Non si ferma la lotta al tabagismo e a tutte le forme di riduzione del danno comprese le sigarette elettroniche in Uruguay. 

Non si ferma la lotta al tabagismo e a tutte le forme di riduzione del danno comprese le sigarette elettroniche in Uruguay. Tabaré Vazquez, presidente rieletto nel 2015 in forma quinquennale, ha portato l'Uruguay nel 2006 a diventare il primo paese dell'America Latina a vietare il fumo negli spazi pubblici, ha aumentato le tasse sulle sigarette, ha limitato le vendite in modo che i produttori non potessero più vendere più varietà di un marchio e ha introdotto una legge rivoluzionaria che impone che le avvertenze grafiche sulla salute coprano l'80% dei pacchetti di sigarette.

Dal 1 gennaio 2020 i pacchetti di sigarette (vedi foto) sono del tutto neutri con avvertenze che coprono più del 50% della grafica del pacchetto riducendo l'attrattiva dei prodotti, limitando l'uso di imballaggi per pubblicizzare il tabacco, limitando l'imballaggio e l'etichettatura ingannevole e aumentando l'efficacia delle avvertenze sanitarie.

Le sigarette elettroniche, tutt'oggi, seguono la stessa sorte, oltremodo più restrittiva, in quanto anche se non espressamente vietato l'utilizzo è bandita la vendita, l'importazione, la registrazione come marchio / brevetto di prodotti con e senza nicotina oltre alla stessa promozione pubblicitaria.

Lo stesso colosso americano Philip Morris, nel 2016, ha citato in giudizio l'Uruguay, sostenendo che i suoi regolamenti sulle sigarette erano eccessivi e ha chiesto danni per aver perso i profitti. L'International Center for Settlement of Investment Dispute (ICSID) della Banca Mondiale ha respinto i crediti nel 2016 e ha ordinato a Philip Morris di pagare $ 7 milioni al paese sudamericano.

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