Il fumo di sigaretta produrrebbe danni al bimbo nel pancione ma gli effetti – addirittura - potrebbero anche imprimersi nel patrimonio genetico del piccolo ed essere trasmessi ai discendenti.
E' questa la conclusione di ulteriore ricerca condotta dagli studiosi del laboratorio Chand e del Lovelace Respiratory Research Institute del New Mexico.
"L'esposizione al fumo di sigaretta durante la gravidanza ha effetti dannosi che potrebbero durare per generazioni” – ha confermato Hitendra Chand, ricercatore biomedico presso l'Herbert Wertheim College of Medicine.
Già studi pregressi avevano, in effetti, già acclarato, da decenni, quanto possa essere nocivo l'impatto del fumo sul feto.
Un danno che si andrebbe a tradurre in una maggiore propensione ad affezioni respiratorie, quelle di natura asmatica compresa.
Ma, addirittura, il fumo di sigaretta “assorbito” durante la gravidanza sarebbe la principale causa della cosiddetta “morte in culla”. Ovvero la sindrome nota come “Sudden infant death”, evento fatale che colpisce i piccoli fino ad un anno di età in mancanza di evidenti cause fisiche.
Ebbene, più ricerche hanno stabilito come il principale fattore scatenante di tale evento drammatico sia, appunto, da collegare all'assorbimento, per via placentare, del fumo di sigaretta inspirato dalla mamma durante i nove mesi.

Ma non è tutto. Sembrerebbe, infatti, come da ultime evidenze e come acclarato dai ricercatori dello studio, che un piccolo che assorba fumo all'interno del pancione materno possa a sua volta, anche se pure non dovesse mai più toccare sigaretta in vita sua, trasmettere ai suoi figli, a sua volta, una predisposizione genetica verso la patologia asmatica.
E, non a caso, effetti avversi sono stati riscontrati, in laboratorio, negli animali di seconda generazione che non erano mai stati esposti al fumo. 
"Abbiamo osservato un difetto correlato al fumo negli enzimi che producono idrogeno solforato, un trasmettitore di segnale vitale che aiuta a regolare lo sviluppo degli organi - così ha commentato Chand. Che ha proseguito - E il difetto indotto dal fumo in questi enzimi è stato trasmesso agli animali di seconda generazione".

Non sarebbe solo il fumo materno, tuttavia, a creare problemi alla prole.
Se anche la mamma non accendesse sigaretta in gravidanza, ma lo facesse un qualsiasi contatto stretto della donna (ad esempio, il futuro papà), ugualmente si potrebbero avere conseguenze a carico della salute del nascituro.
E' uno studio “made in Taiwan” ad averlo acclarato.

I ricercatori hanno attenzionato 1.600 bambini, 756 dei quali seguendoli per sei anni. 
"Abbiamo scoperto che l'esposizione prenatale al fumo di tabacco paterno è associata a una maggiore “metilazione” di alcuni geni immunitari, circostanza che altera il modo in cui viene letto il codice genetico".
Così ha commentato il referente della ricerca, dottor Wu Chih-Chiang del Po-Jen Hospital di Kaohsiung, Taiwan. 
"Questa metilazione del dna associata al fumo viene mantenuta in modo significativo dalla nascita ai sei anni di età e si correla in modo forte, anche in questo caso. con lo sviluppo dell'asma infantile".