Il termine sigaretta elettronica è legata al passato. Una volta, forse, era giusto chiamarle così ma adesso siamo nell'era dei vaporizzatori ed è giusto non usare più il termine sigaretta.

E' Colin Mendelsohn che esprime la sua opinione proprio sul termine "sigaretta elettronica" affermando quanto, tale termine, sia più fuorviante che esaustivo della tecnologia che oggi sta a capo ai dispositivi da "svapo" usati. 

È giunto il momento di prendere in considerazione la possibilità di sostituire il termine "sigaretta elettronica" con qualcosa di più appropriato. Questa etichetta collega una tecnologia che salva la vita a basso rischio ad un prodotto tossico e mortale e si stanno confondendo le acque già torbide del dibattito sulla riduzione del danno del tabacco.

Il ricercatore ribadisce come le sigarette convenzionali sono il prodotto più letale mai inventato e la sua terminologia è evidentemente legata a parole come cancro, negatività ma sopratutto malattie e morte. Le sigarette - commenta Mendelsohn - sono prodotti che rilasciano nicotina che di per se non è "letale" in quanto tale termine si riferisce per la maggior parte dei casi alle 7000 e più sostanze chimiche cancerogene derivanti dalla combustione.

Le sigarette elettroniche, così come vengono attualmente identificati i dispositivi alternativi al fumo convenzionale, rilasciano anch'esse nicotina ma sono un sostituto fondamentale per la cessazione migliorando la salute e liberandosi dalla combustione. In effetti non contengono nient'altro che nicotina, glicole propilenico e glicerina vegetale con una serie di aromatizzazioni che possono essere scelte.

Le sigarette elettroniche non contengono tabacco e non c'è combustione, quindi il vapore risultante è molto meno tossico del fumo. Il Royal College of Physicians del Regno Unito stima che lo svapo sia almeno il 95% meno dannoso del fumo.

Il problema della equiparazione dei dispositivi vaping con le sigarette convenzionali nasce proprio per l'utilizzo subalterno del termine "sigaretta"; originariamente i prodotti a rischio ridotto avevano forme, aspetto e sensazioni di gestualità come le sigarette tradizionali e quando furono inventati, nel lontano 2003, vennero così soprannominati proprio per questa "similitudine", ma negli ultimi 15 anni si è verificato uno sviluppo senza precedenti portando ad una innovazione che non ha lontanamente eguali con le sigarette normali.

Continuare a usare l'etichetta "e-cigarette o e-cig" contamina il processo del vaping con il bagaglio tossico associato alle sigarette convenzionali. Il termine stesso implica veleno e potrebbe di per sé scoraggiare i fumatori dal passare a un'alternativa molto più sicura.

Lo stesso Mendelsohn evidenzia un'ampia gamma di nomi e descrizioni che è possibile usare per identificare i "dispositivi" che ad oggi vengono chiamate ancora sigarette elettroniche tra i quali "dispositivo da svapo", "vaporizzatore", "dispositivo di vaporizzazione" o qualsiasi altro termine si voglia usare che non sia riconducibile al termine " sigaretta".

E' anche vero che un termine generico usato soprattutto nel "comparto" scientifico e di ricerca è "ENDS" (Electronic Nicotine Delivery Devices) che però, malgrado poteva essere una soluzione al problema, identifica solo dispositivi con nicotina ed essendo che il vaping può anche essere "senza" non risulta idoneo.

Per concludere Colin Mendelsohn commenta:

Sarebbe utile concordare nomi più appropriati per questa tecnologia in evoluzione che sarebbero accettabili per i ricercatori, gli utenti e il pubblico in generale.

Segui il disclamer dei contenuti presenti sul blog.