Così l'Organismo di controllo sulla Sanità pubblica degli Stati Uniti d'America

Evali, good bye.
L'allarme legato alla presunta “epidemia da svapo” si dissolve improvvisamente. Così come improvvisamente era sorta.
I “Centers for Disease Control and Prevention”, Organismo di controllo sulla Sanità pubblica degli Stati Uniti d'America, hanno ufficialmente comunicato ai vari Stati membri di non dover mantenere più contabilità degli episodi causati dalle particolari polmoniti.
In primo luogo perchè, come spiegano dal riferimento sanitario federale, oramai i casi sono totalmente crollati in tutto il territorio Usa configurandosi, al limite, solo qualche situazione isolata che non ha neppure rilevanza rispetto al profilo statistico.
Soprattutto, però, perchè si è capito che la causa degli eventi, come ammesso dagli stessi vertici sanitari, fosse da ricercare non in un generico uso della sigaretta elettronica bensì nella vitamina e acetato.

In questi ultimi mesi, per il resto caratterizzati da altra vera emergenza, quella da Coronavirus, il Cdc non ha riscontrato alcun aumento nei numeri di Evali, così come da report di cui i singoli Stati hanno continuato a fare puntuale invio.
Chiarendo, tuttavia, come in un ipotetico quanto remoto caso di necessità, il Cdc sarebbe pronto, in ogni caso, a fornire assistenza e supporto.
Tramonta definitivamente quella che è stata una delle maggiori bufale in ambito medico-sanitario.

Era la scorsa estate quando dagli Usa venne segnalato un crescente numero di ricoveri connessi a polmoniti con diversi ospedalizzati e, purtroppo, anche decessi. Una comunicazione molto approssimativa da parte degli Enti statali e sanitari (americani come globali), non si sa se artata o meno, aveva prospettato come tali situazioni fossero da ricondurre molto genericamente all'uso della sigaretta elettronica.
I media, di conseguenza, anche internazionali (italiani compresi) avevano genericamente parlato di “polmoniti da svapo".

Una affermazione molto generica ed imprudente che aveva finito per gettare diffidenza e terrore sul settore col risultato di disincentivare le persone dall'uso delle sigarette.
Poi, pian piano, la verità ha recuperato terreno.
E ci si è resi conto come il problema fosse tutto legato all'uso di una sostanza – la vitamina e acetato – che qualche imprudente cittadino aveva miscelato con gli altri liquidi e, di conseguenza, svapato.
Il fatto è che la “vitamina e” non è un prodotto ufficiale, riconosciuto sul mercato del vaping.
E' un prodotto che non si trova nei negozi ufficiali ma che le persone finite in ospedale si sono procurate sul mercato parallelo del contrabbando e dell'illecito. Materiale non controllato, imparentato con le droghe leggere (e, quindi, foriero di “sballo”), a basso costo.
Una epidemia, quindi, che si è sviluppata nel “sommerso”.
E che non ha nulla a che fare con la sigaretta elettronica “vera, “ufficiale”

Tutto bene quel che finisce bene, quindi. Ma cosa rispetto ai danni economici che il settore elettronico - dai produttori ai venditori - ha patito a causa di una situazione assolutamente priva di fondamenti? 
Cosa in termini di salute pubblica pensando al danno recato a quanti, terrorizzati da un male che non esisteva, hanno rinunciato a transitare ad un dispositivo sicuramente più salutare?

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