Le sigarette elettroniche possono rappresentare un potenziale rischio per la salute dell'uomo: è questa la teoria che mira a smontare un gruppo di ricerca internazionale guidato dal medico Dean Mills.
Convinto assertore della linea pro-svapo nonchè, ancor prima, della necessità di porre limite ai rischi fumo-correlati, Mills ha avviato il reclutamento di un corposo numero di persone di giovane età, comprese tra i 18 ed i 35, che non siano gravate da particolari tipologie di criticità fisiche.
E che, ovviamente, siano vapers.
L’obiettivo è quello di “studiare” e seguire nel tempo l'evoluzione di tali soggetti per verificare quanto la pratica dello svapo possa intaccarne la funzionalità polmonare nonchè altri parametri quali la capacità di fronteggiare lo sforzo fisico. 
A convincere il ricercatore a promuovere siffatta iniziativa di studio e, allo stesso tempo, di screening, una campagna abbastanza fitta condotta a livello mediatico di attacco al settore della sigaretta elettronica.
“Purtroppo, un recente articolo sul sito web di Usq – ha commentato Mills – ha fatto riferimento, in modo impreciso, al fatto che i fumatori ricorrano ai prodotti del vaping <<nonostante la mancanza di prove della loro efficacia>>. 
Contrariamente a questa conclusione, però – insiste lo studioso – ci sono innumerevoli studi che indicano in modo chiaro la sicurezza relativa dei dispositivi e la loro efficacia come strumenti validi per smettere di fumare”.

GLI SVAPATORI AUSTRALIANI? SONO BEN 200.000

“C’è un urgente bisogno, quindi – incalza lo stesso – di ulteriori ricerche per esaminare i rischi derivanti dallo svapo.
Mentre gli effetti nocivi delle sigarette di tabacco sono ben noti, ci sono poche prove e conoscenze sui rischi per la salute delle sigarette elettroniche perché sono relativamente nuove.
Questo studio ci aiuterà a saperne di più su come le sostanze chimiche contenute nelle sigarette elettroniche interagiscono con il corpo e i polmoni e a determinare se e come influiscono sulla nostra capacità di intraprendere attività fisica”.
Una prova del nove, in breve, una ulteriore conferma che Mills vuole fornire all’opinione pubblica, con l'imprescindibile ausilio della scienza, al fine di rafforzare le posizioni del vaping quale valido e meno dannoso strumento di smoking cessation.
È stato stimato, intanto, come nella sola Australia vi siano circa 200.000 vapers, la maggior parte dei quali giovani adulti.
Ed il motivo più comune per cui le persone iniziano a svapare, anche in terra australiana, vive proprio nella volontà di smettere di fumare e, quindi, di tutelare il proprio stato di salute.
Un esercito di ex fumatori che rischia di essere “scoraggiato” da campagne anti-vaping.
E di essere rispedito tra le braccia delle "bionde".