Dopo il prof Bertrand Dautzenberg, è Michael Siegel a smentire lo studio sugli attacchi cardiaci ed ictus provocati dalle sigarette elettroniche.

Pochi giorni fa avevamo parlato di come gli studi sulle sigarette elettroniche si susseguivano in maniera repentina sia quelli che hanno da dire qualcosa a favore che contro lo strumento di riduzione del danno.

Avevamo raccontato come lo studio di febbraio ad opera di di Paul Ndunda, presentato all’International Stroke Conference, che evidenziava che "l'uso delle sigarette elettroniche aumenta la probabilità di avere un ictus, un attacco cardiaco o una malattia coronarica era stato repentinamente smentito sia da Farsalinos che dallo stesso Siegel

Successivamente il nuovo studio su questo "possibile" legame tra sigarette elettroniche ed ictus ad opera del ricercatore Mohinder Vindhya presentato all' American College of Cardiology di New Orleans, smentito pochi giorni fa da Bertrand Dautzenberg, ha trovato un'altra smentita sempre dallo stesso Siegel che domenica sul suo blog, attaccando senza remore, afferma che tali studi sono il risultato di una "Scienza scadente".

"È arrivato un altro studio scandente , che utilizza nuovamente dati trasversali dal National Health Interview Survey per affermare che l'uso di sigarette elettroniche è associato a un più alto rischio di avere un infarto, sviluppare malattia coronarica e avere depressione". - commenta

Questo è ancora un altro esempio di "scienza spazzatura - commenta il dott. Siegel (Professore presso il Dipartimento di scienze della salute dell'Università di Boston con 32 anni di esperienza nel campo del controllo del tabacco) - che viene rapidamente messa in luce dai ricercatori che sono apparentemente più interessati a demonizzare lo svapo che all'utilizzo di rigorosi ragionamenti scientifici.

Il problema con la conclusione dello studio è che si tratta di un'analisi trasversale e i ricercatori non hanno idea di quale avvenimento sia il primo: lo svapo, l'infarto, le malattie cardiache o la depressione. 

Lo stesso Riccardo Polosa, direttore del CoEHAR , qualche tempo fa, in uno studio pubblicato sull'International Journal of Chronic Obstructive Pulmonary Disease, aveva afferma che  l'uso di sigarette elettroniche può invertire alcuni dei danni derivanti dal fumo di tabacco nei pazienti con broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO). Inoltre, l'uso della e-cig sembra migliorare i parametri obiettivi e soggettivi della BPCO anche nel lungo periodo.

"Consideriamo gli attacchi di cuore. È del tutto possibile (e in realtà abbastanza probabile) che la maggior parte - se non tutti - degli intervistati che hanno riferito di essere vapers abbiano iniziato a svapare dopo, non prima del loro attacco cardiaco. Infatti, una probabile spiegazione per i risultati è che i fumatori che hanno un attacco cardiaco hanno molte più probabilità di provare a smettere di fumare, e poiché passare al vaping è un metodo comune per tentare di smettere di fumare, è più probabile che rispondano che "sono vapers"."

"Il problema più evidente è quello del fumo. Il fumo non è solo un fattore confondente nell'analisi ma è anche un modificatore di effetti. Ciò significa che l'associazione tra lo svapo e l'aver avuto un infarto è diversa per non fumatori e fumatori. Per i non fumatori, non esiste un'associazione. L'associazione vale solo per ex fumatori e fumatori correnti. In presenza di modifiche dell'effetto, il trattamento del fumo esclusivamente come confondente produrrà risultati inaccurati. Per modellare correttamente la relazione, è necessario stratificare l'analisi sullo stato di fumo: cioè, è necessario segnalare la relazione separatamente per non fumatori, ex fumatori e fumatori correnti."

Nessuno dei documenti che ha dichiarato che le sigarette elettroniche hanno provocato attacchi di cuore, malattie cardiache, ictus o BPCO trattano il fumo come un fattore che può confondere e non testano la modifica degli effetti. 

 

"È un peccato che questa scienza paradossale sia stata segnalata in conferenze scientifiche e su riviste scientifiche. Ma ciò che rende questa una vera tragedia è che quest pseudoscienza viene usata per giustificare le politiche di regolamentazione del settore delle sigarette elettroniche rendendole più dure rispetto a quelle del fumo tradizionale: tassando pesantemente questi prodotti; vietando gli aromi o i liquidi aromatizzati e/o vietare completamente la vendita di sigarette elettroniche anche nei negozi. Sono circa 11 milioni di vite, non 11 milioni di bugie."

Quello che evidenzia questa ricerca è che piuttosto che dimostrare che le sigarette elettroniche provocano attacchi di cuore, malattie cardiache, BPCO e depressione, dimostra che quando i fumatori sono molto malati, sono fortemente motivati ​​a smettere per salvare le loro vite, e molti di loro lo fanno passando al vaping. - conclude Siegel.

Segui il disclaimer dei contenuti presenti sul blog.