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“Le malattie legate al fumo uccidono, ogni anno, 5.000 neozelandesi.
La sigaretta elettronica, invece, non ha causato nel Paese un solo decesso”.

E’ questa la pura e semplice verità, è questo il cuore di una dichiarazione resa da Nancy Loucas, Coordinatrice esecutiva della Caphra.
La situazione è quella che riguarda la Nuova Zelanda: nello Stato dell'Oceania, in particolare, l’Asthma and Respiratory Foundation sta conducendo una feroca campagna anti-svapo.
L’Asthma and Respiratory Foundation – evidenzia Loucas – non farà altro che rimandare più minori a fumare e metterà a repentaglio l’ambizione di cogliere lo status di “smoking free” entro il 2025″.

AL CENTRO DEL DIBATTITO LO SVAPO GIOVANILE

Allo scopo, l'Asthma ha lanciato uno spot, intitolato “Spotlight on Vaping”, nel cui contesto si sottolinea come il Paese stia vivendo “una intensa “epidemia” di svapo giovanile” sottolineandosi altresì come “oltre un quarto degli studenti svapi abitualmente”.
Quello che questi numeri sensazionalistici non tengono in considerazione – denunciano dal Caphra – è che il 26% degli studenti che ha svapato nell’ultima settimana, in mancanza di sigarette elettroniche avrebbe fumato”.
In realtà, la situazione neozelandese, rispetto alla questione tabagismo, non è esattamente drammatica.
Piuttosto è in netto miglioramento.
Nel 2007 si registrava, infatti, un tasso di fumatori pari al 18 percentuale, ora sceso 9,4 nel 2021.
Ciò vuol dire come nel lasso temporale interessato dalla diffusione della sigaretta elettronica, non si sia avuto un aumento dei fumatori ma, piuttosto, un brusco calo e, precisamente, un dimezzamento.

SOLO IL 3% DEI FUMATORI NON HA MAI FUMATO

“Dal sondaggio è emerso come solo il 3% di coloro che svapano quotidianamente non abbia mai fumato”, ha osservato ancora la Loucas.
E’ una guerra anche di informazione e disinformazione.
La Loucas ha, infatti, sottolineato la grande rilevanza mediatica di cui hanno goduto i titoli dei giornali che urlavano di una “epidemia di svapo giovanile” in corso in Nuova Zelanda.
Decisamente minore rilievo, invece, trovando le conclusioni cui erano approdati i ricercatori dell’Università di Auckland quando, nel 2020, avevano concluso come i risultati degli studi condotti non accertassero, invece, in alcun modo la notizia “di alcuna epidemia in corso”.

Giovane ed entusiasta.
A 22 anni c’è chi ha deciso di investire tempo, risorse e futuro sulla sigaretta elettronica.
Si chiama Cristopher Greco ed è titolare dello Svapoweb Store di Castelfranco Veneto, ricco Comune di oltre 33.000 abitanti nella provincia di Treviso.
Dal 15 Marzo, in particolare, il nostro ha aperto i battenti al civico 2/c di via Fabio Filzi.
A tre mesi esatti dallo “start” della nuova esperienza, Greco si dice “decisamente soddisfatto” per il generale andamento dell’attività e per il riscontro che la stessa sta incontrando presso la locale Comunità.

PRIMA ESPERIENZA NEL SETTORE

“E’ il nostro primo passo come imprenditori del vaping – rappresenta ancora il giovane – Ma già conoscevamo il settore dal momento che in famiglia siamo tutti svapatori.
E siamo stati tutti fumatori.
La sigaretta elettronica ha aiutato noi a smettere di fumare e, quindi, abbiamo pensato di mettere a servizio degli altri la nostra esperienza decisamente positiva con il vaping”.

Perchè Svapoweb? – prosegue Greco – Perchè è un brand che conoscevamo già e che già ci aveva trasmesso un’immagine di forza e di serietà.
Poi, siamo restati molto positivamente impressionati dai contenuti del progetto franchising”.

Tre mesi di attività già sono bastati per delineare quanto la e-cig possa essere di aiuto e supporto alla popolazione dei fumatori.
Nel negozio entra clientela già fidelizzata, ovvero svapatori che sono già tali da tempo e che ci raggiungono per acquistare i loro consueti liquidi.
Ma vi è anche una parte, non trascurabile, di clientela rappresentata da fumatori che si rivolgono al nostro negozio e che ci chiedono consulenza su come smettere di fumare.
Cerchiamo di comprendere, di inquadrare che profilo di fumatore abbiamo di fronte e, quindi, ci regoliamo circa quale dispositivo e/o liquido consigliare”.

Continua a crescere il progetto di espansione della rete franchising voluto dal fondatore e proprietario di Svapoweb, Arcangelo Bove.
Nonostante gli “attentati” che vengono mossi alla e-cig, la qualità del brand arancione continua a macinare successi.

Divieto di fumo in lungo e largo sulle spiagge italiane.

Le ultime ad averlo disposto sono quelle di Grosseto, Cagliari e Torvaianica.
Meglio dirsi, lo hanno fatto i rispettivi sindaci tramite l’emanazione di tanto di ordinanze.
Si comincia da Cagliari dove il provvedimento è stato sottoscritto a fine mese di Maggio dal Primo Cittadino Truzzu.
Mano pesante da parte della fascia tricolore sarda: per quanti verranno beccati a concedersi una “bionda” sarà multa che potrà spaziare da 25 a 500 euro.
Poi vi è la ulteriore fattispecie sanzionabile che è quella legata all’abbandono di mozziconi: anche in questo caso ammenda fino a 500 euro ma con un minimo che è più alto (100 euro) rispetto a quello previsto per l’atto di fumare (25 euro).

DOPPIA MOTIVAZIONE

La “ratio” è doppia: proteggere dal fumo passivo e limitare il conferimento dei mozziconi in mare e sulla spiaggia, atteso come tali “reperti” costituiscano una importante minaccia rispetto al profilo ambientale.
La sanzione è trasversale: toccherà residenti e non, spiaggia libera e a pagamento.
Dalla Sardegna al Lazio dove una dei più noti siti balneari della regione, ovvero quello della già menzionata Torvaianica, ha visto l’adozione della stessa misura.
Fino al 31 Ottobre niente fumo nel contesto di un più ampio programma che prevede anche la conferma delle già note misure di contrasto al Covid, quali distanziamento tra ombrelloni e sdraio.
Stesso discorso anche per i toscani di Grosseto: niente bionde, divieto di gettare cicche con l’accortezza, però, di creare lungo il litorale zone franche dove gli aficionados delle bionde possano trovare sfogo alla loro “passione”.

Per il resto, si conferma anche in questi casi l’assenza di limitazioni sulla sigaretta elettronica: i dispositivi non vengono citati nelle ordinanze dei sindaci in questione e, quindi, possono essere considerate senz’altro esenti da divieti e prescrizioni.
Anche perchè, come prima accennato, la principale “ratio” degli atti sindacali è quella di tutela l’ecosistema balneare dallo sverso di cicche.
E le e-cig, appunto, hanno il pregio anche di non produrre residui, di non producono rifiuti non recando, quindi, danno alcuno dal punto di vista ambientale.

Un quesito che più volte viene sottoposto all’attenzione della nostra redazione: è possibile svapare una sigaretta elettronica sul tram, in metro o, in generale, su un mezzo del trasporto pubblico?
La questione, possiamo dirlo subito, è assimilabile a quella che abbiamo già analizzato a proposito dei treni, proprio per restare in tema di trasporti.
Ebbene, ora come ora la norma statale non impone limitazioni per quanto riguarda l’uso di sigarette elettroniche anche nel contesto del trasporto pubblico: i soli divieti previsti sono quelli stabiliti dal Decreto legge numero 104 anno 2013, atto che fa divieto di svapare unicamente negli ambienti al chiuso di Istituti scolastici, ivi incluse le sezioni afferenti Centri per l’impiego, Centri di formazione professionale e Istituti di pena per minori.
Al di fuori di queste situazioni, la legge statale non prevede restrizione alcuna per quanto riguarda la sigaretta elettronica, diversamente da quella classica il cui uso, invece, è disciplinato dalla legge Sirchia.
L’ordinamento giuridico italiano - in definitiva - non proibisce di fumare in metro o sul tram.
Ciò non toglie, però, che il divieto possa essere stabilito dall’azienda che gestisce il servizio.
E' chiaro, però, come esso debba essere specificamente disposto nel regolamento aziendale e reso evidente all’interno dei mezzi stessi.
In ogni caso, per quel che riguarda le sanzioni, non si potranno mai invocare quelle previste dalla Sirchia poichè questa regola la sola fattispecie del fumo tradizionale.
In chiusura: nessun divieto stabilito a livello nazionale ma facoltà del singolo gestore del servizio di poterlo prevedere o meno.
Affrontata la questione in termini giuridici, va fatta una doverosa precisazione che rimanda ad un discorso di opportunità.
Anche se la norma, come detto, permette di svapare all’interno di un mezzo, non si può non tener presente, infatti, un discorso di buonsenso.
Laddove appare chiaro come fare uso della e-cig in un contesto al chiuso, a forte frequentazione di persone, risulterebbe essere cosa inappropriata in quanto possibile fonte disturbo per quanti altri si ritrovano nelle immediate adiacenze.

 

E’ tempo di rimborsi per i produttori di liquidi per sigarette elettroniche.
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, ha chiarito che non si dovrà pagare l’iva sui contrassegni di legittimazione.
Come a tutti ampiamente noto, infatti, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ebbe ad introdurre, per effetto del Direttoriale 29 Marzo 2021, i menzionati contrassegni, una sorta di bollino – come quelli che erano già applicati sui pacchetti di sigarette e sulle bottiglie di alcol – da collocarsi su ogni contenitore di liquido per sigaretta elettronica.
“Negli ultimi mesi – spiega Marcello Minenna in una comunicazione datata 30 Maggio (Prot 225806/RU) – sono pervenuti diversi quesiti da parte dei depositari autorizzati sulla correttezza della prassi consolidata dell’applicazione dell’IVA sul prezzo dei contrassegni di legittimazione per i tabacchi lavorati e i prodotti liquidi da inalazione”.
A seguito dei suddetti quesiti, pertanto, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva, in data 4 Febbraio 2022, chiesto delucidazioni in merito all’Agenzia delle Entrate.

OGNI 100.000 CONTRASSEGNI CORRISPOSTI 110 EURO DI IVA INDEBITAMENTE

Quest’ultima, da parte sua, aveva risposto affermando testualmente “In considerazione dell’insieme delle modalità con cui viene esercitata l’attività di rilascio dei
predetti contrassegni di legittimità da parte dell’Agenzia, si è del parere che la stessa venga effettuata in un ambito autoritativo-pubblicistico, nell’accezione in precedenza delineata, conseguentemente la suddetta attività non risulta riconducibile nel campo di applicazione dell’IVA, ai sensi delle citate disposizioni sia nazionali sia unionali e quindi lo stesso tributo non si rende applicabile al prezzo di cessione dei medesimi contrassegni di legittimità”.

In soldoni: l’iva sui contrassegni non va pagata (ogni 100.000 contrassegni si è ad oggi corrisposto un qualcosa come 110 euro di iva).
La nota Adm si chiude affermando come “in relazione a tanto dal giorno successivo la data di pubblicazione della presente informativa non sarà applicato il tributo sul prezzo di cessione dei contrassegni di legittimazione”.
Come da norma, però, è possibile richiedere il rimborso della pregressa ad oggi indebitamente versata.
Il soggetto cui avanzare la pretesa è, ovviamente, l’Agenzia delle Entrate.
Allo scopo dovrebbe essere istituito un codice tributo apposito.

Ma, in realtà, quanti sono esattamente i fumatori in Italia?
Come già dettagliatamente esposto negli ultimi giorni, la percentuale dei tabagisti è in crescita dopo un trend in calo che era costante dall’anno 2016.
Ma, in soldoni, quanti sono gli italiani che sono attualmente dipendenti dalle “bionde”?
Ebbene, stando ai numeri che sono stati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, gli stessi si stimano in 12,4 milioni di unità, dato corrispondente al 24,2 percentuale.
La dipendenza è principalmente un problema del sesso maschile: come emerge, infatti, il 30,2% della popolazione maschile contro il 18,5 di quella femminile.
Gli ex fumatori, invece, sono il 14,9% della popolazione mentre vi è un ulteriore percentuale del 60,9 che non ha mai fumato.

I NUMERI DELLE E-CIG

E veniamo alle sigarette elettroniche.
Stando all’Istituto superiore di Sanità, il consumo di e-cig sarebbe in crescita e si ritiene che oggi ne faccia uso un qualcosa come il 2,4% della popolazione (contro l’1,7 del 2019), dato corrispondente a 1,2 milioni di persone.
Il comunicato stampa dell’Iss sottolinea, poi, testualmente “L’81,9% di chi usa la sigaretta elettronica è un fumatore, dunque un consumatore duale che fuma le sigarette tradizionali e contemporaneamente l’e-cig. Il 2,8% dei fumatori abituali o occasionali di e-cig sono invece persone che prima di utilizzare l’e-cig non avevano mai fumato sigarette tradizionali”.
I dati in questione, però, non meglio dicono su un aspetto: in primo luogo non viene specificato se entro l’81% circa di quelli che vengono indicati essere duali si sia avuto un calo nel consumo quotidiano di sigarette; In tale (alquanto probabile) caso, si assisterebbe comunque ad un successo ricordandosi come la e-cig abbia la funzione, appunto, di limitare dapprima la quantità delle bionde fumate e, quindi, gradualmente, di eliminarle completamente.

Inoltre, se la matematica non è un’opinione, se l’81,9 di vapers è duale e se il 2,8 non aveva mai fumato in precedenza, residua – inevitabilmente – un 15,3 di svapatori attuali che sono stati, in passato, fumatori e che, quindi – si deduce – proprio grazi alla e-cig si sono sottratti alla dipendenza.
Si tratta di un qualcosina come 183.600 di persone.
Poco? Molto? Non sappiamo.
Forniamo alla valutazione dei lettori solo un riferimento di cui servirsi come elemento di raffronto: i Centri antifumo nazionali, piatto forte delle strategie di smoking cessation italiane, prendono in carico ogni anno appena 13.000 fumatori.

La senatrice dell'Udc, Paola Binetti, ancora una volta pone nel mirino le sigarette elettroniche. 
Una nota alquanto "critica" quella che la parlamentare ha diffuso qualche giorno addietro - come riporta "Panorama Sanità". 
Di seguito il testo:
"Oggi, 31 maggio, ricorre la Giornata mondiale senza tabacco, promossa dall’Oms. L’Iss ha appena pubblicato un report in cui denuncia un fatto che merita la massima attenzione: tornano a crescere i fumatori. Negli ultimi tre anni sono aumentati di oltre 800mila unità e si è triplicato il consumo di sigarette a tabacco riscaldato.
C’è infatti la falsa convinzione che il consumo di sigarette a tabacco riscaldato faccia meno male e il poter fumare questi prodotti dovunque, in deroga alla legge Sirchia, incide sull’aumento del loro consumo. Un italiano su quattro (il 24,2% della popolazione) non rinuncia al fumo, soprattutto quando si tratta di sigarette a tabacco riscaldato, erroneamente ritenute meno dannose.
Relativamente alla percezione del rischio per la salute derivante dall’uso delle sigarette a tabacco riscaldato, la maggioranza dei fumatori (il 52,2%) ritiene che sono dannose come le sigarette tradizionali e solo il 36,6% ritiene che lo siano meno.
Le grandi aziende produttrici di tabacco hanno lanciato una campagna che punta a mettere in evidenza i loro sforzi per apparire ecosostenibili e migliorare la propria reputazione, commercializzando i prodotti come rispettosi dell’ambiente. 
L’approccio non convince affatto Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, che ritiene invece molto più importante attivare azioni di prevenzione a partire dai più giovani per garantire loro una vita più lunga, con meno disabilità e qualitativamente migliore per loro e per chi vive accanto a loro. 
Sono più volte intervenuta sul tema proponendo due cose concrete: prima di tutto un aggiornamento della legge Sirchia che risale ad oltre 20 anni fa, quando le sigarette elettroniche o quelle a tabacco riscaldato non esistevano neppure.
E poi alzando la tassazione su questi prodotti che godono di uno sconto di oltre il 75%, nella falsa convinzione che nuocciano meno alla salute e che aiutino il fumatore a ridurre il consumo di tabacco. Entrambe le ipotesi si sono rivelate false, mentre i produttori di tabacco continuano a godere di una rendita di posizione che nuoce davvero moltissimo alla salute dei consumatori”.

“Apprendiamo a mezzo stampa, nonchè dai contenuti della Gazzetta ufficiale, di quello che sarebbe l’ennesimo blitz a danno della sigaretta elettronica.
Ma, questa volta, la questione è ancora più sconcertante dal momento che il tutto si è sviluppato nell’assoluto silenzio.
Dalla sera alla mattina, letteralmente, ci siamo ritrovati con una nuova tassa sul groppone, assolutamente impropria ed inopportuna”.

Così Arcangelo Bove, Presidente Unasweb nonchè il principale imprenditore della sigaretta elettronica in ambito nazionale.

BALZELLO DA 327 EURO

Il riferimento è al balzello di 327 euro che, come risulta dalla pubblicazione in GU del 30 Maggio, in recezione di Decreto interministeriale del Dicastero della Salute e di quello dell’Economia e delle Finanze, datato 22 Marzo, dovrà essere corrisposto, da fabbricanti e/o importatori, per ogni nuovo prodotto notificato, dispositivo o e-liquid che sia.
Soprattutto, però, il decreto impone che, in modo retroattivo, si provveda a pagare una tassa per tutti i prodotti notificati negli ultimi cinque anni e mezzo.
Ci piove addosso una nuova tassa in modo improvviso, in mancanza di qualsivoglia concertazione politica.
E’ emerso tutto a cose fatte, con poco rispetto, ritengo, degli operatori del settore.
Ci siamo ritrovati al cospetto di cose compiute, senza che il mondo dell’imprenditoria, delle associazioni fosse mai stato pur minimamente consultato. Soprattutto, poi, è intollerabile che, oltre a disporsi per il futuro, si avanzino pretese in chiave retroattiva sugli ultimi cinque anni e mezzo, aspetto – quest’ultimo – che già è in valutazione, rispetto agli aspetti di legittimità, dei nostri legali. Si pretende che aziende dovranno andare a corrispondere centinaia di migliaia di euro entro sessanta giorni, pena riscossioni coattive.

E’ un atto di forza intollerabile, che rischia di affossare imprenditori e far perdere, di conseguenza, posti di lavoro. Tutto ciò è assolutamente inaccettabile. Siamo stati posti spalle al muro – insiste Bove – in un “prendere o lasciare” che lede la dignità di quanti stanno investendo in questo settore da anni.
Mentre nel Regno Unito ed in Francia i rispettivi Ministeri della Salute promuovono il vaping quale strumento di riduzione del danno da fumo, in Italia ci troviamo a dover difendere – 
la conclusione – un giorno si e l’altro pure, il nostro diritto alla sopravvivenza”

L’ultimo ceffone tirato in faccia al settore della sigaretta elettronica è di quelli brucianti.
Non bastassero gli aumenti a scalare fissati dall’allora Governo Conte, una nuova tassa, una nuova super tassa si abbatte sui produttori.
L’ha varata il Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze con un decreto risalente al 7 Marzo di quest’anno ma solo da poche ore pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Un vero e proprio blitz cascato in modo improvviso, brusco, senza minimo preavviso sul mondo della sigaretta elettronica.

293 EURO PER OGNI NUOVO PRODOTTO NOTIFICATO

Ebbene, in base alla nuova previsione, nel momento in cui si andranno a porre in essere “nuove notifiche di sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica” si dovrà corrispondere una tantum una tassa di euro 327,85; in caso di “aggiornamenti o correzioni delle notifiche di sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica”, invece, la tassa sarà pari a 108,03.
Sempre una tantum.
Una specie di tassa di ingresso, per dirla breve, che dovrà essere corrisposta per ogni nuovo e-liquid o dispositivo immesso sul mercato.
Oltre a quanto detto, prevista anche una doppia tassa, da corrispondere su base annuale, entrambe da 293 euro.
Una “per la gestione degli studi a disposizione dei fabbricanti ed importatori sulle ricerche di mercato e sulle preferenze dei vari gruppi di consumatori, compresi i giovani e gli attuali fumatori, riguardo gli ingredienti e le emissioni, nonché sintesi di eventuali indagini di mercato da essi svolte per lanciare i prodotti (articolo 6 comma 7)” e l’altra “per la gestione dei dati sul volume delle vendite, delle informazioni sulle preferenze dei vari gruppi di consumatori, del modo di vendita dei prodotti, nonché delle sintesi di eventuali indagini di mercato (articolo 21 comma 13)”.

Ma non è tutto.
Per la serie al peggio non c’è mai fine, il decreto prevede anche che si debba pagare per tutti i prodotti notificati negli ultimi cinque anni e mezzo “Per le notifiche relative agli articoli 6 e 21 del decreto legislativo 12 gennaio 2016, n. 6, presentate dal 20 novembre 2016, le tariffe di cui allegato 1 devono essere versate entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto – è spiegato – In caso di mancato versamento delle tariffe, di cui al comma 3, entro il termine previsto si procede alla riscossione coattiva delle somme dovute ai sensi del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46″.

Ebbene si, se non si pagano gli “arretrati” entro 60 giorni, si procederà alla riscossione di forza, coattiva.
Più di qualche azienda, vale a dire, dovrà sborsare qualche centinaia di migliaia di euro entro una manciata di settimane.
In pratica una sentenza di morte per tanti operatori.

POSSIBILE DIFETTO GIURIDICO: SARA’ BATTAGLIA NEI TRIBUNALI

E’ ovvio, però, che si profila battaglia.
Cosa faranno, infatti, i produttori? Accetteranno supinamente questo nuovo colpo basso?
Molto probabile che la risposta vivrà nelle stanze dei Tribunali e, in particolare, presso quelle del Tar del Lazio, sede giudiziaria amministrativa competente.
Al di la della inopportunità della scelta “politica”, vi sarebbe, infatti, nel decreto un difetto giuridico insito in quella parte di esso che, di fatto, dispone il balzello in modo retroattivo con decorrenza 2016.
Un decreto come quello in questione, infatti, per dottrina e giurisprudenza diffuse, è assimilabile a tutti gli effetti ad un atto amministrativo, nonostante la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
In quanto tale, essendo atto amministrativo, il medesimo non può che disporre se non per il futuro.
In realtà, alcuni provvedimenti – come quelli che eseguono le sentenze – possono avere effetti anche sul pregresso ma, come chiaro, non è questo il caso.
Si è al cospetto, con tutta evidenza, di un atto che – oltre ad essere, come detto, politicamente inappropriato ed ingiusto, per tutta una serie di valutazioni più volte fatte, può vacillare anche da un punto di vista “tecnico”.
La palla è già agli avvocati.

Ottocentomila fumatori in più in Italia dal 2019.
Per la prima volta, dal 2006, si inverte la tendenza in discesa che stava riscontrandosi addirittura dal 2006, appena dopo l'emanazione della legge Sirchia?
Perchè si sta verificando questo?
Secondo importantissime voci dell'Istituto Superiore di Sanità, molto se non tutto è da ricondurre alla diffusione delle alternative al tabacco, ovvero riscaldato e sigarette elettroniche.
Sarebbe la loro diffusione sul mercato ad aver fatto schizzare in alto i consumi di bionde.
"L’aumento dei fumatori rilevato dal report è un segnale che desta preoccupazione e rispetto al quale è importante attivare azioni di prevenzione a partire dai più giovani per garantire una vita più lunga, con meno disabilità e qualitativamente migliore per noi e per chi ci vive accanto”, ha fatto presente ad Huffington Post il Presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.
Occhio e croce lungo la medesima linea Roberta Pacifici, Responsabile del Centro nazionale Dipendenze e Doping dello stesso Iss.
“Il dato di quest’anno – sottolinea ad Ansa – ci conferma come la pandemia abbia significativamente influenzato le abitudini al consumo dei prodotti del tabacco e di nicotina degli italiani.
I nuovi prodotti del tabacco e le e-cig si sono aggiunti al consumo delle sigarette tradizionali e i loro utilizzatori infatti sono quasi esclusivamente consumatori duali.
La falsa percezione di consumare prodotti meno o addirittura non nocivi per la salute e il sentirsi autorizzati ad utilizzarli in ogni luogo stanno certamente incidendo sull’aumento del loro consumo”.
Le tesi dei due esponenti suscita qualche perplessità, su tutte quella connessa al dato che gli utilizzatori di e-cig siano fondamentalmente utilizzatori anche di sigarette tradizionali.
Ma vi sarebbero anche altri elementi sui quali interrogarsi.
Ad esempio, ci si dovrebbe interrogare sul perchè appena lo 0,5 dei fumatori italiani si rivolge ai Centri anti-fumo, ovvero quelli che sono i capisaldi istituzionali nel contrasto al tabagismo?
La sensazione, pur nel rispetto dell'autorevolezza dei due altissimi funzionari, è che si faccia un pò troppo presto a gettar la croce su e-cig e riscaldato: anche perchè esperienze di Nazioni che su di esse hanno puntato in chiave di smoking cessation, vedi il Regno Unito, ci stanno dando feedback assolutamente positivi.