L’Australia risulta essere un continente davvero molto intransigente nei confronti delle sigarette elettroniche, infatti si può fare uso di quest’ultime solo con liquidi senza nicotina.

Si stima che siano circa 239,000 gli utenti che utilizzano le sigarette elettroniche all’interno del paese, questo ovviamente si tramuta in una costante sfida per la ricerca di liquidi contenenti nicotina visto che, come anticipato, si possono utilizzare solamente prodotti senza nicotina. Stando a quanto riportato, gli attuali deputati e organi preposti per la salute stanno cercando già da tempo di attenuare l’attuale divieto per facilitare l’avvicinamento al prodotto a rischio ridotto da parte di altri utenti.

Nell'agosto 2016, diversi attivisti per la sanità pubblica, tra cui la New Nicotine Alliance (NNA), avevano presentato proposta molto importante, all’interno della quale si chiedeva di rimuovere dal divieto i liquidi con concentrazione di nicotina inferiore al 3,6%, tuttavia, nel febbraio 2017, la TGA ha respinto la domanda e ha confermato nuovamente il divieto assoluto.

"È immorale e poco scientifico vietare un'alternativa molto più sicura al fumo, consentendo al contempo un accesso diffuso alle sigarette tradizionali le quali possono uccidere fino a due utenti a lungo termine su tre", ha detto il dott. “Colin Mendelsohn” della  ATHRA (Australian Tobacco Harm Reduction Association) "I fumatori dovrebbero avere la possibilità di scegliere l'opzione più sicura e non devono essere messi nella posizione di dover infrangere la legge per evitare di morire di cancro dovuto al consumo di sigarette tradizionali."

Inoltre, stando così la situazione, gli utenti che utilizzano le sigarette elettroniche hanno deciso di rivolgersi a canali alternativi per reperire i prodotti vietati all’interno dell’Australia, proprio come accade già anche in altri paesi, come gli Stati Uniti e anche la Malesia, dove le sigarette elettroniche sono costantemente sotto attacco da diversi divieti e nuove tassazioni.

Una situazione che se al più presto non verrà “normalizzata”, magari con una legislatura specifica per il settore in questione, rischia di divenire pericolosa per il mercato, il quale potrebbe essere popolato di prodotti illegali o comunque che si possono trovare attraverso canali non propriamente legali.

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