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I danni prodotti dal fumo passivo si riversano sui bambini.
A confermare il dato una nuova ricerca pubblicata lo scorso mese di Ottobre su “Pediatric Research”.
“Esposizione al fumo di tabacco infantile e modelli di utilizzo delle risorse sanitarie” l’intitolazione dell’approfondimento che, nelle relative conclusioni, desterà più di qualche scrupolo a quei genitori che, ancora oggi, si ostinano a fumare beatamente in presenza dei figlioli.
Ebbene, l’indagine ha accertato come i piccoli esposti al fumo passivo presentino tassi di ricoveri ospedalieri maggiori rispetto ai pari età che non lo sono.
Ad essere preso in esame un campione formato da 380 bambini “esposti” al fumo di un convivente e da ulteriori 1.140 piccoli che, nella loro quotidianità, si trovano, invece, in un ambiente protetto dalla sigarette.
Ebbene, le conclusioni hanno stabilito come i bambini del primo gruppo avessero 24 volte maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale rispetto ai bambini rientranti nell’altra categoria.
Sappiamo che l’esposizione al fumo passivo – ha fatto presente l’autore principale dello studio, Ashley Merianos, professore associato nella School of Human Services della UC – è correlata a una sostanziale morbilità nei bambini”.
La ricerca, inoltre, ha anche indicato come nei bambini del gruppo cosiddetto esposto si assistesse, in caso di ricovero, ad una incidenza quasi otto volte maggiore di essere sottoposti a procedure quali aspirazione nasale o somministrazione di steroidi.
Considerando, poi, una fascia ancora più ristretta data da bambini che soffrono di asma, si sono palesate probabilità ancora più importanti (fino a 27 volte) rispetto alla necessità di essere curati con steroidi durante la permanenza in ospedale e di oltre 15 rispetto a quella di ricevere albuterolo, ovvero un broncodilatatore usato per trattare gli attacchi di asma.
I frutti della ricerca, laddove non arrivasse il buon senso, provano tutti i rischi legati al fumo passivo a discapito dei più piccoli.

Si deve sensibilizzare – concludono gli autori della ricerca – rispetto alla promozione di condotte salute che siano appropriate, non sottovalutando i pericoli insiti nel fumo passivo, in ispecie quando questi possano andare ad abbattersi su fasce deboli della popolazione quale quella data dai bambini”.

Follie "stars and stripes".
Negli Stati Uniti d’America e, nello specifico, a San Francisco (California), si valuta un provvedimento che, definirlo "sui generis", è eufemismo.
Nella giornata del 1 Dicembre, infatti, il Consiglio comunale della grossa città Usa - 883.000 abitanti - sarà chiamato a votare una proposta che giunge in aula direttamente dalla Commissione consiliare “Comitato per i servizi di pubblica sicurezza e di vicinato”.
La proposta normativa partorita dall'Organismo cittadino, nel dettaglio, vieta di svapare all’interno di un appartamento privato.
Ebbene si, avete compreso bene: uno svapatore correrà il serio e concreto rischio di non poter fare uno della propria sigaretta elettronica se tra le quattro mura, in quello specifico momento, si trovino in sua compagnia due o più persone (congiunti o semplici amici, senza distinguo, che non siano svapatrici).
E non c'entra nulla che i possibili coinquilini possano trovarsi in un'altra stanza nè rileva quanto possa essere più o meno grande la casa.
Non ci son Santi, come si suol dire. 
Se nell'abitazione ci sono due o più persone, la sigaretta elettronica te la devi scordare. 
Se, però, si è in compagnia di solo un’altra persona, nessun problema. Anche se essa non è svapatrice, anche se si vive, magari, in un bugigattolo di venti metri quadri. 
Una norma, a dirla breve, fatta con gli arti inferiori.
Non è semplice, in effetti, comprendere la “ratio” che vive in siffatta previsione. Non si comprende in base a quale dato o elemento scientifico, il vapore della sigaretta elettronica debba essere ritenuto nocivo.
E, inoltre, perchè lo stesso debba risultare nocivo solo se si è in compagnia di due o più persone.

CONSIGLIO COMUNALE CHIAMATO AD APPROVARE NUOVA NORMA IL 1 DICEMBRE

Ma l'aspetto divertente della vicenda è altro. Chi - vale a dire - potrà mai venire a controllarti in casa tua? 
Chi mai potrà venire in casa tua a controllare se stai svapando o meno?
Prefiguriamoci la scena: un poliziotto bussa alla tua porta, ovviamente senza mandato, e ti dice "Salve, signore. Sta svapando? Quante persone siete in casa?"
E se il poliziotto non ti crede, che potrà fare mai? 
Si potrà mettere ad annusare l'ambiente, tipo cane da tartufo, alla ricerca di aromi nell'atmosfera che rimandino a nubi al gusto di liquirizia o di tabacco?
O, magari, si metterà a cercare eventuali inquilini?
Evidente, chiaro - per dirla breve - quanto sia ridicolo poter solo pensare di dare applicazione ad una norma del genere.
Ed, in verità, come in una metropoli di quasi un milione di abitanti possa arrivare una proposta normativa con tali fattezze. Che manco Paperopoli.
Il divieto, per concludere, si estende - fatto salvi emendamenti - anche alla cannabis sebbene con le dovute eccezioni a pro di quanti facciano uso della particolare sostanza per uso medico-terapeutico.

Negli Stati americani dove si registrano maggiori consumi di sigarette elettroniche e di marijuana (legale) non si ritrova una maggiore casistica di Evali.
E’ questa la conclusione cui è approdata ricerca posta in esserr dalla Yale School of Public Health. E che ricalca le medesime conclusioni cui era giunto già precedente studio pubblicato da Jama Network Open.
Questi dati confermano – semmai ve ne fosse ancora l'esigenza – come non sia stata la sigaretta elettronica, nel suo uso consono, la causa della sindrome polmonare che, nell’estate 2019, ebbe a determinare preoccupazioni ed apprensione nell’opinione pubblica.
Diverse centinaia di persone, si ricorderà, erano finite in una corsia di ospedale – qualcuna non riuscendo a sopravvivere – a causa di importanti polmoniti determinate da agenti chimici.
Sulle prime, tali affezioni erano state messe in connessione, in modo approssimativo e, in determinati casi, strumentale, all’uso della sigaretta elettronica. Pertanto scatenandosi una campagna mediatica di terrore contro il settore svapo.

LE COMPLICITA’ DI MEDIA ED ISTITUZIONI

Il tutto – cosa davvero angosciante – con la complicità conclamata, se non, addirittura, con la regia di massime Istituzioni mondiali.
Poi, però, la verità è riuscita ad emergere chiarendosi come quelle serie morbilità non erano da porsi in relazione al consumo di liquidi “ufficiali” eventualmente acquistati sui mercati legittimi bensì di prodotti reperiti nei circuiti del contrabbando.
Ovvero liquidi “clandestini”, materiale a minor costo reperibile nel sommerso, non sottoposto alla normale filiera del controllo.
Ed ora gli ultimi studi che dimostrano come la sigaretta elettronica non sia la responsabile, in quanto tale, di Evali.
E ciò lo si evidenzia, appunto, dagli studi che evidenziano come, laddove vi sia maggior consumo di e-cig, non si assista ad un plus di Evali: con tutta evidenza, quindi, il problema non vive nei liquidi “legali”.
“Se l’uso di sigarette elettroniche o marijuana di per avesse originato tale focolaio di Evali, le aree con maggior consumi di quelle tipologie dovrebbero mostrare una maggiore prevalenza di essa”.
Così ribadisce Abigail Friedman, autore dello studio di Yale. Che ha concluso
“Questo studio approda ad una conclusione che va nella direzione diametralmente opposta”.

Il fumo era e resta la principale causa di decessi prematuri in Europa.
Questo il dato che è emerso, nella giornata di ieri, a Parigi, ove è stato presentato alla platea il nuovo rapporto Ocse “Health at a Glancè”.
Tossicodipendenza, incidenti, alcol: nulla regge i nefasti numeri delle bionde che nel vecchio Continente continuano a macinare, anche entro la fascia giovanile della popolazione, un corposo e preoccupante numero di morti.
Stando al menzionato report annuale, nel dettaglio, il fenomeno tabagismo resta la principale causa di morti premature nell’area Unione europea, con circa 700.000 decessi nei dodici mesi.
Un decimo di tutte le morti fumo-correlate, quindi, che si hanno annualmente su scala planetaria, riguardano persone relativamente giovani e residenti nel Vecchio Continente.
Cancro a carico dei polmoni, in primo luogo, e malanni a carico dell’apparato cardiocircolatorio ma anche patologie di tipo respiratorio cronico (vedi Bpco): sono queste le morbilità principalmente innescate da anni e anni di pratica con il fumo.
Nonostante le attività di sensibilizzazione che si sono poste in essere negli ultimi anni e che hanno portato ad una obiettiva riduzione dei tassi di fumo, resiste la condotta di circa un quinto degli adulti che è fumatore quotidiano.

MORTE MEDIAMENTE QUATTORDICI ANNI PRIMA

E che rischia di pagare in termini di anni di vita.
Circa la metà di quanti vengono meno a causa delle sigarette classiche, infatti, lo fa – come detto – prematuramente.
E lo fa mediamente 14 anni prima rispetto all’età di aspettativa.
Capitolo geografia: nei Paesi della Scandinavia (Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia) si fuma di meno; Di più in Grecia, in Bulgaria ed in Ungheria.
E sempre le Nazioni nordiche, unitamente ai Paesi Bassi, all’Irlanda ed all’Estonia hanno conseguito i risultati maggiormente significativi, in termini si smoking cessation, tra gli adulti.
Il consumo risulta essere maggiore tra gli uomini – sempre come da ultimi dati Ocse – sebbene in alcuni Stati, quali Regno Unito, Norvegia e Islanda, vi sia un livellamento sostanziale tra i due sessi.
Divario, invece, decisamente più ampio – in termini di maggior fumo maschile – in Lituania, Cipro e Romania.

Dal Parlamento britannico viene l'appello a mantenere aperti ed operativi i negozi di sigarette elettroniche durante la corrente fase di lockdown.
Fase che, scattata per contrastare la diffusione epidemica, si protrarrà, salvo proroghe, fino alla data del 2 Dicembre.
In tal senso una specifica iniziativa da parte di Mark Pawsey, esponente del partito conservatore.
In Inghilterra, come noto, a fronte del significativo boom di contagi, si è optato di adottare una restrizione maggiormente radicale rispetto alla strategia delle chiusure locali fino ad ora adottata dal Governo Johnson.
Le scuole e le Università, in particolare, sono state lasciate aperte consentendosi, tuttavia, la apertura al pubblico esclusivamente di esercizi essenziali.
Un novero che, ovviamente, non include pub e ristoranti.
E, come visto, neppure quelle attività che fanno vendita di sigarette elettroniche e di tutti gli altri annessi e connessi dello svapo.
Un orientamento che, invece, è diverso da quello italiano che, anche nelle regioni “rosse”, ha inserito gli esercizi del “vaping” tra quelli che resteranno sempre aperti.
Pawsey, tornando alle questioni inglesi, a capo di una cordata di parlamentari, ha chiesto di rivedere queste restrizioni.
“La sigaretta elettronica – ha osservato lo stesso – gioca un ruolo fondamentale nel percorso di cessazione del fumo, anche in misura maggiore rispetto alla terapia sostitutiva della nicotina.
Alla luce di tutto ciò, quindi, sarebbe ragionevole ed opportuno riconoscere lo “status” di “essenziale” anche agli esercizi che propongono al pubblico sigarette elettroniche”.
Pawsey ha quindi proseguito “I rivenditori del settore non si limitano esclusivamente a vendere un “pezzo” ma forniscono anche la necessaria consulenza e quel supporto che solo gli esperti possono fornire.
E' nostro dovere supportare questo settore – evidenzia ulteriormente l'esponente del Partito Conservatore - e tutti coloro che vi si stanno rivolgendo, facendo in modo tale che i negozi possano restare aperti".
Drastica, invece, in una prospettiva maggiormente economica, la previsione di Doug Mutter, Direttore della produzione di “Vpz”.
Secondo il manager, infatti, qualora il Governo non dovesse concedere lo status di essenziale al settore svapo, quest'ultimo rischierebbe di perdere almeno il 40 percentuale di clientela

 

Sigarette elettroniche ed adolescenti, non vi è alcun nesso di causalità.
Queste le conclusioni cui è approdato lo studio Path “Population Assessment of Tobacco and Health”.
Uno studio che ha preso in esame dati relativi ad oltre 7000 giovani e che ha voluto confutare una eventuale relazione tra gli adolescenti utilizzatori di sigarette elettroniche ed il cosiddetto “respiro sibilante”.
Che, più che essere una patologia in se, è piuttosto la spia, il sintomo di disturbi all'apparato respiratorio connessi prevalentemente – senza prendere in considerazione situazioni patologiche ben più serie, quali quelle oncologiche – ad una restrizione dei bronchi.
Circostanza, quest'ultima, che può essere, a sua volta, determinata da fenomeni di allergie o di infiammazioni.
Qualche studio, in particolare, aveva puntato il dito sui liquidi usati per lo svapo, ritenendoli “rei” di poter determinare una irritazione all'albero bronchiale con conseguente restringimento delle vie – in una condizione molto prossima a quella asmatica - e, quindi, la manifestazione del caratteristico “sibilo”.
Ebbene, lo studio condotto ha smentito tale connessione in modo alquanto perentorio.
"Siamo rimasti sorpresi – ammettono gli stessi ricercatori - di scoprire che l'uso delle sigarette elettroniche, da solo, non rappresenti un problema rispetto ad eventuali, maggiori probabilità di patire quello che definiamo essere disturbo da respiro sibilante”.
In effetti, come lasciato intendere da quanti hanno condotto l'approfondimento, precedenti studi avevano evidenziato tale riscontro fisico tra i ragazzini svapatori.
Ma, come si è poi compreso a posteriori, si trattava di indagini “sporcate” e compromesse dal fatto che quegli stessi soggetti erano, allo stesso tempo, anche fumatori o, comunque, esposti da conviventi al fumo passivo.
Le conclusioni tranquillizzanti emerse, tuttavia, sottolineano gli autori della ricerca, sono solo un dato da considerare rispetto ad un profilo strettamente scientifico e non devono, in alcun modo, essere intese come un “invito” a svapare rivolto agli adolescenti.
Questi ultimi, in particolare, devono rigorosamente non respirare alcunchè di “artificiale” - fumo classico o elettronico che sia.
Un invito che, aggiungiamo noi, deve essere esteso anche a coloro i quali non sono fumatori.
Lo svapo è una opzione che deve considerarsi come consigliabile, in ossequio ad un discorso di minor danno, a quanti sono fumatori e, volendo smettere, possono appoggiarsi alla e-cig.
Che è dimostrato avere, oltre ad una nocività molto più bassa rispetto al fumo – fino al 95 percentuale – anche una certa efficacia per quel che riguarda i percorsi di smoking cessation

 

La sigaretta elettronica come strumento e strategia da inserire in un programma europeo di prevenzione del cancro.
E' questo la importante chiave di lettura – e, allo stesso tempo, l'ambizione - attorno la quale ruota ricerca posta in essere da un team di scienziati capitanati dal professore Heino Stöver dell'Istituto per la ricerca sulle dipendenze presso l'Università di Scienze applicate di Francoforte.
L'approfondimento scaturisce da un dato scientificamente inattaccabile e che dice come in Europa, ogni anno, tre milioni di persone muoiano per effetto del cancro.
Tra le patologie oncologiche, quella legata al polmone gioca un ruolo importante, ancor di più perchè circa il 90% dei cancri polmonari siano da ricondurre al fumo di sigaretta.
In tale quadro, si inserisce la ricerca tedesca che mira a comprendere la portata del fenomeno fumo in Germania e quello legato alla riduzione del danno.
“Abbiamo discusso dello status quo in Germania e abbiamo scoperto come l'attuale livello di conoscenza dei consumatori rispetto alle alternative meno dannose del tabacco (ad esempio sigarette elettroniche, prodotti a base di nicotina senza tabacco) sia insufficiente, e come questa scarsa conoscenza fosse tanto maggiore soprattutto tra i fumatori”.

Così Heino Stöver. Che ha proseguito
“Inoltre, con la nostra ricerca abbiamo confutato la effettiva fondatezza di “credenze”, quali quella secondo la quale le ipotetiche conseguenze a lungo termine della sigaretta elettronica non siano attualmente prevedibili o l'altra in base alla quale le stesse possano rappresentare, per così dire, un prodotto particolarmente attrattivo per i giovani e i per non fumatori. 
Ebbene, i risultati della ricerca disponibili – spiega ancora il ricercatore tedesco - non indicano alcun aumento specifico tra i giovani e i non fumatori nell'uso dello svapo e mostrano, allo stesso tempo, come, secondo l'attuale valutazione del rischio, le sigarette elettroniche siano meno dannose del fumo".
Una ricerca le cui conclusioni, quindi, “smontano” quelli che sono i principali capi di accusa che gli anti-svapo muovono al settore delle sigarette elettroniche.

“È con rammarico che notiamo – annotano gli autori della ricerca - come la strategia di riduzione del danno attualmente non sia sufficientemente presa in considerazione nel dibattito. Tuttavia, sulla base delle informazioni disponibili, riteniamo come la riduzione del danno possa effettivamente svolgere un ruolo importante nella lotta contro il cancro poiché è stato dimostrato che aiuti nel processo di smokuing cessation. Pertanto – viene concluso - rimaniamo impegnati a promuovere che la riduzione del danno possa essere inclusa nel Piano europeo per combattere il cancro".

Quello che da sempre sostengono i teorici della sigaretta elettronica e del minor danno.
Ovvero, a maggiori restrizioni che si impongono al settore dello svapo, corrisponde – puntuale, scientifica – una ripresa nei consumi delle “classiche”.
Emblematico e, allo stesso tempo, confermativo di questo “trend” è quanto si sta verificando in Nuova Scozia, uno degli Stati del Canada.
Ebbene, nella regione del Nord America, in particolare, è entrato in vigore da sette mesi – esattamente dal 1 Aprile del corrente anno – il divieto di commercializzare prodotti di svapo aromatizzati.
Ovvero quei liquidi – esempio classico quelli fruttati - che hanno un sapore diverso da quello base.
Ebbene, se da diversi anni, in Nuova Scozia, si osservava un trend in costante discesa per quel che riguarda il mercato delle bionde, da un momento ben preciso si è iniziato ad assistere ad una ripresa dei consumi. E tale momento – guarda caso – è coinciso con lo stop imposto dalla norma ai liquidi svapo,
Questo quanto evidenziato da Mike Hammoud, presidente dell' “Atlantic Convenience Stores Association”.

“Era un decennio che si stava constatando un calo nel numero dei fumatori – ha sottolineato il medesimo – A partire dal mese di Aprile, invece, si è registrato un notevole passaggio dalla sigaretta elettronica a quella classica”.
In linea con queste osservazioni, i risultati del sondaggio siglato da Abacus Data che ipotizza come, addirittura, una percentuale del 29% di svapatori abbia fatto ritorno alle “classiche”.
A proposito di “ritorno”, si tratta, nella quasi totalità dei casi, di ex fumatori che avevano optato per le e-cig e che, probabilmente, avevano trovato proprio negli “aromi” un valido argomento per sganciarsi dalle classiche e per approdare, quindi, ai nuovi dispositivi a minor danno.
Ora, quindi, in Nuova Scozia, come già avvenuto altrove, le “strette” sui liquidi non fanno altro che fornire un assist meraviglioso al mercato delle sigarette tradizionali.
Con buona pace dell'interesse alla tutela della salute pubblica atteso come – mai ci stancheremo di rimarcarlo – la scienza converge in modo praticamente unanime sul fatto che le elettroniche provochino sicuramente un danno largamente minore rispetto alle tradizionali.

L'Organizzazione mondiale della Sanità non si smentisce.
L'atteggiamento di “chiusura” rispetto al settore della sigaretta elettronica continua ad essere una costante delle politiche dell'Organo Onu. Un atteggiamento immotivato e che par fondare, più che altro, sul chiacchiericcio da bar piuttosto che su una valutazione ad ampio spettro delle conclusioni scientifiche disponibili.
L'ultima pubblicazione sul sito web della World Health Organization è dal contenuto assolutamente spiazzante.
Navigando, infatti, tra le varie sezioni del sito, si approda a quella del “Fumo”.
Ebbene, dopo essersi presentati i danni e tutta la marea di aspetti negativi correlati all'uso del tabacco, viene affrontato, in appendice della stessa nota, anche il tema relativo alla sigaretta elettronica.
“I sistemi elettronici di rilascio della nicotina (Ends) e elettronici non-nicotina (Ennds) – viene esposto - comunemente noti come sigarette elettroniche, non contengono tabacco e possono contenere o meno nicotina, ma sono dannosi per la salute e senza dubbio non sicuri. Tuttavia – viene, però, ammesso - è troppo presto per fornire una risposta chiara sull'impatto a lungo termine degli HTP e/o dell'uso di sigarette elettroniche”. 
Da una parte, quindi, si dice come sia “troppo presto”, quasi a voler far credere che il giudizio sul prodotto sia sospeso.
Dall'altra, però, la sentenza già la si emette. E pare anche senza appello.
L'Organizzazione mondiale della Sanità, infatti, attraverso le pagine web del proprio sito ufficiale – visitato da milioni di persone quotidianamente nei cinque continenti – francobolla le sigarette elettroniche come “senza dubbio non sicure” e, appunto, “dannose per la salute”.
Conclusioni perentorie, risolute. Di gravità inaudita perchè esprimono una condanna che non ammette discolpa.
Vi sono svariati studi sullo svapo che rassicurano, invece, circa il fatto che le sigarette elettroniche siano meno nocive delle “classiche”, in una misura pari quasi al 95 percentuale.
Studi che vengono dal mondo della ricerca, dal mondo accademico. Studi indipendenti, non commissionati da multinazionali interessate a pilotare gli esiti delle ricerche stesse.
L'avventatezza dell'Oms nell'esprimere giudizi definitivi espone ad un gravissimo rischio i consumatori. Questo perchè si scoraggia il fumatore dall'intraprendere il percorso della e-cig. Che ha due vantaggi: fa certamente meno male delle bionde e può aiutare in un discorso di smoking cessation

 

Chi soffre di broncopneumatia cronica ostruttiva sembrerebbe vedere “migliorare” il proprio quadro clinico nel passaggio dalla sigaretta tradizionale allo svapo.
E' questo il risultato cui è approdato approfondimento condotto su un campione significativo di “pazienti”, affetti dalla particolare patologia respiratoria, che, transitati dal fumo alla svapo, hanno tratto effettivamente conseguenze benefiche.
La broncopneumatia cronica ostruttiva, in sintesi Bpco, è una affezione estremamente subdola che colpisce l'apparato respiratorio con sintomi inizialmente molto sfumati.
Con il progredire della condizione, poi, si sviluppa dispnea, ovvero fiato corto, anche dopo un minimo sforzo, accompagnato da gonfiore alle caviglie, catarro ed un complessivo stato di spossatezza.
E questo quadro, purtroppo, è irreversibile con un progressivo incedere della patologia che porterà fino ad una compromissione complessiva di bronchi e polmoni.
Cure risolutive, come detto, non ve ne sono e gli interventi medici, fondamentalmente, si rivolgono esclusivamente all'alleviamento delle manifestazioni sintomatiche.
Il fattore scatenante? Secondo i ricercatori, il fumo giocherebbe un ruolo di primissimo piano, addirittura sarebbe il principale fattore scatenante.
Ebbene, l'ultimo approfondimento ha preso in considerazione 1190 partecipanti con il 75,7% dei quali che ha dichiarato di avere avuto benefici nei sintomi respiratori dopo il passaggio alla e-cig.
Solo una percentuale inferiore all'1% ha, invece, lamentato una sintomatologia più severa.
Il miglioramento dei sintomi e, in generale, del quadro clinico generale, per quanto li abbiano avuti, sono risultati permanere anche al terzo anno di monitoraggio.
Lo svapo, quindi, potrebbe rappresentare una soluzione per colui il quale, affetto da Bpco, deve necessariamente intraprendere un percorso di smoking cessation al fine di non aggravare, ulteriormente, la personale situazione di salute.
E se è vero che, per soggetti quali questi, l'ideale sarebbe rappresentato dal non respirare alcunchè di “artificiale”, è vero anche come, se proprio non si riesce a smettere senza supporti, la sigaretta elettronica, in un'ottica di ragionamento di minor danno, può porsi come una vantaggiosissima soluzione-tampone.
“Negli ultimi anni, la comunità medica ha affermato che i rischi dello svapo erano in gran parte sconosciuti - ha affermato Darryl Tempest, Direttore esecutivo della Canadian Vaping Association - Fortunatamente, non è più così. Ora esiste un corpo di ricerca che può sostenere le ragioni dello svapo quale metodo meno dannoso del fumo e più efficace dei prodotti per la terapia sostitutiva della nicotina”