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Cose turche.
Anzi, americane.
In Florida, terra di palme e spiagge senza fine, gli amministratori comunali di Panama City, località balneare di 12.000 anime nella Contea di Bay, a conclusione di quello che è stato definito "un articolato e combattuto percorso politico", hanno stabilito che sulle spiagge ricadenti nel territorio comunale non sarà possibile nè fumare nè svapare.
Niente sigarette classiche, quindi, niente elettroniche.
Nulla di nulla.
Un appiattimento totale in nome di una motivazione che suona come disarmante: le sigarette elettroniche, secondo i legislatori di Panama City, farebbero male nella stessa misura delle bionde.
Fumo e vapore che sia, quindi, si devono tutelare le persone neutre tanto dal fumo passivo tanto dal vapore passivo.
Una prospettiva che è lontanissima dalla teorie del minor danno da fumo, che mette sullo stesso piatto della bilancia il problema e quella che potrebbe rappresentarne la potenziale soluzione.
Ma nessuna meraviglia, alla fine dei conti, desta questa nuova trovata - che fa seguito ad una assolutamente analoga già partorita dallo Stato della California nel 2020: negli Stati Uniti d'America gira così.
Il nemico numero uno è la e-cig.
Tanto per dirne una, infatti, il Congresso americano, come già più volte esposto dalla nostra testata, ha allo studio una legge federale che punta a introdurre, su tutto il territorio degli States, il divieto di vendere e-liquid aromatizzati - un provvedimento che, per il resto, è già stato anticipato da singole città (vedi San Francisco, giusto a titolo d'esempio) e Governi locali.
Tornando a Panama City, ancora, è anche da evidenziare come la località balneare ha solo anticipato i tempi di quanto, a breve, si avrà in tutto lo Stato della Florida.
Il Governatore repubblicano Ron DeSantis, infatti, sta per ratificare una legge che andrà a imporre il divieto di fare uso di sigarette elettroniche in tutte le spiagge della Florida, nessuna esclusa.
In siti rinomati e da film, quindi, come Miami e Tampa, sarà presto bandito concedersi una sana svapata.


Una delle principali attrattive delle sigarette elettroniche per gli attuali fumatori adulti è l’ampia gamma di aromi offerti ai consumatori.
Le opzioni sono tante quasi quanto i gusti.
Allo stesso tempo, però, si tratta di uno dei rischi principali.
Con l’emergere di marchi a basso costo e di origine sconosciuta, aumentano i rischi per il consumatore.
È quindi essenziale che gli utenti siano consapevoli dell’origine e della qualità dei prodotti che consumano.
Per offrire la migliore esperienza possibile ai consumatori adulti, Relx cerca di offrire un’alternativa agli attuali fumatori adulti, garantendo la qualità e la sicurezza dei suoi prodotti.
A tal fine, lavorano instancabilmente esperti di ricerca e sviluppo per assicurare che vengano prodotti solo e-liquid e dispositivi di vaping della massima qualità possibile, garantendo l’efficacia in tutte le fasi del controllo del vaping.
Grazie alla verifica a livello di nanogrammi degli e-liquid, si garantisce che ogni prodotto superi gli standard di sicurezza.
Il sistema prevede 58 procedure di ispezione, 18 rigorose fasi di controllo e quasi 200 test per garantire coerenza e affidabilità.
Un ambiente internazionalmente certificato che garantisce la conformità allo Standard Relx e agli standard internazionali permette di immettere sul mercato solo capsule in perfette condizioni.
Ma allora, cosa conferisce aroma alla mia sigaretta elettronica?
Gli e-liquid Relx sono realizzati con ingredienti alimentari di qualità, anch’essi rigorosamente controllati e autorizzati all’uso:
Glicerina vegetale. Comunemente utilizzata per la pasticceria. Questo liquido dal sapore dolce è stato approvato dalla Fda e viene utilizzato negli e-liquid per dare una sensazione di spessore alla svapata;
• Glicole propilenico. Comunemente usato per fare il pane. Approvato anche dalla FDA, viene utilizzato negli e-liquid RELX per mantenere il liquido stabile in ambienti diversi.
• Aromi. Sono comunemente utilizzati per gli alimenti e hanno una lunga storia di utilizzo sicuro in molti prodotti. Per questo motivo, RELX utilizza solo aromi alimentari per conferire alle sue sigarette elettroniche sapori meravigliosi;
Sale di nicotina: RELX utilizza questo ingrediente per ridurre il livello di pH del liquido e offrire una sensazione di svapo più morbida.
RELX International
Una qualità che va oltre gli standard del settore.

LE PAROLE DI CHRIS AIKENS

Il quadro dei test per gli e-liquid RELX comprende 54 diversi indici in 17 diverse categorie per verificare la presenza di componenti nocivi o potenzialmente nocivi. Con questo, RELX si impegna a garantire costantemente che solo prodotti di altissima qualità arrivino nelle mani degli utenti e continuerà a valutare e ottimizzare i propri processi e standard.
Inoltre, a fronte delle preoccupazioni dei consumatori circa la presenza di metalli pesanti nel vaping, RELX ha imposto ai suoi e-liquid vaporizzati limiti simili a quelli stabiliti da altri settori, come quello alimentare per le verdure, i chicchi di caffè e altri alimenti.
“La nostra missione è sempre stata quella di fornire agli utenti prodotti che combinano qualità e sicurezza di primo livello e, in quanto marchio responsabile, è fondamentale per noi continuare a spingere i confini scientifici del settore delle sigarette elettroniche, migliorare la qualità, e, in ultima analisi, lasciare la scelta del prodotto al consumatore finale”, conclude Chris Aikens, External Affairs Manager per l’Europa di RELX International.
nota stampa Relx International.

Rapidità d'esecuzione, praticità.
La sigaretta elettronica usa e getta divampa sul mercato.
E la parabola crescente non sembra affatto essere destinata ad arrestarsi.
Questo, quanto meno, è quello che sostengono analisti e ricercatori della Future Market Insights.
Gli esperti, in particolare, hanno stimato che, entro la fine del corrente anno, il mercato mondiale delle cosiddette "monouso" dovrebbe arrivare a toccare la quota tutt'altro che trascurabile di 6,3 miliardi di dollari.
Se permanesse, poi, questo trend, se non dovessero intervenire ulteriori elementi di novità sul mercato o fattori esterni in grado di "spostare" questa parabola, ebbene, permanendo così le cose, il controvalore di mercato dovrebbero arrivare, entro il 2032, a 18 miliardi di dollari.
Il 300 percentuale in più rispetto all'attuale stato di cose, per intendersi, per quanto nei limiti di una metodica che guarda, temporalmente parlando, così lontano.
Un mercato, quello delle e-cig mordi e fuggi, che dilaga particolarmente nel Nord America.
Tra Stati Uniti e Canada, nel dettaglio, si registra la metà dei movimenti economici che si hanno su scala planetaria.
Un business enorme che si lega, cosa prima accennata, alla praticità, alla immediatezza nell'uso.
Nulla pregiudicando alla varietà di liquidi e aromi che, fondamentalmente, è quasi sovrapponibile a quella delle sigarette elettroniche tradizionali.
Senza contare come le usa e getta diano la possibilità, a prezzi più contenuti, di "provare" la soluzione e capire se, quindi, intraprendere o meno la soluzione vaping quale strumento di smoking cessation.
Ovviamente v'è un discorso "ambientale" che si pone di contraltare.
L'impennata nell'utilizzo di questi dispositivi, infatti, significa anche una mole ancora maggiore di materiale che finisce per essere conferito.
E a ciò non si sta ancora provvedendo, da parte di tutti, in modo impeccabile.
Prevedibile che gli Organi istituzionali globali andranno ad approdare, in tal senso, ad una stretta. 
Per quanto non sia ancora chiaro come e cosa debba essere. 

Dal mondo delle automobili a quello della sigaretta elettronica.
Un nuovo player si accinge a mettere piede nel mondo dello svapo.
E, anche in questo caso, il nuovo protagonista arriva dalla Cina.
Si tratta di Byd auto, gruppo sorto nel 2003 e parte della più ampia Byd Company, soggetto a sua volta operativo dal 1995.
Sarà derby, quindi, a Shenzen: la metropoli in questione, infatti, sita nella provincia di Gaungdong – con all’attivo circa 12,5 milioni di abitanti – è il quartiere generale di Byd ma anche quello di Geekvape, numero uno al mondo nel settore della produzione e-cig.
Quanto a Byd, la medesima azienda – che opera anche nella realizzazione di batterie per alimentare dispositivi elettrici – ha ricevuto autorizzazione per la produzione di dispositivi e-cig dalla State Tobacco Monopoly Administration per una delle sue filiali.
Un dato che è stato annunciato dal gruppo sul suo account WeChat.
E già questo è bastato per far schizzare in alto le quotazioni presso la Borsa di Hong Kong nella misura del 12,5 percentuale.

OBIETTIVO QUELLO DI PORSI COME PLAYER DI PRIMO PIANO NEL CAMPO DELLA RIDUZIONE DEL DANNO

Byd – viene fatto presente in un comunicato diffuso alla stampa – vanta già una gamma completa di prodotti di atomizzazione elettronica pronti per essere brevettati e sta investendo in linee di produzione automatizzate.
Attualmente, Byd Electronics – 
è stato ancora esposto – ha completato il layout del brevetto di una gamma completa di prodotti di atomizzazione elettronica e la costruzione di linee di produzione automatizzate, integrando completamente le proprie capacità in termini di ricerca e sviluppo di nuovi materiali, stampi di precisione, progettazione e sviluppo di prodotti e produzione intelligente e si impegna a diventare un soggetto leader nel campo della riduzione dei danni alla salute, fornendo agli utenti prodotti eccellenti di qualità e tranquillità”.
Detto-fatto, in buon stile cinese, le rotative cominceranno a sfornare i primi dispositivi entro le prossime settimane.

Il Portogallo arriva alla resa dei conti con la sigaretta elettronica.
La Direzione generale della Salute del Governo lusitano, infatti, ha pubblicato la “Strategia nazionale del paese per la lotta contro il cancro 2021-2030”, documento che, nel dichiarato scopo di contrastare il fenomeno del tabagismo, punta a ridurre la prevalenza del consumo delle bionde dall’attuale 17% a meno del 14% entro il 2025 e a meno del 10% entro il 2030.
Tutto bene, sia chiaro, se non fosse per il fatto che il Piano in questione non tiene in alcun conto le possibilità dello svapo.
Anzi, lo contrasta apertamente in una equiparazione sigaretta classica-sigaretta elettronica che lascia, quanto meno, perplessi.
“Il piano – commentano dalla World Vaper’s Alliance, cartello internazionale di associazioni che tutela le ragioni del vaping – annuncia una futura regolamentazione anche sugli aromi: ciò può rappresentare un disastro per la salute pubblica”.
“La nicotina – 
sottolineano ancora dalla Wva il Piano del Portogallo – è relativamente innocua e lo svapo è un modo più sicuro per consumarla.
D’altra parte, gli aromi di svapo sono utilizzati da due terzi dei vapers, sono fondamentali per aiutare i fumatori a cambiare ed assicurano che non facciano più ritorno alle sigarette.
Lo sostengono i numeri: i dispositivi aromatizzati sono associati a un aumento del 230% delle probabilità di smettere di fumare negli adulti.
Sia la nicotina che gli aromi sono fondamentali, quindi, per smettere di fumare e, qualora venissero limitati, finirebbero per spingere molti vapers verso alternative meno sicure nel mercato nero o li porterebbero a tornare al fumo”.

L’ASSOCIAZIONE DI MICHAEL LANDL

Dalla associazione guidata da Micheal Landl, altresì, denunciano come sia in itinere “un inasprimento della regolamentazione delle condizioni di vendita, che potrebbe includere il divieto delle vendite online o la loro limitazione ai tabaccai statali, misure che sono in discussione in altri Stati come la vicina Spagna.
Anche in questo caso, non si farebbe altro che costringere molti vapers a fumare di nuovo.
Le normative sullo svapo, piuttosto, dovrebbero essere intelligenti e assicurarsi che vengano messe in atto le necessarie restrizioni di età per impedire ai minori di iniziare a svapare mantenendo i prodotti ampiamente disponibili, invece, per gli adulti”.

La regolamentazione al vaglio del Governo di Lisbona, ancora, prevede un’estensione delle aree no-svapo, sulla base della convinzione che lo svapo passivo possa essere equiparabile, quanto a danno, al fumo passivo.
Ma aspetto preoccupante è anche quello che vive nelle intenzioni di aumentare i prezzi delle sigarette elettroniche.
Le vendite di sigarette elettroniche – sottolineano dall’associazione dei no vaper – sono molto reattive alle variazioni di prezzo e l’uso dello svapo potrebbe essere effettivamente ridotto da un aumento dei prezzi o da una maggiore tassazione.
Ma tale politica spingerebbe molti vapers a consumare nuovamente sigarette danneggiando la salute pubblica e aumentando l’incidenza del cancro.
Ultimo ma non meno importante aspetto – 
ancora dalla Sigla – il Ministero della Salute portoghese prevede di promuovere la cessazione del fumo, ma non menziona come lo svapo sia il metodo di cessazione dal fumo di maggior successo.
Rispetto ad altre terapie sostitutive della nicotina, lo svapo è quasi il doppio più efficace.
Il Portogallo –
 la conclusione – dovrebbe seguire le politiche dell’Inghilterra e abbracciare ufficialmente lo svapo come strumento per smettere di fumare”.

“Associazioni dell’uso del tabacco senza fumo con il rischio di malattie cardiovascolari: Insights From the Population Assessment of Tobacco and Health Study”.
È questo l'intitolazione di un nuovo approfondimento che dimostra come il passaggio dalla sigaretta tradizionale ai prodotti alternativi sia foriero di un vantaggio indiscutibile dal punto di vista cardiovascolare.

A condurlo ricercatori di quattro università statunitensi: vale a dirsi la Ucla, l’Uc San Francisco, la Boston University e l’Università del Texas ad Arlington.
Ad essere posti sotto esame 4.347 adulti di cui sono state analizzati le urine ed il sangue: una coorte di persone alquanto variegata, per quanto riguarda le abitudini tabagiste, se è vero che entro esso figuravano fumatori, soggetti che hanno fatto uso esclusivo di alternative al fumo e, ancora, altri che non avevano mai fatto uso nè di sigarette tradizionali nè di alcuna forma di alternativa.
Ad essere valutati parametri quali quelli di tipo infiammatorio e dello stress ossidativo, che predicono il rischio di malattie cardiovascolari.
Ebbene, in modo quasi omogeneo, i dati dei fumatori erano decisamente più compromessi rispetto a quelli degli svapatori.

LE PAROLE DI MARY REZK HANNA

Com quest'ultimi che, di fatto, presentavano una condizione praticamente paragonabile a quella dei non fumatori.
Il dato rilevante, tuttavia, è quello connesso alla nicotina: sia i fumatori sia coloro i quali facevano uso di alternative avevano assimilato medesimi quantitativi della particolare sostanza.
Le varietà biochimiche emerse ad esito dell’analisi, quindi, non potevano essere spiegate dal fattore nicotina ma, con tutta evidenza, ad altri “elementi” che rinvengono nel fumo tradizionale e non nei prodotti del vaping o del riscaldato (su tutti la combustione).
“I nostri risultati mostrano come, nonostante avessero livelli uguali o più elevati di nicotina, i consumatori esclusivi di tabacco senza fumo avevano concentrazioni significativamente più basse di infiammazione e di biomarcatori dello stress ossidativo rispetto ai fumatori di sigarette”.
Così l’autrice principale dello studio Mary Rezk-Hanna della UCLA School of Nursing.
“I livelli di questi biomarcatori tra i consumatori di tabacco senza fumo – ha proseguito e concluso la stessa – erano simili a quelli dei “mai” fumatori”.

Non si svapa.
Punto e basta.
Manco i petroldollari del pallone possono abbattere il muro del proibizionismo.
Qatar 2022, i Mondiali di calcio saranno off limits per gli svapatori.
Ebbene si, perchè quando al fischio di inizio del torneo mancano manciate di settimane - come a tutti noto l'edizione 2022 sarà disputata sotto l'albero – non arriva alcuna deroga nè si prospetta tolleranza alcuna rispetto all’uso delle sigarette elettroniche.
Nella terra degli Emirati non è ammesso lo svapo.
E non verrà fatta eccezione alcuna, nonostante le centinaia di migliaia di tifosi che approderanno, con i propri costumi e coni propri stili, a sostenere le rispettive squadre.
E, attenzione, non si scherza affatto.
Chi pensa, infatti, di cavarsela – male che vada – con una sanzioncina ed una pacca sulle spalle, sbaglia di grosso.
Dal Qatar, infatti, rendono noto che chi verrà sorpreso a svapare incapperà in una multa che sarà pari a circa 2200 euro.
Non bruscolini.
Se, poi, il funzionario sarà di cattivo umore, ebbene, in quel caso si rischia davvero grosso.
Addirittura fino a tre mese di carcere.
Ed una piacevole trasferta di tifo e di sport rischia di trasformarsi in una visita alle gattabuie.

NORME RIGIDISSIME DAL 2014

La situazione, tuttavia, è tutt’altro che nuova.
In Qatar, infatti, non è consentito svapare, non è consentito vendere nè importare sigarette elettroniche.
Nulla di nulla, ban totale.
E la situazione è così dal 2014, ben otto anni.
Rigidissimi sono i controlli di filtro alle dogane, in particolare presso gli scali aeroportuali, ove non si ammette in alcun modo l’ingresso di e-liquid e dispositivi.
Qualcuno, però, pensava che – data l’unicità dell’evento e la portata dello stesso – si potesse avere una sorta di deroga.
Invece no.
Preoccupatissimi gli inglesi, svapatori convinti e consolidati – anche grazie alle ben note strategie di salute pubblica adottate dal Governo locale.

Prevedere un divieto di fumo all’esterno di bar, pub e ristoranti rappresenterebbe un grave danno economico per tali attività.
Sulla base di questo ragionamento, diversi Ministri del Governo Blair hanno bocciato una particolare proposta “no smoking” che era venuta da Sajid Javid, Segretario alla Salute del Regno Unito.
Quest’ultimo, in particolare, aveva sottoposto alla valutazione del Governo inglese una proposta normativa avente ad oggetto, appunto, l’introduzione del divieto di fumo all’esterno di ritrovi enogastronomici.

LA PROPOSTA DI JAVID

Pratica molto diffusa, infatti, come da facile constatazione, è quella di concedersi, tra una bevuta e l’altra, tra una portata e l’altra, una pausa sigaretta nell’immediato esterno di tali esercizi.
E si pensi come la concezione del “pub”, nello stile di vita inglese, sia un qualcosa di estremamente consolidato: molto più che in Italia, infatti, queste tipologie di strutture sono un riferimento praticamente costante e fisso nel quotidiano degli inglesi che, dopo il lavoro, prima di rientrare a casa, amano concedersi una lunga tappa all’insegna di spuntini e alcolici.
Da questi ambienti alla sigaretta, il passo è comprensibilmente breve.
Per questo, Javid aveva concepito l’idea di battezzare il divieto di fumo nelle aree immediatamente adiacenti a siffatti esercizi “sensibili” tanto da denominare tale norma, in una sua traduzione letterale, come “Divieto di marciapiede”.

Ma i Ministri hanno detto no.
Vietare le sigarette nelle prossimità di pub e ristoranti – hanno spiegato alla stampa – è cosa del tutto ingiustificata e sensata dal momento che non ci sono prove che fumare open air rappresenti un rischio significativo per coloro i quali non sono fumatori. Ciò di cui l’industria della ricettività non ha proprio bisogno, proprio ora che tenta di risollevarsi dalla pandemia, sono ulteriori normative che potrebbero dissuadere i clienti dal tornare in tali locali”.
Nulla di fatto, quindi.
La sigaretta, in questo caso, non si tocca.
Più forti sono le ragioni dell’economia.

La scienza che mette in guardia le Istituzioni rispetto a decisioni che possono essere deleterie ai fini della tutela della pubblica salute.
E’ questo quanto posto in essere da John Oyston, medico anestesista presso lo Scarborough Hospital di Toronto.
Oyston ha indirizzato una lettera a Nmba, Canadian Cancer Society, New Brunswick Lung Association e New Brunswick Medical Society in replica alle esternazioni di queste associazioni sanitarie che, recentemente, hanno espresso condivisione per la decisione della regione canadese del New Brunswick di vietare la vendita, sul territorio di competenza, dei liquidi per sigarette elettroniche aromatizzati.
Come medico che ha visto la malattia, l’invalidità e la morte causate dal fumo di tabacco – esordisce il messaggio – vi esorto a intervenire in opposizione al divieto di aroma di svapo che probabilmente aumenterà i decessi per uso di tabacco.
Comprendo le vostre preoccupazioni rispetto al cosiddetto svapo ricreativo da parte dei giovani, ma vietare i “sapori” non è un modo efficace per affrontare questo problema.
È vero che oltre il 90% dei giovani che svapa usa gli aromi, ma ciò non significa che vietare gli aromi ridurrà lo svapo del 90%.
L’uso di alcol provoca molti più danni agli adolescenti rispetto allo svapo.
I sapori rendono l’alcol attraente per gli adolescenti, ma nessuno suggerisce di privare i bevitori adulti del piacere di bere alcolici aromatizzati all’uva, al luppolo e alla frutta per ridurre il consumo di alcol tra gli adolescenti.
I divieti di aroma rendono lo svapo meno popolare sia per gli adolescenti che per i fumatori adulti che cercano di smettere.
I fumatori usano lo svapo perché vogliono allontanarsi dall’odore e dalle sostanze chimiche tossiche nel fumo di sigaretta”.

IN UN MESSAGGIO ALLE ISTITUZIONI CHIEDE DI RIVEDERE I DIVIETI SUGLI AROMI

Un riferimento dal medico anche ad Evali che “non è stato causato dal normale vaporizzatore di nicotina acquistato in negozio, ma dal consumo di prodotti Thc del mercato nero”.
Ed il divieto di aromi legali, annota ancora il professionista, “incoraggerà un pericoloso mercato nero degli aromi”.
“La ricerca – insiste – non ha mostrato danni ai polmoni nelle persone che svapano per tre anni e i fumatori che passano allo svapo respirano più facilmente e possono camminare più lontano”.
Il fumo – si avvia a concludere il medico – è da cinque a venti volte più pericoloso dello svapo.
Sonia Johnson, Direttore Generale di Health Canada, ha recentemente dichiarato che zero canadesi sono morti per lo svapo e questo dato si confronta con quello che dice 120 canadesi che muoiono ogni giorno a causa del fumo”.

In Brasile si confermano i divieti e le restrizioni sulla sigaretta elettronica.
L’Agenzia nazionale di Sorveglianza sanitaria brasiliana, Anvisa, ha infatti deciso di prolungare l’efficacia temporale delle attuali normative che fanno divieto di importare, vendere e pubblicizzare prodotti dello svapo entro il territorio nazionale.
Il Continente americano, anche nel suo blocco centromeridionale, si conferma, quindi, acerrimo avversario della sigaretta elettronica.
Nonostante gli altissimi tassi di fumatori che si registrano in un pò tutti i Paesi della regione.
O forse proprio per questo.
La convinzione, anche da quelle parti, è che i prodotti del vaping siano una porta di accesso al fumo.
Secondo il direttore dell’Anvisa, Cristiane Rose Jourdan, studi scientifici dimostrerebbero “che l’uso di dispositivi elettronici per il fumo aumenta il rischio di fumare nei giovani, il potenziale di dipendenza e la probabilità di problemi di salute polmonare, cardiovascolare e neurologica”.
La decisione statale trova, poi, l’appoggio alquanto sorprendente della scienza locale.

LE ASSOCIAZIONI MEDICHE SOSTENGONO LE SCELTE ISTITUZIONALI

L’Associazione medica brasiliana ha applaudito, infatti, alla posizione di Anvisa.
“Questa è una decisione saggia – ha affermato Ricardo Meirelles, Coordinatore della Commissione per la lotta al tabacco presso AMB – poiché vi sono prove scientifiche crescenti che l’uso di dispositivi elettronici per fumatori non è innocuo, non supporta la cessazione del fumo o è una forma di riduzione del danno, ma un prodotto che provoca dipendenza e può causare diverse malattie, in particolare cardiovascolari, respiratorie e cancro”.
Teorie spacciate come certezze medico-scientifiche che ci lasciano sbigottiti.
L’atteggiamento di preclusione delle Istituzioni brasiliane non impedisce, tuttavia, alle nuove soluzioni anti-fumo di prendere il largo nel mercato locale: si stima, infatti, che il 19,4 percentuale della popolazione tra i 18 ed i 24 anni abbia fatto uso, anche saltuariamente, di siffatti dispositivi.
Alquanto perplessa, intanto, Bat Brazil che si è limitata a prendere atto del crescente gap che si sta aprendo in quanto a politiche di minor danno tra il Brasile ed altri Paesi che da tempo “hanno compreso l’importanza della riduzione del rischio come parte delle loro politiche di controllo del tabacco”.