E' la seconda azienda al mondo per produzione di tabacco 

Manco si trattasse di un sexy shop. Vada pure bene un principio di prudenza, ma in determinati contesti l'avversione verso le sigarette elettroniche assume i toni del bigotto.

Succede a Taiwan, Paese che, pure collocandosi tra le realtà mondiali a maggiore trazione economica, si dimostra su specifiche tematiche “chiuso” e diffidente.
E' il caso delle sigarette elettroniche. Nella Nazione insulare, infatti, pare essere divenuto un “caso” mediatico la vicenda di un negozio di sigarette elettroniche che – udite udite – avrebbe avuto l'ardore di aprire battente e poca distanza da una scuola Superiore.
La John Tung Foundation, proprietaria della scuola medesima, avrebbe – dopo aver raccolto le lamentele dei genitori – chiesto al Governo di attuare una regolamentazione più severa sia riguardo alla commercializzazione di sigarette elettroniche sia riguardo alla vendita dei nuovi altri prodotti a base di tabacco.
Stesse lamentele sarebbero venute sempre da comitati di genitori ad hoc costituitisi (!) per contestare l'apertura di simili negozi nei paraggi di scuole elementari.
Nel Paese asiatico, in effetti, vi è una disciplina abbastanza tosta per quel che riguarda il settore dello svapo.

Basti pensare come il Ministero della Salute e del Welfare abbia ripetutamente, con più circolari, sottolineato come le sigarette elettroniche ed i prodotti del tabacco riscaldati siano “illegali”.
La definizione, tuttavia, appare essere abbastanza ibrida. Non è spiegato, infatti, dagli stessi Enti governativi se “illegale” sia la vendita o il consumo di esse.
Un “vuoto” nella norma che lascia spazio alla interpretazione.

Tanto è vero che i negozi hanno continuato ad aprire senza una reazione da parte di Taipei.
Alle frontiere, invece, vi è massimo rigore: chiunque, in entrata o in uscita, transiti attraverso la dogana aeroportuale deve lasciare eventuali sigarette elettroniche e prodotti per lo svapo.
Vada bene tutto, in ogni caso. Il paradosso è che tale rigore e tale attenzione, anche da parte dell'opinione pubblica, vi siano solo con riguardo ai nuovi prodotti e non, ad esempio, nei confronti delle sigarette tradizionali. 

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