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“Apprendiamo a mezzo stampa, nonchè dai contenuti della Gazzetta ufficiale, di quello che sarebbe l’ennesimo blitz a danno della sigaretta elettronica.
Ma, questa volta, la questione è ancora più sconcertante dal momento che il tutto si è sviluppato nell’assoluto silenzio.
Dalla sera alla mattina, letteralmente, ci siamo ritrovati con una nuova tassa sul groppone, assolutamente impropria ed inopportuna”.

Così Arcangelo Bove, Presidente Unasweb nonchè il principale imprenditore della sigaretta elettronica in ambito nazionale.

BALZELLO DA 327 EURO

Il riferimento è al balzello di 327 euro che, come risulta dalla pubblicazione in GU del 30 Maggio, in recezione di Decreto interministeriale del Dicastero della Salute e di quello dell’Economia e delle Finanze, datato 22 Marzo, dovrà essere corrisposto, da fabbricanti e/o importatori, per ogni nuovo prodotto notificato, dispositivo o e-liquid che sia.
Soprattutto, però, il decreto impone che, in modo retroattivo, si provveda a pagare una tassa per tutti i prodotti notificati negli ultimi cinque anni e mezzo.
Ci piove addosso una nuova tassa in modo improvviso, in mancanza di qualsivoglia concertazione politica.
E’ emerso tutto a cose fatte, con poco rispetto, ritengo, degli operatori del settore.
Ci siamo ritrovati al cospetto di cose compiute, senza che il mondo dell’imprenditoria, delle associazioni fosse mai stato pur minimamente consultato. Soprattutto, poi, è intollerabile che, oltre a disporsi per il futuro, si avanzino pretese in chiave retroattiva sugli ultimi cinque anni e mezzo, aspetto – quest’ultimo – che già è in valutazione, rispetto agli aspetti di legittimità, dei nostri legali. Si pretende che aziende dovranno andare a corrispondere centinaia di migliaia di euro entro sessanta giorni, pena riscossioni coattive.

E’ un atto di forza intollerabile, che rischia di affossare imprenditori e far perdere, di conseguenza, posti di lavoro. Tutto ciò è assolutamente inaccettabile. Siamo stati posti spalle al muro – insiste Bove – in un “prendere o lasciare” che lede la dignità di quanti stanno investendo in questo settore da anni.
Mentre nel Regno Unito ed in Francia i rispettivi Ministeri della Salute promuovono il vaping quale strumento di riduzione del danno da fumo, in Italia ci troviamo a dover difendere – 
la conclusione – un giorno si e l’altro pure, il nostro diritto alla sopravvivenza”

L’ultimo ceffone tirato in faccia al settore della sigaretta elettronica è di quelli brucianti.
Non bastassero gli aumenti a scalare fissati dall’allora Governo Conte, una nuova tassa, una nuova super tassa si abbatte sui produttori.
L’ha varata il Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze con un decreto risalente al 7 Marzo di quest’anno ma solo da poche ore pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Un vero e proprio blitz cascato in modo improvviso, brusco, senza minimo preavviso sul mondo della sigaretta elettronica.

293 EURO PER OGNI NUOVO PRODOTTO NOTIFICATO

Ebbene, in base alla nuova previsione, nel momento in cui si andranno a porre in essere “nuove notifiche di sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica” si dovrà corrispondere una tantum una tassa di euro 327,85; in caso di “aggiornamenti o correzioni delle notifiche di sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica”, invece, la tassa sarà pari a 108,03.
Sempre una tantum.
Una specie di tassa di ingresso, per dirla breve, che dovrà essere corrisposta per ogni nuovo e-liquid o dispositivo immesso sul mercato.
Oltre a quanto detto, prevista anche una doppia tassa, da corrispondere su base annuale, entrambe da 293 euro.
Una “per la gestione degli studi a disposizione dei fabbricanti ed importatori sulle ricerche di mercato e sulle preferenze dei vari gruppi di consumatori, compresi i giovani e gli attuali fumatori, riguardo gli ingredienti e le emissioni, nonché sintesi di eventuali indagini di mercato da essi svolte per lanciare i prodotti (articolo 6 comma 7)” e l’altra “per la gestione dei dati sul volume delle vendite, delle informazioni sulle preferenze dei vari gruppi di consumatori, del modo di vendita dei prodotti, nonché delle sintesi di eventuali indagini di mercato (articolo 21 comma 13)”.

Ma non è tutto.
Per la serie al peggio non c’è mai fine, il decreto prevede anche che si debba pagare per tutti i prodotti notificati negli ultimi cinque anni e mezzo “Per le notifiche relative agli articoli 6 e 21 del decreto legislativo 12 gennaio 2016, n. 6, presentate dal 20 novembre 2016, le tariffe di cui allegato 1 devono essere versate entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto – è spiegato – In caso di mancato versamento delle tariffe, di cui al comma 3, entro il termine previsto si procede alla riscossione coattiva delle somme dovute ai sensi del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46″.

Ebbene si, se non si pagano gli “arretrati” entro 60 giorni, si procederà alla riscossione di forza, coattiva.
Più di qualche azienda, vale a dire, dovrà sborsare qualche centinaia di migliaia di euro entro una manciata di settimane.
In pratica una sentenza di morte per tanti operatori.

POSSIBILE DIFETTO GIURIDICO: SARA’ BATTAGLIA NEI TRIBUNALI

E’ ovvio, però, che si profila battaglia.
Cosa faranno, infatti, i produttori? Accetteranno supinamente questo nuovo colpo basso?
Molto probabile che la risposta vivrà nelle stanze dei Tribunali e, in particolare, presso quelle del Tar del Lazio, sede giudiziaria amministrativa competente.
Al di la della inopportunità della scelta “politica”, vi sarebbe, infatti, nel decreto un difetto giuridico insito in quella parte di esso che, di fatto, dispone il balzello in modo retroattivo con decorrenza 2016.
Un decreto come quello in questione, infatti, per dottrina e giurisprudenza diffuse, è assimilabile a tutti gli effetti ad un atto amministrativo, nonostante la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
In quanto tale, essendo atto amministrativo, il medesimo non può che disporre se non per il futuro.
In realtà, alcuni provvedimenti – come quelli che eseguono le sentenze – possono avere effetti anche sul pregresso ma, come chiaro, non è questo il caso.
Si è al cospetto, con tutta evidenza, di un atto che – oltre ad essere, come detto, politicamente inappropriato ed ingiusto, per tutta una serie di valutazioni più volte fatte, può vacillare anche da un punto di vista “tecnico”.
La palla è già agli avvocati.

Ottocentomila fumatori in più in Italia dal 2019.
Per la prima volta, dal 2006, si inverte la tendenza in discesa che stava riscontrandosi addirittura dal 2006, appena dopo l'emanazione della legge Sirchia?
Perchè si sta verificando questo?
Secondo importantissime voci dell'Istituto Superiore di Sanità, molto se non tutto è da ricondurre alla diffusione delle alternative al tabacco, ovvero riscaldato e sigarette elettroniche.
Sarebbe la loro diffusione sul mercato ad aver fatto schizzare in alto i consumi di bionde.
"L’aumento dei fumatori rilevato dal report è un segnale che desta preoccupazione e rispetto al quale è importante attivare azioni di prevenzione a partire dai più giovani per garantire una vita più lunga, con meno disabilità e qualitativamente migliore per noi e per chi ci vive accanto”, ha fatto presente ad Huffington Post il Presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.
Occhio e croce lungo la medesima linea Roberta Pacifici, Responsabile del Centro nazionale Dipendenze e Doping dello stesso Iss.
“Il dato di quest’anno – sottolinea ad Ansa – ci conferma come la pandemia abbia significativamente influenzato le abitudini al consumo dei prodotti del tabacco e di nicotina degli italiani.
I nuovi prodotti del tabacco e le e-cig si sono aggiunti al consumo delle sigarette tradizionali e i loro utilizzatori infatti sono quasi esclusivamente consumatori duali.
La falsa percezione di consumare prodotti meno o addirittura non nocivi per la salute e il sentirsi autorizzati ad utilizzarli in ogni luogo stanno certamente incidendo sull’aumento del loro consumo”.
Le tesi dei due esponenti suscita qualche perplessità, su tutte quella connessa al dato che gli utilizzatori di e-cig siano fondamentalmente utilizzatori anche di sigarette tradizionali.
Ma vi sarebbero anche altri elementi sui quali interrogarsi.
Ad esempio, ci si dovrebbe interrogare sul perchè appena lo 0,5 dei fumatori italiani si rivolge ai Centri anti-fumo, ovvero quelli che sono i capisaldi istituzionali nel contrasto al tabagismo?
La sensazione, pur nel rispetto dell'autorevolezza dei due altissimi funzionari, è che si faccia un pò troppo presto a gettar la croce su e-cig e riscaldato: anche perchè esperienze di Nazioni che su di esse hanno puntato in chiave di smoking cessation, vedi il Regno Unito, ci stanno dando feedback assolutamente positivi.

I dati forniti ieri dal Ministero della Salute italiano fotografano un Paese di nuovi fumatori: 800.000 in più rispetto al 2019.
Tra loro, più donne e più giovani.
In aumento anche il numero di utilizzatori di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. “Un disastro atteso, già annunciato dai nostri dati pubblicati nel 2020 con uno studio condotto proprio durante la fase acuta del Covid19. Da allora, nessuna politica di prevenzione, nessuna risposta in merito da parte della autorità sanitarie italiane. Documentare i disastri non è abbastanza, bisogna proporre soluzioni alternative ed efficaci” – così il professore Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, ha aperto i lavori della prima conferenza italiana sulla riduzione del danno da fumo. 
A Catania questa mattina si sono riuniti gli esperti italiani più influenti della ricerca antifumo. Tra loro numerosi docenti ed esperti di politiche di sanità pubblica.

PRESENTE ANCHE KUMAMARU

L’Aula Magna del Rettorato gremita di medici, giornalisti, studenti ed esperti dell’Ateneo catanese ha accolto con piacere l’inizio dei lavori del convegno coordinato dal fondatore del CoEHAR. 
Ospite d’eccezione il professore Hiroya Kumamaru, vice direttore di AOI International Hospital in Kawasaki, che ha riportato in sala l’esempio di uno dei paesi con il più alto numero di fumatori al mondo, il Giappone.
Grazie all’introduzione di prodotti a tabacco riscaldato in Giappone nel 2014 – ha spiegato lo scienziato – si è registrata una diminuzione del consumo di tabacco del 34% in 4 anni.
Inoltre, si è dimostrato che non vi è effetto di iniziazione al tabacco nei giovani che usano questi prodotti, e i dual user rappresentano solo il 6% degli utilizzatori.
Questi risultati sono straordinari e testimoniano la reale efficacia della riduzione del rischio quale soluzione agli annosi problemi del tabagismo”. 

Per i pazienti che non riescono a smettere di fumare da soli, passare a prodotti senza combustione migliora lo stile di vita e le condizioni di salute, in quasi ogni ambito già valutato. Come spiegato dal professore Emmanuele Iannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia Medica presso l’Università Tor Vergata di Roma e membro CoEHAR “La riduzione del rischio è uno dei fondamenti della medicina della sessualità moderna, dall’uso del profilattico all’intervento sociale.
Il termine stesso di ‘harm reduction’ si declina perfettamente quando si parla di comportamenti che impattano sulla sessualità che non si possono o non si vogliono eliminare, come dovrebbe essere comunque fatto.
Paradigmatico è l’esempio del fumo che specificamente deve essere eliminato nell’interesse della salute sessuale e che, quando risulta evidentemente ineliminabile deve essere affrontato anche con strategie di riduzione del danno.”

Miglioramenti significativi sono noti anche nelle prestazioni fisiche e nelle condizioni di salute mentale.
Così è stato riportato dal professore Pasquale Caponnetto, docente di Psicologia clinica dell’Università di Catania “Dal nostro studio clinico più recente, il primo al mondo a valutare i prodotti a tabacco riscaldato comparati alle sigarette elettroniche, è emerso che entrambi i prodotti sono strumenti utili alla cessazione, con un buon livello di accettabilità tra i fumatori che li percepiscono come prodotti a rischio ridotto, ottimi risultati in termini di cessazione o riduzione del consumo di sigarette tradizionali già dopo poche settimane.”  
Le politiche attuali di prevenzione del tabagismo devono adeguarsi ai tempi che cambiano o rischiano di risultare anacronistiche.
La riduzione del danno da fumo è un principio riconosciuto dalle più importanti autorità sanitarie internazionali e deve essere integrato in percorsi di cura e assistenza per tutti quei fumatori che non riescono a smettere con i metodi tradizionali. 
*Nota stampa Coehar

Maxi concorso quella che figura nell'agenda dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Ne ha dato annuncio il vertice dell'Agenzia fiscale, Marcello Minenna, anticipando sensibilmente rispetto ai tempi di prevista pubblicazione del bando.
Bando che, come da informazioni rese dallo stesso Minenna, sarà pubblicato, infatti, nel mese di Luglio di quest'anno.
Un concorso, come detto, in formato super: ad essere messi in "palio", in particolare, saranno ben 1500 posti cui potranno concorrere sia diplomati sia laureati.
Ai fini della selezione saranno presi in considerazione i titoli di studio nonchè, ovviamente, le prove di esame che si sostanzieranno in uno step scritto ed in un uno orale: ovviamente, elementi certi, in tal senso, potranno venire esclusivamente solo dopo la pubblicazione del bando.
Altro aspetto peculiare, di cui trapelano anticipazioni, quello inerente la regionalizzazione: i vincitori di concorso, infatti, avranno la possibilità di scegliere la regione nella quale lavorare.
Il concorsone si rende necessario per le importanti carenze determinatesi all'indomani di pensionamenti intervenuti negli ultimi anni e non rimpiazzati, anche a causa delle limitazioni causate dall'emergenza epidemia.
Ora come ora, infatti, l'organico dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è coperto solo nella misura del 65 percentuale - in particolare, dei 13.500 posti potenziali ne sono ricoperti 8.500.
Ovviamente, i vincitori che risulteranno tali ad esito della procedura dovranno affrontare una fase di formazione on the job - ancora non è chiaro se tale fase di formazione sarà vincolante ai fini della immissione in servizio.
Dopo questa prima super infornata, quindi, vi saranno ulteriori prove concorsuali che saranno regolarmente bandite su base annuale; Il tutto nell'ottica di coprire nell'arco di un triennio i posti tutt'ora vacanti.
Si tratta, in ogni caso, di una indicazione importante rispetto alla volontà di Adm di rafforzare e capillarizzare la presenza sul territorio nonchè la "forza" e l'efficacia delle varie attività condotte.

Trieste, 27 maggio 2022 – I funzionari dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (Adm) in servizio presso l’Ufficio delle Dogane di Trieste e i militari della Guardia di Finanza, hanno sequestrato al Porto di Trieste due diversi carichi di tabacchi lavorati esteri provenienti dalla Turchia, che erano stati occultati a bordo di automezzi aventi come destinazione il territorio nazionale e comunitario, in totale evasione dei diritti doganali e dei tributi (Accise, Dazio e Iva) previsti per tale tipologia di prodotto.
I controlli sui mezzi in uscita dal porto hanno permesso di individuare all’interno di un
autoarticolato diversi cartoni “anonimi”, contenenti stecche di sigarette della marca
“Parliament Night Blue”, mai dichiarate ai fini doganali, per un totale di 80 chilogrammi di T.L.E.

OPERAZIONE CONGIUNTA GUARDIA DI FINANZA-ADM

A poche ore di distanza, i militari della Guardia di Finanza e i funzionari ADM hanno individuato un ulteriore autoarticolato, proveniente anch’esso dalla Turchia, che trainava un rimorchio di tipo “frigo”, utilizzato per un “trasporto di masserizie”, nessuna delle quali, tuttavia, necessitava di essere trasportata a basse temperature.
L’anomalia riscontrata ha quindi permesso l’avvio di un’ispezione approfondita mediante scarico totale dei colli trasportati, consentendo di individuare, occultati all’interno di buste di tè in foglie per “infuso”, circa 2.150 pacchetti di sigarette marca “Esse Black” per un peso complessivo di oltre 50 chilogrammi lordi.
Entrambi i carichi, oltre 130 chilogrammi di sigarette, sono stati sottoposti a sequestro penale e i soggetti ritenuti responsabili sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Trieste, per il reato di contrabbando aggravato tentato di Tabacchi lavorati esteri ex articolo 291 bis e 295 del Decreto Presidente della Repubblica 43/73.
Qualora le sigarette sequestrate fossero state immesse in consumo sul libero mercato,
avrebbero originato un’evasione di imposta ed un conseguente “danno erariale” pari a circa 26.000 euro, costituito dai dazi, dall’Iva e dall’accisa non corrisposti.

Il fondatore del Coehar, professore Riccardo Polosa, ed il presidente di Anpvu, Carmine Canino, hanno inviato una lettera indirizzata alla Commissaria europea per la salute, Stella Kyriakides, per rispondere alle assurde dichiarazioni in merito all’efficacia delle sigarette elettroniche nei percorsi per smettere di fumare.
Ha suscitato scalpore, infatti, la risposta che la stessa Commissaria europea per la salute Stella Kyriakides ha dato in seguito all’interrogazione parlamentare dell’onorevole Sara Skyttedal del Partito popolare europeo, in cui si chiedeva se le posizioni espresse dalla Commissione speciale dell’Europarlamento sulla lotta contro il cancro, in merito al ruolo positivo delle sigarette elettroniche, trovassero il riscontro positivo della Commissione europea per la salute.

DOPO LA RISPOSTA RESA ALLA SKYTTEDAL

La Commissaria Kyriakides ha dichiarato che non ci sono prove a sufficienza a sostegno della tesi sull’efficacia delle sigarette elettroniche nell’aiutare i fumatori a smettere, rimarcando che si riscontrano prove a sostegno delle conseguenze dannose del consumo di elettroniche. 
Una risposta che ha suscitato una replica immediata da parte del professore Riccardo Polosa, fondatore del Coehar, e di Carmine Canino, Presidente Anpvu. 
Entrambi hanno espresso stupore per la risposta che “ribadendo l’oramai consumato approccio del principio di precauzione nei confronti dei prodotti da svapo, non tiene in considerazione che persino le Autorità sanitarie statunitensi (i.e. Food & Drug Administration – Fda) hanno cominciato a certificarli quali utili strumenti per la lotta contro il tabagismo” – si legge nella lettera. 

In merito al parere dello Scheer, i firmatari sottolineano che “gli scienziati del Centro di Ricerca internazionale per la Riduzione del danno da fumo (Coehar), il parere dello Scheer è palesemente fuorviante, come comprovato in un documento recentemente pubblicato sulla rivista scientifica di settore, Harm Reduction Journal, che sottolinea come le conclusioni avanzate dallo Scheer siano condizionate dalla omissione relativa ai benefici per la salute individuale e a livello di popolazione derivanti dalla sostituzione del fumo con le sigarette elettroniche”.
A chiusura della lettera, Polosa esprime fiducia per “una sua più aperta e serena valutazione delle opportunità offerte dalla riduzione del danno per una salute migliore di tutti i cittadini europei”.

nota stampa

“È giunto il momento di pensare di costruire un futuro per il presente e le prossime generazioni senza fumo, al fine di abbattere definitivamente uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare e non solo.
Per tutti coloro che, nonostante le evidenze scientifiche solide e inconfutabili di danno alla salute fumo-correlate, non intendono smettere, si potrebbe suggerire, in alternativa alle sigarette tradizionali a combustione, l’uso di prodotti a tabacco riscaldato, elettronici con l’obiettivo di ridurre il rischio, rispetto al fumo tradizionale”.

Così il professore Vincenzo Montemurro, Cardiologo ed Internista Responsabile dell’Ambulatorio di Cardiologia “Scillesi d’America-Scilla”, Docente della Scuola di Specializzazione Cardiologia Università Cattolica “Signora del Buon Consiglio” di Tirana nonchè Vicepresidente della “Fondazione Il Cuore Siamo Noi” della S.I.C.

LA LETTERA A QUOTIDIANO SANITA’

Il docente è intervenuto con una lettera posta all’attenzione di “Quotidiano Sanità” “aprendo” alla possibilità rappresentato dalla alternative a minor danno.
Ci sono almeno 7 milioni di buone ragioni per continuare – ha spiegato ancora il medesimo – ancora oggi, a parlare di fumo, tante quante sono ogni anno nel mondo, secondo l’Oms, le vittime del tabagismo (circa 900.000 solo per fumo passivo).
Nel mondo il fumo provoca più decessi di alcool, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme e circa il 50% dei fumatori muore in media 14 anni prima.
L’epidemia del tabacco è una delle più grandi sfide di sanità pubblica della storia moderna secondo i dati sul tabagismo in Italia e nel mondo, presentati al Ministero della Salute”.

La situazione strettamente italiana, ha esposto ancora Montemurro a QS, non sono ridenti
“I dati – spiega il professionista – sono sconfortanti! Abbiamo oltre 12 milioni di fumatori nella sola Italia mentre la popolazione di fumatori nel mondo ha superato il miliardo, e la cosa più sconvolgente è che l’età in cui si inizia a fumare si è abbassata ulteriormente rispetto agli anni precedenti, meno di 13 anni!”.
A fronte di questo stato di cose, che denuncia il fallimento del classico approccio alle politiche anti-fumo, il “consiglio” di Montemurro a guardare alle nuove soluzioni.
“Siamo in possesso – spiega ancora con riferimento a quest’ultime – di dati clinici e sperimentali, condotti sull’uomo, che dimostrano una significativa riduzione dell’esposizione a sostanze nocive dell’organismo umano con riduzione del rischio di malattie fumo-correlate rispetto alle sigarette a combustione”.

Si svilupperà nella giornata di domani, Giovedì 19 Maggio, la conferenza stampa di lancio di “Piccoli gesti, grandi crimini” 2022, progetto realizzato da Marevivo in collaborazione con Bat Italia ed il patrocinio del Ministero della Transizione ecologica.
L’iniziativa mira a sensibilizzare cittadini e Amministrazioni locali sul fenomeno del cosiddetto “littering”, ovvero l’abbandono di mozziconi e rifiuti di plastica nell’ambiente.
La conferenza sarà trasmessa in streaming a partire dalle ore 11 attraverso i siti marevivo.it, piccoligesti.eu e unfuturomigliore.net.
Quest’anno l’iniziativa ha una forte connotazione tecnologica, grazie al coinvolgimento delle due start up italiane “Rachael” e JustOnEarth.
Interverranno, tra gli altri, il Viceministro dello Sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin, il Segretario della Commissione Ambiente del Senato Maria Alessandra Gallone e i Sindaci delle città coinvolte nella campagna prossima ad essere avviata, ovvero Pescara, Salerno, Trieste e Viareggio.

MAREVIVO, REALTÀ OPERATIVA DAL 1985

Marevivo dal 1985 lavora, in via generale, per la tutela del mare e dell’ambiente, contro l’inquinamento e le pesca illegale, per lo studio della biodiversità, la promozione e valorizzazione delle aree marine protette, l’educazione nelle scuole e nelle università per lo sviluppo sostenibile e la sensibilizzazione su tutti i temi legati al mare.
Particolare attenzione è quella riservata, poi, al filone dei mozziconi.
Residui che, nonostante le campagne dedicate, ancora vengono abbandonati in quantità industriali lungo i litorali durante il periodo estivo.
L’ultimo monitoraggio, tuttavia, ci riferiamo a quello condotto su spiagge campione del 2021, ha fatto registrare nelle quattro località prese in esame una forte riduzione del fenomeno del littering per un valore medio complessivo di -53%.
Nel dettaglio, -86% a Fermo, -57% a Catania e -16% a Bari.
Come già più volte spiegato dalla nostra testata, i residui delle sigarette hanno tempi lunghissimi di smaltimento durante i quali liberano nell’ambiente sostanze come benzene, ammoniaca, acido cianidrico e altri cancerogeni.

Con oltre un miliardo di fumatori attivi nel mondo, il fumo rappresenta un rischio elevato per patologie respiratorie come asma e Bpco: come riportato dai registri medici internazionali e secondo i dati sui ricoveri nei reparti di emergenza degli Stati Uniti, circa la metà degli adulti con asma presenta una storia pregressa o corrente di tabagismo.
L’interazione tra asma e fumo di sigaretta crea un fenomeno negativo che influisce sulla diagnosi della patologia, portando a una conseguente declassificazione dei maccanismi patogeni ed a trattamenti non adeguati.
Purtroppo, i pazienti asmatici che fumano sono spesso esclusi dai maggiori trial clinici e dagli studi di settore, poichè la loro inclusione potrebbe indurre risposte imprevedibili e difformi relativamente ai risultati attesi per i farmaci oggetto di studio.

LO STUDIO INTERNAZIONALE

I ricercatori hanno così aggiornato i dati provenienti dal loro studio, “Cigarette smoking and Asthma“, circa i meccanismi che potenziano l’interazione tra fumo e asma, la gestione di pazienti con una pregressa storia di fumo e l’approvazione di nuove modalità con cui i medici possano consigliare percorsi di cessazione.
Secondo studi precedenti, infatti, accendersi una sigaretta si traduce in un rischio elevato di sviluppare forme più gravi di asma, incorrendo in probabilità più alte di riacutizzazioni respiratorie, un utilizzo maggiore dei servizi di assistenza medica e, in generale, una qualità di vita più bassa.
Inoltre, oltre all’asma, il vizio del fumo potrebbe portare ad altre patologie respiratorie, come la Bpco, la Broncopneumopatia cronico ostruttiva, patologia caratterizzata da un danno progressivo e irreversibile a livello delle vie respiratorie.
Il fumo innesca un decorso patologico più rapido anche per altre patologie: diversi sondaggi condotti su fumatori rilevano un prevalenza maggiore di disturbi quali depressione, osteoporosi, ansia, malattie cardiovascolari e cancro ai polmoni, rispetto ai pazienti asmatici che non hanno mai fumato.

Quali sono dunque le linee guida per il trattamento di un fumatore asmatico? Il consiglio principale che si dovrebbe fornire è quello di smettere di fumare.
Sebbene le linee guide contenute nel Global Initiative for Asthma indichino come efficaci i trattamenti farmacologici, il fatto che la gran parte degli studi in materia si sia focalizzata prevalentemente su soggetti che non hanno mai fumato o hanno fumato solo per periodi di tempo relativamente brevi, non permette di tracciare un quadro omogeneo della situazione.
Nel complesso, secondo i dati raccolti, gli autori ritengono che smettere di fumare si traduca in un effetto positivo per quanto riguarda la salute respiratoria dei pazienti asmatici: i sintomi dell’asma tendono a migliorare significativamente mano a mano che si allunga il periodo di astinenza dalla sigaretta.
Gradualmente, la qualità della vita aumenta progressivamente con il diminuire delle esacerbazioni di malattia.
“Nei casi di fumatori affetti da asma, l’obiettivo primario è l’astinenza completa dal fumo, ma spesso si tratta di un risultato irraggiungibile.
Per questi pazienti, la sostituzione delle sigarette convenzionali con quelle senza combustione si rivela spesso un buon compromesso per migliorare le loro condizioni di salute.
Il Centro di Ricerca per la riduzione del danno da fumo ha sviluppato un valido algoritmo che fornisce informazioni concrete su come approcciare e trattare il fumo per sopprimere con successo il problema dell’asma bronchiale, riferendosi a linee guida specifiche basate sulle evidenze” –
 ha spiegato il professor Riccardo Polosa, fondatore del Coehar, Centro di Ricerca per la Riduzione del danno da fumo dell’Università di Catania.

IL MODELLO PREDITTIVO DELLA BPCO

Un interessante modello predittivo sul rapporto fumo-asma, ha stimato che una donna di 43 anni affetta da asma con un passato da tabagista (circa 20 sigarette al giorno per almeno 30 anni) incorre in un rischio del 42% di sviluppare la Bpco nel giro di dieci anni, percentuale che scende al 4.5% se smette di fumare a 43 anni.
Sebbene le terapie farmacologiche tradizionali, combinate al supporto psicologico, possano aiutare i fumatori a smettere, i successivi studi in materia dovrebbero valutare attentamente le possibilità rappresentate dagli strumenti elettronici a rilascio di nicotina per queste categorie di patologie polmonari, al fine di aumentare le probabilità di successo di chi vuole smettere.