Il un nuovo rapporto del gruppo parlamentare britannico APPG for Vaping presenta delle raccomandazioni non solo per i datori di lavoro ma per tutta la sanità pubblica e i vaper.

Il rapporto "Vaping in workplaces and public places" presenta delle raccomandazioni chiave contenute nella relazione del gruppo parlamentare di All Party per Vaping. Tali raccomandazioni si relazionano non solo con i datori di lavoro, che dovrebbero bilanciare politiche idonee alle esigenze dei fumatori che cercano di passare al vaping, ma si apprestano a consigliare anche sui luoghi pubblici norme adeguate per il vaping separate da quelle sul fumo.

Il rapporto consiglia, tra l'altro, non solo il Parlamento ad essere un esempio di come integrare, nelle politiche contro il fumo, il vaping (le attuali disposizioni non sono adeguate - commenta il rapporto -  in quanto le aree predisposte per il vaping sono esterne e non conosciute da parte dei membri dello staff parlamentare) ma anche la PHE (Public Health England) dovrebbe espandere il suo programma di sensibilizzazione sul vaping per evitare fraintendimenti sia sul fumo che sul "vapore passivo".

Mark Julian Francis Pawsey (politico del partito conservatore inglese che è stato deputato al parlamento - Charmain dell'APPG for Vaping) afferma nel rapporto che principalmente i divieti attuali sul vaping nascono da ben più di una sbagliata convinzione ma principalmente dall'errata idea che il "vaping passivo" possa far male:

"È importante sottolineare che lo svapo non è fumo, né i vaper sono uguali ai fumatori. Il vaping ha le sue caratteristiche comportamentali e in modo cruciale, non è soggetto alla legislazione che vieta di fumare all'interno o in determinati luoghi. "Di volta in volta vedo avvisi o ascolto annunci in stazioni ferroviarie, aeroporti, pub e ristoranti che affermano che l'uso di sigarette e sigarette elettroniche in quelle aree è proibito. Lo svapo è anche regolarmente vietato nei luoghi di lavoro, dentro e fuori, fuori dagli ospedali e vicino a edifici pubblici e i vapers (oltre il 96% di chi fuma o ex fumatori) sono costretti a svapare  in aree adibite ai fumatori." - ribadisce Paswey - "Non ci sono prove che il vaping passivo faccia male."

Pertanto, fulcro cardine del rapporto, è l'interazione tra il vaping e i luoghi (datori) di lavoro che dovrebbero attuare una politica di limitazione separata dal fumo tradizionale predisponendo aree designate facilmente accessibili e consentire di "svapare" in tutte le aree esterne "a meno che non vi sia una legittima sicurezza o ragione professionale che vieta lo svapo in alcune aree". Inoltre viene preso in considerazione l'elemento di "ostilità" nei confronti delle sigarette elettroniche, otilità che deve trasformarsi in equilibrio per chi voglia utilizzare la sua sigaretta elettronica sia nei luoghi di lavoro che all'esterno del luogo di lavoro stesso basandosi su un "vaping ragionevole" nei confronti di altri individui che non fumano o svapano.

Riguardo a tale, ultimo, punto è effettivamente stato riconosciuto che non tutti i luoghi siano idonei a poter "svapare". Trovando l'analogia nella relazione tra la sigaretta elettronica con un dispositivo cellulare si è compreso che al cinema, treni o autobus, o durante una riunione o in spazi ristretti non sia idoneo usare i dispositivi.

C'è, insomma, bisogno di buon senso quando si svapa - commentato Lucy Hume di Debrett e Robert Baughan del TUC, al fine di redigere un codice di condotta per chi utilizza le sigarette elettroniche che potrebbe, sicuramente, giovare ad una maggiore comprensione e regolamentazione da parte delle istituzioni pubbliche. Tale codice potrebbe comprendere regole non solo per i vaper nel rispetto degli altri, sia nei luoghi di lavoro che nei luoghi pubblici, ma anche regole all'interno del Parlamento stesso suggerendo di "dare un esempio" di come tali regole possano giovare all'intero settore del vaping. 

"I datori di lavoro hanno l'opportunità di aiutare il governo a raggiungere il suo ambizioso obiettivo di ridurre il fumo a meno del 12% entro il 2022. Perché ciò avvenga, è imperativo che incoraggiamo i dipendenti che cercano di smettere, offrendo politiche flessibili di svapo sul posto di lavoro ma non ha senso che le aziende del Regno Unito diventino più "vape friendly" se noi stessi non applichiamo ciò che predichiamo in quanto ci sono solo due aree in Parlamento dedicate al vaping e la maggior parte non sa neanche dove sono o che esistono, il che porta, molti, ad andare in aree fumatori per poter svapare. Dobbiamo mandare un messaggio sui benefici del vaping e della possibilità di integrare politiche non restrittive ma adeguate".

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