La Commissione Europea blocca il voto degli articoli 96 e 97 sulle restrizioni per le sigarette elettroniche in Grecia ma risulta essere solo un voto burocratico.

Il voto al Parlamento ellenico che doveva essere posto in essere ieri è stato bloccato repentinamente dalla Commissione Europea (a darcene notizie è il VapingPost) ma non per i motivi che tutti ci possiamo aspettare in quanto la Commissione ha effettivamente ritardato (e non cancellato) la votazione solo per questioni burocratiche.

L'articolo 96 proponeva una serie di misure volte a prendere in considerazione i liquidi per sigaretta elettronica. In particolare, l'imposizione delle stesse regole sia che essi siano con o senza nicotina, sia in termini di contenuti che di dichiarazioni. L'articolo proponeva il divieto del fai-da-te o DIY che in pratica elimina la possibilità di acquistare basi neutre nei negozi specializzati; niente più aromi, più richiami alla nicotina, tutti i prodotti che potrebbero rientrare nella fabbricazione o realizzazione di un e-liquid per e-cig da parte di un utente (a casa) potevano essere proibiti lasciando però la possibilità di acquistarli in altri negozi.

L'articolo 97 riguardava la comunicazione. Divieto di tutte le forme di pubblicità (compresi i siti web) e, soprattutto, del divieto di discorsi pubblici favorevoli allo svapo. In particolare, il semplice fatto di affermare, per la strada, che la sigaretta elettroniche è meno pericolosa del fumo potrebbe aver portato a un procedimento legale.

La votazione poteva mettere davvero in ginocchio il settore in Grecia causando danni irreparabili e la sospensione europea è stato inaspettata. Sono stati praticamente inutili i richiami effettuati da esperti e medici del settore non ultimo quello del dott. Konstantinos Farsalinos coadiuvato dal Dr. Konstantinos Poulas.

L'intervento della Commissione Europea, di contro, ha sospeso e non cancellato il voto rimandandolo non perché gli articoli 96 e 97 erano a dir poco "assurdi" ma semplicemente perché, a quanto dichiara il documento della Commissione, la Grecia è colpevole di "non aver seguito il processo fornito da Bruxelles per la stesura di questioni tecniche di interesse per la Commissione e altri paesi membri" .

La Commissione europea ritiene che l'idea greca sia giusta e da apprezzare e si rammarica profondamente che il paese non abbia compilato i documenti necessari e non abbia effettuato la corretta procedura per la stesura che avrebbe, inoltre, dovuto condividere con gli stati membri dell'unione.

Ufficialmente la Commissione Europea, in un primo richiamo ieri, ha affermato che i regolamenti posti in voto potevano avere un impatto sugli scambi all'interno dell'UE e che, pertanto, la Grecia era obbligata ad informare gli altri stati membri della decisione; tecnicamente queste nuove norme elleniche dovevano essere pubblicate su una piattaforma dedicata che poteva essere consultata dagli stati membri. In un secondo richiamo, sempre ieri, la Commissione ha autorizzato la Grecia ad utilizzare una procedura di emergenza normalmente prevista per gravi calamità (prevista per le leggi approvate in caso di disastri naturali, attacchi ed epidemie).

Lo Stato Greco, informato della misura, ha poi approvato il disegno di legge utilizzando la procedura di emergenza, prevista dall'UE, che consente di rinunciare a questa formalità (la condivisione). Ma dopo questo ennesimo colpo di coda la procedura aveva un difetto dal momento che la mozione è stata presentata dopo, e non prima, dell'inizio del dibattito nella Camera dei Comuni. Il tutto è stato rinviato al 6 giugno 2019.

Naturalmente, nulla impedisce alla Grecia di abrogare queste leggi in seguito e non ripresentarle neanche, dopo aver seguito la procedura corretta richiesta dalla Commissione Europea.

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