Si attende l'ok della Food and Drug Administration


Il vaccino anti-Coronavirus è pronto per il test sull'uomo.
A renderlo noto la British American Tobacco.
A confezionare il preparato è stata la Kentucky BioProcessing, una costola della stessa “Bat”.

“Siamo pronti alla fase sull'uomo”, hanno affermato da quella che è la seconda più grande azienda mondiale produttrice di sigarette.
Il vaccino è stato preparato, come si apprende, sfruttando le proteine delle foglie di tabacco.

Gli studi preclinici sono assolutamente confortanti dal momento che la risposta immunitaria generata risulterebbe essere assolutamente adeguata.
Molti sarebbero i punti di forza delle proteine del tabacco: dalla stabilità a temperatura ambiente alla capacità di generare una adeguata risposta immunitaria già dopo la prima dose.
E, ancora, il fattore-sicurezza (tale tipologia di piante avrebbe una forte carica antipatogena).

Il prossimo “step”, ora, sarà quello di ottenere il nulla osta dalla Food and Drug Administration. Ovvero l'Organo governativo Usa deputato alla regolamentazione di alimenti e farmaci dipendente dal Dipartimento della Salute e dei Servizi umani.
Solo l'ok della FdA separa, quindi, dal successivo step. Un ok che si attende con la dovuta trepidazione ed anche in tempi relativamente stretti.

La British American Tobacco, inoltre, ha anche fatto presente di aver pianificato la fase della produzione ipotizzandosi la capacità di immettere all'esterno, una volta a regime le "rotative", da uno a tre milioni di vaccini a settimana.
Si ipotizza, in ogni caso, sempre arrivando il disco verde dall'Ente governativo, di poter avviare una fase di sperimentazione sull'essere umano già con decorrenza dal mese di giugno.

La British American Tobacco non è la prima realtà aziendale ad aver annunciato di essere al lavoro su un vaccino anti-Covid. Anzi, altre multinazionali sono in opera e già hanno avviato – trovandosi uno step più avanti – la fase di test sull'uomo. Quanto potrà durare la fase di sperimentazione sugli esseri umani? Almeno sei mesi, come da parere degli esperti.