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Non vi saranno più sigarette elettroniche in vendita su ebay.
Nè a livello di hardware né a livello di liquidi.
Lo ha reso noto il colosso delle aste on line specificando come, a partire dal 9 Giugno di quest’anno, vale a dire tra meno di un mese, proibirà la vendita di “sigarette elettroniche e relativi accessori nonché oggetti contenenti tabacco “.
E’ un passaggio decisamente significativo per il sito di vendite e di aste online nato nel Settembre 1995 per iniziativa di Pierre Omidyar – e sbarcato in Italia nel 2001- dal fatturato-monstre, anno 2020, di 10,27 miliardi di dollari.
Nell’aggiornare i regolamenti interni, nello specifico, ebay pare molto chiaro sull’argomento
La vendita di sigarette elettroniche e dei loro accessori – viene precisato – nonché di oggetti contenenti tabacco, è vietata su eBay.
La vendita di tabacco è strettamente regolamentata e può danneggiare i membri di eBay.
Pertanto – è ancora sottolineato – vietiamo la vendita di prodotti del tabacco”.

COME SI REGOLERANNO LE ALTRE PIATTAFORME?
Ma non è tutto.
Su eBay è anche annotato
I seguenti prodotti o simili non sono ammessi: Qualsiasi prodotto contenente tabacco, ad esempio sigarette, sigari e foglie di tabacco sfuso;
Tubi o involucri per sigari;
Inalatori di nicotina o spray nasali;
Sigarette alle erbe (anche denominate sigarette senza nicotina o senza tabacco);
Sigarette elettroniche, narghilè elettronici e accessori come atomizzatori, liquidi (con o senza nicotina) e aromi.
Oltre a questi veti, anche quello relativo al divieto di indicare “nomi di dominio o url di siti web che spiegano come procurarsi il tabacco”.
Da eBay alle altre piattaforme, Amazon su tutte.
Seguiranno l’esempio del sito d’aste?
La “ratio” dell’iniziativa posta in essere dai californiani di San Jose, in ogni caso, sembra germogliare dalla volontà di tutelare le fasce più giovani della popolazione dalla possibilità di fare acquisto dei prodotti in questione, considerando come i più giovani siano tendenzialmente maggiormente "abili” con il digitale.
Ovviamente, tale soluzione rappresenta un punto in più per la causa dei negozi di prossimità

Perchè non guardare ad un modello virtuoso?
Perchè non trarre ispirazione da un esempio che pare avere con tutta evidenza portato risultati positivi?
E’ questo l’interrogativo che si pone Lindsey Stroud, analista per la Taxpayer’s Protection Alliance, nell'ambito di un’editoriale per Inside Sources.
La tematica? La strategia adottata dal Regno Unito in fatto di smoking cessation e, dall’altro versante, la posizione snob e distratta dell’Organizzazione mondiale Sanità.
Che si volta dall’altro lato e fa finta di non vedere il prezioso esempio anglosassone.
Se si osserva che una determinata strategia, in termini di salute pubblica, adottata da una determinata Nazione sta recando significativi benefici, sarebbe lecito attendersi che le Organizzazioni sanitarie intergovernative esaminino quel modello, lo adottino, cercando di comprendere se esso possa essere esteso ed applicato in altri contesti nazionali.
Ebbene, l’Organizzazione mondiale della Sanità sta facendo l’opposto per quel che riguarda la riduzione del danno da tabacco”.
Così annota la Stoud. Che insiste
Il Regno Unito è leader mondiale nell’uso di sigarette elettroniche tra fumatori adulti attuali ed ex.
Nel 2015, inoltre, Public Health England ha pubblicato un rapporto che ha rilevato come le sigarette elettroniche siano nella misura del 95% più sicure del fumo.
Un risultato ribadito nel 2018 con un ulteriore esame delle prove”.
L’analista rammenta, poi, l’iniziativa di “Stoptober“, voluta da PHE sin dal 2012, che ha eletto “ufficialmente” le sigarette elettroniche quale metodo “per smettere di fumare”.
Una soluzione, quella inglese, che, quindi, sembra funzionare.
Ed anche bene.

I DUE DOCUMENTI OMS: VIETARE PRODOTTI VAPING
Nel 2019 – ancora la Stroud – c’erano più di 4 milioni di ex fumatori nel Regno Unito che risultavano aver provato i prodotti a vapore, con 2,2 milioni di loro che non fumavano più.
Ora che il Regno Unito non è più un membro dell’Unione europea, i membri del Parlamento hanno cercato di ridefinire il rapporto del Paese con l’Oms in particolare cercando di rivedere le disposizioni stabilite nella Convenzione quadro sul Controllo del tabacco.
L’Oms continua ad ignorare le vaste prove relative ai prodotti per la riduzione del danno da tabacco.
Al contrario, da quelle sedi sono risoluti nel rifiutare di consentire alle aziende produttrici di tabacco di fornire alternative più sicure al fumo.
Addirittura, il Regno Unito ha avvertito quasi il peso di dover giustificare, presso l’Organizzazione, la propria strategia anti-fumo.
Quasi a doversi scusare delle scelte intraprese.
Ma ora il contropiede pare essere servito e, in questo discorso, pesa la posizione assunta, in termini di autonomia e di sovranità, con la Brexit”.
Il Regno Unito, infatti, attraverso una nota dell’ “All-Party Parliamentary Group”, ha di recente rinnovato la “posizione di sostegno sulla riduzione del danno da tabacco difendendo la regolamentazione interna delle sigarette elettroniche e dei prodotti per la riduzione del danno”
L’APPG, inoltre, sarebbe anche venuto nella disponibilità di due documenti emersi dall’Ufficio regionale del Mediterraneo orientale dell’Oms, secondo i quali si paleserebbe come l’Oms stessa stia considerando una equiparazione dei prodotti a rischio ridotto alle sigarette se non, addirittura, un “divieto a titolo definitivo di tali prodotti”.
“È un vero peccato – ha proseguito e chiuso la studiosa – che il Regno Unito si debba trovare nella condizione di difendere le sue politiche sul tabacco, poiché è stato uno dei primissimi Paesi a esaminare l’uso di sigarette e l’incidenza del cancro.
Nel 1962, il Royal College of Physicians pubblicò il suo storico rapporto su “Fumo e salute” che costituì un forte argomento epidemiologico per i danni causati dal fumo e che sollecitò il Governo a introdurre misure di salute pubblica di contrasto.
Gli Stati Uniti vi sarebbero arrivati solo due anni dopo, nel 1964”.

Un mese senza tabacco.
Per diffondere un messaggio di sensibilizzazione in ottica anti-fumo.
Approda in Belgio una iniziativa che ha già suoi analoghi in Francia ed in Inghilterra, Nazione, quest’ultima, ove ogni anno si assiste alle varie edizioni di V-April.
“Un mese senza tabacco”, appunto, la denominazione del momento belga che potrà poggiare sul supporto dell’ “Associazione dei sindacati dei farmacisti”.
Farmacisti in prima linea, quindi, attori principali del mese ideato, come espongono i promotori, per “invertire una tendenza all’aumento del fumo e, ovviamente, per proporre soluzioni che possano essere d’aiuto nella fase di cessazione del fumo”.
Una realtà, il Belgio, che conta circa due milioni di fumatori e circa 250.000 utilizzatori di prodotti alternativi.
La farmacia si porrà, quindi, quale primo avamposto nella lotta per dire no alla sigaretta, sfruttandosi la diffusione sul territorio delle strutture.
I cittadini che lo desidereranno, quindi, si potranno recare presso le farmacie che avranno aderito – in pratica la quasi totalità di quelle che compongono la rete – e potranno sottoporsi, quale iniziale step, a costo zero al test di Fargerström.
Ovvero uno dei questionari maggiormente utilizzati in ambito internazionale per misurare la dipendenza dalla nicotina e iniziare una dialettica tra il “paziente” ed il farmacista.
IL RUOLO STRATEGICO DEL FARMACISTA
A seconda dell'esito del test, quindi, il professionista potrà avviare la persona verso una precisa soluzione in chiave di “smoking cessation”.
Con il farmacista che, pertanto, andrà ad indossare la casacca di supervisore nella cessazione del fumo.
“In qualità di professionisti sanitari accessibili e affidabili, i farmacisti hanno un ruolo da svolgere, sia nel motivare i loro pazienti a smettere di fumare sia nel sostenere questa astinenza”
Così ha evidenziato Anne Roussille, Coordinatore dell’associazione dei Sindacati dei Farmacisti, nel commentare le attività di “Un mese senza tabacco”.
“I farmacisti – ha chiuso la stessa – grazie alla loro competenza e grazie alla loro strutturazione sul territorio, possono svolgere un ruolo assolutamente cruciale nella lotta al fumo”.

L’Organizzazione mondiale della Sanità intende “adoperare” il vertice Cop9, che si svilupperà a Novembre nei Paesi Bassi, come un megafono anti-svapo. 
Sono queste le indiscrezioni che emergono dall'ambiente e che vengono accolte con comprensibile ansia dagli addetti ai lavori.
Una platea che verrebbe strumentalmente utilizzata per trasmettere un messaggio grave quanto infondato: ovvero quello secondo il quale, in termini di pericoli per la salute, sigarette classiche e sigarette elettroniche sarebbero, sostanzialmente, la stessa cosa.
Forte è il disappunto che viene da Ukvia
“Quest’atteggiamento dell’Organizzazione mondiale Sanità – evidenziano dal sodalizio anglosassone – va contro la realtà scientifica dello svapo nel Regno Unito, una realtà che negli ultimi anni ha visto milioni di persone smettere di fumare.
La ricerca condotta da scienziati britannici ha costantemente dimostrato come lo svapo sia il supporto che produca risultati di maggior successo per smettere di fumare”.
La Cochrane Review sottolinea, del resto, come gli studi esistenti evidenzino come lo svapo sia nella misura del 50 percentuale più efficace nel supportre i fumatori a smettere rispetto agli altri metodi.

DUNNE “ATTACCHI ASSOLUTAMENTE INFONDATI”
Ci sono già 3,2 milioni di adulti in Gran Bretagna che sono transitati dal fumo alla sigaretta elettronica – ricordano ancora da Ukvia – L’industria dello svapo deve essere supportata come un vero e proprio successo britannico in quanto tale potenzialmente capace di aiutare i restanti 6,9 milioni di fumatori adulti nel Regno Unito”
La posizione dell’Organizzazione mondiale della Sanità è estremamente preoccupante – commenta in particolar modo John Dunne, Direttore generale di Ukvia – Questi attacchi al settore sono assolutamente infondati.
Lo svapo sta disegnando una storia di successo che sta consentendo a milioni di persone di abbandonare il fumo”.
Le osservazioni critiche di Ukvia vanno in parallelo a quelle venute anche da parte del Parlamento inglese.
L’Appg, nello specifico, ha chiesto al Governo del Regno Unito di rivedere il livello dei finanziamenti riconosciuti all’Organizzazione mondiale della Sanità alla luce di questi rapporti che palesemente ignorano elementi scientifici precisi in ragione di diverse e non ben chiare motivazioni.
Il messaggio dell’Oms – chiude Dunne – è ridicolo e francamente pericoloso nell’esortare a trattare lo svapo allo stesso modo del fumo”.

Diventeremo il primo Paese europeo a raggiungere l’obiettivo di Nazione senza fumo”.
Il guanto di sfida giinge dalla Finlandia, Nazione che mira a cogliere il prestigioso risultato di realtà smoking free entro il 2030.
In scaletta un programma molto complesso che mira a scoraggiare la pratica tabagista.
In primis, con decorrenza 1 Gennaio 2022, in terra scandinava sarà praticamente fatto divieto di fumare all’aperto.
No a sigarette in spiaggia, no a sigarette presso le fermate dei bus, né dove vi sono capannelli di persone.
Stop alle bionde anche presso i parchi pubblici.
In pratica ci si potrà concedere una sigaretta open air solo quando si sarà in solitario, nel bel mezzo della strada, con alcuno nei pressi.
Un accorgimento che, come possiamo cogliere, alcune città italiane stanno già sposando a livello locale – si vedano Milano, Sassari, Padove.
Ma che in Finlandia, invece, sta per assumere la dignità di legge nazionale.

L’IDEA DEI PACCHETTI BIANCHI
Eppure le cose non stavano procedendo in modo malvagio quanto a fumo e relativi numeri: il consumo di bionde e di e-cig, infatti, è in robusta flessione in Finlandia – mentre si assiste ad una crescita nei consumi del cosiddetto snus, ovvero il tabacco da inalazione – ma, nonostante questo trend abbastanza significativo, il Governo finlandese ha deciso, comunque, di procedere nella scaletta di forte razionalizzazione.
Un programma che, tra le altre, prevede anche di rimuovere nomi di marchi e loghi delle aziende produttrici dai prodotti del tabacco: in tal modo, quindi, si avrebbero pacchetti di sigarette “neutri”, bianchi che non fungerebbero, a loro volta, da veicolo pubblicitario.
In Finlandia si dicono certi di poter cogliere l'obiettivo ma, probabilmente, non sarà la prima realtà europea a potersi fregiare del titolo di Paese smoking free: la Svezia, infatti, pare essere avanti presentando, allo stato, la percentuale più bassa di fumatori su scala europea.
E, non a caso, gli amici svedesi presentano anche, su scala europea, la più bassa percentuale di incidenza cancerosa.

Taipei ed il concreto rischio di divenire svapo-free.
Quattro milioni di abitanti, cuore del nuovo capitalismo asiatico, la metropoli di Taiwan potrebbe, a stretto termine, essere off limits per gli svapatori.
Perchè? Molto semplicemente perchè è in itinere, a livello locale, una norma che punta a porre in essere il divieto di produrre, importare, vendere e pubblicizzare dispositivi per lo svapo.
Come detto, si tratta di un discorso legislativo in via di sviluppo e che, pertanto, ancora non è divenuto operativo.
Lo spettro, tuttavia, di una stretta sul mondo del vaping appare essere alquanto reale.
Il progetto, ancora, contempla anche una corposa fase sanzionatoria: le attività commerciali che fossero colte, una prima volta, a trasgredire la prescrizione di cui sopra si buscherebbero una "multa" pari a poco meno di 3.000 euro nostrani.
In caso di recidiva, invece, si avrebbe la sospensione della licenza di vendita.

MINORENNE SVAPATORE? CORSI PER SMETTERE DI…SVAPARE
Ma, per la serie al peggio non v’è mai fine, i guai non sarebbero solo per gli esercizi commerciali ma anche per i consumatori minorenni.
La rigidissima norma farà divieto agli under 18, una volta a regime, i fare uso di e-cig. 
Ma la parte più significativa delle previsioni risiede nel fatto che il trasgressore verrà sanzionato con l’obbligo di frequentare corsi per smettere di svapare
Per chi non li frequentasse, ammena fino ad un equivalente di 300 euro.
L’ordinanza mira a proteggere le persone dai rischi per la salute delle sigarette elettroniche e a salvaguardare la salute pubblica”: così Chen Ran-chou, Direttore del Dipartimento della Sanità della città di Taipei.
Questo potrebbe venirsi a determinare in città.
Nello Stato di Taiwan, invece, in senso generale, è al vaglio una norma che prevede una migliore regolamentazione del vaping e, allo stesso tempo, la possibilità di innalzare l’età minima per fumare dagli attuali 18 ai futuri 20 anni.

L’Europa che insiste nella sua condotta di boicottaggio alla sigaretta elettronica.
L’ultimo rapporto Scheer affidato alla Commissione di Bruxelles iscrive nero su bianco, per l'ennesima volta, come sia prevenuta e palesemente anti-svapo la posizione dell’Unione europea nei riguardi dei prodotti del vaping.
Ma quale è la posizione della ricerca?
Possono le sigarette elettroniche recare un vero beneficio a quanti scelgano di abbracciarle quale soluzione in chiave di smoking cessation?
Sulla questione si è pronunciata Linda Bauld del Cancer Research UK
Abbiamo a disposizione degli studi sebbene siano ancora piuttosto piuttosto limitati.
Inoltre, non abbiamo ancora conoscenza sull’impatto che l’uso a lungo termine di questi dispositivi possa avere sulla salute.
Inoltre – ha annotato ancora la Bauld – quando si parla di ricerca, il termine temporale di dieci anni non è particolarmente esteso”.

“Siamo, si, al cospetto di prodotti che sono ancora relativamente nuovi – osserva ulteriormente la ricercatrice - ma è stata condotta anche un’enorme quantità di ricerche.
Alcuni studi – incalza la docente presso l’Università di Edimburgo – hanno fatto riferimento a presunti effetti nocivi del vapore di sigaretta elettronica.
Tuttavia, questi studi vengono solitamente eseguiti su animali o cellule in ambiente di laboratorio, piuttosto che su esseri umani.
E le concentrazioni di vapore utilizzate in queste ricerche sono spesso molto più alte di quelle a cui le persone sarebbero esposte nella vita reale”.
Questo, come ricorda la Bauld, determina, concausa l'effetto amplificazione giocato da social e media, il moltiplicarsi di notizie e di informazioni che sono assolutamente fuorvianti sulla sigaretta elettronica.
Ci sono molti messaggi contrastanti in fatto di svapo, con molti titoli che proclamano che la e-cig sia addirittura peggio del fumo.
Tuttavia, questo va precisato bene, la ricerca vera e seria mostra che lo svapo è molto meno dannoso del fumo”.
Secondo Linda Bauld, ancora, “aiutare i fumatori a smettere è una priorità assoluta nella prevenzione del cancro.
Quindi, se le sigarette elettroniche possono aiutare le persone a smettere di fumare, i ricercatori sul cancro devono essere necessariamente interessati a questo aspetto”.
Una parentesi anche sul teorico effetto gateway, ovvero quella caratteristica negativa che, secondo gli anti-svapo, vivrebbe nella sigaretta elettronica di fare da apripista verso il fumo
Si parla spesso di un effetto ponte, tuttavia, non ci sono prove reali della sua esistenza.
Sebbene la sperimentazione di sigarette elettroniche tra i giovani sia aumentata negli ultimi anni, lo svapo regolare tra i giovani nel Regno Unito rimane molto basso”.
Per concludere.
Si rileva come teorie talmente signficative quali quelle del Cancer Research UK siano state totalmente snobbate dagli esperti dello Scheer.
Ed allora il dubbio avanza prepotente: Europa accecata da preconcetti sullo svapo o, peggio, a tutela di altri interessi?

Tanta voglia di dire addio alle sigarette.
In Irlanda l’80 degli attuali fumatori, infatti, ammette di voler dare il benservito alle sigarette entro l’anno in corso.
A sottolinearlo ricerca posta in essere da “Hse Quit Service”.
Entro questa fetta di fumatori che nutre l'obiettivo di dire addio alle bionde, poi, ve ne é una – pari a circa il 20 percentuale – che mira, addirittura, a cestinare le bionde entro il prossimo mese.
Tanta voglia di smettere di fumare, appunto: un desiderio che fiorisce dalla consapevolezza di quali possano essere i danni connessi al fumo – non manca, in merito, una pressante attività di sensibilizzazione – e di come la sigaretta, aspetto non trascurabile, sia divenuta sempre più anti-economico.
Al riguardo, con strettissimo riguardo ai disegni di smoking cessation, la medesima ricerca palesa anche come quanti riescano a rinunciare alla sigaretta per un periodo di 28 giorni hanno una chance cinque volte superiore di riuscire a dire addio una volta per tutte al vizio del fumo.

IL 5% DI QUANTI HANNO SMESSO SONO RICASCATI NEL VIZIO DURANTE LA PANDEMIA
Il ruolo del nostro team – ha spiegato Martina Blake, Referente nazionale del programma “Hse Tobacco Free Ireland” – è quello di aiutare quanti vogliano realmente scrollarsi di dosso l’abitudine tabagista.
E per cogliere questo risultato, forniamo gli strumenti ed i supporti adeguati”.
Un traguardo che si può cogliere restando, però, sempre con la guardia alta.
I dati irlandesi, infatti, rivelano come il 5% degli ex fumatori ha avuto una ricaduta ed abbia iniziato nuovamente a fumare durante la pandemia di Covid-19.
La maggior parte delle persone che fuma desidera smettere – è ulteriormente rappresentato – ma per molti questo progetto può sembrare davvero insormontabile nel suo compimento.
Sappiamo che il fumo è un insieme di dipendenze: c’è un desiderio fisico per la nicotina, c’è una dipendenza psicologica e ve ne è una ulteriore di tipo emotivo.
Bisogna lavorare su tutte queste componenti – la chiusura – per riuscire a smettere”.

La Francia alza le barricate a tutela del mercato Ue e confeziona un colpo alle fortune delle grandi piattaforme cinesi che la fanno da padrone nelle vendite via internet.
Con decorrenza il mese di Luglio di quest’anno, in particolare, “salpa” una nuova tassa per gli acquisti che verranno posti in essere fuori Europa.
Dal 1 Luglio, nel dettaglio, allorquando un cittadino procederà ad acquistare un determinato prodotto, attraverso il web, oltre Europa, a tale acquisto verrà applicato a monte – da parte del venditore – un rincaro nell’ordine del 20 percentuale circa.
Se l’ordine, pertanto, avrà un costo 10 euro, si dovrà corrispondere un versamento finale pari a 12 euro.
Si tratta, per così dire, dell’ampliamento di un provvedimento che, ora come ora, prevedeva la tassazione solo sugli acquisti over 22 euro.
Adesso, invece, l’ampliamento della tax fascia a tutte le transazioni, anche a quelle aventi valore inferiore alla soglia di 22 euro.
Le conseguenze, quindi, saranno significative per il settore svapo: come sottolineano i media francesi, infatti, molti vapers francesi operano i loro acquisti di e-liquid e di ulteriori prodotti presso piattaforme estere rinvenendovi una sicura convenienza in termini di tariffe.
Poco dando peso, però, all’aspetto della sicurezza e della qualità.
Fasttech, Alibaba, AliExpress, Healthcabinle i siti cinesi che sono prepotentemente entrati nel mercato d’Oltralpe determinando non pochi danni ai produttori interni.
“Abbiamo dovuto confrontarci ed affrontare la concorrenza di venditori, soprattutto in Cina, che applicano prezzi bassi senza addebitare l’iva e che spesso suddividevano le spedizioni per evitare le tasse”, ha sottolineato il Ministro Bercy.
Entusiasmo alla luce dell’estensione della tassa sugli import quella che giunge dalle categorie dei professionisti dello svapo che, ora come ora, hanno dovuto misurarsi con competitor sleali.
Una soluzione, ancora, che aiuterà ad elevare gli standard di qualità e di sicurezza della merce laddove, tuttavia, si impone una rivoluzione culturale presso il consumatori che devono divenire consapevoli di come, per qualche euro in meno, non convenga mettere a rischio la personale sicurezza.

La Nuova Zelanda ha al varo un progetto normativo che mira ad introdurre, qualora in porto, il divieto di fumo per coloro i quali sono nati dal 2004 in poi.
Un divieto che è da intendersi in chiave dinamica, non statica.
Nel senso che tale previsione, col passare degli anni, andrà ad inglobare una fascia anagrafica sempre più vasta.
Se, quindi, oggi – anno 2021 – il disco rosso riguarderà solo coloro i quali hanno al di sotto dei 17 anni, tra dieci anni, ad esempio (ovvero nell'anno 2031), il divieto comprenderà tutti gli under 27.
Una norma di quelle rigide, quindi, che amplierà ad una platea sempre più estesa la norma anti-fumo oggi in essere e che vieta il fumo agli under 18.
La Nuova Zelanda, in effetti, già da anni ha introdotto un serio programma anti-fumo al fine di prevenire un fattore di mortalità/morbilità evitabile che, ogni anno, causa circa 4500 morti correlate.
Una cifra comunque ancora rilevante così come significativo è il numero complessivo dei fumatori, nonostante la flessione negli ultimi anni, con una altissima percentuale che si rinviene entro la comunità Maori.

SI INTENDE VIETARLE AI NATI DOPO IL 2004
Il programma già in essere prevede un trattamento fiscale particolarmente pesante su sigarette e prodotti analoghi, aree pubbliche interamente smoking free e limitazioni per quel che riguarda la pubblicità degli specifici prodotti.
L’idea sarebbe quella di approdare ad un Paese libero dal fumo nell’anno 2025, target probabilmente non ancora raggiungibile.
Intanto, il Governo neozelandese, come riporta il corriere.it, ha esortato la Comunità a produrre osservazioni sul progetto dei divieti relativi ai nati dopo l’anno 2004, ben consci di come questa previsione potrà avere un impatto significativo sulle piccole imprese considerando il futuro calo nelle vendite dei prodotti da tabacco.
Il piano d’azione – sottolineano dal Ministero della Salute – sarà implementato in modo più dettagliato con il supporto delle informazioni fornite nelle presentazioni.
Queste proposte possono interessare soprattutto le piccole imprese e vogliamo conoscere gli eventuali impatti che ciascuno ritiene ci potranno essersi sulle singole attività, sia positivi che negativi.
I vostri contributi sono importanti perché permetteranno di dare una forma al piano”.
Un programma intraprendente, che sfida importanti interessi.
Ma che gode di un grandissimo alleato già in panca.
La Nuova Zelanda è tra i Paesi al mondo, infatti, maggiormente aperte in fatto di sigarette elettroniche