L'Alta corte di Mumbai, in India, ha ordinato alle autorità statali di non adottare misure coercitive contro la vendita di prodotti relativi al vaping.

Recentemente il Dipartimento della Salute aveva rilasciato un documento all’interno del quale si riportava quanto fosse pericolosa la sigaretta elettronica. Dopo questo primo attacco, il prodotto poteva essere messo al bando e paragonato alle droghe ma nuovi risvolti a favore del settore delle sigarette elettroniche sono accaduti grazie alla Suprema Corte di Mumbai che ha ordinato alle autorità statali di non adottare misure coercitive contro la vendita di prodotti del settore del vaping.

"LA SIGARETTA ELETTRONICA NON È UNA DROGA, SOSTITUISCE LA SIGARETTA! "

L'ordinanza del giudice Ranjit More e Bharati Dangre emessa dall'Alta corte di Bombay fa seguito a una sospensione a marzo dell'Alta corte di Delhi sul divieto di sigaretta elettronica che il direttore generale dei servizi sanitari ( DGHS) avrebbe tentato di imporre.

In effetti, Godfrey Philips India Ltd, un produttore di tabacco indiano, ha presentato una denuncia all'Alta Corte per opporsi a un parere del 6 luglio emesso dal Greater Mumbai (ispettore dei farmaci - FDA indiana), a seguito di un'ispezione, affermando che il magazzino ispezionato aveva sigarette elettroniche ma era, quindi, coperto per la vendita di queste ultime, dall'Ordine della Corte Suprema di Delhi del 18 marzo 2019.

Amit Desai, della suprema corte di Mumbai, ha confermato che la sigaretta elettronica non è una droga:

"Un medicinale è usato per ridurre o prevenire una malattia. La sigaretta elettronica sostituisce la sigaretta. Pertanto, la legge sulla droga non può essere applicata ".

Secondo lui, lo stock sequestrato dalle agenzie statali deve essere chiaramente restituito e pertanto si gettano le basi per un eventuale cambiamento radicale in tutta l'India.

Si ricorda che a febbraio la DGHS di Delhi ha vietato la vendita, la fabbricazione, la distribuzione, il commercio, l'importazione e la pubblicità di sigarette elettroniche. L'Alta Corte di Delhi aveva dichiarato che a prima vista "tali prodotti non rientrano nella definizione di" farmaco "ai sensi della sezione 3 (b) della legge sui farmaci e sui cosmetici del 1940. 

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