“Con il necessario supporto normativo e con l'altrettanto necessario sostegno della società civile, abbiamo valutato che le vendite di sigarette potranno avere termine, entro un lasso temporale quantificabile in 10-15 anni, in molti Paesi. 
Sì, avete capito bene: in molti Paesi assisteremo alla fine delle sigarette entro 10-15 anni”.

Una frase per certi versi choc quella che è venuta da André Calantzopoulos, Ceo di Philip Morris international, al cospetto della platea del vertice annuale “Concordia”.
Frasi ad effetto – si – se a proferirle è il leader di un colosso del tabacco che, con riguardo all’anno 2018, ha sfornato un fatturato 79,82 miliardi di dollari.
Ma che, però, già da tempo guarda in fette di mercato che vanno oltre la classica sigaretta.
E, nel dettaglio, verso il grande cosmo delle alternative, ambito nel quale – si veda, ovviamente, alla voce “Iqos” – Pmi si è già posizionata con ruolo di protagonista.

“Pur riconoscendo – ha evidenziato ancora Calantzopoulos – che l’opzione migliore sia quella di non iniziare mai a fumare, dobbiamo incentrare la nostra attenzione sui vantaggi che vivono nell’utilizzo di alternative più sicure.
Alternative che devono essere prese in considerazione su quello che è il fronte di lotta al fumo.
Oramai, un futuro in cui le sigarette siano da considerarsi come prodotto obsoleto non è remoto”.

“SI VOGLIONO MANTENERE DISINFORMATE MILIONI DI PERSONE”

Calantzopoulos, inoltre, sferra un attacco a non meglio precisate organizzazioni di Sanità pubblica e Ong che starebbero alimentando una resistenza ideologica rispetto alle nuove alternative al tabacco.
Sfortunatamente – ha ricordato, in merito, il Ceo – determinati programmi politici stanno rallentando questo percorso di progresso e lo stanno facendo mantenendo disinformate milioni di persone. 
Piuttosto che sviluppare un discorso rispetto a come regolare al meglio questi prodotti innovativi, nell’ottica di aiutare i fumatori ad abbandonare le sigarette, spesso ci troviamo di fronte a una resistenza ideologicamente guidata – 
chiude, appunto, Calantzpoulos – da alcune Organizzazioni”.
Il super manager di Philip Morris non menziona alcun soggetto in modo chiaro ma, nell’ascoltare le sue parole, il pensiero non può che andare all'Oganizzazione mondiale Sanità.
Vale a dirsi la costola sanitaria dell’Organizzazione Nazioni Unite, gran burattinaio delle politiche sanitarie mondiali.
Sfacciatamente e palesemente precluso al discorso svapo.