Il Dry Burn è una tecnica con la quale si effettua una pulizia radicale della resistenza e quindi della wick attorno a cui essa è avvolta. 

 

Wick in silica con resistenza

Il Dry Burn,è una tecnica con la quale si effettua una pulizia radicale della resistenza e quindi della wick attorno a cui essa è avvolta. Che i vostri atomizzatori siano dei più svariati il dry burn pulisce a fondo la resistenza togliendo le incrostazioni che si depositano su di essa a causa dei liquidi che si usano. E' essenzialmente una pulizia che avviene portando la resistenza senza nessun cotone, wick o mesh a temperature di poco più alte del normale utilizzo con stacchi di 10/15 secondi.

C'è chi dice no al dry burn perchè la teoria si basa sul surriscaldamento della resistenza di qualsiasi materiale essa sia fatta; la resistenza suriscaldandosi perde le sue proprietà o viene alterato il metallo di cui è composta e questo comporta la sua alterazione sia nell'abito chimico che fisico.E' anche vero dire che il Dry burn se proprio lo si vuole effettuare è meglio farlo su resistenze che non hanno Wick, cotone o mesh perchè "per esempio" il surriscaldamento della resistenza avvolta su una wick potrebbe portare allo sfaldamento della wick stessa o alla bruciatura del cotone o all'alterazione della mesh (non si fa sui cartom). In passato studi sul dry burn avevano messo in discussione proprio questo fenomeno e di conseguenza hanno portato alla eliminazione di questa pratica ma essendoci sempre un "ma" vediamo cosa provoca il dry burn e traete le vostre conclusioni.

Un volta: all'inzio dell'esperienza delle E-cig esistevano o meglio erano nati gli atomizzatori così chiamati "Phantom"; erano degli atom AIO tutti in uno e d erano composti da una wick in silica (che resiste ad alte temperature) con una resistenza. la wick pescava il liquido direttamente dal tank, la resistenza collegata con la batteria si surriscaldava e la combustione "se cosi si può dire" del liquido creava il vapore. Inteso in questo ambito non era possibile parlare di atomizzatore rigenerabile in quanto solo smontando fisicamente "sfrozando" il phantom si poteva accedere ai componenti e così o cambiarli o pulirli. Inizialmente la pratica del dryburn per questo tipo di atom era quella di sganciare ogni componente e pulirlo con acqua proprio per pulire : le wick dai residui i liquido e il tank (in plastica). E la resistenza? come si puliva? Ecco che entrava in gioco il drybun. a secco (senza liquido con le wick pulite) si attivava la resistenza facendola "accendere" - come in figura -  per pulirla, ma tale pratica venne subito obiettata perchè la resistenza si alterava, la wick in silica anche e tutto faceva più male che bene. 

Oggi: Premessa:

Le Leghe, chimicamente, sono composti ottenuti aggregando metalli di diverso tipo, per ottenrere un prodotto risultante con caratteristiche specifiche:

  • elevata robustezza
  • resistenza da alte temperature
  • elevata conduttibilità
  • elevata resistività al transito elettrico
  • un'adeguata vaporizzazione dei liquidi

Tali leghe sono normalmente composti stabili che non si scompongono e non tendono a perdere particelle nel'uso, sempre che l'utente che le usi, le mantenga nei normali range di utilizzo, ma se portate ad alte temperature repentinamente sopratutto se quest'ultime sono troppo elevate esse tendono a disgregarsi e  / o / a dis-amalgamarsi, sopratutto se portate a temperature prossime al punto di fusione di uno dei componenti (Ad esempio il kanthal e una lega di ferro, alluminio e cromo e l'alluminio ha un punto di fusione di 660.3° C)

Se allora premettiamo questo dovremmo pensare che le temperature generate dalle coil durante il funzionamento nello svapo sono nettamente inferiori a questo livello (350/400° C) e che con il cotone che assorbendo il liquido crea la vaporizzazione sottrae notevolmente gradi la coil non potrebbe mai arrivare a quella temperatura per la fusione. Pertanto e ci si mantiene nel range di utilizzo problemi non ne dovremmo avere; difatti nel normale dryburn del Kanthal (per gli altri materiali è strettamente sconsigliato) le temperature saranno di poco sopra la norma a maggior ragione si gli stacchi di volt (massimo 5/5.5 V) sono ad intermittenza facendo raffreddare la coil.

E' normale che il diametro (gauge) della lega o del filo da prendere in considerazione è di vitale importanza: Un cavo usato per una resistenza da tiro da guancia avrà più stress se sottoposto ad alte temperature rispetto a quello usato per un tiro a polmone. Pertanto è da dire che mentre il khantal è delicato e deteriorabile rispetto ad un Nichrome e l'acciao SS è usato nelle pentole quindi potrà resistere a temperature più alte; non si deve effettuare il drybrun su materiali da TCR per nessun motivo in quanto.....

Il dry burn con alcuni materiali da TC è sconsigliato in quanto le elevate temperature possono alterare i metalli e produrre il rilascio di sostanze malsane, tipicamente ossidi. Titanio ed inox devono la loro inattaccabilità ad un sottile strato di ossido superficiale che previene l'aggressione da parte di agenti chimici ed ossigeno. Alle temperature ordinarie lo strato di ossido è sottilissimo e compatto ma superata una certa temperatura critica la produzione di ossido cresce esponenzialmente, lo strato si ingrossa e diventa fragile potendosi così staccare dal metallo e finire nei polmoni. 


Il Titanio: sotto i 600 °C circa non succede nulla di speciale e pertanto facendo un dry burn sotto tale temperatura non si compromette la coil. Ma come facciamo a sapere se stiamo sotto? Pressapoco stiamo sotto quando il metallo diventa appena incandescente, arancione scuro. Quando diventa chiaro è troppo tardi. Ma se volessimo essere più precisi? Bhè la precisione non si può mai avere e quindi sarebbe conveniente astenersi dal fare il dry burn su questi materiali anche se a temperatura controllata.