Altria, uno dei più grandi gruppi del mondo in settori quali gli alimenti, il tabacco e bibite, riduce il valore del suo investimento in JUUL, produttore dell'omonima sigaretta elettronica, di 4,5 milioni di dollari.

La notizia è stata resa nota giovedì e ripresa oggi dal Dailymail.co.uk e dal The Wall Street Journal, dove viene evidenziato che l'acquisizione di più di un terzo (esattamente il 35%) del pacchetto azionario di Juul da parte del fabbricante di sigarette Altria proprietaria del marchio Marlboro sta per diminuire.

Secondo quanto dichiarato la quota di partecipazione che originariamente era di  12,8 miliardi di dollari viene ridotta di 4,5 miliardi di dollari a fronte delle crescenti preoccupazioni per la salute e la repressione normativa del settore del vaping ma sembra che l'altro motivo "economico" sia più preoccupante in quanto le azioni stanno rapidamente perdendo valore in un mondo di allarmismo per quello che è successo al settore negli ultimi mesi.

In parte dovuta alla preoccupazione ed incertezza economica ma anche in parte dovuta alla possibilità che la FDA rimuova definitivamente dal mercato i prodotti aromatizzati la decisione di Altria sembra sia dettata anche dalle recenti normative di divieto applicate negli States.

L'anno scorso ha acquistato una quota del 35%, in un settore in rapida crescita, pari a $ 12,8 miliardi, sperando di compensare il calo delle vendite di sigarette tradizionali ma adesso ha affermato di aspettarsi che la richiesta della Federal Trade Commission di ulteriori informazioni sugli investimenti di JUUL venga risolta nel primo trimestre del 2020. Stesso taglio di investimenti, forse di minor entità, c'è stato anche da parte di Hedge fund Darsana Capital Partners e Fidelity Investments.

In un momento in cui la FDA ha autorizzato iQOS, riscaldatore di tabacco, come strumento a rischio ridotto e strumento alternativo per fumatori sembra che Altria voglia puntare di più su questa tipologia di prodotti mantenendo però le relazioni con il settore delle sigarette elettroniche.

Certo non è un momento proficuo per la startup americana che si trova una mancanza di investimenti da un lato, il cambio del CEO che attualmente è KC Crosthwaite, ex dirigente di Altria lasciata per gestire la startup, dall'altro e come se non bastasse il licenziamento di ben 500 dipendenti con l'aggiunta di una causa intentata da un ex dipendente.

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