Una attenta analisi di come i sistemi PodMod si siano presentati agli utilizzatori di sigarette elettroniche come nuovo metodo di approccio al settore del vaping.

Nel 2012-2013 i dispositivi non erano sicuramente quelli che tutti noi oggi utilizziamo; in particolare, chi svapa da molto tempo, ricorderà questi vaporizzatori a forma di vera e propria sigaretta, confezionati in cofanetti, identici ai pacchetti, che fungevano da caricatore per poterle portare in giro senza le seccature che oggi ci si presentano. Andando ancora più a ritroso nel tempo, ricordiamo le Ego. Erano batterie a voltaggio fisso o variabile, che permettevano di montare atomizzatori o cartomizzatori come il Phantom o i classici Justfog.  Menzione particolare al Phantom, una tipologia di hardware che oggi sarebbe etichettato “entry level”, ma che all’ epoca ha permesso di far smettere di fumare in tantissimi.

Il tip sottile, da un tiro chiuso a molto chiuso, vapore caldo ed un’aromaticità che per quei tempi, a mio modesto avviso era una spanna sopra il resto. Ho amato il caro vecchio Phantom.

Sono state le prime sigarette elettroniche, forse, ad essere commercializzate a pieno titolo e sono state anche le più vendute. Basti pensare che tutti si adattarono a questa tipologia di dispositivi che, in prevalenza o forse unicamente, erano appositamente progettate per un utilizzo "entry level". Dello svapo di polmone ancora non se ne parlava, e non ricordo a dire il vero, neanche il termine svapo di guancia poiché si parlava esclusivamente di svapo, anzi, di sigaretta elettronica che non era nient’ altro che "la simulazione della sigaretta convenzionale" utilizzando un dispositivo che ti permetteva la vaporizzazione del liquido contenuto nell'atomizzatore, composto da glicole propilenico, glicerina vegetale, nicotina ed aromi.

Le ego erano semplici e veloci da ricaricare in quanto bastava svitare l'atomizzatore o il cartomizzatore e collegare il cavo di ricarica ad una qualsiasi fonte di corrente dotata di porta usb. L'evoluzione, un immenso salto in avanti, si ebbe in un batter d’ occhio. Dalle Ego si passò alle boxmod (o big battery) e dalle boxmod ai tubi meccanici, già comunque esistenti e facenti parte di una nicchia “advanced”. L’ industria si intensificò e i produttori crearono dispositivi sempre più evoluti in grado di gestire le batterie in maniera diversa. Le Ego in effetti avevano batterie integrate, ed una volta consumato il ciclo vitale di tale dispositivo quest'ultimo doveva essere riacquistato. Le nuove box mod con atomizzatori e capienze da svariati ml, erano predisposte per qualsiasi utilizzo e non solo per il "classico tiro di guancia". Data l'enorme possibilità delle batterie che potevano essere cambiate e riacquistate singolarmente, si poteva , e si può, arrivare non più alla gestione dei Volt ma anche a quella dei Watt con il quale, utilizzando Ohm, si poteva oltrepassare il limite dei vecchi dispositivi e creare "nuvoloni" di vapore aromatizzato anche solo per il piacere di farlo.

Il vaping diventa moda e da un semplice dispositivo che doveva, primariamente, far smetter di fumare legato alla riduzione del danno da fumo, comincia ad essere uno strumento di aggregazione sociale. Nacquero siti di informazione, blog, gruppi facebook e quant'altro potesse incoraggiare al passaggio dalle sigarette tradizionali alle sigarette elettroniche. Da questo punto di vista, quando un fenomeno commerciale si inoltra nel mercato, non solo lo stato italiano ma anche altri paesi, in ambito internazionale, pretesero controlli, leggi e tutta una serie di regole per la sicurezza, l'uso e la compravendita di tali dispositivi.

Seppur gli studi e le ricerche svoltesi nel tempo portano alla "quasi" certezza che le sigarette elettroniche e più precisamente i liquidi di ricarica siano innocui o almeno portino ad un rischio del 95% minore rispetto alle sigarette tradizionali, la sigaretta elettronica per quanto moda o semplicemente icona aggregativa e di stile di vita, rimane pur sempre, o almeno dovrebbe rimanere, uno strumento di riduzione atto non solo a far cessare l'utilizzo delle sigarette tradizionali ma a far cessare del tutto anche l'utilizzo delle sigarette elettroniche stesse. 

Ebbene con l'evolversi del settore del vaping negli ultimi tempi, o nell'ultimo anno, i dispositivi hanno subito una evoluzione o involuzione in quanto è pur vero che i classici dispositivi da noi utilizzati comportavano il trasporto non solo della sigarette elettroniche e vaporizzatori, in se, ma anche il liquido di ricarica, materiali per la rigenerazione e quant'altro che alla lunga poteva effettivamente stancare.

Le PodMod evitano tutto questo. Piccole, con batterie che permettono un giorno di utilizzo, ricaricabili in poche ore, atomizzatori a testine preconfezionate di facile gestione, sino alle ultime geniali produzioni, podmod con powerbank annessa, che funge sia da comoda custodia dove alloggiare le sigarette elettroniche sia per ricaricare il vaporizzatore.

Qualcuno lamenta della poca efficienza della batteria, del serbatoio del liquido non troppo capiente, Hit poco incisivo (che ricordiamo viene integrato dalla nicotina e non dall’ hardware). Le podmod sono una innovazione presa dal passato; adatte a chi vuole smettere di fumare in “semplicità”, senza dover acquisire una conoscenza approfondita in “materia”. Le vere sigarette elettroniche che si riappropriano anche del termine sigaretta, poiché più affine in termini di gestualita alle analogiche grazie alla ritrovata forma.  Sarà anche questa una moda? Un ritorno al vintage? L’ importante è che lo svapo non si arresti, e ad ognuno l’ hardware “che si merita”.

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