Anti-Covid, Cuomo ci pensa: Stato di NY, divieto di sigarette?

Una misura decisamente estrema quella che "cova" al New York State Capitol di Albany, quartier generale dello Stato di New York. Il Governatore Mark Andrew Cuomo, infatti, pensa ad un provvedimento estremo e che si innesta nel più ampio ventaglio di misure in chiave-Coronavirus. Il progetto si sostanzia, cioè, in un possibile prossimo divieto di vendere sigarette, entro il perimetro statale, per tutto il periodo dell'epidemia. 

Fumare viene visto, infatti, sempre più come fattore predisponente maggiori complicanze in caso di contagio da Covid: questo il punto di partenza del ragionamento dei vertici statali newyorchesi che, in tal senso, hanno "risentito" molto di precisi moniti che sono venuti proprio dall'Italia e, in particolare, dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute. 

Secondo gli Organi italiani, infatti, e come sembrano confortare diverse indicazioni scientifiche, chi fuma rischia di avere conseguenze peggiori, rispetto ad un non fumatore, in caso di "incrocio" con il pericoloso virus. Un dato che si giustifica, come comprensibile, nel fatto che spesso e volentieri gli "smokers", in particolar modo quelli di più lunga data e quelli più "accaniti", possono già soffrire di situazioni patologiche a carico dell'apparato respiratorio connesse alla pratica del fumo. 

Se, quindi, le "bionde" rischiano di mandare più persone in Terapia intensiva e se è vero che, anche Oltreoceano, non vi sia una grande disponibilità di "letti" nei reparti di emergenza, così come anche di respiratori, si pensa di eradicare il problema alla fonte. 

Importante sarebbe stato, in quest'ottica, il pensiero di Howard Zucker, Commissario alla Salute e stretto collaboratore di Cuomo: il consulente ha lasciato intendere al Governatore come un minor numero di fumatori equivarrebbe, in prospettiva, ad una minore mole di malati gravi. E ad un alleggerimento della pressione sul Sistema sanitario.

La soluzione vivrebbe, quindi, in un'astinenza forzosa. E, per farlo, non si può, nelle valutazioni governative, chiudere i rubinetti di fornitura rappresentati dai rivenditori. 

L'ipotesi è decisamente calda ma, ora, come ovvio, si stanno levando contro-pressioni dai diretti interessati - ovvero dalle multinazionali del tabacco - che poco gradirebbero la specifica misura. L'interesse alla salute contrapposto a quello di una parte economica: anche nella terra "stars and stripes" la lotta al Coronavirus si gioca lungo la linea di demarcazione tra questi fronti contrapposti. 

Una questione "caldissima" in un contesto, quello dello Stato newyorchese, che già ha toccato quota 30.000 decessi a causa del Coronavirus e che sarà in regime di lock down fino (almeno) al 15 maggio. Previsioni? Secondo profondi conoscitori dei meccanismi in questione, in particolare, non appare scontato che la linea di Cuomo (quella di proibire, cioè, la vendita di sigarette) possa passare. Questo perchè, chiuso un rubinetto, potrebbe prendere vigore un altro alternativo. Ovvero, quello del contrabbando. 

Che, oltre a non risolvere il problema, ne amplificherebbe un altro rinforzando i meccanismi della malavita

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