L'India ha sempre visto il vaping sotto una prospettiva del tutto differente dal resto del mondo. Ma l'epilogo arriva prima dello studio.

L'India ha sempre visto il vaping sotto una prospettiva del tutto differente dal resto del mondo. Nel marzo di quest'anno l'Alta Corte per gli stati del Punjab e Haryana, in India, emetteva un avviso per vietare la nicotina contenuta nei prodotti del settore vaping anche se subito dopo AVI (un'organizzazione non a scopo di lucro che difende il diritto ad un'alternativa più sana al fumo analogico) aveva obbiettato - nella persona del presidente Samrat Chowdhery - che:

C'è un equivoco "diffuso" sui rischi per la salute dello svapo, che ha portato molti stati indiani a vietare le sigarette elettroniche, privando i fumatori di un modo più sicuro di inalare la nicotina"
Ad Aprile il dipartimento sanitario del Rajasthan aveva emanato un comunicato stampa sullo studio delle sigarette elettroniche, per determinare se i dispositivi potevano essere sicuri per il consumo umano. Ma senza aspettare tanto ad oggi gli stati "Jammu e Kashmir" dichiarato bandite le sigarette elettroniche con effetto immediato. I prodotti relativi al settore non solo sono proibiti alla vendita ma è vietata anche la detenzione.
 

Ahmed Khan, il commissario del Kashmir che ha firmato l'ordine di divieto completo ha dato una giustificazione "non accettabile dalla comunità scientifica":

Il vaping espone i polmoni al diacetile, che può causare la malattia del "popcorn polmonare ", una lesione polmonare grave e irreversibile".

Il funzionario menziona anche i rischi associati al consumo di nicotina assunti per i feti, senza firmare un ordine simile contro i prodotti del tabacco o altri (molti) prodotti contenenti nicotina. Alla fine, ha inventato che gli adolescenti europei sarebbero stati portati a fumare a causa del vaping, citando l'ormai ben noto effetto "gateway".

Al contrario, l'aumento dello svapo ha fatto sprofondare il fumo giovanile inglese (18-24 anni) e non solo, sono molteplici gli studi internazionali che vanno a vantaggio del vaping stesso.

AVI si è messa subito all'opera sfidando Mehbooba Mufti, Primo Ministro di Jammu e Kashmir, sulla sua presa di posizione, senza  - però -  aver ricevuto ancora una risposta esaustiva. L'associazione per la difesa dei diritti degli utenti tenterà probabilmente di intervenire a livello legale per opporsi a questa decisione.
 
L'India è il terzo produttore di tabacco al mondo, dietro a Cina e Zimbabwe. Cinque stati indiani hanno già vietato la vendita di prodotti del vaping. Jagdish Kaur, un dirigente indiano dell'ufficio antifumo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha chiesto la revisione di tale decisione imponendo come valida contrapposizione la mancanza di interrogarsi sugli effettivi vantaggi del vaping a discapito degli interessi locali e monetari delle aziende produttrici di tabacco. [Vapolitique.it - 14 Maggio 2018]