Smettere di fumare riduce il rischio di problemi cardiovascolari e di insufficienza renale.
Allo stesso tempo, però, comporta una serie di effetti secondari per i pazienti affetti da diabete, tra cui l’aumento di peso.
Una review condotta da un team di ricercatori europei ha rivelato lacune nella letteratura scientifica di settore, soprattutto in merito agli effetti a livello metabolico del fumo e dello smettere di fumare sulla patologia.
I professionisti del settore sanitario non dovrebbero presumere che dire addio al fumo comporti necessariamente un miglioramento dei parametri metabolici tra coloro che hanno il diabete.
È ormai noto come il fumo rappresenti un fattore di rischio per diverse patologie e aumenti anche il rischio di morte per i fumatori.
Le persone affette da diabete potrebbero però incorrere in un rischio ancora maggiore, dovuto non solo all’effetto sinergico del fumo e della patologia stessa sul sistema cardiovascolare e i possibili danni vascolari, ma anche agli esiti avversi che il fumo comporta in termini di controllo glicemico e livelli lipidici.

LO STUDIO DEL COEHAR

A livello internazionale, i ricercatori concordano sul fatto che smettere di fumare riduca il rischio di effetti avversi sul sistema cardiovascolare.
Allo stesso tempo, smettere può comportare anche effetti collaterali, come l’aumento del peso, che potrebbe a sua volta indurre effetti metabolici imprevisti tra chi soffre di diabete.
La mancanza di dati e di ricerche in merito, ha spinto un gruppo internazionale di ricercatori, appartenenti all’Università di Catania, al Mossakowski Medical Research Institute di Varsavia e all’Ashford and Saint Peter’s Hospitals (Inghilterra), a condurre una review per descrivere lo stato dell’arte e i dati certi in merito ai percorsi di cessazione tra i pazienti affetti da diabete e ai risvolti in termini di controllo glicemico, resistenza all’insulina, secrezione di insulina, anomalie lipidiche e parametri biochimici della nefropatia.
Lo studio “Impact of stopping smoking on metabolic parameters in diabetes mellitus: A scoping review” afferisce al progetto Diasmoke, il primo studio internazionale a valutare e attestare l’impatto in termini di salute generale delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato nei pazienti affetti da diabete.
Smettere di fumare si traduce in benefici immediati per chi soffre di questa patologia, riducendo il rischio di mortalità e di problematiche cardiovascolari.
Ma i ricercatori hanno notato delle lacune nelle ricerche scientifiche sugli effetti metabolici dello smettere di fumare: i risultati attesi non sono stati uniformemente dimostrati.
Le ricerche hanno infatti dimostrato sia dei miglioramenti sia dei peggioramenti temporanei nel controllo glicemico dopo che il soggetti avevano deciso di smettere di fumare.

“Nel valutare la quesitone dei possibili effetti metabolici della cessazione del fumo sui pazienti affetti da diabete, abbiamo notato lacune sorprendenti per quanto riguarda i dati scientifici a disposizione” ha dichiarato la prima autrice dello studio, Magdalena Walicka “Solo pochissimi studi a livello internazionale hanno valutato l’impatto dei percorsi di cessazione sui parametri metabolici di persone con il diabete.
Studi che riportano risultati incoerenti.
È necessario che venga studiato e attestato l’impatto dei percorsi di cessazione tra i fumatori affetti da diabete, per creare e adottare percorsi su misura di cessazione dal fumo”.

La review è stata condotta tra Settembre e Ottobre 2021: solo un ristretto numero di studi a livello internazionale è stato identificato e inserito al suo interno.
Smettere di fumare è la prima causa di aumento di peso in persone con il diabete: molto spesso, i fumatori che smettono compensano l’astinenza da nicotina mangiando in maniera compulsiva.
Secondo uno studio prospettico condotto in Inghilterra, infatti, l’astinenza da fumo è associata a un aumento di 8.79 Kg in media in otto anni.
Ma l’aumento di peso può comportare anche effetti collaterali secondari: i pazienti con diabete possono diventare più insulino-resistenti, con un conseguente peggioramento del controllo glicemico.
Inoltre, è stato osservato che il fumo può influenzare anche la secrezione di insulina.
Fumare di per sé potrebbe rappresentare un fattore di rischio per quanto riguardo lo sviluppo e la progressione patologica dell’insufficienza renale.
Allo stesso tempo, smettere di fumare sembra avere effetti positivi in termini di metabolismo dei carboidrati nel lungo periodo, il che potrebbe potenzialmente mitigare l’iniziale effetto metabolico avverso dovuto alla cessazione.
Dire addio al fumo sembra avere anche un effetto positivo per quanto riguarda i marcatori della nefropatia, soprattutto dopo periodi prolungati di astinenza.

LA DIFFUSIONE DEL DIABETE

Considerando che il diabete è una patologia molto diffusa tra la popolazione e che il fumo aumenta il rischio di danni cardiovascolari e insufficienza renale, la mancanza di dati relativi all’impatto della cessazione sui parametri metabolici dei pazienti affetti da diabete necessita di studi ulteriori, in modo da creare linee guida utili per i medici e gli operatori sanitari.
“Smettere di fumare rappresenta un percorso particolarmente difficile per i fumatori affetti da diabete, soprattutto a causa degli effetti secondari indesiderati, come l’aumento di peso”, ha aggiunto il professore Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR
“Ma questo non è l’unico problema da affrontare: smettere può scatenare una serie di effetti metabolici avversi.
Dire addio al fumo è una priorità per qualsiasi fumatore, soprattutto per chi è affetto da diabete.
Una miglior comprensione dell’impatto dell’astinenza da fumo sui parametri metabolici è necessaria per informare i medici e gli operatori sanitari e creare linee guida efficaci a livello internazionale”.

da Coehar