha dichiarato di essere riuscito, grazie al supporto della nuova soluzione, ad abbattere il consumo delle “bionde”.
Il presidente di “Mvia”, Rizani Zakaria, ha osservato come i risultati del sondaggio mostrino chiaramente come lo svapo possa essere “uno strumento efficace per aiutare i fumatori a smettere di fumare nonchè un’alternativa molto meno dannosa”.
C’è una reale necessità per il Governo della Malaysia di riconoscere i benefici dello svapo – ha proseguito lo stesso – In particolare, il potenziale che ha per aiutare i fumatori a smettere di fumare passando ad un prodotto meno dannoso.

IL SONDAGGIO CONDOTTO DA MVIA

Allo stato attuale, i prodotti per lo svapo non sono ancora regolamentati e riteniamo che sia tempo che il Governo esamini l’introduzione di una disciplina normativa su questi prodotti”.
Ma il potenziale del vaping, tra i malaysiani, è di significativa prospettiva.
Anche gli attuali fumatori, infatti, guardano con interesse a tali dispositivi come una interessante opportunità in chiave di “smoking cessation”.
Ben il 66 percentuale degli attuali fumatori, in particolare, si dice intenzionato ad utilizzare la sigaretta elettronica quando intenderà scrollarsi di dosso il vizio delle bionde.
Una percezione decisamente positiva in un contesto nazionale dove, si ricorda, vige una disciplina che non è delle più indulgenti sul vaping.
Anche il sondaggio condotto da Mvia lascia intendere, in chiusura, quanto possa essere significativo il ruolo della sigaretta elettronica nelle strategie anti-fumo.
Un ruolo che solo in sparuti contesti nazionali è stato istituzionalizzato.

Connecticut, Stato Usa. Ed una folle idea.
Quella di varare, cioè, una linea di rigore totale a danno del settore della sigaretta elettronica.
Addirittura, si pensa proprio di proibire la vendita di ogni genere di prodotto della categoria vaping.
Un disco rosso che, quindi, non riguarderebbe solo i liquidi aventi aromi “alternativi” – cosa che, del resto, già avviene in vari contesti americani – ma la stessa sigaretta elettronica.
E’ questo uno dei punti di un disegno di legge che è stato avanzato all’attenzione del Comitato per la Sanità pubblica del Senato e che ha già oltrepassato una prima fase di voto con ulteriori “sessioni” di discussione in programma durante la settimana in corso.
Nel momento in cui l’iter legislativo dovesse approdare a conclusione, il Connecticut diventerebbe, dopo la California ed il Massachusetts, tra gli unici Stati a fare divieto di vendita, entro l’intero territorio Usa, di liquidi aventi aromi dai “sapori” dolci e fruttati. 
Ma vi sarebbe una ulteriore “aggravante”: come detto, oltre al “no” agli e-liquid, vi sarebbe anche il bando dagli scaffali degli stessi dispositivi, delle stesse sigarette elettroniche.

UN “BAN” TOTALE IN PIENO STILE ASIATICO

Un “ban” totale, vale a dirsi, sul settore svapo senza farsi menzione, ancora, di come sussista un’ulteriore “richiesta” inerente anche la possibilità di vietare la vendita di qualsiasi prodotto che sia a base di nicotina nelle farmacie e, comunque, in qualsiasi tipologia di negozio che rientri entro un raggio di cinque miglia dagli Istituti scolastici. 
Sanzioni onerose quelle varate dai disegni di legge e che verrebbero elevate ai negozianti in trasgressione fino, misura più severa, al ritiro della licenza.
Una misura molto “asiatica” quella che avanza nel parlamentino del Connecticut: se il punto inerente le limitazioni su alcuni tipi di liquidi, come già accennato, non incarna, infatti, cosa nuova, la scure sulle sigarette elettroniche e la loro cancellazione dagli scaffali delle attività commerciali rappresenterebbero un “precedente” preoccupante, ingombrante in ambito occidentale.
E, comunque, un’azione fortissima e di chiara “ingiustizia” sociale.
Un provvedimento “asiatico”, come detto.
Perchè solo in determinati contesti del territorio asiatico, infatti, le e-cig sono gravate da divieti nelle relative vendite.
Senza pensare che, se ti beccano a svapare, da quelle parti (asiatiche) si rischi pure il carcere.
A queste conclusioni il Connecticut non è approdato. Non ancora, almeno.

Ancor di più il controllo e la supervisione del Governo cinese sul settore delle sigarette elettroniche.
Un’ombra (ancor più inquietante) quella che si allunga sugli operatori del vaping del remoto Paesone asiatico.
Come da linee guida normative presentate dal Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione e dall’Amministrazione statale del Monopolio del Tabacco, infatti, il Governo cinese intende procedere ad una regolamentazione del particolare settore che estenda a quest’ultimo quella disciplina già in essere sui prodotti del tabacco.
Global Times, una sorta di tabloid di Stato, riferisce come i regolamenti cinesi sulla gestione del tabacco “saranno rivisti al fine di rafforzare la supervisione e l’amministrazione sulle sigarette elettroniche” nonché su tutti gli “altri nuovi prodotti del tabacco”.
Una stretta, pertanto, quella che si preannuncia sul cosmo e-cig che, in realtà, non è che se la passi bene – già ora – in terra cinese.
Ebbene si, perchè, nonostante in Cina vi sia il maggiore produttore mondiale di sigarette elettroniche, il mercato è ancora parzialmente sviluppato proprio a causa del precario status normativo posto a disciplina dei prodotti. 

NEL PAESE 307 MILIONI DI FUMATORI

In più, da Novembre 2019, è fatto anche divieto di e-commerce, con conseguente ed inevitabile frenata delle vendite e conseguente “virata” di molte aziende che, per sopravvivere, sono state costrette a ripiegare nella classica forma di vendita tramite negozio.
Insomma, per essere chiari, piove sul bagnato.
La sfera passa al Monopolio di Stato che, a quattro mani con il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione, opererà al fine di sviluppare nuovi meccanismi di regolamentazione del mercato.
Tutto questo si incastona in un quadro che, dal punto di vista della pubblica sanità, è abbastanza drammatico.
In Cina, infatti, si consumano, annualmente, circa 2,5 milioni di tonnellate di sigarette: una vera e propria ciminiera con 307 milioni di fumatori, addirittura in numero maggiore rispetto all’India.
Ma, “giustamente”, per i cinesi il problema è il vaping

Le avvertenze sui prodotti del vaping non possono e non devono avere lo stesso tenore di quelle impresse sui pacchetti di sigarette.
Questo perchè le due tipologie non possono essere equiparate – tutt’altro! – nella scala dei rischi in capo all’uomo.
A sottolineare il particolare aspetto Tikki Pangestu, principale esponente filippino per quel che riguarda l’ambito delle alternative al tabacco.
“Le avvertenze per la salute sui pacchetti di sigarette non dovrebbero essere le medesime che si rinvengono sugli involucri delle sigarette tradizionali e su quelli dei prodotti alternativi. 
Il motivo è abbastanza evidente: le sigarette elettroniche e gli Htp, in generale, hanno dimostrato ampiamente di essere, in una misura compresa tra il 90 ed il 95%, meno dannosi delle combustibili”.

Docente presso la Yong Loo Lin School of Medicine presso l’Università nazionale di Singapore nonché con ruoli di vertice presso l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’esperto ha chiarito, quindi, come i cosiddetti “modelli di avvertenze per la salute” in accompagnamento ai prodotti svapo dovrebbero essere “proporzionati, nel relativo tenore, al rischio di prodotti senza fumo”.

“ELETTRONICHE MENO NOCIVE DELLE COMBUSTIBILI”

Lo stesso ha evidenziato come tale tipologia di dispositivi, “sebbene non completamente priva di rischi, siano significativamente meno nocivi  delle sigarette combustibili”.
“Tali avvertimenti, questo si – ha spiegato ulteriormente Pangestu – dovrebbero certamente indicare come siffatti prodotti siano destinati esclusivamente al consumo di un solo pubblico adulto e come non dovrebbero essere utilizzati dai giovani.
In ogni caso, ci sono molti fattori da considerare nello sviluppo di regolamenti ma, a mio avviso, tali regolamenti devono essere basati sulla scienza e sule prove disponibile relativamente ai prodotti senza fumo”

Lo studioso, tuttavia, ha anche osservato come le Istituzioni filippine“per quanto aperte all’ascolto delle opinioni di diverse parti interessate, tendano ad essere influenzate da altri fattori piuttosto che dalla scienza.
Credo che il governo filippino sia abbastanza aperto ad ascoltare opinioni e punti di vista dei vari stakeholder –
 ha concluso il ricercatore – ma, alla fine, il Governo finisce per prendere decisioni che non si basano solo su prove scientifiche ma tengono in considerazioni altri fattori quali quelli politici, economici e socio-culturali”.

Un appello all’Organizzazione mondiale Sanità.
E’ quello che viene rivolto dalle associazioni pro vaping dell’Asia e del Pacifico riunite sotto la sigla “Caphra”, vale a dirsi la “Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates”.
Dal sodalizio, in particolare, si chiede che l’Organismo internazionale, massima Istituzione operante su scala mondiale in termini di politiche sanitarie, ponga in essere, con riferimento all’ambito dei prodotti alternativi, le proprie scelte sulla base di “fatti scientifici, metodologie e principi solidi”.
Il sollecito del “Caphra”, per così dire, viene in vista della programmata riunione biennale della Convenzione quadro dell’Oms per il controllo del tabacco che si svolgerà nel mese di Novembre del 2021.
E che, come trapela dalla guida pre-conferenza già posta all’attenzione delle parti interessate, sembra avere presupposti non molto rosei nella prospettiva di quanti promuovono lo svapo quale misura di smoking cessation.
Le politiche dell’Organizzazione mondiale Sanità, purtroppo, appaiono orientate verso un discorso di appiattimento cieco ed insensato.

L’OMS E LA LINEA DELL’ASTENSIONISMO

Stretta sul fumo – si – ma allo stesso modo chiusura ai prodotti alternativi.
L’idea dell’Organizzazione mondiale Sanità, infatti, è quella di sconfiggere il fumo con un discorso di puro astensionismo.
Arrivare all’obiettivo senza “compromessi”, senza prendere in considerazione il fatto che il percorso di “smoking cessation”, per determinati soggetti, possa e debba necessariamente essere fatto di passi intermedi, graduali.
Non potendosi pretendere tutto e subito.
Ed, invece, l’Oms continua ad insistere sul fatto che prodotti quali sigarette elettroniche e liquidi siano “dannosi e pericolosi come il tabacco combustibile” e, in quanto tali, meritevoli di “essere vietati o fortemente limitati”.
Attraverso la petizione, ancora, Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates ha chiesto all’Oms ed alle Autorità sanitarie operanti su scala planetaria e locale di procedere a regolamentare la materia sulla base di solidi dati scientifici.
Soprattutto, andando a prevedere di includere la partecipazione delle categorie dei consumatori nei processi decisionali.

Ancora una volta le tesi dei complottisti anti-svapo vanno a farsi benedire.
Il nuovo colpo per i criticoni della sigaretta elettronica arriva dall’Università del Michigan e, nello specifico, da approfondimento condotto dal team capitanato dal professore Rafael Meza, docente associato di Epidemiologia e Salute globale.
Ad essere analizzate sono state, in particolare, gli stili di fumo della fascia anagrafica 12-17 anni come evolutesi tra il 1991 ed il 2019.
Ebbene, l’analisi ha potuto appurare come, mentre nell’arco temporale 1991-1998 l’incidenza tabagista in quella fascia d'età fosse cresciuta di circa il 4,9%, nel periodo tra il 2012 ed il 2019 – quello coinciso con l’avvento della sigaretta elettronica sul mercato – la medesima incidenza di fumo, sempre con riferimento alla uguale fascia di età, fosse crollata del 17%.
“Il calo generalizzato nell’utilizzo della sigaretta è qualcosa da evidenziare e celebrare – così ha esposto Meza – e suggerisce come lo spaccato derivato, in realtà, sia la fotografia di uno schema più ampio e generale, con i ragazzini che, di fatto, non sono più interessati a fumare “.
Inoltre – ancora il professionista della “Michigan” – quello che abbiamo scoperto è che il calo del fumo è accelerato”.

LA SIGARETTA ELETTRONICA HA INVERTITO CONSUMI FUMO

Tutto questo sbugiarderebbe, quindi, le teorie del “gateway”.
Quelle secondo le quali, cioè, la e-cig farebbe da porta di ingresso nel mondo del fumo.
Il rapido aumento nell’uso di sigarette elettroniche – commenta ancora Meza – non ha assistito ad un aumento, in parallelo, di quelle classiche.
Contrariamente, come detto, si è avuta una accelerata nella flessione dei consumi di quest’ultime”.

Ovviamente, lo svapo tra minori non è qualcosa di condivisibile, sia chiaro.
Quello che si vuole far presente – per puro amore della verità – è che, anche con riguardo a questa fascia anagrafica, la sigaretta elettronica non gioca affatto il ruolo di corsia preferenziale verso un futuro uso della sigaretta.

Cerotti alla nicotina, farmaci vari. Nulla di tutto ciò.
L'opzione migliore, più efficiente in ottica di smoking cessation era e resta quella rappresentata dalla sigaretta elettronica.
Con buona pace dei complottisti anti-svapo.
A confermarlo ulteriore studio condotto dalla King’s College di Londra.
I ricercatori hanno potuto appurare, a conclusione di attività protrattasi per più mesi, come i prodotti del vaping siano quelli che, in parole povere, danno i risultati migliori in quest'ottica.
La ricerca in questione, le cui risultanze sono state diffuse sul Magazine “Addiction”, ha focalizzato l'attenzione su 1155 persone di età compresa tra i 18 e gli 81 anni ripartite in tre fasce: fumatori, ex fumatori (che avevano smesso da massimo un anno) e svapatori.
“I nostri risultati – ha fatto presente il dottor Máirtín McDermott, ricercatore presso il National Addiction Center e autore dello studio – mostrano come, se usate quotidianamente, le sigarette elettroniche possano aiutare le persone a smettere di fumare.
Questi risultati –
 ha proseguito il medesimo – sono in linea con la ricerca da noi effettuata precedentemente e rinnovano le nostre convinzioni rispetto al fatto che le sigarette elettroniche siano un aiuto più efficace, in ottica di “smoking association”, rispetto alla terapia sostitutiva della nicotina e ai farmaci prescritti”.

L’IMPORTANZA DELL’USO QUOTIDIANO

Un argomento centrale è quello legato all’assiduità nell’utilizzo della sigaretta elettronica giacche un “rapporto” quotidiano limiterebbe in modo importante i rischi di ricaduta nelle “bionde”.
Le cifre in Inghilterra, intanto, circa i fumatori, sono in significativa diminuzione ma il fumo continua ad essere nel Regno Unito una macchina di morte: 75.000 sono ancora i decessi annuali legati alle sigarette.
Una considerazione conclusiva, poi, viene dagli studiosi con riferimento all'atteggiamento di intransigenza dell’Organizzazione mondiale Sanità che, come a tutti noto, già poco “propensa” alle e-cig, ha, nello specifico, dichiarato aperta guerra a quelle a dispositivo aperto.
“L’Oms è particolarmente preoccupata dalla fattispecie delle sigarette elettroniche a sistema aperto, dal momento che si ritiene come esse potrebbero consentire all’utente di aggiungere sostanze nocive o livelli più elevati di nicotina – in tal modo si è espressa la dottoressa Leonie Brose, dello stesso gruppo di ricerca – Tuttavia – ha continuato e concluso la medesima – abbiamo dimostrato che tale tipologia di e-cig, nello specifico, rappresenti un supporto fondamentale a pro di quanti vogliano abbandonare il vizio nel momento in cui il loro utilizzo sia giornaliero.
Un dato “fattuale” che non può essere non tenuto in considerazione”.

Persone anziane ed operatori dei servizi pubblici essenziali.
Ma anche i fumatori.
In Illinois, Stati Uniti d'America, quest’ultima categoria, ovvero quella rappresentata dai consumatori di bionde, è stata posta tra quelle che potranno accedere alla vaccinazione anti Covid prioritariamente rispetto al resto della popolazione.
In questa direzione disposizione del Dipartimento della Salute facente capo al Governatore Pritzker.
“I fumatori sono molto più vulnerabili delle persone normali dal momento che il fumo compromette il funzionamento del sistema immunitario, e ciò avviene, ovviamente, in modo proporzionale al numero di sigarette fumate ed al più o meno maggior periodo da tabagista, rendendo il sistema meno efficace nel contrastare infezioni di natura virale e batterica”.
Così ha spiegato Samuel Kim, chirurgo toracico al Northwestern Memorial Hospital, “consulente” del Governo dell’Illinois.

“NICOTINA E’ UNA DROGA CHE CREA DIPENDENZA”

Il medesimo precisa  ulteriormente
La nicotina è una droga che crea dipendenza.
Bisogna ribaltare la prospettiva di ragionamento e non pensare più alle sigarette come ad un’abitudine, un vezzo.
Bensì come ad una vera e propria dipendenza.
Solo approcciando in questi termini il discorso fumo – 
ha quindi concluso Kim – si potrà avere un giusto inquadramento”.
Illinois, quindi, quale unica regione – a quanto parrebbe – anche in ambito internazionale ad avere incluso i fumatorie nella corsia preferenziale verso il vaccino considerando quest’ultimi come soggetti a rischio in caso di infezione.

Paradossalmente, però, questo dato è in forte discussione: una ricerca francese, ripresa e confutata da altri team di esperti, ebbe invece a dimostrare come, tra gli ospedalizzati Covid, vi fosse una bassa percentuale di tabagisti.
Più bassa rispetto alle medie che si rinvengono nella popolazione generale.
Un discorso molto attenzionato dal momento che si intuisce come la nicotina possa in qualche modo rappresentare un fattore protettivo, legandosi alle cellule e rendendole meno recettive del virus.
Una “base” di ragionamento che, quindi – ma il discorso è veramente embrionale – potrebbe rappresentare un valido punto di partenza in chiave farmacologica.