Mentre in Italia le tasse sugli e-liquid vanno alle stelle, nel Regno Unito gli e-liquid e le sigarette elettroniche sono sempre più guardate come soluzioni centrali in ottica di smoking cessation.
Anche quest’anno, sebbene “ridimensionata” nel format digitale, torna l’iniziativa di “V-April”.
Edizione numero quattro del momento finalizzato a sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto alla possibiliità di dire addio al fumo e di transitare ad alternative maggiormente salutari.
Ukvia, ovvero UK Vaping Industry Association il soggetto promotore dell'iniziativa che, a conferma della grande attenzione istituzionale rispetto alla tematica, gode del supporto di Public Health England, ovvero il corrispondente del nostrano Ministero della Salute.
E la campagna non è un mero spot ma ha un impatto notevole sulla percezione dei cittadini se è vero che, come da recente sondaggio, si stima che ben il 72% di quanti hanno, nel Regno Unito, detto addio alle “bionde” a favore dei dispositivi a minor danno lo hanno fatto dopo essere stati intercettati dalla menzionata campagna.
L’edizione 2021 annovera tra i maggiori rappresentanti in tema di riduzione del danno quali Clive Bates, John Dunne, Clarence Mitchell, Mark Pawsey e Patricia Kovacevic.
Una prospettiva nettamente distante dalla nostrana quella che si apprezza Oltremanica dove gli svapatori hanno toccato, ormai, quota tre milioni.

PUBLIC HEALTH HA ABBONDANTEMENTE ISTITUZIONALIZZATO IL VAPING
E dove, soprattutto, il Governo e le strutture di tipo sanitario indicano in modo chiaro e netto ai medici di assistenza primaria di consigliare, tra le varie opzioni, anche la sigaretta elettronica entro la gamma di soluzioni per dire addio il vizio.
E proprio su quest’ultimo aspetto insiste la tesi del minor danno nostrano: ovvero proporre il vaping nella rosa delle possibilità.

La nostra testata, in merito, sta portando avanti una indagine campionaria e informaletra 100 medici di base, equamente distribuiti sul territorio nazionale, per capire quale sia la percezione rispetto alla e-cig.
Ebbene, i risultati molto parziali dell’analisi già suggeriscono come il concetto sia ancora ampiamente estraneo.
E non certo per “colpa” dei professionisti in questione quanto per una mancanza di indirizzo dall’alto.
E-prospettive ancora poco rosee