Una sottoclasse del fumo passivo

E' il fenomeno cosiddetto del fumo di “terza mano”.
Una sorta di sottoclasse del fumo passivo, per essere chiari, parimenti preoccupante rispetto al profilo della salute pubblica.

Ad accendere la questione sono i ricercatori della Fondazione Veronesi. Per fumo passivo si intende null'altro che il fumo di sigaretta che, una volta emesso, va a depositarsi su persone ed oggetti. E che, poi, questi ultimi rilasciano negli ambienti – anche dopo che la sigaretta è stata spenta – in virtù di un meccanismo noto come “off gasing”.
Esempio pratico: “Tizio” si trova in un luogo dove altre persone (o lui stesso) fumano; spente le sigarette, le sostanze liberate dal fumo restano depositate sugli abiti di Tizio. Che, successivamente, si reca in un altro luogo – dove nessuno sta fumando – e libera nell'ambiente quelle sostanze che gli erano restate depositate addosso. “Contaminando”, di fatto, il nuovo contesto.

L'approfondimento è stato condotto da esperti della Yale University (New Haven) e del Max Planck Institute (Magonza) presso una sala cinema.
Pur se nessuno avesse fumato in quel sito, i ricercatori, analizzando l'aria, vi hanno trovato una concentrazione di sostanze proprie del fumo pari al quantitativo di circa dieci sigarette.
Si tratta di acetaldeide, benzene e formaldeide – sostanze che sono noti cancerogeni - ma anche di nicotina acetone, composti a base di zolfo, acido acetico, furani, terpeni.
Man mano, poi, nell'ordine di decine di minuti, la concentrazione delle sostanze nell'ambiente in esame si è andata riducendo, complice anche la ventilazione. Ovviamente, il discorso è valido per tutti gli ambienti chiusi – ivi comprese le abitazioni.
Ma non è ancora del tutto chiaro quanto sia il tempo necessario ad abbattere tali “presenze” nell'atmosfera come anche sugli oggetti.

Un primo dato di fatto, quindi, è certo: ovvero, il trasporto di fumo passivo, come spiegano dalla “Veronesi”, “provoca una contaminazione persistente degli ambienti popolati anche da non fumatori”.
Ora l'aspetto è comprendere se ed in che misura il fumo di cosiddetta terza mano possa recare danno alla salute dell'uomo.
Ad oggi, test diretti sugli esseri umani non sono stati condotti ma ci si deve basare su quelli effettuati in laboratorio a carico degli animali. E questi qualche indicazione la danno. I topi, in particolare, esposti al fumo di terza mano, hanno palesato una diminuita crescita ponderale nonché una maggiore propensione ad allergie ed infiammazioni.

 

tabaccosi svapoweb

apri negozio franchising sigarette elettroniche