Un miliardo di fumatori nel mondo. Un miliardo di persone - “quota” che sarà raggiunta nel 2025 – che conviveranno con una bomba innescata nel proprio organismo.
E pronta, con discreta probabilità, a detonare in termini di morbilità tumorali o cardiocircolatorie.
Il grido di allarme si leva da Peter Harper, ex Direttore del Dipartimento di Oncologia presso il Saint Thomas Hospital di Londra.

“Non possiamo attendere le assolute e matematiche certezze scientifiche – ha proseguito l'esperto – per poter cominciare a puntare in modo forte sulle alternative già presenti sul mercato in tema di riduzione del danno”.

L'oncologo, ovviamente, fa un discorso ad ampio respiro guardando al contesto mondiale e non alla situazione del Regno Unito.
Nel Paese anglosassone, infatti, da tempo già si punta sulla sigaretta elettronica in termini di alternativa istituzionalizzata al fumo. Con risultati che sono sorprendenti e confortanti.
“Il fumo di sigaretta, come è a tutti noto – ha proseguito – contiene circa 6.000 sostanze nocive che determinano problemi a carico della salute e otto milioni di decessi all'anno per patologie correlate. Nonostante vi siamo prove circa la disponibilità sul mercato di prodotti a minore tossicità, i Governi si ostinano ad ignorare questi dati”.

Conseguenza di questo atteggiamento il fatto che le sigarette elettroniche siano vietate in 33 Paesi mentre i prodotti a tabacco riscaldato in 14.
Manco si trattasse della peggiore e più nefasta delle droghe.
Restrizioni, quindi, e miglioramenti in chiave anti-fumo che sono divenuti numericamente flebili.
Per questo, come ricorda Harper, l'introduzione del concetto di riduzione del danno quale percorso riconosciuto e ufficiale potrebbe fornire quella sferzata importante nelle strategie antitabagiste.

Dagli studi del Federal Institut for Risk Assessment relativi al tabacco come portatore di rischio, rispetto alle sigarette, inferiore fra le 10 e le 25 volte; a quello del Public Health England che indica come la sigaretta elettronica sia fino al 95% più sicuro del fumo di sigaretta alle ulteriori conclusioni di Esc-European Society of Cardiology e Acc-American College of Cardiology.

“Smettere è sempre la migliore delle soluzioni – chiude Harper - ma i medici dovrebbero essere informati sul potenziale di maggiore sicurezza di questi nuovi prodotti e dovrebbero trasferire queste informazioni ai consumatori”