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Le sigarette elettroniche sono il metodo più valido per sottrarsi al vizio del fumo.
Certamente più efficace rispetto ad altre soluzioni quali quelle date dalle terapie sostitutive della nicotina – vale a dirsi cerotti e gomme vari.
A giungere a questa conclusione uno studio posto in essere dall’Università del Queensland e, nel dettaglio, da una squadra capitanata dal dottore Gary Chan.
Il nostro studio – ha evidenziato quest’ultimo – ha rilevato come le sigarette elettroniche siano nella misura del 50 percentuale più efficaci, in ottica di smoking cessation, della terapia sostitutiva della nicotina.
Una quantità di successi decisamente più importante rispetto a quelli che possono cogliere altre soluzioni che sono, tuttavia, maggiormente “reclamizzati” e diffusi presso la popolazione”.
L'accademico ha esposto anche quali sarebbero i punti di forza della e-cig in ottica di smoking cessation
“Le sigarette elettroniche contenenti nicotina, in particolar modo, possono rivelarsi decisamente più efficaci dei prodotti sostitutivi della nicotina perché forniscono una piccola quantità di nicotina, appunto, che sarà buona ed utile, soprattutto in una primissima fase di distacco dalle classiche, per alleviare i sintomi di astinenza e fornire un’esperienza comportamentale e sensoriale simile a quella che può essere resa dai prodotti del tabacco da fumo”.

“HANNO LE POTENZIALITA’ PER FERMARE L’EPIDEMIA DA FUMO”
La ricerca dell’Università del Queensland ha, a sua volta, dal punto di vista strettamente del metodo, rielaborato sedici precedenti ricerche già condotte sul fumo e sullo svapo, cui avevano preso parte un totale di 12.754 partecipanti.
“In questi studi erano stati presi in considerazione svariate possibilità per supportare le persone nell’abbandonare le bionde.
Dai cerotti alla nicotina alle gomme da masticare passando per pastiglie, spray per la bocca, inalatori e spray intranasali.
Abbiamo esaminato tutti gli elementi esistenti e tentato di comprendere quale potesse essere il miglior sostituto per aiutare i fumatori a smettere e, soprattutto, a farlo in modo che non fosse estemporaneo ma duraturo”.
“La questione della salute pubblica – insiste Chan – rimane una priorità sanitaria globale: le sigarette di tabacco causano più morti di qualsiasi altro prodotto di consumo nella storia umana, con oltre otto milioni di decessi ogni anno.
Ci auguriamo – la chiusura – che i risultati di questo studio possano essere utilizzati per informare meglio le politiche sulle sigarette elettroniche e sul fumo: le sigarette elettroniche hanno il potenziale per porre fine all’epidemia del fumo”.

Abbattere la concentrazione della nicotina all'interno liquidi per sigarette elettroniche al fine di limitare il fattore dipendenza.
E’ questo la sostanza di un disegno di legge avanzato dal membro del Congresso degli Stati Uniti d’America, Raja Krishnamoorthi, con il dichiarato obiettivo di “frenare l’epidemia di svapo tra i giovani”.
Ebbene si, il democratico dell’Illinois ha presentato ai colleghi di Governo il cosiddetto “End ends Act”, noto anche come “Ending Nicotine Dependence From Electronic Nicotine Delivery Systems Act”.
La maggior parte degli utilizzatori di sigarette elettroniche sono adolescenti o giovani adulti – ha esposto Krishnamoorthi – categorie che sono entrambe oggetto dalle società di svapo e delle relative campagne di marketing.
Si tratta di categorie che sono più vulnerabili e più suscettibili allo sviluppo di problemi legati alla dipendenza da nicotina.
Da quando ho assunto la carica nel Congresso – ha ulteriormente precisato l’esponente democratico – mi sono impegnato a contrastare la diffusione dello svapo tra i giovani.
Ritengo che fissare un limite alle concentrazioni di nicotina nelle sigarette elettroniche potrà rappresentare un cambiamento normativo che renderà questi prodotti meno avvincenti e meno appetibili”.

“MASSIMO 20 MILLIGRAMMI DI NICOTINA”
Secondo Krishnamoorthi, l'ambito dello svapo sarebbe schiacciato da una “mancanza di trasparenza che ha portato alla falsa idea che i prodotti per sigarette elettroniche siano innocui”.
La proposta di legge del Democratico sarebbe quella di porre un limite massimo alla concentrazione di nicotina nella misura di 20 milligrammi per millilitro, disciplinando tale aspetto e, in un certo senso, uniformandolo a quanto già si rinviene nei principali Paesi europei.
L’iniziativa posta in essere da Krishnamoorthi sembra essere destinata a trovare ampia valutazione nelle stanze parlamentari: il contenimento dei tassi di nicotina, la cui presenza nella miscela degli e-liquid è ad oggi, negli Usa, rimandata unicamente alla discrezionalità del produttore, viene indicato come un fattore che potrà significativamente supportare in ottica di disassuefazione, di pieno distacco dal vizio delle sigarette

prodotti alternativi al tabacco potrebbero salvare la vita, nei soli Stati Uniti d’America, di ben 400.000 vite da ora al 2052.
Così studio finanziato dalla Food and Drugs Administration, massimo Organo sanitario entro gli States, e dal National Cancer Institute e rilanciato dalla Liaf, Lega italiana anti fumo.
Il metodo che è stato adoperato dagli autori dell’approfondimento per approdare a questa importante ed eloquente conclusione è quello della simulazione.
Gli analisti, in particolare, sono partiti, quale primo step, dal raffronto di due periodi: uno, quello compreso tra il 1993 ed il 2012, che ancora non aveva assistito all’avvento dei prodotti alternativi, e l’altro, 2012-2018, arco temporale che, invece, ha conosciuto la crescente diffusione di tali dispositivi.
In particolare sono stati creati modelli per capire se e come le nuove proposte potessero incidere sulla prevalenza dei fumatori.
I risultati del modello hanno indicato come tale fattispecie abbia recitato un ruolo significativo nell’abbattere le percentuali degli utilizzatori delle bionde.

LA PROSPETTIVA SUI PROSSIMI TRENT’ANNI

Nella citata fascia 2012-2018 i ricercatori hanno concluso come la prevalenza del fumo negli adulti fosse calata in termini relativi del 9,7% per gli uomini e del 10,7% per le donne con una incidenza più significativo avutosi nell’arco anagrafico 18-44 anni.
Proiettando questi dati in ottica futura, quindi, presumendo medesime percentuali di espansione e presenza del prodotto sul mercato, rapportando il tutto alla mortalità-morbilità determinate dal fumo, ebbene, parametrando questo insieme di fattori, gli autori dell’approfondimento sono riusciti a stimare a quale “risparmio” in termini di vite umane si potrebbe approdare.
Quattrocentomila vite salvate nei prossimi trent’anni, come detto, senza contare le patologie invalidanti pure fumo correlate, comunque gravanti in termini di qualità della vite e di peso sul sociale.
Le alternative, quindi, influirebbero sensibilmente sulla curva conferendo una “piega” decisamente più significativa ad un trend, quello americano, che, comunque, dal 1964 ad oggi, sta assistendo ad un costante sebbene morbido calo, per quel che riguarda l’incidenza tabagista, grazie alle politiche di sensibilizzazione adottate.

Sigarette? È quasi addio.
Philip Morris conferma l’indiscrezione già emersa da qualche mese: ovvero quella che risiede nell’intenzione di abbandonare il mercato delle sigarette.
Il colosso del tabacco, infatti, che da pochi giorni ha assistito alla staffetta ai vertici con l’approdo del nuovo Ceo Jacek Olczak, ha manifestato come, in un lasso di tempo quantificato in massimo 10-15 anni, si stima di stoppare la produzione delle classiche.
Ed il primo step in questo nuovo iter si avrà proprio in Giappone, il primo Paese dal quale PM si ritirerà.
Il nuovo target di Philip Morris è e sarà quella del tabacco riscaldato: un business sul quale, quindi, il colosso incentrerà il pieno dei propri sforzi e dei propri investimenti.
E, facendo ritorno al discorso del Giappone, non desta sorpresa il fatto che Philip Morris calerà la bandiera delle “bionde” proprio nel Sol Levante, terra dove la stessa possiede quasi i tre quarti del mercato del tabacco riscaldato.
Un quasi monopolio con i padroni di casa di Japan Tobacco e i britannici di British American Tobacco che, invece, arrancano a distanza dovendosi ripartire il 30 percentuale (circa) del mercato residuo del “riscaldato”.
Tabacco riscaldato, quindi, quale futuro immediato e remoto di Philip Morris.

IL NUOVO CEO OLCZAK CONFERMA LA VIRATA VERSO IL TABACCO RISCALDATO
Accelerare la trasformazione di Pmi verso un futuro senza fumo, annunciata nel 2016″: così ha precisato l’azienda all’indomani dell’avvento del polacco Olczak.

Philip Morris – come riporta Adnkronos – si concentra sullo sviluppo, la valutazione scientifica e la commercializzazione responsabile di prodotti senza combustione, migliori alternative rispetto alle sigarette, con l’obiettivo di sostituire queste ultime il prima possibile”.
Pmi – è chiarito ancora – è tra i leader del settore nell’innovazione scientifica e la nostra ambizione è che oltre la metà dei nostri ricavi netti giunga da prodotti senza fumo nel 2025.
Il nostro portafoglio in evoluzione guiderà il nostro futuro a lungo termine.
Faremo affidamento sulla ricerca scientifica e sulle nostre competenze, facendo leva sul talento e l’immaginazione delle nostre persone per innovare il portafoglio-prodotti esistente ed esplorare nuove aree di sviluppo del business.”
In tale discorso l’Italia avrà la sua posizione baricentrica
Tre miliardi di euro oggetto di investimenti in ambito agricolo e manifatturiero, sin dal 2000 – si rammenta che a Bologna vide i suoi Natali la prima fabbrica del riscaldato al mondo.
Quindi gli altri investimenti per Philip Morris DISC, Centro che, come espone Adnkronos, sarà riservato ai servizi digitali al consumatore con sede a Taranto.
Senza omettere di ricordare lo “start” delle attività Ah mamma mia il chirurgo neurochirurgo del Philip Morris Institute for Manufacturing Competences, nuovo riferimento che sarà dedicato all’alta formazione delle competenze per l’industria 4.0 con sede a Bologna

Non vi saranno più sigarette elettroniche in vendita su ebay.
Nè a livello di hardware né a livello di liquidi.
Lo ha reso noto il colosso delle aste on line specificando come, a partire dal 9 Giugno di quest’anno, vale a dire tra meno di un mese, proibirà la vendita di “sigarette elettroniche e relativi accessori nonché oggetti contenenti tabacco “.
E’ un passaggio decisamente significativo per il sito di vendite e di aste online nato nel Settembre 1995 per iniziativa di Pierre Omidyar – e sbarcato in Italia nel 2001- dal fatturato-monstre, anno 2020, di 10,27 miliardi di dollari.
Nell’aggiornare i regolamenti interni, nello specifico, ebay pare molto chiaro sull’argomento
La vendita di sigarette elettroniche e dei loro accessori – viene precisato – nonché di oggetti contenenti tabacco, è vietata su eBay.
La vendita di tabacco è strettamente regolamentata e può danneggiare i membri di eBay.
Pertanto – è ancora sottolineato – vietiamo la vendita di prodotti del tabacco”.

COME SI REGOLERANNO LE ALTRE PIATTAFORME?
Ma non è tutto.
Su eBay è anche annotato
I seguenti prodotti o simili non sono ammessi: Qualsiasi prodotto contenente tabacco, ad esempio sigarette, sigari e foglie di tabacco sfuso;
Tubi o involucri per sigari;
Inalatori di nicotina o spray nasali;
Sigarette alle erbe (anche denominate sigarette senza nicotina o senza tabacco);
Sigarette elettroniche, narghilè elettronici e accessori come atomizzatori, liquidi (con o senza nicotina) e aromi.
Oltre a questi veti, anche quello relativo al divieto di indicare “nomi di dominio o url di siti web che spiegano come procurarsi il tabacco”.
Da eBay alle altre piattaforme, Amazon su tutte.
Seguiranno l’esempio del sito d’aste?
La “ratio” dell’iniziativa posta in essere dai californiani di San Jose, in ogni caso, sembra germogliare dalla volontà di tutelare le fasce più giovani della popolazione dalla possibilità di fare acquisto dei prodotti in questione, considerando come i più giovani siano tendenzialmente maggiormente "abili” con il digitale.
Ovviamente, tale soluzione rappresenta un punto in più per la causa dei negozi di prossimità

Perchè non guardare ad un modello virtuoso?
Perchè non trarre ispirazione da un esempio che pare avere con tutta evidenza portato risultati positivi?
E’ questo l’interrogativo che si pone Lindsey Stroud, analista per la Taxpayer’s Protection Alliance, nell'ambito di un’editoriale per Inside Sources.
La tematica? La strategia adottata dal Regno Unito in fatto di smoking cessation e, dall’altro versante, la posizione snob e distratta dell’Organizzazione mondiale Sanità.
Che si volta dall’altro lato e fa finta di non vedere il prezioso esempio anglosassone.
Se si osserva che una determinata strategia, in termini di salute pubblica, adottata da una determinata Nazione sta recando significativi benefici, sarebbe lecito attendersi che le Organizzazioni sanitarie intergovernative esaminino quel modello, lo adottino, cercando di comprendere se esso possa essere esteso ed applicato in altri contesti nazionali.
Ebbene, l’Organizzazione mondiale della Sanità sta facendo l’opposto per quel che riguarda la riduzione del danno da tabacco”.
Così annota la Stoud. Che insiste
Il Regno Unito è leader mondiale nell’uso di sigarette elettroniche tra fumatori adulti attuali ed ex.
Nel 2015, inoltre, Public Health England ha pubblicato un rapporto che ha rilevato come le sigarette elettroniche siano nella misura del 95% più sicure del fumo.
Un risultato ribadito nel 2018 con un ulteriore esame delle prove”.
L’analista rammenta, poi, l’iniziativa di “Stoptober“, voluta da PHE sin dal 2012, che ha eletto “ufficialmente” le sigarette elettroniche quale metodo “per smettere di fumare”.
Una soluzione, quella inglese, che, quindi, sembra funzionare.
Ed anche bene.

I DUE DOCUMENTI OMS: VIETARE PRODOTTI VAPING
Nel 2019 – ancora la Stroud – c’erano più di 4 milioni di ex fumatori nel Regno Unito che risultavano aver provato i prodotti a vapore, con 2,2 milioni di loro che non fumavano più.
Ora che il Regno Unito non è più un membro dell’Unione europea, i membri del Parlamento hanno cercato di ridefinire il rapporto del Paese con l’Oms in particolare cercando di rivedere le disposizioni stabilite nella Convenzione quadro sul Controllo del tabacco.
L’Oms continua ad ignorare le vaste prove relative ai prodotti per la riduzione del danno da tabacco.
Al contrario, da quelle sedi sono risoluti nel rifiutare di consentire alle aziende produttrici di tabacco di fornire alternative più sicure al fumo.
Addirittura, il Regno Unito ha avvertito quasi il peso di dover giustificare, presso l’Organizzazione, la propria strategia anti-fumo.
Quasi a doversi scusare delle scelte intraprese.
Ma ora il contropiede pare essere servito e, in questo discorso, pesa la posizione assunta, in termini di autonomia e di sovranità, con la Brexit”.
Il Regno Unito, infatti, attraverso una nota dell’ “All-Party Parliamentary Group”, ha di recente rinnovato la “posizione di sostegno sulla riduzione del danno da tabacco difendendo la regolamentazione interna delle sigarette elettroniche e dei prodotti per la riduzione del danno”
L’APPG, inoltre, sarebbe anche venuto nella disponibilità di due documenti emersi dall’Ufficio regionale del Mediterraneo orientale dell’Oms, secondo i quali si paleserebbe come l’Oms stessa stia considerando una equiparazione dei prodotti a rischio ridotto alle sigarette se non, addirittura, un “divieto a titolo definitivo di tali prodotti”.
“È un vero peccato – ha proseguito e chiuso la studiosa – che il Regno Unito si debba trovare nella condizione di difendere le sue politiche sul tabacco, poiché è stato uno dei primissimi Paesi a esaminare l’uso di sigarette e l’incidenza del cancro.
Nel 1962, il Royal College of Physicians pubblicò il suo storico rapporto su “Fumo e salute” che costituì un forte argomento epidemiologico per i danni causati dal fumo e che sollecitò il Governo a introdurre misure di salute pubblica di contrasto.
Gli Stati Uniti vi sarebbero arrivati solo due anni dopo, nel 1964”.

Un mese senza tabacco.
Per diffondere un messaggio di sensibilizzazione in ottica anti-fumo.
Approda in Belgio una iniziativa che ha già suoi analoghi in Francia ed in Inghilterra, Nazione, quest’ultima, ove ogni anno si assiste alle varie edizioni di V-April.
“Un mese senza tabacco”, appunto, la denominazione del momento belga che potrà poggiare sul supporto dell’ “Associazione dei sindacati dei farmacisti”.
Farmacisti in prima linea, quindi, attori principali del mese ideato, come espongono i promotori, per “invertire una tendenza all’aumento del fumo e, ovviamente, per proporre soluzioni che possano essere d’aiuto nella fase di cessazione del fumo”.
Una realtà, il Belgio, che conta circa due milioni di fumatori e circa 250.000 utilizzatori di prodotti alternativi.
La farmacia si porrà, quindi, quale primo avamposto nella lotta per dire no alla sigaretta, sfruttandosi la diffusione sul territorio delle strutture.
I cittadini che lo desidereranno, quindi, si potranno recare presso le farmacie che avranno aderito – in pratica la quasi totalità di quelle che compongono la rete – e potranno sottoporsi, quale iniziale step, a costo zero al test di Fargerström.
Ovvero uno dei questionari maggiormente utilizzati in ambito internazionale per misurare la dipendenza dalla nicotina e iniziare una dialettica tra il “paziente” ed il farmacista.
IL RUOLO STRATEGICO DEL FARMACISTA
A seconda dell'esito del test, quindi, il professionista potrà avviare la persona verso una precisa soluzione in chiave di “smoking cessation”.
Con il farmacista che, pertanto, andrà ad indossare la casacca di supervisore nella cessazione del fumo.
“In qualità di professionisti sanitari accessibili e affidabili, i farmacisti hanno un ruolo da svolgere, sia nel motivare i loro pazienti a smettere di fumare sia nel sostenere questa astinenza”
Così ha evidenziato Anne Roussille, Coordinatore dell’associazione dei Sindacati dei Farmacisti, nel commentare le attività di “Un mese senza tabacco”.
“I farmacisti – ha chiuso la stessa – grazie alla loro competenza e grazie alla loro strutturazione sul territorio, possono svolgere un ruolo assolutamente cruciale nella lotta al fumo”.

L’Organizzazione mondiale della Sanità intende “adoperare” il vertice Cop9, che si svilupperà a Novembre nei Paesi Bassi, come un megafono anti-svapo. 
Sono queste le indiscrezioni che emergono dall'ambiente e che vengono accolte con comprensibile ansia dagli addetti ai lavori.
Una platea che verrebbe strumentalmente utilizzata per trasmettere un messaggio grave quanto infondato: ovvero quello secondo il quale, in termini di pericoli per la salute, sigarette classiche e sigarette elettroniche sarebbero, sostanzialmente, la stessa cosa.
Forte è il disappunto che viene da Ukvia
“Quest’atteggiamento dell’Organizzazione mondiale Sanità – evidenziano dal sodalizio anglosassone – va contro la realtà scientifica dello svapo nel Regno Unito, una realtà che negli ultimi anni ha visto milioni di persone smettere di fumare.
La ricerca condotta da scienziati britannici ha costantemente dimostrato come lo svapo sia il supporto che produca risultati di maggior successo per smettere di fumare”.
La Cochrane Review sottolinea, del resto, come gli studi esistenti evidenzino come lo svapo sia nella misura del 50 percentuale più efficace nel supportre i fumatori a smettere rispetto agli altri metodi.

DUNNE “ATTACCHI ASSOLUTAMENTE INFONDATI”
Ci sono già 3,2 milioni di adulti in Gran Bretagna che sono transitati dal fumo alla sigaretta elettronica – ricordano ancora da Ukvia – L’industria dello svapo deve essere supportata come un vero e proprio successo britannico in quanto tale potenzialmente capace di aiutare i restanti 6,9 milioni di fumatori adulti nel Regno Unito”
La posizione dell’Organizzazione mondiale della Sanità è estremamente preoccupante – commenta in particolar modo John Dunne, Direttore generale di Ukvia – Questi attacchi al settore sono assolutamente infondati.
Lo svapo sta disegnando una storia di successo che sta consentendo a milioni di persone di abbandonare il fumo”.
Le osservazioni critiche di Ukvia vanno in parallelo a quelle venute anche da parte del Parlamento inglese.
L’Appg, nello specifico, ha chiesto al Governo del Regno Unito di rivedere il livello dei finanziamenti riconosciuti all’Organizzazione mondiale della Sanità alla luce di questi rapporti che palesemente ignorano elementi scientifici precisi in ragione di diverse e non ben chiare motivazioni.
Il messaggio dell’Oms – chiude Dunne – è ridicolo e francamente pericoloso nell’esortare a trattare lo svapo allo stesso modo del fumo”.

Diventeremo il primo Paese europeo a raggiungere l’obiettivo di Nazione senza fumo”.
Il guanto di sfida giinge dalla Finlandia, Nazione che mira a cogliere il prestigioso risultato di realtà smoking free entro il 2030.
In scaletta un programma molto complesso che mira a scoraggiare la pratica tabagista.
In primis, con decorrenza 1 Gennaio 2022, in terra scandinava sarà praticamente fatto divieto di fumare all’aperto.
No a sigarette in spiaggia, no a sigarette presso le fermate dei bus, né dove vi sono capannelli di persone.
Stop alle bionde anche presso i parchi pubblici.
In pratica ci si potrà concedere una sigaretta open air solo quando si sarà in solitario, nel bel mezzo della strada, con alcuno nei pressi.
Un accorgimento che, come possiamo cogliere, alcune città italiane stanno già sposando a livello locale – si vedano Milano, Sassari, Padove.
Ma che in Finlandia, invece, sta per assumere la dignità di legge nazionale.

L’IDEA DEI PACCHETTI BIANCHI
Eppure le cose non stavano procedendo in modo malvagio quanto a fumo e relativi numeri: il consumo di bionde e di e-cig, infatti, è in robusta flessione in Finlandia – mentre si assiste ad una crescita nei consumi del cosiddetto snus, ovvero il tabacco da inalazione – ma, nonostante questo trend abbastanza significativo, il Governo finlandese ha deciso, comunque, di procedere nella scaletta di forte razionalizzazione.
Un programma che, tra le altre, prevede anche di rimuovere nomi di marchi e loghi delle aziende produttrici dai prodotti del tabacco: in tal modo, quindi, si avrebbero pacchetti di sigarette “neutri”, bianchi che non fungerebbero, a loro volta, da veicolo pubblicitario.
In Finlandia si dicono certi di poter cogliere l'obiettivo ma, probabilmente, non sarà la prima realtà europea a potersi fregiare del titolo di Paese smoking free: la Svezia, infatti, pare essere avanti presentando, allo stato, la percentuale più bassa di fumatori su scala europea.
E, non a caso, gli amici svedesi presentano anche, su scala europea, la più bassa percentuale di incidenza cancerosa.

Taipei ed il concreto rischio di divenire svapo-free.
Quattro milioni di abitanti, cuore del nuovo capitalismo asiatico, la metropoli di Taiwan potrebbe, a stretto termine, essere off limits per gli svapatori.
Perchè? Molto semplicemente perchè è in itinere, a livello locale, una norma che punta a porre in essere il divieto di produrre, importare, vendere e pubblicizzare dispositivi per lo svapo.
Come detto, si tratta di un discorso legislativo in via di sviluppo e che, pertanto, ancora non è divenuto operativo.
Lo spettro, tuttavia, di una stretta sul mondo del vaping appare essere alquanto reale.
Il progetto, ancora, contempla anche una corposa fase sanzionatoria: le attività commerciali che fossero colte, una prima volta, a trasgredire la prescrizione di cui sopra si buscherebbero una "multa" pari a poco meno di 3.000 euro nostrani.
In caso di recidiva, invece, si avrebbe la sospensione della licenza di vendita.

MINORENNE SVAPATORE? CORSI PER SMETTERE DI…SVAPARE
Ma, per la serie al peggio non v’è mai fine, i guai non sarebbero solo per gli esercizi commerciali ma anche per i consumatori minorenni.
La rigidissima norma farà divieto agli under 18, una volta a regime, i fare uso di e-cig. 
Ma la parte più significativa delle previsioni risiede nel fatto che il trasgressore verrà sanzionato con l’obbligo di frequentare corsi per smettere di svapare
Per chi non li frequentasse, ammena fino ad un equivalente di 300 euro.
L’ordinanza mira a proteggere le persone dai rischi per la salute delle sigarette elettroniche e a salvaguardare la salute pubblica”: così Chen Ran-chou, Direttore del Dipartimento della Sanità della città di Taipei.
Questo potrebbe venirsi a determinare in città.
Nello Stato di Taiwan, invece, in senso generale, è al vaglio una norma che prevede una migliore regolamentazione del vaping e, allo stesso tempo, la possibilità di innalzare l’età minima per fumare dagli attuali 18 ai futuri 20 anni.