Colors: Purple Color

Vaping Expo è già un successo.
Quando mancano poco meno di tre mesi allo start della due giorni veneta, infatti, sono già tante e di prestigio le adesioni pervenute.
Sabato 26 e Domenica 27 Novembre sarà, quindi, Vaping Expo.
La “prima” a Padova della fiera dello svapo.
In cabina di regia il patron Rinaldo Cavalletto che ha rivelato come la fiera padovana nasca “dalla volontà di creare un punto di incontro tra operatori del settore ed utenza per aggiornare la piazza sulle principali novità”.
Pure sottolineandosi come “incontri come il Vaping Expo danno la opportunità ai vari attori di poter confrontarsi anche sulle criticità e sulle problematicità che contraddistinguono il particolare momento storico”.
Il cuore del Veneto, quindi, location di una iniziativa che è già quasi al sold out.

LOCATION FACILMENTE RAGGIUNGIBILE

“Mancano ancora oltre due mesi e mezzo all’inizio della manifestazione e già registriamo l’adesione di oltre 50 espositori nazionali nonchè di circa 20 dall’estero. Siamo già oltre le più rosee aspettative.
Protagonisti di rilievo quali Elux, Yozz, Svapoweb, HQD, Jwei, Joyful, VooPoo, Biff Bar, Puff Cigarettes, Elf Bar, Kiwi – sottolinea ancora Cavalletto – che, insieme a tutti gli altri, porteranno all’attenzione della platea le nuove soluzioni e le nuove possibilità. Tutto quanto possa aiutare il fumatore a sottrarsi alla dipendenza dal tabacco”.
Oltre 10.000 metri quadri di esposizione (per 12 di altezza), la Fiera di Padova si trova a circa 35 minuti di distanza dall’aeroporto Marco Polo di Venezia, ad una manciata di metri dalla stazione ferroviaria di Padova, nonchè, via automobile, ad una di distanza da Bologna e di due da Milano.
Ad arricchire i contenuti, poi, brevi talk all’ingresso, pensati per chi voglia avvicinarsi da neofita alla sigaretta elettronica, capire con quale sigaretta elettronica iniziare, come si svapi ed i pro e contro dei vari metodi.
Inoltre, spazio ad incontri di approfondimento e formazione sulle principali opportunità commerciali nonchè a focus su normative ed aspetti tecnici.
La sigaretta elettronica dalla “a” alla “z”: Padova è già la nuova piazza della e-cig.

Sta andando alla grande.
Sono veramente soddisfatto.
In soli due mesi le cose hanno già preso a procedere davvero bene
“.
Chi l’ha detto che un percorso imprenditoriale debba necessariamente attendere mesi, se non anni, per sfornare prime soddisfazioni?
Tendenzialmente, forse, sarà anche così.
Ma Svapoweb è la piacevole eccezione che conferma la regola.
Sprizza soddisfazione Marco Alagia.
Ventidue anni, nastro tagliato del suo store di Lauria, in provincia di Potenza, appena lo scorso 9 Luglio.
Un negozio ex novo, una clientela nata da zero.
Eppure, come ci confida lo stesso, il business ha cominciato ad essere florido praticamente a tempo zero.
Per il momento sta andando molto bene, abbiamo registrato da subito una risposta più che positiva. E’ anche vero che, in quest’area, mancava una realtà di questo tipo, una proposta di questo genere. Ora, chi per curiosità, chi per necessità, in tanti ci stanno facendo visita“.

UN’AVVENTURA…INATTESA

Un’avventura che germoglia, come nella migliore delle storie, in modo quasi improvviso ed inatteso.
Marco, infatti, nasce tra i fornelli.
Il giovane, infatti, aveva lasciato, fresco di diploma, la sua Lauria per maturare esperienze come chef collaborando con super big stellati quali Antonino Cannavacciuolo.
Ma la voglia di apprendere e di crescere lo hanno portato, ben presto, anche oltre Italia, in Lussemburgo.
E proprio dal piccolo Stato, lo scorso Natale, il nostro era rientrato per trascorrere il periodo dicembrino in famiglia.
Avevo dimenticato resistenza e liquido in Lussemburgo e, una volta in Basilicata, a casa, mi sono reso conto di come fosse difficile reperire questo materiale nell’immediato mancando, in zona, negozi del settore. Ed a quel punto ho pensato: perché non lo apro io?”.
Detto-fatto, Alagia compone il numero degli uffici Svapoweb – che già conosceva essendone cliente – ed entra in contatto con il duo Esposito-Siciliano del team franchising.
I colloqui, la scoperta di un mondo nel mondo (quello della capillare assistenza che caratterizza tutte le fasi dell’azienda arancione di Arcangelo Bove) e, quindi, il via di un’avventura ad oggi contraddistinta da tantissimi sorrisi.

SORRISI ARANCIONI

Sorrisi arancioni, ovviamente.
La sigaretta elettronica apre la porta dell’imprenditoria al giovane lucano dopo avergli consentito di chiudere quella del fumo.
Anche io sono uno svapatore – chiude il papà del nuovo store – Le sigarette elettroniche mi hanno aiutato a smettere definitivamente di fumare.
Per un periodo sono stato un duale, da un anno a questa parte faccio esclusivamente uso di e-cig”.

La storia si ripete: dall’esperienza personale nasce un’opportunità di lavoro.
E nel mezzo lo zampino del “franchising di successo“.

In un contesto socio-sanitario in cui il tabagismo provoca più di 8 milioni di morti l’anno in tutto il mondo, sorge spontaneo domandarsi come attivarsi per limitare i danni.
Nell’ultima decade, le sigarette elettroniche si sono presentate come alternativa ai prodotti a base di tabacco.
Lo scorso giugno è stata presentata da parte della Commissione Europea una proposta per vietare la vendita di prodotti a base di tabacco aromatizzato.
L’obiettivo sarebbe quello di portare sotto il 5%, entro il 2040, la quota di popolazione che usa tabacco, dando vita alla cosiddetta Tobacco Free Generation.
Per inquadrare meglio la situazione, è importante dunque sottolineare che il divieto riguarderebbe solo i prodotti di tabacco riscaldato e non include sigarette elettroniche o altri prodotti di svapo, che anzi possono rappresentare un’alternativa valida per i fumatori adulti nel tentativo di ridurre i danni del fumo.
Dopo circa quindici anni di popolarità dei device per il fumo, sono finalmente arrivate delle ricerche sugli effetti a lungo termine dei prodotti alternativi alle classiche sigarette, e i risultati sono sicuramente interessanti.
Un’approfondita ricerca finanziata dal National Cancer Institute ed effettuata presso l’Istituto Pasteur di Lille, ha infatti confermato ciò che si pensava.
Su una scala di dannosità da 1 a 100, le classiche sigarette raggiungono un 100 pieno.
I riscaldatori di tabacco si posizionano su un 23, grazie a una riduzione delle emissioni di carbonile pari al 77% rispetto alle classiche sigarette.
Le sigarette elettroniche, al contrario, si stabilizzano sul gradino più basso della scala, con una riduzione delle emissioni di carbonile compresa tra il 93% del vecchio modello e un notevole 99,2% della box mod più recente.
Il vantaggio delle e-cig risiede proprio nella mancanza di combustione, donando a chi aspira una sensazione simile alla sigaretta ma evitando il rilascio di sostanze cancerogene e dannose ad essa associate.
In termini pratici: mentre con i riscaldatori di tabacco i pericoli per la salute si riducono a meno di un quarto rispetto alle sigarette, con le e-cigarettes il danno si riduce a un centesimo.

L’ESEMPIO DI FRANCIA, REGNO UNITO E BELGIO

Le sigarette elettroniche, dunque, si confermano una scelta meno dannosa.
Lo sottolinea anche il sito dell’AIRC, che indica i dispositivi di svapo elettronici come un metodo per frenare la dipendenza da sigaretta tradizionale perché permettono appunto di evitare il catrame e le numerose componenti tossiche.
Recentemente, Paesi come Francia, Regno Unito e Belgio hanno riconosciuto che lo svapo è meno dannoso del fumo tradizionale, incoraggiando i fumatori adulti a passare alla sigaretta elettronica.
É indubbio che le e-cigs rappresentino una valida alternativa per i fumatori adulti. Le politiche di controllo del fumo vanno sostenute, ma ciò non implica necessariamente un contemporaneo contrasto all’uso di dispositivi vape che anzi possono rappresentare un valido alleato in questo processo.
Sia istituti di ricerca che mondo scientifico si stanno mobilitando per regolamentare un settore, come quello delle sigarette elettroniche, che può rappresentare un forte sostegno per i fumatori adulti che cercano un’alternativa alle sigarette.
Auspichiamo dunque che questi siano solo i primi passi verso una risposta unitaria e compatta dal punto di vista scientifico ed istituzionale per aprire la strada a nuove ricerche ed innovazioni nel settore delle e-cig.
Francesco D’Amelia, Senior Sales and Marketing Manager Italia di RELX International

Immaginate un mondo senza tumore al polmone. 
Ora come ora un discorso che appartiene alla sfera dell'utopia. 
Ma che sarebbe alquanto fattibile, concreto se non vi fossero le sigarette. 
Come sostiene, infatti, il professore Massimiliano Berretta, medico oncologo presso il Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale del Policlinico “Martino” dell’Università di Messina, il cancro polmonare sarebbe un male relativamente raro se non vi fosse di mezzo, a complicare i piani, il fumo di sigaretta. 
“Il primo fattore di rischio del tumore al polmone è il fumo di sigaretta – ha sottolineato il professionista a Qds – Se non si fumasse più, tale patologia diventerebbe una malattia rara.
Le sostanze nocive contenute nel fumo -
ancora il medesimo - danneggiano le cellule dei polmoni: fumare sigarette può causare un tumore.
Maggiore è l’esposizione al fumo, maggiore è il rischio di ammalarsi.
In ambito oncologico il rischio di sviluppare un tumore al polmone è 25 volte superiore nei soggetti che fumano rispetto ai non fumatori.
Anche il fumo passivo rappresenta un rischio per il tumore al polmone.
Diversi studi dimostrano – 
la chiusura – che solo nel 10% dei casi il tumore del polmone insorge in non fumatori”.
Non è che stiamo facendo oggi, sia chiaro, la più sensazionale delle scoperte. 
Le parole del medico, tuttavia, scuotono le coscienze perchè danno percezione di quanto sia determinante la dipendenza dal tabagismo nell'incidenza tumorale. 
Lo dice la letteratura, lo dice la quotidianità della clinica: solo una persona su dieci che contrae il tumore al polmone, infatti, è un non fumatore. 
Nove su dieci, di conseguenza, il 90 percentuale, sono fumatori.
Ecco, quindi, che - se la matematica non è un'opinione - se non vi fossero le sigarette, avremmo il 90% di casistiche di tumori al polmone in meno.
A fronte di numeri talmente drammatici - che nella sola Italia si traducono in 90.000 decessi/anno, comprendendovi anche le patologie cardiocircolatorie correlate - non si può restare indifferenti.
Perchè sono numeri drammatici ma anche molto arginabili, molto rimediabili.
Perchè, quindi, non giocarsi le carte delle alternative?
Perchè, al cospetto di una certezza di morte, quale quella delle bionde, non si tenta la via della e-cig che, ora come ora, e sono passati circa quindici anni dal suo avvento sul mercato, non ha ucciso nessuno?

Quando crescono le tasse sulle sigarette elettroniche, si assiste anche a maggiori tassi di fumatori.
Un fenomeno che va a braccetto.
Le conclusioni vengono ribadite da studio che è stato posto in essere da un gruppo di ricerca di due prestigiose Università Usa: si tratta della Yale, Istituto accademico di New Haven, nel Connecticut, la terza più antica realtà accademica degli Stati Uniti d’America; E, ancora, della Georgia State University di Atlanta.
I team di lavoro guidati dai professori Abigail Friedman e Michael Pesko hanno posto la loro attenzione sulla fascia anagrafica 18-25 anni, particolarmente esposta per sue caratteristiche al rischio delle “devianze”.
Ed hanno potuto appurare come in quei contesti territoriali ove erano state rincarate le tasse sullo svapo, rendendo di conseguenza l’accesso alla sigaretta elettronica più costosa, si aveva un duplice effetto.

STUDIO YALE-GEORGIA UNIVERSITY

In prima istanza si assisteva ad un calo nei consumi della e-cig e, allo stesso tempo, ad un aumento di quelli del fumo.
Ovvero, meno vaping più tabacco in un rapporto tra i due trend che è chiaramente inversamente proporzionale.
Un aumento di un solo dollaro delle tasse sul vaping – hanno fatto presente, nello specifico, i responsabili dello studio – ha partorito riduzioni significative dello svapo quotidiano e, allo stesso tempo, una significativa impennata nei consumi del fumo”.
Tipico esempio del cosiddetto “effetto sostituzione”, ovvero, come da definizione tecnica, “la diminuzione delle vendite di un prodotto che può essere attribuita al fatto che i suoi consumatori passano ad alternative più economiche quando il prezzo del prodotto stesso aumenta”.
Non è la prima volta che la scienza e la ricerca partoriscono conclusioni in tale direzione.
Queste informazioni devono rappresentare un monito per le Istituzioni che, talvolta, con troppa leggerezza, si abbandonano alla emanazione di norme che solo apparentemente e solo nelle dichiarazioni di facciata mirano a combattere il fenomeno della dipendenza tabagista.

A seguito delle numerose segnalazioni ricevute, abbiamo constatato che, sia tramite le
piattaforme Instagram, Facebook, Telegram e altri social media, sia tramite attività di
distribuzione e rivendita (all’ingrosso e al dettaglio), vengono promosse e commercializzate sul territorio italiano, sigarette elettroniche (anche monouso) non in regola e le cui caratteristiche violano la normativa vigente.
In particolare, i prodotti commercializzati risultano carenti dei requisiti e delle caratteristiche previsti dall’art 62 quater del Testo Unico Accise (D.lgs. 504/1995) e normativa attuativa nonché dell’art. 21 del D.lgs. 6/2016.
A tal riguardo, rammentiamo che i prodotti liquidi da inalazione possono essere
compravenduti solo e soltanto per il tramite di Rivendite di generi di monopolio (Tabaccai),
Esercizi autorizzati (negozi di sigarette elettroniche, farmacie e parafarmacie
debitamente autorizzati); E-commerce da parte di depositari autorizzati nel territorio italiano

LE PRINCIPALI VIOLAZIONI NEI PRODOTTI

Qui di seguito elenchiamo le principali violazioni di legge che si posso riscontrare sui
prodotti: Serbatoio contenente un volume di prodotto liquido superiore a 2 ml (limite
previsto dalla norma); Per prassi, nelle sigarette c.d. usa e getta, si indica il numero di
“tiri” o in gergo “puff”: se il numero è superiore a 800 è molto probabile che il
contenuto sia superiore ai 2 ml; Concentrazione nicotinica maggiore al livello massimo consentito dalla legge (20 mg/ml, ovvero 2%); Assenza (o invalidità) della notifica del prodotto alla Commissione europea, come previsto dalla normativa di riferimento (i prodotti devono essere notificati con sei mesi di anticipo sulla commercializzazione alla Commissione europea; Con tale procedura vengono trasmesse anche analisi tecniche, tossicologiche e sulle emissioni); Commercializzazione in mancanza del codice identificativo univoco (codice PLI) previsto dal Decreto Direttoriale ADM prot. n. 83685/RU del 18.03.2021; Commercializzazione in mancanza del contrassegno di legittimazione di legge,
come previsto dal Decreto Direttoriale prot. n. 93445/RU del 29.03.2021; Mancanza sulla confezione delle avvertenze sulla salute e delle informazioni
obbligatorie per legge in lingua italiana.
nota Anafe

Paura di avviare una nuova attività?
Timore di fare un salto nel vuoto?
Macchè.
L’imprenditoria può dare grandi soddisfazione.
Ed anche da subito.
Uno degli esempi, in tal senso, viene da Marco Zanzarella che, appena lo scorso 7 Luglio, ha inaugurato lo Svapoweb Store di Lecce.
E’ stata una partenza sprint – ci confida Marco, 33 anni – Il marchio Svapoweb mi era già abbondantemente noto ma mai avrei pensato che potessi avere, in tempi strettissimi, risultati così importanti. Sono più che soddisfatto”.
Da precisare come l’esercizio leccese sia un ex novo e come il nostro sia al suo deb come imprenditore del vaping.
L’intraprendenza di Zanzarella, il richiamo del brand arancione hanno partorito a tempo zero un cocktail di successo esplosivo ed immediato.
“Ho gestito, in passato, una birreria artigianale, sono stato Direttore di una azienda vinicola.
La sigaretta elettronica, però, è stato un pallino che ho sempre coltivato ma, le varie contingenze del momento, mi hanno sempre fatto rinviare l’idea di avviare un’attività nel campo dello svapo.
Ora, però, ho colto anche questo obiettivo”.

Nel passato di Marco c’è anche un trascorso da fumatore.
Ho iniziato a svapare circa dieci anni fa.
Per un paio di anni ho “palleggiato” tra sigarette ed e-cig.
Poi quest’ultime mi hanno consentito di archiviare definitivamente il tabacco.
Ed ora metto a servizio della clientela la mia esperienza di ex fumatore che è riuscito a sottrarsi alla dipendenza grazie allo svapo.
Quanti clienti mi chiedono un aiuto per uscire dal tunnel dal fumo?

L’ENTUSIASMO DI MARCO ZANZARELLA

Guarda – prosegue Zanzarella – Se devo percentualizzare, posso dire che circa il 70% di quanti entrano nel negozio mi chiedono supporto per dire addio alle sigarette.
Cerchiamo di venirgli incontro: all’inizio gli proponiamo una pod, una cosa semplice che non si scarichi subito.
Quanto ai gusti, per i primi sette-dieci giorni puntiamo su un tabaccoso, poi viriamo su un aroma differente, ma non ancora di tipo cremoso.
Meglio un fruttato fresco”.

Parole che possono apparire semplici, quelle di Marco, di fatto vero e proprio consulente del vaping, ma che sono il frutto di osservazione e di “studio” del settore che si protrae da tempo.
Sono un divoratore di blog e forum della sigaretta elettronica: ascoltare e confrontarsi, anche in questo ambito, è assolutamente determinante”.
A distanza di poco più di tre settimane, quindi, già si vola per lo store della cittadina barocca.
Sono positivo già di mio – ribadisce il medesimo – Ringrazio Dio di avere aperto, sono proprio felice.
Immediatamente ho scacciato via le pur comprensibili paure che si possono avere all’inizio di una nuova attività”.
Chiusura dedicata al marchio arancione figlio dell’ingegno e dell’intuito di Arcangelo Bove “Ho trovato un accompagnamento ed un’assistenza, in tutte le fasi, che difficilmente si incontrano in un’azienda.
Antonio Esposito e Roberta Siciliano (responsabili del settore Franchising, n.d.r.) ti sono costantemente accanto pronti ad aiutarti e supportarti passo dopo passo.
Non si trova una assistenza così”.

 

Apprendo da Organi di informazione di una operazione portata a termine da personale della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Modena che ha consentito di rintracciare un ingente quantitativo di prodotti del vaping provenienti da Paesi extra Ue, la cui immissione in consumo in Italia è soggetta a specifiche restrizioni.
Mi compiaccio di quanto posto in essere e voglio augurarmi che tali attività possano essere intensificate”.

Così Arcangelo Bove, Presidente Unasweb nonchè padre del marchio Svapoweb.
Il riferimento è al blitz che ha portato i funzionari della sede di Modena a rintracciare presso “la sede di un rinomato corriere internazionale” oltre 1000 dispositivi elettronici tra atomizzatori, cartucce, batterie nonchè flaconi contenenti in totale 22 litri di liquidi da inalazione per sigaretta elettronica e nicotina.
Materiale che si è dovuto puntualmente avviare a distruzione.

“RIVENDITORI CORRETTI PAGANO FINO AD ULTIMO EURO DI TASSE”

Restiamo in attesa di eventuali ulteriori particolari dal fronte delle indagini – prosegue Bove – Tuttavia, se realmente si confermassero i profili di illecito ipotizzati dal personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, non si farebbe altro che confermare quanto più volte da noi denunciato.
Come Unasweb, infatti, in più occasioni abbiamo sollecitato rispetto alla necessità di porre in essere controlli presso i vari corrieri che, in generale, si recano all’Estero a ritirare prodotti del vaping presso rivenditori operanti in prossimità del confine italiano.
Introducendo in Italia materiale che, di fatto, violando le norme sull’importazione, integra pienamente i profili del contrabbando.
Abbiamo a che fare con rivenditori che commerciano, tramite i canali del web, direttamente con clienti italiani, non pagando tasse e proponendo, ovviamente, prezzi più bassi e prodotti meno sicuri.
Il tutto grazie al “ponte” rappresentato da taluni corrieri che queste merci portano al di qua del confine.
In tutto questo, vi siamo noi, rivenditori che pagano fino all’ultimo euro di tasse, che siamo alle prese con controlli serrati e che dobbiamo fronteggiare una concorrenza sleale da parte di “competitors” che si muovono nell’illecito e che recano danno a tutti: all’Erario, ai consumatori e ai tanti imprenditori sani che operano sul territorio nazionale. Plaudiamo a tutte le iniziative che possano conferire quanta maggiore liceità al settore”.

Operazione anti-contrabbando quella posta in essere dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al fine di reprimere il fenomeno della immissione sul suolo nazionale di prodotti del vaping illeciti.
Nè da notizia la stessa Agenzia fiscale.
“I funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dell’Ufficio di Modena – viene specificato – hanno portato a termine una importante operazione di controllo riguardante prodotti liquidi da inalazione (PLI) e ricariche, provenienti da Paesi extra Unione europea, la cui immissione in consumo in Italia è soggetta a specifiche restrizioni.
L’esito dell’attività –
è ulteriormente esposto – svoltasi presso la sede di un rinomato corriere internazionale, ha comportato l’avvio alla distruzione di oltre 1000 dispositivi elettronici (atomizzatori, cartucce, batterie) e flaconi contenenti in totale 22 litri di liquidi da inalazione per sigaretta elettronica e nicotina, equivalente a 120 chilogrammi di tabacco tradizionale.
Nell’ambito della stessa operazione, sono stati distrutti circa 1000 chilogrammi di merce di vario genere non ammessa all’importazione in quanto priva delle necessarie certificazioni di conformità CE e delle certificazioni sanitarie.
Ancora una volta l’attività dell’Ufficio di Modena si inserisce nell’ambito delle attività di controllo extra tributario, promosse dall’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli, volte alla tutela della salute e della sicurezza delle persone”.

La Sardegna come la Puglia.
Una regione interamente smoking free nei suoi litorali.
E' questo l'oggetto di una richiesta avanzata da Adiconsum, Associazione italiana Difesa Consumatori e Ambiente attiva sul territorio dal 1987.
Il sodalizio, in particolare, ha chiesto che su tutto il territorio della Sardegna entri in vigore un provvedimento - verosimilmente sotto forma di legge regionale o, in subordine, di ordinanza - con la quale si vada a proibire di fumare sulle spiagge di tutta l'isola.
Un provvedimento che, quindi, farebbe della Sardegna la seconda regione di Italia ad agire in tal senso dopo la Puglia che, a tarda primavera di quest'anno, per iniziativa del suo Governatore Emiliano, ha già disposto in tal senso.
Una misura in tal senso, ancora, supererebbe i provvedimenti che, anche nella splendida isola tirrenica, sono stati introdotti da singoli sindaci con atti che, per loro natura, hanno però validità esclusivamente sui rispettivi territorio comunali.

“Siamo favorevoli alle ordinanze comunali che, oramai da anni - spiega ad Ansa il Presidente del sodalizio, Giorgio Vargiu - vietano il fumo su alcune spiagge dell’isola, ma riteniamo che i divieti debbano essere estesi a tutte le spiagge della Sardegna, sia per tutelare la salute dei bagnanti, sia per difendere l’ambiente messo a rischio dai mozziconi di sigaretta abbandonati sulla sabbia o gettati in mare”.
“Qualsiasi divieto, tuttavia, è totalmente inutile - insiste l'esponente - se non accompagnato da controlli efficaci, ed è sempre più frequente vedere bagnanti che fumano in totale libertà anche nelle zone della Sardegna dove vigono i divieti: per questo chiediamo oggi di istituire in tutte le zone turistiche della regione una task force di agenti delle forze dell’ordine che abbia il compito di eseguire controlli lungo i litorali e sanzionare i trasgressori.
Proprio per incrementare i controlli e sopperire alle carenze di organico di vigili urbani e altri corpi di polizia – ha chiuso Vargiu – chiediamo di estendere ai bagnini e alle compagnie barracellari, attraverso apposite ordinanze prefettizie, il potere di elevare sanzioni verso chi non rispetta i divieti di fumo e le altre regole imposte in spiaggia dalle ordinanze balneari della Regione Sardegna e da Capitanerie di Porto e Comuni”.