La ricerca guidata da Ann McNeill del Centro britannico per gli studi sul tabacco e l'alcool ha coinvolto venticinque ricercatori di diciannove istituzioni che hanno esaminato l'impatto delle normative in quattordici stati.

La ricerca rileva che l'uso di sigarette elettroniche, come strumento di riduzione del danno, è (soprattutto) più diffuso nei paesi con un alto reddito e con approcci legislativi moderati a favore di tali dispositivi; il che significa che la riduzione del danno del tabacco eccelle con un approccio idoneo da parte delle istituzioni. Per tale ricerca sono stati coinvolti 25 ricercatori appartenenti a diciannove stati che hanno esaminato l'impatto delle normative in quattordici paesi.

"La prevalenza della consapevolezza, l'uso continuo e l'uso corrente di prodotti di svapo di nicotina", è il titolo del rapporto prodotto dal gruppo guidato da Ann McNeill del Centro britannico per gli studi sul tabacco e l'alcool ed è stato sottoposto a revisione paritetica successivamente accettato dalla rivista Addiction.

"Il divario globale sull'incertezza dei possibili rischi e benefici delle sigarette elettroniche ha portato i governi ad adottare approcci diversi per regolamentare la vendita, il marketing e l'uso nei luoghi pubblici. A partire dal 2018, ben 27 stati hanno vietato la vendita di prodotti con se senza nicotina, 9 hanno vietato la vendita di prodotti con nicotina e 36 ne consentono la vendita approcciandosi a diverse normative (come ad esempio, l'età minima di acquisto, pubblicità e promozione, imballaggi, regolamentazione dei prodotti, tasse, ecc.) " - scrive il team di ricerca.

Questo nonostante il fatto che, come osserva il rapporto, l'Accademia Nazionale delle Scienze, dell'Ingegneria e della Medicina e la Sanità Pubblica in Inghilterra concordino entrambi che le sigarette elettroniche sono uno strumento a rischio ridotto molto più sicuro del fumo delle sigarette convenzionali. Il problema di una regolamentazione così variegata nei diversi stati è parzialmente dovuta alle obiezioni sollevate dall'Organizzazione mondiale della sanità per abbracciare il concetto di riduzione del danno da tabacco.

Il team afferma che le prove dimostrano che la probabilità di vedere le sigarette elettroniche ben accettate è legata all'ambiente politico e alle regolamentazioni legate al fumo allegando al rapporto anche una ampia e completa valutazione dell'uso dei dispositivi nei 14 stati al fine di mettere in luce la consapevolezza dell'uso continuo e quotidiano, di questi ultimi, tra i fumatori e gli ex-fumatori.

Gli stati osservati non includevano l'Italia ma Australia, Bangladesh, Brasile, Canada, Cina, Inghilterra, Malesia, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Stati Uniti, Uruguay e Zambia.

"Le scoperte attuali mostrano che, con alcune eccezioni, c'erano differenze considerevoli tra i paesi in termini di consapevolezza, uso continuo e uso corrente (o quotidiano) dei dispositivi; quindi questi risultati continuano a suggerire che i modelli di consapevolezza e d'uso variano a seconda del livello e della forza del contesto normativo. " - conclude il team di ricerca.

Alla fine si è evidenziato come sia nettamente improbabile che il vaping possa essere ben accettato nei paesi poveri come lo Zambia e il Bangladesh dove i fumatori non sono motivati, o portati, alla cessazione.

Un altro fattore chiave nel passaggio alle sigarette elettroniche, quindi alla cessazione,  è "l'accettabilità del governo e il supporto per l'utilizzo come aiuto per smettere di fumare, in particolare per i fumatori che stanno lottando per smettere di fumare o che non intendono smettere di fumare".

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