Ancor di più il controllo e la supervisione del Governo cinese sul settore delle sigarette elettroniche.
Un’ombra (ancor più inquietante) quella che si allunga sugli operatori del vaping del remoto Paesone asiatico.
Come da linee guida normative presentate dal Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione e dall’Amministrazione statale del Monopolio del Tabacco, infatti, il Governo cinese intende procedere ad una regolamentazione del particolare settore che estenda a quest’ultimo quella disciplina già in essere sui prodotti del tabacco.
Global Times, una sorta di tabloid di Stato, riferisce come i regolamenti cinesi sulla gestione del tabacco “saranno rivisti al fine di rafforzare la supervisione e l’amministrazione sulle sigarette elettroniche” nonché su tutti gli “altri nuovi prodotti del tabacco”.
Una stretta, pertanto, quella che si preannuncia sul cosmo e-cig che, in realtà, non è che se la passi bene – già ora – in terra cinese.
Ebbene si, perchè, nonostante in Cina vi sia il maggiore produttore mondiale di sigarette elettroniche, il mercato è ancora parzialmente sviluppato proprio a causa del precario status normativo posto a disciplina dei prodotti. 

NEL PAESE 307 MILIONI DI FUMATORI

In più, da Novembre 2019, è fatto anche divieto di e-commerce, con conseguente ed inevitabile frenata delle vendite e conseguente “virata” di molte aziende che, per sopravvivere, sono state costrette a ripiegare nella classica forma di vendita tramite negozio.
Insomma, per essere chiari, piove sul bagnato.
La sfera passa al Monopolio di Stato che, a quattro mani con il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione, opererà al fine di sviluppare nuovi meccanismi di regolamentazione del mercato.
Tutto questo si incastona in un quadro che, dal punto di vista della pubblica sanità, è abbastanza drammatico.
In Cina, infatti, si consumano, annualmente, circa 2,5 milioni di tonnellate di sigarette: una vera e propria ciminiera con 307 milioni di fumatori, addirittura in numero maggiore rispetto all’India.
Ma, “giustamente”, per i cinesi il problema è il vaping