Nel Regno Unito durante la pandemia si è registrato un aumento dei fumatori. Anzi no.
Nuovi approfondimenti, infatti, smentiscono le iniziali conclusioni e dimostrano, invece, come, in realtà, la crisi Covid abbia portato molti inglesi
a rinunciare alle sigarette.
Analisi poste in essere dalla organizzazione no profit “Action on Smoking and Health” hanno evidenziato come nel periodo compreso tra il 15 Aprile
ed il 20 Giugno oltre un milione di persone in Gran Bretagna abbia smesso di fumare.
La maggior parte di esse sono giovani adulti, la metà delle quali (una percentuale pari a circa il 41) ha affermato come la decisione di salutare le
bionde sia stata direttamente connessa alle preoccupazioni ed alle ansie legate al fenomeno epidemico.
E, nello specifico, ai timori legati al fatto che il Covid potesse impattare in modo maggiormente “cattivo” sulla salute di coloro i quali sono
tabagisti. 
L'Ash, venendo al dettaglio, ha scoperto che, del milione di persone che avevano smesso tra Aprile e Giugno, ben 400.000 avessero un'età compresa
tra i 16 ei 25 anni.
Un dato sicuramente incoraggiante dal momento che dimostra le sensibilità e l'attenzione delle fasce più giovani rispetto alla particolare tematica.
"Possiamo ipotizzare che i giovani che hanno smesso – così ha commentato Hazel Cheeseman, Direttore di “Action on smoking and Health - siano stati
animati dal desiderio di preservare maggiormente la personale condizione di salute, di essere generalmente più sani e di prendere il controllo in un
momento della loro vita in cui quel controllo è stato tolto.

Verosimilmente l'evento Covid ha avuto un impatto decisamente più importante sulla vita dei ragazzi – è stato ulteriormente fatto presente – Le
persone più giovani sono state maggiormente interessate da un impiego che è stato interrotto, da uno sconvolgimento della loro vita sociale per non
parlare, ovviamente, della fascia degli studenti.
Le loro vite sono state molto più influenzate dall'esperienza del “lockdown”, mentre le persone anziane, più “solite” alla vita in casa, sono restate,
di fatto, nei loro principali spazi.
Probabilmente, quindi, il periodo di limitazione causa Covid ha avuto un impatto diverso sulle fasce più giovani”.
Cheeseman, in definitiva, ha trovato decisamente sorprendenti i risultati dell'approfondimento dal momento che ci si
sarebbe immaginati una percezione della problematica fumo-Covid decisamente invertita. Con i giovani, cioè, maggiormente distratti e gli anziani,
invece, più sensibili alla questione.
Probabile, tuttavia, che per l'anziano, come si cerca di motivare da parte degli autori della ricerca, vi sia stata maggiore difficoltà nel dire addio
al tabacco alla luce di un vizio più consolidato determinato, appunto, dalla maggiore età e, quindi, da una maggiore esperienza da da tabagista.
“I fumatori più anziani hanno fumato più a lungo perché la maggior parte delle persone inizia nell'adolescenza. 
È quindi più probabile che siano più fortemente dipendenti e, quindi, smettere sia più difficile per loro"