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Niente fumo di sigarette negli spazi all’aperto di bar e ristoranti.
Vale a dire niente fumo di sigarette ai tavolini.
E’ questa la “tendenza” che si sta sviluppando presso più realtà locali del Regno Unito che, in tal senso, stanno provvedendo ad adottare sempre più provvedimenti.
Northumberland, Durham, North Tyneside, Newcastle e la città di Manchester tra le prime aree dove i rispettivi sindaci e Governatori hanno proibito agli avventori di concedersi una “bionda” mentre si è accomodati, tra una portata e l’altra, nelle pertinenze open air di attività ristorative varie, dal classico ristorante al pub passando per il semplice caffè.
Come detto, il dibattito ha preso a svilupparsi in modo intenso in Inghilterra da quando Oltremanica, al pari di quanto sta avvenendo ed è avvenuto un po’ ovunque, si è assistito – facendosi di necessità virtù – al boom del food all’aperto quale risposta all’emergenza Covid.

AL MOMENTO UNA MAREA DI PROVVEDIMENTI LOCALI

Al fine di evitare rischi sanitari e, ancor prima, per conformarsi alle limitazioni anti-epidemiche, le varie attività che si occupano della somministrazione di cibi e di bevande hanno sfruttato in maniera massima la opportunità di sistemare tavoli e sedie per le consumazioni all’esterno.
Ma, in tal quadro, si è aperta un’autostrada per gli aficionados della sigaretta che, tra un primo ed un secondo, tra una spritz e l’altro, hanno dato libero sfogo alla loro “passione” con ricadute ovvie, vedi fumo passivo, in termini di salute pubblica.
L’intensificarsi di questa pratica, quindi, ha portato alla adozione delle misure da parte di prime città ma, come si coglie, diverse altre realtà stanno adottando analoghe iniziative normative.
Addirittura, l’anno scorso, il divieto di fumo negli spazi esterni di bar e ristoranti era divenuto anche oggetto di una proposta di legge nazionale: ad essere predisposto, infatti, era stato un emendamento alla Camera dei Lord che, però, non ha trovato sviluppi.
Al momento, quindi, il divieto menzionato dilaga a livello di provvedimenti locali ma non è remoto ipotizzare, considerato anche il carattere dell’ordinamento giuridico inglese, molto attento all’aspetto del “sentimento collettivo”, che la questione possa approdare ben presto presso le sedi parlamentari.

Legalizzare la cannabis. Immediatamente.
Anche per finalità che non siano esclusivamente terapeutiche bensì anche ricreative.
Novità che finirà per innescare dibattito, soprattutto dal punto di vista “etico”, quella che arriva dagli Stati Uniti d’America.
Ebbene si: negli Usa, infatti, si valuta seriamente la ipotesi di rendere legale – appunto – la specifica sostanza.
Addirittura, come da fonti di stampa "stars and stripes", l'evoluzione non sarebbe affatto lontana ma dovrebbe trovare concretizzazione nella prima decade del corrente mese di Giugno allorquando si dovrebbe avere la presentazione della proposta di legge federale.
A sponsorizzare l’iniziativa una delle figure più potenti entro l’attuale 117esimo Congresso, ovvero il Democratico Jerrold Nadler.
Ora come ora, negli States, a livello federale, l’utilizzo della cannabis è fuori legge mentre in 29 Stati ne è stata ammessa la fruizione per uso esclusivamente medico: singoli Stati, ancora, per un totale di nove, hanno anche disposto un uso ricreativo sebbene con discipline distinte l’uno dall’altro – nel mese di Novembre 2012, ad esempio, gli elettori di Colorado e Washington hanno detto si all’uso personale fino al limite di 28,35 grammi.
Ora, però, il nuovo, grande salto con la cannabis che diverrebbe legale – da comprendere, ovviamente, con quali specifiche – in tutto il territorio federale.
L’intenzione politica è assolutamente netta verso tale obiettivo e, come detto, trova impulso e propulsione in quella che è una delle figure maggiormente influenti nell'area del Governo Biden.
A quest'ultimo, poi, spetterà, ai fini della definitiva efficacia, apporre firma su quanto approvato dal Parlamento.

LA SITUAZIONE IN ITALIA
L’Italia, come noto, dà rilevanza penale all'attività di spaccio ma non alla mera detenzione per uso personale la quale, tuttavia, configura un illecito amministrativo che può essere sanzionato con la sospensione della patente di guida fino a tre mesi nonché con quella, per stessa durata temporale, del passaporto e della carta d’identità ai fini di espatrio.
È invece consentita la vendita di Cannabis light, con soglia massima di principio stupefacente (THC) fissata tra lo 0,2% e lo 0,5%

Condizioni di laboratorio del tutto improponibili e lontane dalle condizioni della vita reale, casi estremi e, ancora, conclusioni che vengono impartite come Vangelo ma riferite ad una realtà cellulare, quella dei topi, lontanissima da quelle umana.

E la disinformazione è fatta.
Un ultimo lavoro posto in essere dal Pacific Northwest National Laboratory (PNNL) del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, e che ha trovato grande rimbalzo mediatico negli States, ritiene che il vapore delle sigarette elettroniche possa causare stress ossidativo a carico delle cellule del sistema respiratorio.
Gli studiosi, quindi, abbondantemente rilanciati dai media, hanno messo in allarme le persone rispetto allo svapare poiché tale pratica – secondo loro – potrebbe causare un invecchiamento dell’apparato respiratorio.
Una conclusione pregna di se e ma sviluppatasi attraverso esperimenti posti in essere…sui ratti.
Ebbene si, alcuni topolini, chiusi in una teca senza ricambio di aria, sono stati sommersi, per tre giorni consecutivi, a colpi di fumi di svapo.
E, ad esito di tale procedura, si è palesata nelle bestiole una sorta di stress cellulare.

Da qui a gridare al pericolo per i cittadini, al motto “non svapate altrimenti i vostri polmoni invecchieranno”, il passo è stato breve.
Brevissimo.

“UN UOMO NON VI POTREBBE ESSERE ESPOSTO NEPPURE IN 40.000 ANNI”
I media ed i social hanno rilanciato le conclusioni della ricerca spargendo paure, che sono infondate, nell’opinione pubblica – contribuendo a creare inutili timori – e che poggiano su basi estremamente evanescenti.
Ed il perchè è presto detto.
Lo status riprodotto in laboratorio a carico dei poveri ratti è assolutamente non riproducibile sull’uomo.
Per dar vita ad un paragone, come se un essere umano lo si ficcasse in un loculo, sigillato e senza ricambio d’aria, e lo si lasciasse rinchiuso all’interno, per settimane, martellato da flussi di vapore.
Che senso ha porre in essere ricerche che simulano situazioni che sono chiaramente irrealizzabili nella realtà?
“I topi non sono piccole persone – ha esposto il Presidente dell’American Council on Science and Health, Hank Campbell, con riguardo ad un precedente, simile “studio” estremo portato a termine sempre sui ratti – Le cellule HL-1 sono state inondate da livelli di sostanze chimiche di svapo a cui un corpo umano non potrebbe essere esposto in 40.000 anni”.

Vietare la produzione, l’importazione, la vendita e la pubblicità dei dispositivi elettronici per fumare, che comprendono le sigarette elettroniche e i prodotti del tabacco riscaldati, nonché i loro accessori e ricariche”.
Brasile shock.
È questo il cuore di un disegno legislativo attualmente al vaglio della Camera dei Deputati, ovvero la Camera bassa del Congresso nazionale brasiliano.
È un provvedimento senza dubbio estremo quello che nutre una ala della politica carioca: il progetto normativo, infatti, nel momento in cui riuscisse a giungere ad una definitiva ratifica, metterebbe praticamente al bando l’intero cosmo delle alternative al tabacco classico.
Lasciando a quest’ultimo via libera per continuare a determinare danni su danni a discapito della salute pubblica – i fumatori, circa 25 milioni, costituiscono in Brasile circa il 12 percentuale della popolazione generale.
La proposta di legge, ancora, è stata predisposta dall'esponente del Congresso Eduardo Costa del Partito laburista, ala che staziona alla minoranza governativa.
A distanza di circa sei mesi dal deposito della proposta e, quindi, dallo start dell'annesso iter, il progetto di legge è stato, il mese scorso, messo in calendario dalla Commissione per l’Economia, l’Industria, il Commercio ed i Servizi ai fini di una prima discussione.

MERCATO DEGLI ADULTI VERREBBE TOTALMENTE SGOMBERATO DALLE ALTERNATIVE
Il progetto, in sintonia con il già vigente Child and Adolescent Act, che regola penalmente il commercio di alcol e droghe, contempla anche disposizioni per quel che riguarda la vendita del tabacco.
Chiunque, nel dettaglio, verrà colto a vendere prodotti al tabacco ad under 18 sarà condannato a scontare, qualora riconosciuto colpevole, una pena detentiva oscillante tra due a quattro anni.
Ovviamente, al di la di tale ultima disposizione, il “cuore” della istanza normativa risiede nel “ban” totale che potrebbe realizzarsi in caso vedesse l’alba la proposta di legge di Costa: nonostante vengano posti in essere sforzi anche in ottica di contrasto al fumo dei minori, il mercato degli adulti verrebbe, infatti, totalmente ripulito dalle alternative.
Un assist formidabile, degno del miglior numero dieci, alle ragioni ed agli interessi del tabacco.
Con conseguenze che sarebbero assolutamente devastanti.

Cento milioni di fumatori, un milione all'anno di decessi fumo correlati - vale a dirsi un ottavo di quelli che, annualmente, si contano in tutto il mondo.
E, soprattutto, una struttura sanitaria totalmente inadeguata a gestire i fenomeni di morbilità legati al tabagismo nonchè, ancor prima, i processi di smoking cessation.
Questo è il quadro in cui si trova calata, rispetto all’emergenza tabacco, l’India – 1,3 miliardi di abitanti ed una condizione socio-economica che, in varie zone del Paese, è di grandissimo disagio.
Un’emergenza che, ovviamente, tra il 2020 ed il 2021 è scivolata in totale subordine a fronte della questione Covid con conseguenze che, quindi, rischiano di assumere connotati ancora più drammatici.
La cosa paradossale è che il Governo indiano, due anni addietro, nonostante l’imponente mole di fumatori, ha “ben” pensato di calare la scure sulle sigarette elettroniche vietandone ogni forma di commercializzazione.

TRA I TRENTA PAESI AL MONDO CHE VIETANO VENDITA E-CIG
La disposizione, come allora fu ufficialmente esposto – venne in replica al fenomeno Evali ed alla connessa “epidemia della polmonite da sigaretta elettronica”: ovviamente in India si sono persi qualche puntata della farsa messa in piedi negli Usa giacché, con i mesi, la verità è presto emersa rivelandosi come la e-cig, in quanto tale, fosse innocente e come i problemi fossero piuttosto conness ai liquidi di contrabbando.

Intanto, però, il disco rosso sullo svapo, in India, è restato.
Dallo start del divieto venuto in capo alle sigarette elettroniche, venendo oltre, in India il tasso dei fumatori è ulteriormente cresciuto essendo stato lasciato spazio completamente libero ai produttori ed al marketing del tabacco con un significativo numero di persone che era riuscito a smettere – passando allo svapo – costretto a fare dietrofront verso le bionde.
L’India resta, quindi, nella rosa delle trenta residui Stati in cui fare vendita sigarette elettroniche è proibito.
Nel 2018 erano nove in più ma, da allora, Paesi come Emirati Arabi Uniti, Seychelles e Venezuela hanno fatto cadere i loro paletti

La città californiana di San Francisco si complica la vita.
Ebbene sì: dopo la promulgazione di una legge, che era stata salutata con plausi entusiasti dagli anti-svapo e che aveva previsto il divieto di commercializzazione degli "aromi” nei liquidi per sigaretta elettronica che non fossero quelli al gusto tabacco, si è avuta una impennata di fumatori.
Per di più, questa crescita si è registrata tra le fasce giovani della popolazione.
Nel 2018 era stata introdotta, su base cittadina, l’improbabile norma in base alla quale gli esercenti non hanno più potuto vendere liquidi per sigarette elettroniche con un sapore differente da quello basale.
Ad origine di tale previsione, come detto, l'errata convinzione che i “sapori” sarebbero stati "colpevoli" di introdurre gli adolescenti alla pratica dello svapo.
Come da cifre che si sono avute, però, le strette applicate al vaping hanno finito per far lievitare il numero dei fumatori.
Una conseguenza che i legislatori della città americana non avevano proprio avuto preso in considerazione, presi dalla foga di fare la guerra al vaping.
A distanza di tre anni dalla entrata in vigore di quel provvedimento, l’amarissima sorpresa.
Secondo analisi condotta dalla Yale School of Public Health (YSPH), l’introduzione del divieto avrebbe fatto crescere i tassi degli studenti delle scuole Superiori fumatori di sigarette classiche.
In quello spaccato anagrafico, nello specifico, si sono avuti numeri di fumatori addirittura raddoppiato rispetto a quelli riscontratosi in territori dello stesso Stato dove non è stato introdotto divieto alcuno.

UNO STUDIO PIONIERISTICO
Le conclusioni del report sono state pubblicate su Jama Pediatrics lo scorso 24 Maggio: una ricerca che viene considerata come “pionieristica” in quanto la prima ad aver considerato in che modo l’introduzione di restrizioni sugli aromi possa avere conseguenze sugli stili di fumo dei giovani.
Questi risultati suggeriscono la necessità di adottare cautela – ha precisato Friedman, autore della ricerca – Né fumare sigarette né vaporizzare nicotina sono metodi di per sé sicuri: tuttavia, la maggior parte delle prove attuali indica danni sostanzialmente maggiori derivanti dal fumo, fattore che è responsabile di quasi un decesso di adulti su cinque ogni anno.
Anche se mossa da finalità “costruttive”, una legge che aumenta il fumo giovanile non può che rappresentare una minaccia per la salute pubblica.
Prima della entrata in vigore del divieto, i tassi di fumo tra gli studenti di San Francisco e nei distretti scolastici di ulteriori contesti presi in esame, era simile.
Poi, una volta che il divieto è partito nel 2019, i tassi di fumo di San Francisco sono cresciuti notevolmente, mentre quelli presi a confronto hanno continuato regolarmente a diminuire”.

In definitiva: lo studio fornisce importante indizio sulla avventatezza di provvedimenti che non fanno altro che fornire assist al business del tabacco

Una ragione in più per dire addio alle sigarette.
Tanto più se si sta compiendo il viaggio dei nove mesi.
Un nuovo studio della Conferenza internazionale ATS 2021, infatti, che ha preso in esame 476 coppie madre-figlio, evidenzia come il feto che venga esposto, durante la gravidanza o appena venuto alla luce, al fumo altrui, potrà patire una minore funzionalità respiratoria.
L’esposizione cumulativa al fumo di tabacco durante la gestazione e nell’infanzia, riflessa dall’aumento dei livelli di cotinina nel sangue durante la gravidanza e la prima infanzia – espongono fonti della ricerca – era associata a una riduzione della funzione polmonare all’età di sei anni, ma gli effetti più forti sono stati osservati con l’esposizione cumulativa al fumo dalla gravidanza all’infanzia.
Lo studio è unico perché, con un campione relativamente ampio, disponiamo di dati di follow-up completi, in cinque diversi momenti, dalla gravidanza all’età di sei anni.
Siamo stati in grado di dimostrare come l’effetto dell’esposizione al fumo di tabacco sulla funzione polmonare sembri dipendere dalla dose e dalla durata dell’esposizione dalla gravidanza all’infanzia”.
“Speriamo che il nostro studio – la chiusura – serva come dati oggettivi per gli operatori sanitari e le famiglie per sostenere la riduzione al minimo dell’esposizione al fumo di tabacco dalla gravidanza all’infanzia per migliorare la salute dei polmoni tra i bambini”.

La conclusione ribadisce le conclusioni che già erano venute in occasione di pregressi studi ma da vigore, soprattutto, ad un aspetto particolare.
Se le attività di ricerca passate, infatti, avevano – con particolare riguardo ai danni subiti dal feto – basato l’attenzione sulla fattispecie della mamma fumatrice, la ricerca in questione, invece, si rivolge con particolare attenzione al tema del fumo passivo.
Ovvero si è chiarito come una conseguenza sul nascituro si potesse venire a porre in essere non solo quando era la mamma ad essere fumatrice ma anche se la mamma non fumatrice si trovava alla mercè del fumo altrui.
Anche se siffatta esposizione sia stata contenuta e non prolungata.
Ovvero: il fumo causa comunque effetti deleteri, anche se il contatto è stato di “seconda mano”, come si usa affermare in gergo tecnico, e di bassa intensità.
Questi elementi come emersi dovrebbero rafforzare, pertanto, nella coscienza delle future e neo mamme che ancora si ostinano a fare uso delle classiche” la consapevolezza della necessità di sottrarsi con sollecitudine al vizio.
Alle professionalità mediche si dovrebbe rivolgere l’imput di suggerire caldamente ad una gravida modalità che le possano consentire di smettere, anche se i protocolli governativi ancora non prendono in considerazione la sigaretta elettronica.
Più volte abbiamo fatto riferimento alla necessità di aversi, in tema di smoking cessation, ad una rivoluzione che fiorisca dal basso, dalla quotidianità dei pazienti e di chi li segue nella quotidiana interfaccia.
Solo dalla base potrà venire un impulso, stante la situazione di assoluta immobilità e cecità delle sfere planetarie ed europee.
Intanto, nel Regno Unito, Public Health England e National Health Service hanno emanato una guida destinata ai professionisti dell’ambito medico al fine di motivare le donne fumatrici e gravide a dire addio alle “bionde” e a passare al vaping.
“Se l’uso di una sigaretta elettronica – espongono le due Istituzioni – può dare supporto nello smettere di fumare, si transiti ad essa in quanto sarà molto più sicura per la donna incinta e per il nascituro che non continuare a fumare”

Ben 283.000 sottoscrizioni per fare richiesta di vietare il fumo di sigaretta su tutte i litorali della Spagna.
E’ questo l'oggetto di una petizione inoltrata al Ministero dell’Ambiente.
A presentarla l’associazione “No fumadores” che si è impegnata, nell’arco degli ultimi 18 mesi, a radunare le firme per il particolare obiettivo.
Nei giorni scorsi, quindi, l’importante passaggio con la sottoscrizione consegnata direttamente nelle mani del Ministro Teresa Ribera.
“Abbiamo voluto mandare un messaggio forte e chiaro alle Istituzioni governative – così Raquel Fernández Megina, numero uno della già citata associazione “No fumadores” – Il messaggio che abbiamo voluto mandare alle Istituzioni è che non si può più aspettare”.
L’obiettivo del sodalizio, come fatto presente, è quello di sollecitare chi a ciò demandato ed aversi la promulgazione di una legge che stabilisca, in via generale, il divieto di fumare sui 4964 chilometri lungo i quali si articola la linea costiera spagnola.

PETIZIONE CONSEGNATA AL MINISTRO
Allo stato, si evidenzia, sono circa 475 le realtà cittadine che hanno già vigente il divieto di fare uso delle sigarette sulle proprie spiagge ma, appunto, si tratta di atti cittadini, emanati dai singoli sindaci e che, quindi, hanno una validità strettamente locale.
Un po’ quello che si verifica anche in Italia dove sempre più sindaci pongono in essere, ad inizio stagione balneare, ordinanze contenenti il divieto di fumo; e dove, allo stato, manca una norma statale che porti il divieto su scala generale.
La “ratio” della sottoscrizione, tornando alle questioni spagnole, ha una duplice ragione: quella, da una parte, di tutelare le persone dal fumo passivo e, ancora, dall’altra, quella di scongiurare che i litorali ed il mare diventino un immondezzaio di mozziconi.
Che – certo – non sono un tocco di salute per flora e fauna acquatica.
L’iniziativa non suggerisce alcuna limitazione sulle sigarette elettroniche: quest'ultime, infatti, non hanno alcun impatto di tipo ambientale poichè non determinano rifiuto alcuno nè presentano quelle stesse criticità che sono insiste nel fumo passivo.

La ricerca Coehar e gli orizzonti sempre più convincenti che lo stesso sta aprendo per quel che riguarda la gestione della Broncopneumatia cronico ostruttiva.
Non cosa da poco conto, la Broncopneumatia cronico ostruttiva, meglio nota come Bpco, ma una affezione che, stando alle stime dell’Organizzazione mondiale Sanità, rappresenta la terza causa di morte su scala planetaria dopo quelle coronariche e l’ictus.
E tra i fattori scatenanti della patologia vi è, tanto per cambiare, il fumo di sigaretta.
La Bpco è malattia estremamente invalidante che aggredisce in modo costante l'apparato respiratorio e che si contraddistingue per una progressiva infiammazione del tessuto bronchiale e del parenchima polmonare con annessa, graduale riduzione dell’afflusso di aria.
Affanno, tosse i sintomi principali della patologia che non può essere bloccata nel suo avanzare ma unicamente gestita nella manifestazione dei sintomi.
Come detto, tra i fattori scatenanti figura il vizio del fumo, ragion per cui si pone assolutamente centrale la questione data dal paziente, affetto da Bpco, che sia fumatore ed incapace a limitare il consumo di “bionde”.
In tal senso, il supporto che può giungere dalla sigaretta elettronica, tema centrale del menzionato studio Coehar.
La ricerca posta in essere dall’Istituto catanese ha chiarito come nel 40 percentuale delle persone, affette da Bpco, passate dalla sigaretta “classica” a quella elettronica si sia avuto una attenuazione della sintomatologia.
“Nonostante la dimensione del campione relativamente piccolo – ha rimarcato Polosa ai micofoni Liaf – i risultati di questo studio suggeriscono come l’uso a lungo termine dei sistemi di tabacco riscaldato non rappresenta un problema di salute significativo per i pazienti con Bpco.
Sebbene questa sia la prima volta che uno studio del genere viene effettuato, i risultati sono sorprendenti – ha insistito l’accademico – La conclusione è coerente con la nostra conoscenza della composizione chimica del fumo di tabacco e della patogenesi della Bpco negli ultimi 30-40 anni.
Siamo convinti che la sostituzione delle sigarette tradizionali con fonti non combustibili di nicotina e, in particolare, con i sistemi di riscaldamento del tabacco, porterà a miglioramenti significativi”.

LA QUESTIONE KAZAKISTAN
Le risultanze dello studio hanno avuto una eco significativa fino al Kazakistan.
Ebbene si perchè nell’ex Paese Urss quella rappresentata dalla Broncopneumatia è una seria piaga sociale: si ipotizza, infatti, come il numero di quanti portatori della malattia sia considerabile in 1,5 milioni di unità.
Sul punto Bakhyt Tumenova, Presidente Fondazione kazaka “Aman-Saulyk”, che ha richiamato il lavoro Coehar evidenziandone il significato al fine di attivare una politica di sostituzione delle sigarette convenzionali con le e-cig e come questo possa portare ad un diverso approccio nella prevenzione delle malattie tabacco-correlate.
“I prodotti a base di tabacco – ha ricordato la medesima, come riporta Liaf – causano una serie di malattie, tra cui il cancro ai polmoni e la Bpco, che possono causare gravi danni alla salute.
Quando si utilizza il tabacco tradizionale, il fumatore assorbe non solo la nicotina, ma anche circa 6-8 mila diversi composti chimici che si formano durante il fumo, inclusi più di 100 composti molto pericolosi per la salute.
Questo studio – ha insistito la Tumenova – ha confermato ancora una volta che la principale causa di danni ai polmoni negli esseri umani è il fumo di tabacco che si forma durante la combustione.
Lo studio italiano – la chiusura – ha inoltre dimostrato come i pazienti che sono passati ai sistemi di tabacco riscaldato nonostante abbiano continuato ad assorbire nicotina abbiano migliorato significativamente il decorso della malattia”

In Giappone dilaga la moda (illegale) della marijuana liquida.
“Roba” di fabbricazione fai-da-te, che si muove lungo i binari del mercato non ufficiale e che finisce per approdare nelle sigarette elettroniche.
Un vero e proprio spinello elettronico, un uso distorto ed improprio delle e-cig con conseguenze che possono essere non del tutto prevedibili.
Fonti doganali nipponiche evidenziano come alle frontiere aeroportuali si sia avuto, negli ultimi mesi, un vero e proprio boom del pericoloso trend.
In un solo anno, addirittura, ovvero tra il 2019 ed il 2020, sono stati intercettati traffici in "plus" nella misura di 70 volte.
Ovviamente la pratica riserva importanti rischi per il consumatore giacchè si tratta di produzioni “fai da te”, non assoggettate a parametri in termini di sicurezza.
Pertanto potenzialmente in grado di causare conseguenze, più o meno serie, a carico della salute del consumatore.

PRODOTTI “FAI DA TE”, EFFETTI NON PREVEDIBILI
“Molti utenti che fermiamo con marijuana liquida sono giovani – fanno presente dal Dipartimento di Polizia Metropolitana di Tokyo – Il prodotto viene inserito in confezioni di vetro o in bottigliette che simulano altri contenuti di tipo alimentare, quali marmellate o miele.
La forma liquida, inoltre, può passare con maggiore semplicità al filtro doganale mentre la versione in foglie si intercetta con più agevolezza.
Simile il discorso per quel che riguarda il discorso olfattivo – è ulteriormente esposto – Il formato classico, in foglie viene colto dagli agenti a quattro zampe.
Più complicato, invece, il compito quando la marijuana viaggia in modalità liquida”.
Situazione di attenta osservazione anche e soprattutto rispetto ai vorticosi tempi di crescita del fenomeno che, in quanto notevole moda tra i giovani, si prevede potrà andare in ulteriore plus in un periodo relativamente stretto.
Per una pratica che prende a diffondersi, un'altra a che pare andare in decrescita.
Per la prima volta, infatti, dal 2019, le percentuali di fumatori uomini sono calate, nel Sol Levante, al di sotto del 30 percentuale