La "Caphra" a sostegno delle associazioni nazionali 

Sostenere i prodotti per la riduzione del danno, incastonarli in via ufficiale ed istituzionale nei percorsi di smoking cessation.
Il tutto per cogliere l'obiettivo di ridurre il tasso di fumatori entro la popolazione.
E' questo il progetto che sostiene, con apposito documento, la “Coalition of Asia Pacific Tobacco Harm Reduction Advocates”, sodalizio formato da più realtà asiatiche.
La “Caphra” ha voluto appoggiare, con tale iniziativa, la petizione partorita dalla Taiwan Tobacco Harm Reduction Association.
Un programma ambizioso quello che persegue la “Thra”: ovvero cogliere il risultato di una Taiwan smoking free entro l'anno 2040.

Una idea che ha trovato immediato appoggio e sostegno nella “Caphra”, come detto, che, attraverso la portavoce Nancy Loucas, ha precisato come “ciò sia in linea con la dichiarazione dell'Organizzazione mondiale della Sanità secondo la quale la salute è un diritto umano fondamentale”.
E come, quindi, i prodotti a minor danno, su tutte le sigarette elettroniche, possano rappresentare valido strumento per cogliere l'obiettivo della salvaguardia della salute medesima.
Una battaglia obiettivamente ardua quella che l'associazionismo pro-svapo ha sposato in terra asiatica dove i dispositivi a minor danno marciano in quello che è tra i terreni più ostili in ambito mondiale.
E dove, allo stesso tempo, si registrano importanti percentuali in termini di fumatori, fattore condizionato proprio dalle difficoltà che i consumatori hanno nel poter accedere a soluzioni alternative.

Una politica pro-fumo estremamente marcata ma che ha una sua logica. Economica, ovviamente. La Repubblica popolare cinese, infatti, alla quale Taiwan è strettamente legata da un rapporto controverso, anche in termini di status giuridico internazionale, è il più grande distributore al mondo di tabacco: ad essere sfornate circa 3.150.000 tonnellate  del prodotto per un fatturato pari a circa 150 miliardi di dollari.
La China International Tobacco Corp partorisce, da parte sua, 2550 miliardi di sigarette, numeri 2013, per una ricchezza che, nel 2011, ha oltrepassato la soglia dei 95 miliardi di dollari.
Impossibile illudersi come a Taiwan o in tutta l'Asia, alla luce dello strapotere economico cinese, si possano raggiungere risultati che possano penalizzare la immensa e ciclopica filiera del tabacco.