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I prodotti privi di contrassegno non possono essere considerati legittimi e, quindi, non possono essere venduti.
Lo ha precisato Marcello Minenna con la circolare numero 2 del 2022.

La sentenza del Tar Lazio, spiega ancora il vertice Adm, “in parziale accoglimento
del ricorso presentato dalla società Mgps s.a.s, ha annullato la citata determina
esclusivamente nella parte in cui prevede l’obbligo di distruzione delle rimanenze di
prodotto non conforme giacenti alle scadenze del 31 agosto e 31 dicembre 2021″.

La parte illegittima, quindi, del direttoriale di Minenna impugnato al cospetto del primo grado amministrativo è solo quella – chiarisce il numero uno dell’Agenzia fiscale – che prevede, appunto, la distruzione delle giacenze.
Resta, quindi, pienamente legittima l’altra parte relativa al divieto di vendere tali prodotti non contrassegnati.
Incalza Minenna “Sono apparse notizie su alcuni organi di informazione specializzati secondo le quali, in relazione a quanto disposto nella citata sentenza, i prodotti liquidi da inalazione “ancora oggi circolanti” senza contrassegno o avvertenze sanitarie non sarebbero da considerarsi illegittimi.
Tale affermazione risulta assolutamente infondata e frutto di una lettura distorta del
dispositivo.
Infatti lo stesso Tar ribadisce, si ripete, che il legislatore ha previsto il divieto di circolazione dei prodotti “non conformi” a decorrere dalla data del 1 aprile 2021 e tale obbligo, posto in via legislativa, e dunque attraverso disposizioni immediatamente precettive, era ben noto sin dal 1 Gennaio 2021″.

Si conferma, quindi, la bontà della lettura che era stata data, sulla vicenda, dalla nostra testata che aveva invitato gli operatori ad un atteggiamento prudenziale nonchè all’attesa di chiarimenti Adm al fine di non esporsi a situazioni di possibile illegittimità.
“La determinazione direttoriale – ancora Minenna – pertanto in quest’ottica viene a definire unicamente un beneficio per la filiera volto a consentire un congruo periodo di gestione delle scorte e degli ordinativi aventi data certa anteriore al primo aprile, pienamente coerente con la necessità di garantire un corretto approvvigionamento del mercato e di evitare blocchi nel processo di commercializzazione al fine di garantire le conseguenti entrate erariali, nonché di consentire agli operatori di disporre di un congruo periodo di tempo per l’adeguamento dei processi produttivi”.
In definitiva, alla luce del chiarimento Adm: i prodotti non contrassegnati non devono essere distrutti ma non possono essere venduti.
Cosa deve fare, quindi, chi possiede tale materiale?
Può, in qualche modo, adeguarli?

Forse, in tal senso, urgerebbe nuova delucidazione.

 

Le Istituzioni ancora una volta a presidio della legalità sul fronte del contrasto al fenomeno del contrabbando dei tabacchi.
Nell’ambito delle attività di controllo dei passeggeri in arrivo, i
funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, congiuntamente ai militari della Guardia di Finanza operanti presso lo scalo aeroportuale di Malpensa, hanno
scoperto e provveduto a sequestrare, in una giornata, 617 stecche di sigarette pari a oltre 123 chilogrammi di tabacchi lavorati esteri.
Prosegue, quindi, l’attività di controllo alla frontiera che già si era concretizzata, solo poche settimane addietro, in un sequestro ancora più ingente di lavorati esteri avutosi presso il presidio portuale di Trieste – in quella occasione il materiale di bionde intercettato era stato pari ad un quantitativo di 30 tonnellate.
Quanto a quello dello scalo milanese, si diceva, lo stesso è frutto dell’attività di analisi congiunta sui voli maggiormente a rischio nonchè il risultato del controllo operato a carico di 17 passeggeri di nazionalità africane in arrivo con volo da Kinshaha (Repubblica Democratica del Congo) via Addis Abeba (Etiopia), quasi tutti residenti tra Francia e Belgio.
Per alcuni dei passeggeri fermati è scattata la denuncia a piede libero, per la violazione prevista dall’articolo 291 bis del Decreto del Presidente della Repubblica 43/73, dal momento che il quantitativo di sigarette trasportato superava i 10 chilogrammi convenzionali, mentre per gli altri la violazione comporterà l’applicazione di una sanzione amministrativa in quanto i tabacchi introdotti erano sotto la soglia minima di rilievo penale.
“La capillare attività di controllo svolta dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e della Guardia di Finanza nell’Aeroporto di Malpensa – viene spiegato in una nota Adm – costituisce un valido presidio di legalità a tutela della salute pubblica e della circolazione lecita dei beni in entrata nel territorio nazionale”.
Massima attenzione, quindi, a quelli che sono definite le rotte a rischio: anche nel caso prima citato di Trieste, infatti, il volo era in arrivo dal territorio africano e, in particolare, dal Malawi.

nota stampa Mohre 

All’interno dell’UE il tabacco tradizionale ed i prodotti alternativi di nuova generazione (sigaretta elettronica e tabacco riscaldato) sono regolamentati dalla Direttiva 2014/40/UE (c.d. “TPD”), che si propone di garantire il corretto funzionamento del mercato interno e un elevato livello di protezione della salute.
Al paragrafo 1 dell’articolo 7 la TPD vietava la commercializzazione di prodotti del tabacco con aromi caratterizzanti, tuttavia, i diversi dalle sigarette erano stati esentati dal divieto, sino a quando non si fosse verificato un ‘cambiamento sostanziale nella loro diffusione’.
Il 9 febbraio la Commissione informerà gli Stati membri dei calcoli che evidenzierebbero quel ‘cambiamento delle circostanze’ in termini di diffusione sul mercato, che aprirà al divieto di usare aromi nei prodotti a tabacco riscaldato.

 

“L’eliminazione degli aromi dai prodotti alternativi sarebbe una palese contraddizione rispetto allo scopo di ‘protezione della salute’ sottolineato nel TPD” dichiara il Professor Fabio Beatrice, Direttore del Board Scientifico del MOHRE, l'Osservatorio Mediterraneo per la Riduzione del Rischio in Medicina che aggiunge: “e rema contro gli obiettivi dell’OMS che entro il 2025 si propone di diminuire il numero di fumatori del 30%”.

“Gusto e odore sono due elementi centrali nella dipendenza da sigaretta e sono gli elementi a cui il fumatore non riesce a rinunciare perché fanno parte della gratificazione. Il successo dei prodotti alternativi è data proprio dalla possibilità di mantenere almeno per un certo periodo di tempo oralità e gestualità da cui sono dipendenti psicologicamente. La riduzione del danno è praticata in molti settori della salute pubblica (droghe illecite, salute sessuale, HIV) e la Convenzione quadro sul controllo del tabacco (articolo 1d) la riconosce come a componente del controllo del tabacco. Per centinaia di milioni di persone che lottano per smettere di fumare o vogliono per continuare a utilizzare la nicotina, questi prodotti rappresentano un significativo percorso aggiuntivo per sfuggire a modi più letali per usare la nicotina” conclude il presidente del Board di MOHRE riprendendo il contenuto della lettera aperta inviata da 100 esperti della salute pubblica alle Parti della FCTC in occasione dello scorso COP9.

La questione è della massima attenzione per il Professor Ognjen Brborović, Docente di Medicina Sociale all’Università di Zagabria e membro del Board Scientifico di MOHRE “gli aromi fruttati potrebbero attirare la popolazione più giovane verso l'uso dei prodotti alternativi alla sigaretta, tuttavia la maggior parte degli utenti sono ex fumatori, non i più giovani. Vietare gli aromi avrebbe un forte impatto negativo sugli ex fumatori, che tentano di allontanarsi dalla combustione. Pertanto il messaggio è di ripensare una politica che potrebbe danneggiare chi sta scegliendo la riduzione del danno” e aggiunge: “da studi osservazionali, revisioni sistematiche e la mia esperienza personale ci sono alcuni modelli nell'utilizzo degli aromi: l'astinenza dal tabacco si prolunga quando le persone possono cambiare gli aromi. Credo che questo argomento non sia riconosciuto adeguatamente”.
Le disposizioni sono state negoziate 8 anni fa quando le evidenze di ‘riduzione del danno’ dei prodotti alternativi al tabacco erano in fase embrionale. Le strategie attuali stanno aiutando i fumatori adulti con effetto virtuoso su prevenzione delle malattie e mortalità evitabile.

 Il Professor Konstantinos Farsalinos, che ha recentemente scritto un rapporto di revisione completo sulla questione delle sigarette elettroniche aromatizzate, ha dichiarato: "Le restrizioni sugli aromi ridurrebbero notevolmente il potenziale salvavita dei prodotti innovativi. Prove crescenti suggeriscono che l'uso di aromi diversi dal tabacco è associato a smettere di fumare4,5 mentre gli ex fumatori di sigarette elettroniche passano rapidamente a aromi diversi dal tabacco, che è percepito come importante per prevenire le ricadute. Inoltre, vietare gli aromi avrà ulteriori conseguenze indesiderate come la creazione di un mercato nero incontrollato e il uso personale di aromi alimentari, non tutti disponibili in formulazioni appropriate per l'inalazione. Un divieto di aroma sarà una cattiva politica per la salute pubblica, ignorando le esigenze dei fumatori e degli ex fumatori che vogliono smettere ed evitare la ricaduta del fumo L'UE dovrebbe invece attuare rigorosamente l'attuale regolamento che prevede invece il divieto di vendita di questi prodotti ai giovani di punire i fumatori e gli ex fumatori di sigarette elettroniche”.
Insomma, gli aromi usati nei prodotti alternativi sono legati in maniera indissolubile alla transizione verso prodotti potenzialmente meno dannosi ed alla cessazione. L’introduzione del menzionato divieto innescherebbe inoltre la crescita del mercato nero ed un ritorno al tabacco tradizionale.
In un recente studio americano[3], 2159 giovani adulti sono stati intervistati in merito all'impatto delle restrizioni di vendita sugli aromi prodotti per sigarette elettroniche. Se gli aromi fossero limitati ai soli aromi di tabacco, il 33,2% degli utenti di sigarette elettroniche ha riferito di avere probabilità̀ (molto/abbastanza) di ricadere in sigarette. Se le sigarette elettroniche fossero totalmente vietate, il 39% ha riferito che sarebbero tornate al fumo .
Il Board dell'Osservatorio MOHRE ha stilato una lettera aperta al Commissario Stella Kiriakydes – European Commissioner for Health and Food Safety per sensibilizzare la Comunità Europea chiedendo di:

1. Aggiornare la valutazione in funzione della più recente letteratura scientifica e valutare l’opportunità di adattare la legislazione di riferimento a considerazioni che abbiano come primo obiettivo la salute dei cittadini.

2. Consentire l’utilizzo degli gli aromi in quanto utili alla transizione (o cessazione) dal fumo tradizionale verso soluzioni meno dannose;

3. Valutare l’uso di aromi come uno strumento prezioso per la salute pubblica. Non a caso gli aromi sono impiegati anche nei prodotti di Terapia Sostitutiva della Nicotina presenti nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS;

4. Promuovere la ricerca per garantire il massimo livello di sicurezza degli aromi usati nei prodotti alternativi a base di nicotina.

Anche la punta dello Stivale diventa un pò più arancione.
Il Capoluogo della Calabria, infatti, ha salutato, durante lo scorso week end, il debutto del suo secondo store Svapoweb.
A tagliare il nastro Palma Spataro, già imprenditrice e titolare di un Centro servizi allocato all’interno dell’Ipercoop di via De Nava.
E proprio all’interno del Centro servizi, che era già da tempo operativo, è stato ritagliato un corner dove i clienti potranno fare acquisto dell’hardware o dell’e-liquid di maggiore gradimento.
C’è tanto entusiasmo e tanta curiosità – commenta Palma Spataro – Siamo certi che il settore della sigaretta elettronica e quello di Svapoweb, oltre ad essere entrambi già realtà, abbiano ancor più importanti prospettive”.
La storia della giovane titolare dello store reggino non è quella di un fumatore “redento” che ha scoperto la e-cig e che, grazie ad essa, è riuscita a sottrarsi dalla dipendenza.
“No, non ho mai fumato – precisa la stessa – Ho scoperto la sigaretta elettronica perchè sempre più persone che ci circondano ne fanno uso. Perchè Svapoweb?
Perchè tantissimi di coloro i quali, nostre conoscenze, fanno uso della sigaretta elettronica si servono, appunto, presso Svapoweb“.
Il brand lanciato da Arcangelo Bove, quindi, sempre più capillare e penetrante sul territorio nazionale con una presenza che è praticamente omogenea da Nord a Sud.
Pochi giorni, tornando in punta dello Stivale, sono trascorsi dal battesimo dello store ed è già tempo di un primo, non si dica bilancio, ma di una prima impressione.
“E’ ancora molto presto, ovviamente, ma si percepisce già il grande interesse delle persone rispetto alla proposta. E’ evidente, innegabile che il mercato sia in forte crescita.
Cosa mi chiedono le persone? – prosegue e conclude la Spataro – C’è una significativa, chiara domanda di tabaccosi e di specifici harware”.
Che per Palma Spataro possa essere il primo Svapoweb store di una lunga serie.

Dita delle mani (e pure quelle dei piedi, meglio abbondare) rigorosamente incrociate.
Ebbene si, perchè il maxi aumento fiscale piovuto sul settore delle sigarette elettroniche con decorrenza 1 Gennaio 2022 potrebbe essere spazzato via da un emendamento al Milleproroghe.
Ebbene si.
Un folto gruppo di parlamentari della Lega (Bellachioma, Bitonci, Borghi, Cantalamessa, Cattoi, Cavandoli, Covolo, Cestari, Comaroli, Di Muro, Fogliani, Iezzi, Invernizzi, Frassini, Gerardi, Gusmeroli, Patassini, Paternoster, Ravetto, Stefani, Tonelli, Vanessa e Ziello) e del Partito Democratico (Benamatti, Buratti, Bonomo, Gavino, Manca, Nardi, Soverini, Zardini) ha proposto, come detto, un emendamento che mira a far scattare solo al 1 Gennaio 2023 gli aumenti già disposti con decorrenza 1 Gennaio 2022 (purtroppo già "operativi") e al 1 Gennaio 2024 quelli già previsti a far data 1 Gennaio 2023.
In sostanza, si punta a far slittare di un anno gli aumenti a scalare previsti nella Manovra di Bilancio di Conte nel Dicembre del 2020.
Questo comporterebbe, di conseguenza, il ripristino della fiscalità in vigore nell'anno 2021, primo step degli aumenti "contiani".
In pratica, sempre che passasse questo emendamento, che è all'esame della Commissione congiunta "Affari costituzionali" e "Bilancio", si riavrebbe una tassazione per i liquidi senza nicotina uguale ad 1 euro (per i flaconi aventi volume di 10 millilitri) e ad 1,50 per quelli con nicotina (sempre ogni 10 millilitri) in luogo della attuale tassazione che è pari a, rispettivamente, 1,50 e 2 euro (sempre rispetto ad un discorso di 10 ml).
Manna dal cielo, in attesa di fare altri discorsi in chiave del prossimo Bilancio.
Per quanto riguarda la mancata copertura nei conti, si fa presente “Agli oneri del presente articolo pari a 75 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023 si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 Dicembre numero 190”.
Non resta che armarsi di speranza ed attendere il voto che dovrebbe aversi in tempi non troppo lontani.

Legalizzare la canapa.
Argomento centrale nel dibattito europeo con Paesi che, come Malta, hanno già posto in essere passi importanti, legislativamente parlando, verso un pieno sdoganamento.
Il dibattito, si diceva, è vivo anche in Italia.
In seno al Milleproroghe, in particolare, è stato presentato un emendamento da parte del Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Filippo Gallinella, deputato del Movimento Cinque Stelle.
L’emendamento, laddove dovesse passare, andrebbe ad introdurre un nuovo quadro normativo di riferimento per quel che riguarda l'aspetto della produzione e della vendita dei derivati modificando, pertanto, la legge 242/2016.
Come riferisce Askanews, l’augurio del deputato è che si possa assistere ad una "convergenza di tutte le forze politiche per la risoluzione di un comparto che è oramai una realtà consolidata con vantaggi per i produttori, i commercianti, la collettività e i consumatori finali”.
Continueremo a spingere su questa linea sino all’approvazione della norma”, rappresenta ancora il pentastellato.
Questi prodotti – incalza – sono di fatto assimilabili ai tabacchi, in quanto solidi fumabili, e alle sigarette elettroniche, se in forma liquida inalabile. Pertanto applichiamo le norme e le avvertenze esistenti per le questioni sanitarie, per la cessione al pubblico mediante punti vendita autorizzati, includendo gli attuali negozi dedicati, e relative modalità di approvvigionamento”.
Rimarcato anche l’aspetto finanziario “Sotto il profilo fiscale – ha rappresentato ancora Gallinella ad Askanews – si registrerebbe un incremento per le entrate erariali – accise o imposta di consumo, oltre l’iva. Per le sole infiorescenze è stata prevista un’accisa base del 23,5%”.
Al di sotto del limite massimo dello 0,5 percentuale di Thc, ricorda il deputato, “gli effetti droganti sono irrilevanti e il prodotto si può commercializzare e consumare”.
“Diamo così attuazione alla sentenza della Corte di Cassazione Penale del maggio 2019, liberando i tribunali di un inutile aggravio di lavoro”.

L’informazione come argomento centrale nelle strategie di smoking cessation.
a ribadire il concetto è Giovanni Li Volti, docente universitario nonchè direttore del Coehar nel corpo di un’intervista rilasciata al giornalista James Dunworth e pubblicata sull’Ashtray Blog.
C’è una grande percentuale di persone che ancora fuma e che potrebbe passare ai prodotti alternativi se fosse correttamente informata. Dunque dobbiamo raggiungere quelle persone. Se possiamo, abbiamo il 90% di possibilità di ridurre le loro chance di avere malattie croniche”.
Così Li Volti.
Un’emergenza vera, quella del fumo, ricorda il medesimo “Ogni giorno leggiamo delle morti da Covid sui giornali, ma vorrei ricordare che ogni anno nel mondo muoiono 5 milioni di persone per i prodotti del tabacco”.

LE RIFLESSIONI SULLA NICOTINA
Quindi una riflessione sulla nicotina.
Ci sono indicazioni che la nicotina potrebbe essere causa di un relativa tossicità. Ecco perché non consideriamo il vaping o i prodotti a tabacco riscaldato risk free. Ma sicuramente sono molto, molto meno tossici del fumo di sigaretta.
In generale, la scelta migliore rimane sempre quella di non utilizzare nessuno di questi dispositivi, ma se non ci si riesce, l’alternativa migliore rimane sempre quella di passare al vaping o ad altri dispositivi elettronici.
Inoltre vorrei ricordare ai miei colleghi che le persone non muoiono per la nicotina: tanti muoiono e si ammalano per una eccessiva cautela.
Non smetti di fumare a causa delle nicotina, perché ti piace, perché la nicotina ti da soddisfazione. Questo non crea così tanto danno.

“IL PROBLEMA SONO I COMPONENTI COMBUSTIBILI”
Il problema sono i componenti combustibili. Ma se parliamo di vaping, abbiamo circa 400 componenti tossici in meno.
Se vogliamo essere più specifici, possiamo parlare di radicali liberi, nitrati e carbonili.
Valutando questi 400 composti tossici, si nota che sono estremamente ridotti nelle e-cig e questi sono quelli ritenuti che vengono ritenuti responsabili della tossicità del fumo convenzionale.
Il 90% dei fumatori passerebbe al vaping se lo credesse essere sicuro e se fosse correttamente informati.
Il problema è che quasi ogni giorno leggiamo storie negative sui media.
Ieri il problema era che il vaping danneggiava la vista, il mese scorso era causa invece di disfunzione erettile.
Questo è il problema.

IL RUOLO DELLA CORRETTA INFORMAZIONE
Molti fumatori cambierebbero se fossero davvero informati. Purtroppo i giornalisti non indagano correttamente. E non solo i giornalisti, ma anche gli scienziati. E nel frattempo, molti medici non consigliano il vaping.
Se sei obeso, il dottore ti dice di seguire una dieta.
Se hai la glicemia alta a causa del diabete, il dottore ti prescrive l’insulina.
Se sei dipendente dall’eroina, ti potrebbero dare il metadone, passando a un prodotto meno dannoso.
Ma se fumi, ti dicono semplicemente di smettere, come se fosse facile. Ma non lo è”.
Secondo gli scettici della sigaretta elettronica, uno dei limiti del vaping vivrebbe nel fatto che i prodotti sono da troppo poco tempo presenti sul mercato e che, quindi, non si hanno certezze sul lunghissimo termine.
Tuttavia, Li Volti, a precisa domanda, offre un primo, parziale bilancio relativo agli svapatori della prima ora che, ormai, hanno a che fare con le e-cig da circa dieci anni.
“Quello a cui assistiamo – conclude il ricercatore – è un grande decremento delle patologie associate, delle patologie cardiovascolari e di altre patologie polmonari come l’asma”.

Non c’è uno senza due. E senza tre.
L’arancione di Svapoweb divampa anche in Toscana: a Massa, infatti, 66.977 abitanti a due passi dal mare della Versilia, si accende quello che si pone come nuovo riferimento per gli svapatori del territorio.
Ad inaugurare il nuovo store è Francesco Biagi, imprenditore giovane ma di forte spessore con un importante trascorso nel settore della recettività.
Poi venne il grande amore della sigaretta elettronica, sbocciato già da qualche anno.
Biagi, infatti, è già titolare dello Svapoweb di Camaiore, provincia di Lucca e altra piccola perla della regione toscana.

IL NUMERO TRE SARA’ CAMAIORE LIDO
Ad Aprile 2021 si era avuto lo start up in quella sede e, ora, a distanza di neppure un anno, l’importante bis, chiaro segnale di un investimento felice.
“L’imprenditore deve essere ottimista di natura, io lo sono – commenta ai nostri taccuini il “pluri esercente – Quando ho avviato il negozio di Camaiore incontrai subito un immediato entusiasmo. A pochi giorni da quella partenza, già ero certo che avrei a breve inaugurato una seconda attività. Ed ora sono altrettanto certo che ne avvierò anche una terza”.
Una piccola anticipazione quello che ci fornisce l’imprenditore che, come dal medesimo anticipato, ha già nell’agenda delle cose immediate da fare il lancio di un nuovo store.
Sarà Camaiore Lido, in particolare, a salutare la nuova esperienza.

E-CIG E CAFFE’
Perla balneare, rinomata meta turistica, la località vedrà quindi ben presto “sbarcare” il brand griffato Arcangelo Bove.
Quanto al punto di Massa, quello appena inaugurato, lo stesso è stato concepito secondo un’idea che abbina due piaceri complementari: in un corner, infatti, vi è l’area Svapoweb con e-liquid ed hardware, mentre la restante parte è occupata da uno spazio caffè.
Sigaretta elettronica come argomento importante per la salute, sigaretta elettronica come argomento sempre più attrattivo e stimolante anche dal punto di vista imprenditoriale.
Specie se tale investimento lo si tinge dell’arancione del “franchising di successo“.

La pandemia, forse (forse, eh…) potrebbe incamminarsi, a breve, lungo il viale del tramonto dopo le fiammate di Omicron.
Ma, in ogni caso, val la pena ribadire qualche sempreverde misura di prudenza.
Mascherine, distanziamento, lavaggio di mani e niente sigarette.
Ebbene si, niente sigarette.
Il fumo delle “bionde”, infatti, sarebbe un efficacissimo veicolo di diffusione e di trasporto di quel diavolaccio di virus.
Secondo uno studio spagnolo di recente fabbricazione, infatti, il medesimo sarebbe in grado di diffondere il Coronavirus fino ad una distanza di otto metri.

Il problema, ovviamente, si pone sempre nel caso in cui il soggetto fumatore sia positivo.
L’infettività e il tempo di replicazione dell’Omicron lo rendono uno dei virus più infettivi conosciuti dall’umanità.
Aria, aerosol e particelle sono il suo meccanismo di trasporto e gli spazi chiusi sono il posto migliore per l’infezione
“, ha fatto presente la ricercatrice spagnola Gorka Orive nel commentare il lavoro pubblicato nel portale specializzato Archivos de Bronconeumologia.
Che, in aggiunta a questi dati già parzialmente noti, ha anche ribadito come il fumo possa veicolare il fumo fino ad otto metri di distanza.
Le particelle virali, in particolare, verrebbero sparse dalla saliva emessa all’atto dell’espirazione coprendo distanze importanti, tanto più in ambienti chiusi.
Del resto, proprio alla luce di questa “potenzialità” virale della sigaretta, è stato disposto da parte dei sindaci, a più livelli locali, il divieto di fare uso delle sigarette in luoghi pubblici all’aperto.

La scienza, invece, ritiene essere del tutto trascurabile il pericolo di contagio collegato alla sigaretta elettronica.
Questo perchè nel vapore espirato vi sarebbe una quantità di saliva del tutto irrisoria laddove, invece, la maggior parte di quanto liberato dallo svapatore consiste in liquido nebulizzato.
In conclusione, i ricercatori hanno commentato “I nostri risultati indicano che, nonostante le chiusure sociali e le sue conseguenze, una pandemia può essere un buon momento per smettere di fumare”.

Il divieto di fumo (all'aperto) a Milano spegna la sua prima candelina.
E porta in dote appena venticinque sanzioni contestate, una media non certo "crudele".
E la qualità dell’aria, intanto, non trae giovamento.
Il primo anno della Milano senza fumo non sembra concludersi con un bilancio esattamente positivo.
Nè in termini di repressione, come visto, nè quanto a risultati centrati: come si ricorda, il particolare divieto era entrato a regime il 19 Gennaio 2021 tramite la modifica, in sede di Consiglio comunale, del già vigente Regolamento della qualità dell’aria.
Il fine ultimo del Regolamento era ed è, come da intitolazione, proprio quello di elevare la condizione dell’atmosfera cittadina e, in tal senso, sono state approntate misure relative, tra gli altri, a emissioni di auto e impianti di riscaldamento.
E, come detto, al divieto di fumare “open air”.
Da un anno a questa parte, quindi, niente bionde alle fermate dei bus, in corrispondenza dei parchi gioco, dei cimiteri, degli impianti sportivi e di una serie di ulteriori contesti.
Questa è la norma.
Il problema è che manca la fase sanzionatoria.
E’ vero che gli stessi amministratori milanesi avevano fatto presente come non si sarebbe assistito ad un partenza stile fuoco e fiamme con multe a raffica. 
Anzi, era stata annunciata una qual certa tolleranza.
La sensazione, però, è che la tolleranza sia eccessiva con il rischio e pericolo che questo atteggiamento faccia un pò cullare i milanesi ancora afiocionados delle “bionde”.
Appena due sanzioni al mese, come detto, ed una osservanza generale che non pare essere ancora esemplare da parte dei locali: nel senso che basta guardarsi un pò attorno per prendere visione di come le persone continuino a fare un pò a piacimento proprio.
In tutto ciò, i dati dell’aria non sono rosei: il Pm10, infatti, sarebbe in costante aggravarsi.
Falsa partenza, si attende un cambio di marcia.