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"Svapare rappresenta la migliore soluzione per smettere di fumare.
La migliore che sia disponibile da trent’anni a questa parte”.

Parola di William Lowenstein, Specialista francese in Medicina interna, enorme esperienza, condita da svariate pubblicazioni, in materia di contrasto alle dipendenze nonchè tra i principali teorici e sostenitori, su scala internazionale, in tema di minor danno.
Dal Gennaio 2002 alla guida di “Sos Addictions”, l'esperto transalpino ritiene come la soluzione rappresentata dalla sigaretta elettronica sia quella più idonea in chiave di smoking cessation.
E, per tale motivo, quella sulla quale dovrebbe insistere, in modo specifico, lo sforzo delle Istituzioni, in primis quelle afferenti l'ambito sanitario.
Ed Oltralpe, in realtà, le cose non sono poi messe malaccio. I nostri 'cugini', infatti, insieme al Regno Unito, sono la Nazione europea meglio predisposta verso la soluzione svapo, quella che più si sta aprendo verso la e-cig quale preziosa alternativa al fumo.
Non vi è motivo di tergiversare – specifica lo studioso transalpino – Si deve e si può puntare da subito sulla sigaretta elettronica”.

“SCETTICISMO IMMOTIVATO VERSO SVAPO”
Il professionista, nel dettaglio, ritiene essere una scusante che non “regge” quella invocata da una determinata parte della scienza secondo la quale la e-cig non sarebbe ancora meritevole di incondizionata fiducia. E ciò perché la stessa è presente sul mercato da troppo poco tempo per poter esprimere, su di essa, certezze in fatto di sicurezza.
Questo scetticismo è immotivato – afferma al riguardo Lowenstein – La sigaretta elettronica, ormai, è oggetto di studi da oltre un decennio.
Su di essa si rinvengono studi ed approfondimenti assolutamente affidabili che sono stati condotti negli Usa come anche in Inghilterra, in Francia o altrove.
Ed è ormai acclarato come ciò che determini il danno a carico della salute umana siano la combustione del tabacco, che genera monossido di carbonio, nonché la bruciatura della carta”.
Il momento di “osare”, quindi, per le Istituzioni. Di considerare con maggiore convinzione la preziosa alternativa del fumo elettronico

La questione Olanda innesca il dibattito presso la Comunità scientifica circa la (non) opportunità di adottare limitazioni al commercio dei liquidi per sigarette elettroniche e, di conseguenza, al mercato del vaping nella sua generalità.
Ebbene si, perchè, come noto, in terra "orange" si considera in modo molto serio, da parte del Governo, la ipotesi di apportare restrizioni alla disponibilità degli e-liquid. Limitando la fruibilità degli stessi alla sola variante “base”.
E, di conseguenza, eliminando tutte quelle fattispecie di gusti che sono tanto appetite dai consumatori.
Tale opzione viene vista, ovviamente, come potenzialmente rischiosa.
Dal momento che essa, qualora a regime, potrebbe restituire al vizio del fumo quanti erano riusciti a dire addio alle bionde proprio grazie allo svapo.
Due rilevanti personalità della ricerca ad "allarmare" in modo forte e perentorio su quali gravi conseguenze si potrebbero avere nel momento in cui si assistesse realmente ad una stretta sui cosiddetti "sapori".
“Si impone la necessità di educare in modo chiaro e trasparente i fumatori rispetto alle possibilità che sono insite nei prodotti a rischio ridotto di nicotina come le sigarette elettroniche”.

LA NECESSITA’ DI ATTENERSI AI DATI DISPONIBILI
Così Gilbert Ross, Direttore esecutivo e Direttore medico dell’American Council on Science and Health.
La sigaretta elettronica – insiste lo stesso – rappresenta certamente una ottima soluzione al fine di salvare milioni di vite.
Eventuali restrizioni non potranno far altro che comportare un aumento per quel riguarda le morti legate al tabacco”.
Parimenti deciso il dottor Joël Nitzkin, consulente per R Street nonchè esperto in Medicina preventiva.
“Abbiamo tutte le ragioni per credere che il pericolo rappresentato dalle sigarette elettroniche sia esponenzialmente più basso rispetto a quello delle sigarette classiche”.
Dai due, pertanto, un appello alle Istituzioni nazionali, nel dettaglio, al fine di studiare soluzioni possibiliste rispetto allo svapo e, comunque, non di preclusione.
Auspicandosi una riflessione sulla base dei fatti, dei dati attualmente disponibili – che sono assolutamente incoraggianti – e non mettendo in piedi ipotesi, a lunghissima scadenza, ricche sole di “se” e “ma”.

Dover smettere, prima o poi, con la sigaretta elettronica, dire addio allo svapo possono e devono rappresentare una urgenza per la salute paragonabile allo smettere di fumare?
E’ questo il quesito, sicuramente non tra i più prioritari, che ci si comincia a porre in alcune sacche della Comunità scientifica.
Ebbene si.
Molte persone, come da dati noti, stanno riuscendo nel loro percorso di “smoking cessation” grazie alla preziosa stampella della sigaretta elettronica.
L'interrogativo, però, è il seguente: nel momento in cui ci si libera del fardello del fumo (grazie alla e-cig), si potrà continuare con lo svapo, senza ansie di dover interrompere quanto prima la specifica pratica, o, invece, ci si dovrà porre una scadenza?
Secondo la dottoressa Anne-Marie Ruppert, Specialista in Tabacco presso l’ospedale parigino Tenon (Parigi), non sussisterebbe, in tal senso, alcuna stringente necessità.

Contrariamente a quanto affermano alcuni specialisti – ha sottolineato la professionista transalpina – non si impone necessità alcuna, in termini di assoluta urgenza, nell’interrompere l’uso della sigaretta elettronica.
Ovviamente, prendiamo sempre il caso dato dall’ex fumatore riuscito a smettere grazie al supporto della e-cig.
Ebbene, alla luce di ciò, lo svapatore non deve essere preso dall’ansia di disabituarsi dalla e-cig.
Deve procedere con calma nel suo percorso, nel suo iter.
Altrimenti, paradossalmente rischia di essere nuovamente risucchiato nel fumo.
Anche perchè, dato assolutamente centrale, la fretta non è assolutamente giustificata non essendo noti danni causati dalla e-cig” 

“E-CIG NON CREA ASSUEFAZIONE”
Una indicazione ad un atteggiamento di massima cautela, quindi, quello giunto dall’esperta francese considerato come un improvviso e prematuro distacco dalla sigaretta elettronica, quando adoperata in un programma di smoking cessation, potrebbe elevare il rischio di ricaduta da tabacco.
Ad ogni buon conto, espone ulteriormente la Specialista, stoppare l’uso della e-cig non rappresenterà una “mission impossibile” dal momento che l’assuefazione risulterà essere comunque decisamente tenue, qualora instauratasi, rispetto alla dipendenza determinata dalle “bionde”.
“È estremamente raro dover consultare una figura dedicata – sottolinea in merito il medico Valentine Delaunay, anche egli Specialista del Tabacco –una apposita figura per smettere di svapare”.
In ogni caso, quindi, nessuna ansia da interruzione dello svapo: non ve ne è la necessità “medica”.
E, in più, si corre il rischio di riprendere la strada delle “classiche”

Intensificati controlli lungo il confine croato-sloveno.
Un filtro anti-contrabbando.
Secondo informazioni che giungono alla nostra attenzione, in particolare, l'omologo sloveno della nostra Guardia di Finanza starebbe ponendo in essere, da una manciata di giorni, un serrato filtro ai varchi in ingresso dal versante croato.
Nello specifico, grande attenzione si starebbe prestando ai mezzi dei corrieri.
Da quest'ultimi, si pretenderebbe – in applicazione di norma, in realtà, già vigente – la esibizione, qualora facenti trasporto di liquidi per sigarette elettroniche con nicotina, di apposita bolla di accompagnamento.
Sarebbe questa la “condicio sine qua non” per accedere a transitare sul territorio sloveno.
Massima attenzione, quindi, tra i due Stati della ex Jugoslavia per un dato che ha una rilevanza significativa anche e soprattutto per le questioni italiane.
E' tutt'altro che remoto, infatti, come siffatti azioni siano da considerare come una sorta di avamposto di controllo italiano in terra slava, atteso come la merce prelevata dalla Croazia sia essenzialmente destinata al mercato tricolore.
Altamente probabile, quindi, accordo sull’asse italo-sloveno al fine di attivare una ulteriore e forte stretta sul contrabbando dei prodotti da vaping.
Come noto, piaga nel settore è quella data dal commercio illegale di liquidi, appunto, i quali, acquistati tramite il web presso rivenditori allocati oltre il confine nazionale, arrivano in Italia in barba alla legislazione vigente.
Ciò rappresentando un danno all’Erario – dal momento che i venditori non versano tassa alcuna all'Italia – nonché un rischio concreto a carico della salute stante il fatto che tali liquidi non osservano, nei processi di produzione, quei parametri che, in termini di sicurezza, sono dettati dal legislatore.

I SOLLECITI DI BOVE (UNASWEB)
Come noto, dettagliate e reiterate denunce erano venute in questa direzione da Unasweb e, in particolare, dal Presidente Arcangelo Bove.
Quest'ultimo, con più note poste all’attenzione di Aams, aveva in modo circostanziato rimarcato la persistenza di situazioni di illegittimità chiedendo l’adozione dei provvedimenti del caso.
Non ultimo lo aveva ribadito in sede del tavolo della Direzione Tabacchi registratosi nella giornata di Martedi scorso, allorquando il noto imprenditore sannita aveva anche indicato in modo particolareggiato possibili soluzioni da sposare – si veda la tracciabilità informatica dei movimenti della merce – al fine di contrastare in modo vigoroso il “nero”.
Nodale, in ogni caso, è la necessità di soffocare i movimenti di merce illeciti a cavallo tra i diversi Stati.
Oscuramento dei siti internet pirata, quale primo passaggio, ma anche interventi materiali, su strada, al fine di intercettare tali traffici ed i loro vettori.

 

Sono cifre che non necessitano di ulteriori interpretazioni.
Che sostanziano la migliore delle risposte agli scettici della sigaretta elettronica.
Ebbene, in Olanda ben il 99,8% degli utilizzatori di sigarette elettroniche viene dal fumo.
Ovvero, la quasi totalità degli “svapatori” orange ha un trascorso con i pacchetti di sigarette.
Ciò significa, in modo non contestabile, che, quanto meno nella terra dei tulipani, la e-cig è soluzione di cui ci si serve per “sottrarsi” dal vizio del fumo.
Quindi, differentemente dalle tesi ordite dai complottisti anti-svapo, non corrisponderebbe al vero il grande “j’accuse” in base al quale la e-cig sarebbe, piuttosto, un vezzo, una “prima esperienza” e, in quanto tale, addirittura, una sorta di step pre-fumo.
In Olanda è forte la discussione, sulla specifica questione, alla luce delle idee governative, da poco rese note dal Segretario di Stato olandese Paul Blokhuis, di vietare la commercializzazione di e-liquidi aventi un "sapore" differente da quello al tabacco.
Niente “sapori” dolci, fruttati.
Una possibilità di “taglio” che desta ansie – e non poche – presso gli addetti ai lavori che temono che questa soluzione potrebbe rigettare tra le braccia del fumo quanti, proprio grazie alla varietà degli aromi, erano riusciti a sottrarsi alle “bionde”.

L’INIZIATIVA DI IEVA

Ieva, nello specifico, ovvero l’Independent European Vape Alliance, ha chiosato in questo modo “Circa il 65 percentuale degli svapatori adulti in Europa fa uso di liquidi dal sapore fruttato o, comunque, dolce. 
La varietà di tali aromi è uno dei fattori più importanti che ha spinto i fumatori a transitare alle sigarette elettroniche ed i vapers a resistere alla tentazione di ritornare a fumare”.

Ebbene, ci sono dati schiaccianti ed incontestabili che dicono quanto sia inopportuna l’intenzione governativa di “stringere” sui liquidi per sigaretta elettronica.
In primo luogo, si sottolinea come il numero di giovani, nei Paesi Bassi, che sono consumatori di sigarette elettroniche, è sceso verticalmente nell’ordine del 25 percentuale negli ultimi cinque anni.
Ancor di più, appena lo 0,2% di quelli compresi nella fetta 14-16 anni ha svapato come costanza nel 2019.
Questo dato, sommato a quelli prima citati, dimostra come la sigaretta elettronica non venga adoperata quale primo approccio dai ragazzini bensì sia fondamentalmente utilizzata dai fumatori per tentare di smettere.
In più, recente sondaggio posto in essere presso la popolazione olandese ha provato come si debba rintracciare nella tutela dei percorsi di smoking cessation l’esigenza di non porre limitazioni ai liquidi ed ai relativi aromi.
Uno sciagurato provvedimento di limitazione, si ipotizza, esporrebbe 260.000 vapers olandesi al rischio di essere nuovamente restituiti al vizio tabagista.

Evali e pandemia. Nulla può arrestare la marcia trionfale della sigaretta elettronica.
I complotti dei grandi interessi, il flagello Covid non riescono a limitare il boom dello svapo.
Secondo approfondimenti condotti da Grand View Research, infatti, il mercato globale degli e-liquid arriverà a raggiungere, nell’anno 2027, una mole di affari pari a 3,3 miliardi di dollari.
Un dato che, qualora realmente colto, equivarrebbe ad un più 13,4 percentuale da ora ai prossimi sei anni.
“L’avvento di prodotti per sigarette elettroniche come mod squonk e sistemi pod – hanno sottolineato, in una nota, da “Grand View Research” – ha aumentato sensibilmente la sua popolarità negli ultimi anni. 
Inoltre, è da sottolineare – insistono ulteriormente gli autori della stima – come si stia rafforzando il convincimento, per così dire la presunzione generale che questi prodotti possano effettivamente ridurre il rischio di disturbi polmonari.
E questa percezione sta alimentando il mercato. 
In generale, si ritiene come il processo di combustione del tabacco potrà guidare il mercato nel prossimo futuro”.
Anche, quindi, una maggiore presa di coscienza rispetto al concetto del “minor danno” ad alimentare il trend in crescendo attuale.

SI PREVEDE ULTERIORE “BOOM” IN EUROPA

Per quel che concerne il tema dei “sapori”, poi, si ipotizzano margini di sviluppo importanti per la tipologia del mentolo.
Mentre, circa il veicolo di vendita, si ha ragione di credere come l’on line potrà avere un significativo aumento dei volumi, stante la grande varietà di prodotti disponibili.
In merito a particolari aree geografiche, poi, si considera come un prossimo boom – laddove per prossimo ci si riferisce sempre all’arco temporale 2021-2027 – si avrà, in particolare, nel continente europeo.
In definitiva, l’inerzia è chiara.
Le alternative alle classiche tipologie di fumo a combustione, e la sigaretta elettronica in particolare, hanno al loro cospetto un futuro in netto crescendo: e tutto questo nonostante il chiaro boicottaggio o, comunque, la diffidenza che si coglie ancora a livello delle Istituzioni nazionali.
Basti tener presente come, quanto al discorso europeo, nel solo Regno Unito vi sia stata da parte degli apparati statali una chiara presa di posizione a favore della e-cig.
Per il resto, si veda l'Italia, la sigaretta elettronica è tenuta ancora lontana dai “Palazzi” e dai percorsi formali – si consideri come l'ipotesi “svapo” sia, di fatto, “sconosciuta” ai Centri anti-fumo nostrani.
Questo per dire quali potrebbero essere i margini di ulteriore crescita nel momento in cui la sigaretta elettronica venisse riconosciuta, ufficialmente, al pari di cerotti e pasticche varie, come strumento di “smoking cessation”

Gli Stati Uniti d’America e la loro avversione nei confronti della sigaretta elettronica.
Con una legge federale, che sembra essere di prossima entrata in vigore, che andrà a fare divieto di commercializzazione di liquidi che abbiano un “sapore” differente a quello basale e che si accosterà alle tante, analoghe già in essere nei singoli Stati membri.
Dall’altra parte, poi, la “Food and drug Administration”, braccio destro del Ministero della Salute che, da ben 34 anni, non adegua la pubblicità “dissuasiva” sui pacchetti di sigarette.
Ovvero quella che in Italia già consociamo e che si sostanzia in messaggi impressi sulle confezioni delle bionde attraverso i quali si rammentano ai consumatori i potenziali danni del fumo.
Quando, però, la FDA – ridestandosi da profondo torpore – si decide, come detto dopo oltre un trentennio, ad adeguarsi prevedendo di apporre tali avvisi, ci si mette il mondo del tabacco, con tutta la sua lobby, a porsi di traverso nella procedura.
Correva l’estate 2019 quando la Fda presenta il piano per procedere alla impressione di nuove avvertenze grafiche sui pacchetti di sigarette tali da coprire almeno il 50% della superficie dei pacchetti di sigarette stessi.
“Il fumo riduce il flusso sanguigno agli arti, cosa che può richiedere l’amputazione”;
“Il fumo provoca il cancro alla vescica, che può portare a presenza di sangue nelle urine”: questi alcuni degli undici modelli di messaggi, accompagnati da immagini grafiche a colori molto forti, che dovrebbero scuotere le coscienze rispetto alle condizioni di salute causate dal fumo.
Ebbene, la campagna sarebbe dovuta entrare in vigore il 18 Giugno di quest’anno, ma la data è già destinata ad essere prorogata al 16 Ottobre.
Lo slittamento è il risultato di due cause federali intentate da “RJ Reynolds Tobacco Co.” e da “RJ Reynolds Tobacco Co.” nonché da diversi produttori e rivenditori texani.
L’obiettivo della azione legale, per dirla breve, quello di bloccare la apposizione di tali avvisi.
Uno stallo che, al momento, non sta facendo altro che rinviare quella che sarebbe una quanto urgente e necessaria campagna di sensibilizzazione anti-fumo.

Conclusioni decisamente eloquenti quelle che giungono dal sondaggio condotto da Indipendent European Vape Alliance.
L’associazione con sede belga, infatti, ha accertato come l’81% di coloro i quali sono transitati alle sigarette elettroniche siano riusciti completamente a smettere di fumare.
Otto persone su dieci, vale a dire, si sono scrollate di dosso lo status di fumatore grazie alla preziosa stampella delle e-cig.
Circa 3.300 i vapers interpellati con una conclusione, come detto (81%), che si pone come eclatante.
Anche perchè a questa percentuale che è riuscita pienamente a dire addio alle “bionde”, si accosta un ulteriore 12 percentuale che, comunque, ha in qualche misura ridotto il numero di sigarette quotidiane.
Sempre con riguardo allo stesso campione di indagine, ancora, l’86% di essi si è anche detto sicuro di come i prodotti da svapo siano da considerarsi meno dannosi rispetto alle sigarette a combustione.
Altro tema di forte interesse pure toccatosi nell’approfondimento di “Ieva” quello inerente il rapporto tra i consumatori e la varietà di liquidi e di aromi presenti sul mercato.
Una significativa fetta dei vapers intervistati, infatti, pari al 31%, ha rivelato candidamente come, nel caso subentrassero restrizioni alla commercializzazione dei liquidi “aromatizzati”, non esiterebbe a guardare al mercato nero al fine di poter continuare ad accedere alla varietà di "sapori" prediletti.

Una ulteriore parte, poi, corrispondente al 9 percentuale, ha invece fatto presente - sempre a fronte di eventuali "strette" nel particolare settore - di come potrebbe prendere in considerazione la possibilità di invertire la marcia rotta sigarette.
L’approfondimento in questione conferma, pertanto, il ruolo strategico delle e-cig quale strumento di “smoking cessation”.
Simultaneamente, lo stesso indica anche in modo alquanto cristallino come le limitazioni al mercato degli aromi – cosa che si sta verificando in vari Stati Usa, con una legge federale in rampa di lancio – possano avere conseguenze potenzialmente pericolose in termini di salute pubblica.
Il nostro sondaggio – commentano sul punto da “Ieva” – conferma ricerca precedente secondo la quale gli aromi delle sigarette elettroniche sono fondamentali per i fumatori adulti.
Un “divieto di sapore”, per così dire 
– la chiusura – deve essere evitato a tutti i costi, perché porterebbe molti vapers ad acquistare prodotti non regolamentati sul mercato nero o a ricominciare a fumare. 
E questo è un rischio assolutamente non accettabile”

Le sigarette al mentolo sono il prodotto a base di tabacco preferito in modo schiacciante dagli afroamericani.
E, in quanto tali, rappresentano la tipologia di prodotto che pretenderebbe, con riguardo al territorio degli Usa, una maggiore regolamentazione.
In questa direzione la riflessione di Cristine Delnevo, Direttrice del Center for Tobacco Studies, e del professor Ollie Ganz, Ricercatore di Salute pubblica presso il “Department of Health Behaviour, Society and Policy”.
I due ricercatori, nello specifico, hanno sottolineato, nel corpo di un approfondimento redatto a quattro mani, come un divieto in capo alle sigarette a mentolo sia da considerarsi“essenziale per la protezione dei giovani e, in particolare, di quelli afroamericani”.
Ad essere richiesto un giro di vite su questa fattispecie sebbene, come viene chiarito, non si pensa che le bionde al mentolo siano portatrici di sostanze di specifica pericolosità.
“Una sigaretta al mentolo – ragionano, in merito, Delnevo e Ganz – non è intrinsecamente più o meno pericolosa di una sigaretta senza mentolo.
Ma se il mentolo rende più facile iniziare a fumare e più difficile smettere, allora questo finisce per comportare maggiori rischi per la salute dal momento che più a lungo si fuma, maggiori sono i rischi a carico della salute”.

Non, quindi, una maggiore nocività della sigaretta a gusto menta in sé stessa quanto, piuttosto, un suo maggiore “appeal” presso il popolo dei fumatori.
E maggior appeal vuol dire inevitabilmente un maggior tasso di fumo quotidiano ed un maggior numero di anni di vizio.
E a buscarsene le conseguenze, appunto, proprio la nutrita Comunità afro presso la quale la bionda mentolata trova una ampissima diffusione.
Un rapporto di fidelizzazione alquanto forte che tiene botta alla flessione fisiologica che si sta avendo nel mercato dei tabacchi.

E la prova madre di ciò vive nelle cifre: se è vero che il consumo di sigarette, infatti, è globalmente scemato negli Stati Uniti d’America nell'ordine del 46 percentuale tra il 2000 ed il 2018, ben l’85% di siffatto calo è da ricondursi alle sigarette prive di mentolo.
Estremamente più bassa, invece, la flessione per quel che riguarda le sigarette alla menta il cui mercato, quindi, continua sostanzialmente a "tenere".
Delnevo e Ganz, quanto a loro, puntano il dito contro la Food and Drug Administration – Organo di controllo sanitario Usa – che avrebbe un atteggiamento troppo soft rispetto a tale tipologia di prodotto da fumo tollerando, di fatto, il marketing aggressivo che le grosse compagnie produttrici hanno cucito addosso alla Comunità “afro”.
Il presidente dell’American Medical Association, Susan R. Bailey, nonché Action on Smoking & Health e African American Tobacco Control Leadership Council hanno citato in Giudizio proprio la Fda per non aver posto in essere, appunto, una specifica regolamentazione.
“Sebbene gli afroamericani di solito fumino meno sigarette e inizino a fumare in età avanzata – ha affermato la Bailey – hanno maggiori probabilità dei bianchi di morire per malattie legate al fumo come malattie cardiache e ictus “.
Ironia della sorte, come detto, se la Fda americana mantiene – da una parte – una certa morbidezza sulle sigarette al mentolo, la stessa, invece, non mostra uguale dolcezza per quel che concerne i prodotti di svapo aromatizzati.
Aromi, quindi, da “punire” o da tollerare ad orologeria.

Cose strane dal mondo.
Nella Nazione - l'Olanda - che, per antonomasia, presenta una delle normative improntate a maggiore tolleranza in fatto di droghe leggere, si sposano, invece, discipline e regole alquanto stringenti in capo agli esercizi che fanno vendita di sigarette elettroniche.
Nella terra dei tulipani, infatti, è diventata operativa una norma – dal 1 Gennaio di quest’anno – con la quale, in sostanza, si fa divieto di “esporre” i prodotti in questione in, praticamente, quasi tutte le attività commerciali.
Più precisamente, sigarette elettroniche e liquidi potranno essere - si - venduti ma non dovranno essere collocati nei punti di esposizione, quali bacheche e vetrine, delle varie attività commerciali.
Ci sono ma non devono comparire.
La logica di questo atteggiamento è abbastanza chiara: si vuole fare in modo, cioè, che la particolare tipologia di merce si venda esclusivamente a chi entra nel negozio con quella specifica intenzione.
Evitando, quindi, che un prodotto esposto possa indurre in “tentazione” anche colui il quale si era recato in quella determinata attività per fare, invece, altro genere di acquisto.

RESTRIZIONI ANCHE PER QUEL CHE RIGUARDA L’E-COMMERCE

Il principio, in via teorica, potrebbe anche essere capibile.
Il punto è che il singolo provvedimento non si può leggere isolatamente ma va necessariamente inquadrato in un discorso più ampio, in una logica di coerenza.
Pertanto, quindi, si resta un attimino perplessi nel prendere atto di come, da un lato, viene giudicato legale vendere droga leggera fino a 5 grammi/persona/giorno.
E, dall’altro, pur non ponendosi restrizioni al consumo dei prodotti vaping, si chiede di tenerli “nascosti” alla vista della clientela.
Di fatto, quindi, si è andato ad estendere il divieto che era già in vigore sui prodotti del tabacco classico, già da 1 Luglio 2020, a quelli del tabacco riscaldato e, appunto, del vaping.
Il divieto di “esposizione” potrà essere derogato solo presso alcune tabaccherie specializzate, iscritte nell’apposito elenco NVWA.
Anche per quanto riguarda i negozi on line, si applicano restrizioni: i prodotti da svapo e da fumo non potranno essere, di fatto, venduti attraverso i canali del web.