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Un matrimonio tra grandissimi.
Tra una grandissima della sigaretta elettronica, la cinese Geekvape, ed una big del mondo pallonaro, il Paris Saint Germain, da qualche anno in mano ad emiri che non lesinano spese nel tentativo (ad oggi non riuscito) di condurre i transalpini ai vertici europei della “pelota”.
Ebbene, i due colossi si sono incontrati e sono convolati a nozze.
L'azienda asiatica di Shenzhen diviene partner ufficiale di Neymar, Mbappe e compagni: un patto che andrà a prevedere tanti soldoni sul tavolo e la pianificazione, a quattro mani, di spot e campagne varie.
La "prima" della sigaretta elettronica nel "football".
Del resto la potenza economica di Geekvape è notevole, impattante: si pensi che la medesima vanta un portafoglio di 13 milioni di clienti ed un seguito social pari a 1,1 miliardi di utenti.
Il Psg, quindi, aggancia la sua immagine a quella dei cinesi e viceversa.
Perchè anche il brand del Paris è, nonostante lo scarso palmares europeo, visto come equivalente di forza di investimento, di grandi firme.
Si consideri come l'ultima campagna acquisti sia riuscita, quest'anno, in un calciomercato che è globalmente totalmente fermo, a portare al Parco dei Principi, tutto d'un botto, stelle come Donnarumma, Sergio Ramos, Wijnaldum ed il nerazzurro Hakimi.
Sulle piattaforme dei due “marchi” abbonda la pubblicità per reclamizzare l'accordo intrapreso: un accordo che viene sbandierato ai quattro venti anche dai parigini che hanno del marchio di e-cig non già uno sponsor qualsiasi ma quello “main”.
Il partner numero uno.
“Diamo il benvenuto a Geekvape nella famiglia del Paris Saint-Germain – ha commentato Marc Armstrong, Chief Partnerships Officer del team calcistico -
Entrambi condividiamo la stessa determinazione nell’abbinare eccellenza ed eleganza”.
Ora, però, è da comprendere quale potrà essere la reazione di qualche Istituzione super puritana che potrebbe non vedere di buon occhio la presenza sulle magliette del brand asiatico: scommettiamo che, presto, "qualcuno" verrà a sollevare la questione?

“E’ giunto il momento che gli Stati Uniti d’America valutino in modo deciso la possibilità di depenalizzare il consumo della marijuana”.
A farlo presente, con una uscita che ha spiazzato l’opinione pubblica americana, il “Chirurgo generale” degli Stati Uniti d’America, Vivek Murthy. Ma chi sarebbe tale “Chirurgo”?
Con tale definizione si indica colui che, negli States, occupa un ruolo di altissimo livello nel sistema delle Istituzioni sanitarie americane.
In particolare, il medesimo è anche Capo esecutivo dello United States Public Health Service Commissioned Corps, ovvero una sorta di Servizio di Sanità militare.

IL RUOLO DEL CHIRURGO GENERALE
Anche portavoce delle questioni di Salute pubblica all’interno del Governo federale, quella del chirurgo è nomina di diretta designazione presidenziale.
A dirla breve, uno dei pezzi grossi nel Sistema sanitario Usa.
Ebbene, l’attuale “Chirurgo generale” Murthy – per la prima volta nel ruolo si rinviene un uomo di origine indiana – ha invocato la immediata depenalizzazione del consumo di marijuana sia a livello dei singoli Stati sia a livello federale.
Quasi la metà dei singoli “States” ha già provveduto a derubricare dal Codice penale lo specifico reato che, però, resiste ancora nell’altra metà delle cinquanta realtà che compongono l’Unione stars and stripes.
“Non penso che sia utile per la società – ha sottolineato l’interessato – rinchiudere le persone per uso di marijuana, non credo che ciò rappresenti un bene per nessuno.

COSA FARÀ BIDEN?
Quando si tratta di marijuana – ha spiegato ancora l’altissimo funzionario – penso che dobbiamo lasciare che la scienza ci guidi.
E sappiamo che la scienza ci dice che ci sono alcuni benefici insiti nel consumo della marijuana da un punto di vista medico. Ma ci sono anche alcuni danni che dobbiamo considerare e senz’altro valutare al fine di adottare le giuste politiche”.
Così Murthy, uno che, a fronte di tanti e tali aperture in tema di marijuana, si mostra, però, assolutamente lontano dalle teorie del minor danno da fumo. Ma questo è altro discorso.
E Biden?
Biden si trova ancora in una posizione di forte dubbio rispetto alla possibilità di una legalizzazione delle cosiddette droghe leggere. L’ “outing” di Marthy, però, che è sua figura fiduciaria, ovvero di diretta nomina presidenziale, mette, in un certo senso, in una posizione scomoda il numero uno della Casa bianca.

Bisognerebbe incoraggiare il fumatore a passare ad una opzione quale la e-cig.
Che è sicuramente portatrice di una nocività estremamente inferiore.
Necessiterebbe incentivare, invogliare, sempre che l’obiettivo sia quello di arginare il problema-fumo e quello della mortalità e della morbilità ad esso correlati”.
Una sonora spallata ai telebani anti-svapo viene da Nancy Loucas, co-direttore di Avca-Aotearoa Vapers Community Advocacy.
L'esponente, tra le principali interpreti, su scala internazionale, dei principi del minor danno da fumo, indica quale dovrebbe essere la direzione da seguire da parte di quanti, Istituzioni e Organi vari, si riempiono la bocca di proclami anti-fumo.
Una solfa pesantissima, una tiritera che va per le lunghe da decenni.
Ma che si ostina sul diktat del tutto o niente.
Smettere di fumare e basta: questo quello che auspicano in troppi, manco vi fosse una bacchetta magica a disposizione dei tabagisti che...tac...e hai smesso di fumare.
“Non dobbiamo dimenticare – spiega ancora il vertice di Aavca - che il processo di smoking cessation è, già di per se, per questioni di dipendenza, passaggio delicato per il soggetto interessato.
Se a questa difficoltà di partenza sommiamo impedimenti di ordine burocratico, non facciamo altro che perdere significative opportunità per abbattere i numeri dei fumatori”.
In soldoni: se si vuole cogliere i risultato di far crollare i tassi di utilizzatori di classiche, non si devono mettere i bastoni tra le ruote al vaping che è lo strumento più efficace per dire addio alle bionde.
Se, invece, si persegue in restrizioni e paletti a discapito del mercato della sigaretta elettronica, se ci si arrocca su fantasmagoriche posizioni del tipo “chi svapa poi fumerà”, non ci si potrà attendere un crollo verticale delle cifre del fumo.
Un settore non da limitare ma da incentivare, in definitiva “Anzichè pensare a limitazioni – chiude la Loucas - proporrei quanto segue: dato che molti fumatori transitano alle sigarette elettroniche poichè incentivate dagli aromi dolci e fruttati dei liquidi, varrebbe la pena di vendere questi e-liquid laddove si vendono le sigarette”.
Il problema e la soluzione, l'uno accanto all'altro, sul medesimo bancone: troppa grazia?

Brookline, cittadina del Massachusetts - nulla a che fare con il mitico ponte delle chewing-gum - che si appresta a piazzare un primato negli States.
A Brookline, infatti, sarà presto proibito vendere sigarette, prodotti a base di tabacco in generale nonchè sigarette elettroniche a quanti sono nati dal 1 Gennaio 2000 in poi.
La norma è praticamente già confezionata ed entrerà in vigore già nel mese di Agosto.

SARA’ UN DIVIETO A “SCALARE”
Da subito, quindi, sarà proibito vendere “bionde” ed e-cig ai ventunenni: con l’avanzare degli anni, ovviamente, il divieto si estenderà ed andrà a comprendere una fascia anagrafica sempre più ampia.
Quando si sarà nell’anno 2040, ad esempio, atteso che rimanga valido questo “regolamento”, a Brookline non si potranno vendere tali prodotti agli under 40.
E’ una previsione molto estrema che mira a cogliere l’obiettivo di una “prima generazione senza tabacco e senza vapore nella Nazione”.
La norma locale è stato votata nel Novembre 2020 dai funzionari locali e, pochi giorni or sono, la stessa ha incassato il “nulla osta” da parte di Maura Healey, Procuratore dello Stato, che ha escluso che la specifica disciplina potesse violare leggi federali o “regionali”.

SODDISFATTE LE ASSOCIAZIONI SANITARIE
Ovviamente, la nuova disciplina ha suscitato le reazioni più disparate.
Le associazioni sanitarie, ad esempio, stanno plaudendo in modo convinto ma vi è anche chi, al contrario, ha parlato di “misura ridicola”.
Come Clive Bates, ex Direttore dell’inglese Ash, che non ha mancato di ricordare come le politiche del proibizionismo presentino sempre una faccia della moneta meno gradevole.
Come quella del contrabbando.
La storia, infatti, insegna come laddove si siano banditi dei beni di consumo, la "domanda" abbia finito per rivolgersi al mercato dell’illecito, del “nero”.
Che, ovviamente, è denso di rischi dal momento che entro di esso difettano sicurezza e controlli.
Un rischio, forse, volutamente ignorato 

In Francia si sta per consumare un improvviso divorzio.
Quello tra le spiagge e le sigarette elettroniche.
Ebbene si perchè Oltralpe si "annusa" una pericolosa tendenza che è quella di voler vietare l'uso della sigaretta elettronica tra sdraio ed ombrelloni.
Si tratta, per così dire, di una estensione di una norma che già da anni è in essere sul territorio francese e che fa divieto di fumare, appunto, "in riva al mare".
Il problema, ovviamente dalla prospettiva degli svapatori, è che si registra un trend ad espandere anche agli utilizzatori di e-cig i paletti già vigenti per i colleghi tabagisti.
Quest'anno, in particolare, il Principato di Monaco ha già bannato sia fumo che svapo e analoga decisione è stata già assunta da tutta una cifra di Comunità minori.
Ma non pare essere finita qua, tutt'altro.
Si parla con insistenza anche di prossime iniziative a Cannes, Nizza, Marsiglia.
A promuovere questa "spinta" è stata la Lega contro il cancro transalpina che ha lanciato, appunto, la campagna delle cosiddette spiagge senza tabacco.
Inizialmente, quindi, la "cosa" riguardava solo le classiche ma, con tutta evidenza, vi sono state pressioni per far di tutt'erba un fascio.
Perchè, si sa, restando in tema di detti e proverbi vari, mal comune è mezzo gaudio.
Il principio invocato è quello della tutela della salute: secondo quanti promuovono queste restrizioni, infatti, fumo e vapore passivo sarebbero nocivi.
Laddove è evidente, però, come mettere sul medesimo piatto della bilancia le due situazioni sia una palese forzatura.
Ma tant'è.
La netta sensazione è che la componente salute si fermi ad un certo punto del discorso per poi lasciarsi spazio a tutta una serie di diverse ed ulteriori valutazioni.
I provvedimenti, ancora, hanno carattere locale, non conseguono a decisioni statali: nella corrente stagione 2021 i danni per gli amatori del vaping sono stati ancora contenuti ma la sensazione è che, a partire dalla prossima estate, non mancheranno le brutte sorprese.

Dopo il grande no, una consolazione, forse magra, per Sha’Carri Richardson.
Un'azienda di svapo americana, infatti, è pronta a ricoprirla di oro (dollari).
Si tratta dell'azienda "Dr.Dabber" che, in pratica, ha messo sul piatto il bel gruzzoletto per avere la ginnasta come testimonial dei suo prodotti.
La Richardson, ventuno anni, è una star dei centro metri: giovanissima ma già affermata, le sue prestazioni le avevano consentito di qualificarsi per i Giochi di Tokyo, prossimi allo "start".
Uno spinello, però, le ha messo una sgambetto, e che sgambetto.
La ragazza, infatti, per colpa di quella "debolezza", è stata pizzicata positiva ad un controllo routinario anti-doping (positiva, in particolare, al Thc).
Per lei è arrivata una squalifica di trenta giorni e l'estromissione dalla squadra Usa pronta a giocarsi le medaglie olimpioniche.
Una estromissione dal team nonostante la squalifica termini, nei sui effetti temporali, prima della cerimonia di apertura della competizione internazionale.
Una beffa tremenda per l'atleta che ha rivelato, poi, di essersi concessa la "divagazione" perchè colta da un momento di "crisi" successivo alla morte della madre.
Ma le leggi, purtroppo, non ammettono cedimenti.
Paga un durissimo prezzo, la Richardson.
Un prezzo che è dal gusto amarissimo e beffardo dal momento che metà degli Stati "stars and stripes" ha depenalizzato, a livello regionale, l'uso delle droghe leggere.
Ed anche al Governo federale tira un'aria molto possibilista rispetto ad un atteggiamento legislativo che sia più soft verso queste sostanze.
Ma tant'è.
Meno male, però, che è arrivato "Dr.Dobber" con la sua proposta che sarà molto difficile da rifiutare: si presterà la super-atleta a...prestare il suo volto e la sua fama a e-liquid ed e-cig?
La trovata, in ogni caso, è da strateghi del marketing: un corpo atletico, perfetto quale quello della ventunenne di Dallas accostato al vaping.
Un "colpo" che consentirebbe di far guadagnare "appeal" ad un intero settore

La sigaretta elettronica è un metodo per smettere di fumare che si rivela efficace come se non più degli altri "tradizionali".
Arriva dal Belgio la incoraggiante conclusione di una nuova ricerca che
rafforza le "tesi" di quanti sostengono che le e-cig rappresentino una valida strategia in ottica di smoking cessation.
Un gruppo di studiosi, in particolare, ha reclutato 244 fumatori intenzionati a dire addio alle bionde.
Gli stessi sono stati suddivisi in due gruppi: con uno è stata adoperato lo "svapo" quale "terapia" per la disassuefazione dalla dipendenza; con l'altro, invece, dispositivi quali cerotti e pillole.
A sette mesi dall'avvio del percorso, si era potuto riscontrare come un terzo degli "adepti" avesse colto il traguardo dell'astinenza.
Ma il dato di grosso significato è vissuto nel fatto che la maggior parte di questi era concentrata nella "coorte" di quanti erano stati trattati con la sigaretta elettronica.
Un ulteriore indizio, quindi, che si somma ai tanti già prodotti dalla scienza e che indica, in modo chiaro, come il vaping non sia, come fantastica qualcuno, complice del problema tabagismo bensì sua possibile soluzione.
Ma tant'è.
Del resto, riscontri importanti, in tal senso, sono stati colti da Organismi di primissimo spessore.
Si pensi a Public Health England, vale a dire il Ministero della Salute di Sua Maestà: l'Istituzione governativa ha acclarato come 50.000 fumatori riuscirono a salutare per sempre le "classiche", nel Regno Unito, nel solo 2017.
E come da cifre snocciolate sempre da PHE, il vaping è risultato essere il supporto più utilizzato nel Paese per cestinare il fumo.
Se ne è servito, nel dettaglio, il 27,2% degli inglesi che hanno tentato il particolare percorso nel corso del 2020.
Vale a dire quasi un inglese su tre ha cercato il sostegno di tale soluzione per sottrarsi alla condizione di tabagista.
E' chiaro che, se lo Stato sostiene questa "possibilità", il risultato sarà certamente più prolifico rispetto a quei contesti ove, invece, si assiste ad infondati boicottaggi

Si chiama "Clinica della svapo" ed è una delle ultime novità pensata nel Regno Unito per aiutare i fumatori a sottrarsi alla dipendenza dal fumo.
La Vpz, infatti, azienda che opera nel settore delle sigarette elettroniche, ha inaugurato a Newbridge, in Irlanda, la "Vape Clinic".
Consulenti formati dall'azienda accoglieranno fumatori che non riescono a "slacciarsi" dalla dipendenza tabagista accompagnandoli, grazie al supporto della sigaretta elettronica, lungo un percorso di disassuefazione.
E' un progetto avveniristico, in un certo senso, ma che riflette l'impostazione anglossassone di grandissima fiducia verso il settore del vaping.
Vpz si dice assolutamente certa di come l'esperienza della "Vape clinic" sarà positiva tanto da attivare la formula del "soddisfatti o rimborsati": ciò significa che se, teoricamente, un "paziente" non riuscisse a smettere con il metodo indicato, si vedrebbe restituita la somma versata per il pagamento delle cure.
Ma non è tutto: l'intenzione è quella, infatti, di "inaugurare" una rete di "cliniche" su tutto il territorio della "United Kingdom".
Il programma sarà personalizzato sulla base della storia, delle caratteristiche e delle condizioni di salute della singola persona: un programma "unico" che, a detta dei promotori, avrà tassi di successo praticamente totali.
L'esperienza della Vape Clinic viene monitorata già con forte attenzione da parte delle Istituzioni sanitarie del Regno Unito, quella inglese su tutte: se si dovessero confermare le positive aspettative, non è escluso che questo modello potrebbe essere "importato", in futuro, come percorso e metodo ufficiali.
Soprattutto in Inghilterra, si registra da sempre, da parte degli Organi governativi, una forte apertura verso il discorso di alternative quali le e-cig: l'obiettivo della Sanità inglese è quello di sconfiggere la piaga rappresentata dal fumo e ciò lo si persegue non in modo "talebano" (smettere e basta) ma con un atteggiamento di buonsenso che ruota, come a noi noto, attorno al discorso centrale del minor danno

Brutte nuove per gli svapatori del Connecticut, Stato Usa da 3,5 milioni di abitanti del New England Meridionale.
Il Governo regionale, infatti, ha approntato un disegno legislativo che, di fatto, andrà a bannare lo svapo in tutti gli spazi pubblici al chiuso.
La cosa singolare, ma cui ormai ci si sta giocoforza abituando, risiede nel fatto che le previsioni si innestano in un più ampio contesto di programma normativo di previsioni anti-fumo e di legalizzazione della cannabis.
Ebbene si, norme anti-fumo, norme la cui logica primitiva è quella di arginare la piaga del tabacco ma che, per meccanismi particolari, finiscono per calamitare nel vortice dei divieti anche le e-cig.
In buona sostanza si farebbe prima a dire dove sarà consentito fare uso delle sigarette elettroniche piuttosto che il contrario: il divieto, infatti, è prossimo ad entrare in vigore presso hotel, motel, strutture correzionali, case di cura.
Ma anche scali ferroviari, incluse le aree di attesa, edifici sanitari, attività commerciali per la vendita di alimentari, ristoranti, scuole, alberghi, università.

NIENTE SVAPO ANCHE PER UNA FASCIA DI 25 PIEDI ATTORNO AI LUOGHI VIETATI
Una “stretta” che desta stupore giacchè le fattispecie di leggi statali che fanno divieto di utilizzo di e-cig sono non rare nel Continente asiatico ma ancora relativamente rare in quello euro-americano.
In ogni caso, le restrizioni non si rivolgono solo agli spazi al chiuso ma vengono estesi, come in una sorta di fascia di sicurezza, anche ad un raggio esterno di “25 piedi” dai contesti dove è proibito svapare.
Ovvero: se in un edificio scolastico è vietato fare uso di prodotti del vaping, non lo si potrà fare neppure nello spazio esterno per circa 25 piedi.
Che equivalgono, richiamando la nostra unità di misura, a circa 7,5 metri.
Il problema sta tutto in un capovolgimento della prospettiva di ragionamento: in determinate realtà si continua a ritenere fumo e svapo come strettamente interconnessi, come due facce di un medesimo problema considerandosi la sigaretta elettronica quale corsia preferenziale verso le bionde.
La sigaretta elettronica, invece, come soluzione del problema e non come parte di esso: sarà questo il dato da affermare, la scommessa che si dovrà vincere per il bene di milioni di svapatori e, soprattutto, di fumatori che si rinvengono in un pò tutto il mondo

Un attacco alquanto tosto, e a filtri zero, quello che giunge, all’indirizzo dell'Organizzazione mondiale della Sanità da Nancy Loucas, Coordinatrice esecutiva di Caphra e Direttrice di Avca (Aotearoa Vapers Community Advocacy).
Senza mezze parole, diretta il giusto, l’esponente le ha “cantate”, come usa dirsi, alle alte sfere dell’Organizzazione mondiale della Sanità per le discutibilissime strategie di contrasto al fumo ad oggi intraprese ed alla luce dell’altrettanto discutibile atteggiamento che si ha rispetto al cosmo della sigarette elettroniche.
L’Oms – sottolinea la medesima – è diventata famosa per essersi posta aggressivamente rispetto al vaping e ciò nonostante tutti i dati scientifici disponibili che sono a favore dell’uso della sigaretta elettronica quale strumento per la riduzione del danno da tabacco”.
Questo modus agendi dell’Organizzazione mondiale della Sanità non sarebbe affatto frutto del caso, precisa ulteriormente la Loucas, ma a doppio mandato connesso
ad interessi ed importanti questioni di ordine economico.

L’OMBRA DI BLOOMBERG E GATE FOUNDATION
Gli interessi dell’Oms hanno compromesso le informazioni divulgate alle Comunità nel solo ed unico scopo di “servire” e favorire gli interessi politici e
finanziari di Bloomberg Philanthropies e della Gates Foundation, che forniscono quasi la metà di tutti i finanziamenti che entrano nelle casse dell’Organizzazione mondiale Sanità”.
La massima Istituzione planetaria in fatto di tutela della salute e di politiche sanitarie sarebbe, quindi, come rimarca la Loucas, fortemente condizionata dal legame con Bloomberg e Gates Foundation, tanto da compromettere, di fatto, le “comunicazioni” da diffondere alle Comunità.
L’Organizzazione mondiale Sanità sta mentendo – ha chiuso il vertice Caphra – per proteggere i propri interessi finanziari e mantenere un sereno rapporto con i propri donatori privati.
L’Oms non è obiettiva.
Non è concentrata, in modo sincero, sul proprio mandato al fine di promuovere la salute delle persone ed il loro diritto ad avere accesso ad informazioni che consentano alle persone di porre in essere scelte che siano consapevoli rispetto a quello che è il bene più grande, ovvero la salute”