Una mazzata da 22,5 milioni di dollari.
E' questa la pesantissima sanzione che il Procuratore dell'Arizona ha imposto ad una azienda di svapo, la “Eonsmoke”, ad esito di una “causa” intentata contro di essa dallo Stato dell'Arizona.
L'accusa è analoga a quella che lo Stato americano aveva mosso contro Juul Labs.
Ovvero pubblicità ingannevole.
Eonsmoke, azienda che produce e commercializza sigarette elettroniche e relativi liquidi, avrebbe condotto nel tempo – questa la sostanza dell'accusa - una attività di marketing con modalità che sarebbero state, appunto, ingannevoli.

Le strategie di comunicazione, in particolare, sarebbero state “subdolamente” impostate per essere attrattive dei giovani, fascia di popolazione che, per legge, come noto, non può fare consumo di prodotti da svapo.
Ed, invece, secondo l'accusa, Eonsmoke avrebbe presentato i propri prodotti con etichette, slogan, messaggi social concepiti proprio per attirare l'attenzione dei teenagers.
E, quindi, è venuta la denuncia con conseguente condanna a versare un'ammenda pari a 22,5 milioni di dollari.

Una spallata mostruosa per gli equilibri dell'azienda che, di fatto, ha levato bandiera bianca.
Oltre a non presentare opposizione alla sentenza, probabilmente consapevole del torto legale evidente, l'azienda, infatti, ha anche interrotto produzione e vendite. Fine della corsa, per intendersi.
Come si ricorda, la vicenda è analoga a quella che vide coinvolta Juul Labs.
Anche in quel caso il “j'accuse” ebbe lo stesso tenore: ovvero fu contestata una modalità di marketing ritenuta occultamente mirata alle fasce giovanili.
La forte realtà guidata dal Ceo K.C. Crosthwaite pure fu oggetto, soccombendo, di iniziative giudiziarie ma, forte di un ben più solido apparato finanziario, riuscì a restare a piedi. Non senza vacillare. Juul Labs, infatti, pesantemente sanzionata, ha dovuto fortemente ridimensionare il proprio mercato, ritirandosi da parte dell'Europa e tagliando una importante fetta di forza lavoro.

Negli Usa, quindi, è tolleranza zero in nome della cosiddetta etica del marketing. Le fortissime pressioni delle associazioni a tutela dei consumatori non ammettono che si deroghi a principi cardine quali quello della difesa delle fasce deboli