L'ex commissario della FDA contrasta le opinioni dei giornalisti internazionali affermando che i prodotti legati al THC non sono sigarette elettroniche.

Sembra un cambio di rotta di Scott Gottlieb per quanto riguarda le sigarette elettroniche che dopo essersi dimesso dal suo precedente incarico come capo della Food and Drug Administration americana ora è entrato a far parte del consiglio di amministrazione della Pfizer Inc.

Sembra che voglia difendere il termine sigaretta elettronica intesa come sistema elettronico di somministrazione di nicotina ma poi ricade della problematica che lo ha legato alle innumerevoli lotte contro il settore del vaping negli Stati Uniti e scrive un tweet dove spiega:

"Se un prodotto contiene THC non è una sigaretta elettronica. Una sigaretta elettronica è un termine d'arte ai sensi delle normative esistenti, è un sistema elettronico di consegna della nicotina (ENDS) ed è considerato un prodotto del tabacco . Un dispositivo specifico per lo svapo di THC è illegale ai sensi della legge federale e non è un e-cig."

In effetti come possiamo dargli torto. Ultimamente in Usa è scattato il problema sigarette elettroniche proprio per quei casi di malattie polmonari legate all'inalazione di sostanze non idonee alla vaporizzazione. Più e più volte si è contestato anche l'uso stesso della parola "sigaretta elettronica" usato dai media in maniera totalmente errata e causa della disinformazione che mette in risalto, ogni qual volta ce ne sia il bisogno, la contraddizione che quest'ultima non è una sigaretta e pertanto potrebbe tranquillamente essere chiamata "ENDS" o "vaporizzatore personale" così da non rientrare nella categoria "tabacco". 

Intanto negli Stati Uniti il problema sembra essere arrivato alla conclusione. I controlli a tappeto che hanno evidenziato un mercato nero sui liquidi da inalazione al THC con presenza di acetato di vitamina E e Cianuro hanno portato alla "quasi" risoluzione della controversa epopea. L'uso di sostanze illegali acquistate nel mercato nero ha causato le malattie polmonari e in 12 casi, attualmente in aggiornamento, la morte. Nessun liquido idoneo all'utilizzo per i dispositivi è mai stato responsabile di morti o malattie.

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