Stando ad uno studio effettuato di recente infatti, il tasso di fumatori nei paesi asiatici sembra in costante aumento.

Dopo aver riportato la preoccupante situazione rilevata in Africa, paese che ad oggi non sembra avere una valida alternativa alla sigaretta tradizionale, quest’oggi parliamo di un altro preoccupante scenario. Stando ad uno studio effettuato di recente infatti, il tasso di fumatori nei paesi asiatici sembra in costante aumento.

Lo studio sopracitato è stato condotto dai ricercatori della “Vanderbilt University” con sede negli USA, e si è occupato di esaminare le tendenze nell'uso del tabacco in: Cina, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Taiwan e India, arrivando ad includere nei dati raccolti per un milione di abitanti. I risultati sono stati pubblicati su JAMA Network Open e riportano le abitudini dei soggetti aventi età superiore ai 35 anni.

Inoltre, dobbiamo riportare una interessante ricerca effettuata specificatamente sul territorio indiano, dove si registrano ben 106 milioni di fumatori adulti, un dato che posiziona l’India poco sotto la Cina. Sicuramente quindi un territorio “florido” per aziende produttrici di alternative alla sigaretta tradizionale come JUUL e Philip Morris.

Seppur il Ministero della Salute abbia cercato ripetutamente di persuadere il Governo a interrompere la vendita dei prodotti per il settore dello svapo, affermando che tali dispositivi costituiscono un grosso rischio per la salute dei giovani. Attualmente però in contrapposizione a tale richiesta alcuni gruppi indiani di franchising stanno valutando la possibilità di importare la sigaretta elettronica JUUL nel paese, visto che attualmente non esiste alcuna base legale per vietare la commercializzazione dei prodotti sopracitati.

Ritornando sul tema principale di questo nostro articolo, i ricercatori hanno scoperto che in media il 65,4% degli uomini e il 7,8% delle donne fuma tabacco in Asia, e l'età media in cui avevano iniziato a fumare si posiziona attorno 22,8 anni (22,1 anni per gli uomini e 28,2 anni per le donne).

Sebbene la prevalenza del fumo nelle donne sia rimasta relativamente bassa in questi paesi rispetto ai paesi occidentali, si è osservata una tendenza crescente nella Cina rurale, in Giappone e in India. È interessante notare che, nonostante i tassi di fumo più bassi tra le donne asiatiche, il tasso di cancro ai polmoni tra questo sesso è risultato essere superiore a quello delle donne occidentali.

Lo studio ha anche rilevato che i tassi di mortalità associati al fumo sono aumentati esponenzialmente in tutti i paesi. L’utilizzo della sigaretta tradizionale è associato associato al 12,5% dei decessi totali e al 56,6% dei decessi per cancro al polmone negli uomini nati prima del 1920.

I ricercatori hanno inoltre affermato che se questo trend continuerà ad aumentare in maniera costante presto o tardi i paesi asiatici vedranno raddoppiare i dati soprariportati. Questa situazione però si potrebbe attenuare portando informazione e prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale, che ancora una volta si conferma un prodotto davvero pericoloso e soprattutto mortale.

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