L'allarme sulle sigarette elettroniche usa e getta viene rilanciato da uno dei principali pneumologi entro il panorama nazionale.
Con un forte richiamo al rischio di una amplificata dipendenza.
E' Roberto Boffi, Responsabile della Pneumologia e direttore del Centro antifumo dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, a gettare la pietra nello stagno.
Come prima anticipato, il pericolo che viene evidenziato da Boffi è alquanto circostanziato "La sigaretta elettronica usa e getta - ha sottolineato il noto professionista - emette meno sostanze cancerogene rispetto a quella tradizionale, ma contiene sali di nicotina, in grado di dare quattro volte più dipendenza".
Al pari di tutte le sigarette elettroniche, quindi, viene evidenziato come le monouso espongano il consumatore ad un minore contatto con sostanze cancerogene.
Il problema, tuttavia, secondo Boffi, sarebbe quello legato alla capacità delle usa e getta di legare al se l'utilizzatore attraverso un vincolo di dipendenza decisamente più forte rispetto a quanto non si registri, invece, quando si fa utilizzo della "bionda" tradizionale.
O alle e-cig, per così dire, normali.
Al che, inoltre, è anche da aggiungersi come, da esperienze di chi ne è utilizzatore, i sali danno anche una percezione minore rispetto alla quantità di nicotina che si sta inalando, finendosi, quindi, per assumerne in quantità maggiori rispetto a quanto si farebbe con le e-cig a lungo uso.
Ciò per voler restare confinati ai circuiti legali, dal momento che tutti siamo a conoscenza di come, accanto alle monouso consentite, vi sia tutto un sottobosco di merce di contrabbando ormai entrata capillarmente nel mercato "occulto" nazionale.
Con modelli, di importazione cinese e americana, che presentano tassi di nicotina folli, oltre due volte e mezzo al di sopra della soglia massima prevista dalla normativa italiana.
Quelle si capaci di generare, oltre ad un problema di "legame", uno di tipo acuto connesso a possibili sovradosaggi con conseguenti intossicazioni.