Le sigarette elettroniche come possibile soluzione anti-fumo e, quindi, come una delle opzioni per prevenire quella che è una delle principali cause evitabili di cancro.
E' questa la conclusione emersa da
“Che ruolo può giocare il Parlamento europeo nella definizione dell’Europe’s Beating Cancer Plan?”, momento di approfondimento promosso dall’Istituto per la competitività (I-Com).
Il ragionamento è originato dalla fredda e drammatica analisi del numeri: nell'Unione europea si contano ogni anno circa 3,5 milioni di diagnosi di cancro, un terzo delle quali non fronteggiabili.
Ebbene, circa il 40% di queste diagnosi trovano la loro origine in situazioni evitabili ed in stili di vita errati quali obesità e fumo.
L'Ocse - “Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico”, rispetto a questo aspetto, è assolutamente chiaro: il fumo, secondo l'Organismo europeo, con le sue 300.000 morti premature all'anno, rappresenta la principale causa di morte evitabile nel Vecchio Continente.
A fronte di queste constatazioni, si assiste ad un quadro europeo che va a velocità differenziata.

In Inghilterra, ad esempio, Public Health ha aperto da tempo e con decisione allo svapo, quale strada per il minor danno, e qualche segnale incoraggiante è venuto anche dal mondo istituzionale francese e tedesco.
In Italia, invece, le Istituzioni – Ministero della Salute su tutti – sono in una fase prima ancora che embrionale rispetto a tale percorso ed anche la scienza nostrana, fatta eccezione per voci isolate sebbene illustri quali quelle di Beatrice e Polosa, appare essere troppo appiattita sulle posizioni di chiusura ministeriali.
La necessità, quindi, ed allo stesso l'unica via sono quelle di dare forza ad una opinione pubblica, su scala europea, che sia scientificamente qualificata ed in grado, con valide argomentazioni, di poter entrare in dialogo ed in dialettica con le Istituzioni dei vari Stati membri Ue.
E, quindi, con i legislatori.

Anche in risposta a questa esigenza, è nata l’International Association on Smoking Control & Harm Reduction (SCHOR), sodalizio sorto dalla volontà di 55 esperti – medici e ricercatori – afferenti 26 Paesi dell'Unione.
Il nuovo soggetto, che avrà la sua sede a Bruxelles, verificherà, in modo indipendente, i nuovi prodotti a minor danno dell'industria del tabacco cercando, allo stesso tempo, di instaurare un dialogo persuasivo, come detto, con gli interlocutori istituzionali.
“L’anno scorso è aumentato il numero delle autorità regolatorie – hanno fatto presente da Schor, come riportato da Eunews - che ora permettono la vendita di prodotti a potenziale rischio ridotto, consentendo ai cittadini una appropriata informazione sui benefici e i rischi di questi dispositivi. Ma il dibattito su questi temi – ammettono i fondatori del nuovo soggetto - è ancora in una fase iniziale, occorrono più ricerche e pubblicazioni su questi dispositivi”.
Un timido spiraglio all'orizzonte, in definitiva, sebbene il lavoro della scienza si ponga ancora come lungo e complicato al fine di muovere le “resistenze” delle Istituzioni.