Svapo, smoking cessation, fumo.
Un ambito dove si sente tutto ed il contrario di tutto.
Ai teorici del minor danno, infatti, si contrappone una “scuola” di pensiero che non garantisce che la sigaretta elettronica sia del tutto innocua per non parlare di quanti, poi, arrivano addirittura ad affermare che, alla fine dei conti, la e-cig faccia male come se non più della “classica”.
In mezzo a questo vortice di voci contrapposte sta il fumatore che vorrebbe dire addio alle bionde e che, magari, sta anche provando - o sarebbe intenzionate a provare - la soluzione del vaping per sottrarsi alla dipendenza.
Ma che ancora non riesce a comprendere, tra mille voci, quale possa essere quella più vicina alla realtà.
La sigaretta elettronica è realmente utile per smettere di fumare?
E, poi, fa bene? Fa male?
Non è raro, quindi, che più di uno decida di non lasciar la via vecchia per la buona, spaventato dal fatto che la cura possa finire per essere addirittura peggio della malattia.
E' la tattica del buttarla in caciara.
Quello che fanno molte “realtà” della ricerca o anche diverse Istituzioni che, tirate per la giacchetta da determinati interessi, gettano ombre sul fumo elettronico.
Mentendo sapendo di mentire e generando quella confusione, quel caos che rende difficili le scelte del singolo cittadino.
Non è un caso che – come da ricerca condotta da Povaddo per conto di Philip Morris International su 30.000 persone sparse in 26 Paesi - il 66% dei fumatori tenterebbe di passare alla sigaretta elettronica se solo avesse maggiori certezze sugli effetti benefici della stessa. 
La controprova di quanto fino ad ora detto vive nel fatto che ben l’89 percentuale degli italiani che sono passati dal fumo alle alternative sono stati fortemente incoraggiati nella loro scelta, recita il rapporto, da “un’informazione accurata sulle differenze tra questi prodotti e le sigarette tradizionali”.
Lo studio – spiegano i promotori – mostra che, mentre gli effetti del fumo sono quasi universalmente noti, una larga parte dei fumatori non è a conoscenza dei prodotti alternativi, non può accedervi o è confusa dalle informazioni disponibili che rendono difficile una scelta consapevole”.