Mercoledì, 13 Marzo 2019 09:00

Infarto ed Ictus: Lo studio non dimostra in alcun modo la relazione con le sigarette elettroniche

Scritto da Fausto Zocco
in foto: Bertrand Dautzenberg in foto: Bertrand Dautzenberg Skyvape.it

A parlare è Bertrand Dautzenberg, pneumologo all'ospedale Pitié-Salpêtrière, che conferma che non esiste un nesso tra infarto, ictus, depressione e sigarette elettroniche.

Titoli di quotidiani fuorvianti, pieni di spiegazioni copiate ed incollate, ma non evidentemente lette, dell'ennesimo studio che ha creato scalpore nel settore delle sigarette elettroniche ad opera del ricercatore Mohinder Vindhya, rimbalzato da testata a testata, che ha portato all'affermazione "Chi usa sigarette elettroniche ha il 56% di probabilità in più di avere un infarto e il 30% in più di possibilità di avere un ictus". Lo studio non solo non dice questo ma sicuramente non crea un nesso di casualità. 

Il  pneumologo francese "Bertrand Dautzenberg", medico del Pitié-Salpêtrière, è oggi uno dei principali attori per quanto riguarda la relazione tra salute pubblica e fumo e spiega al Vapingpost come questo studio sia del tutto inverosimile e quanto sia fuorviante.

In particolare, lo studio in questione "Impact on Cardiovascular Outcomes among E-Cigarette Users: A review from National Health Interview Surveys", condotto da Mohinder Vindhyal, assistente professore presso l'Università del Kansas School of Medicine, coadiuvato dalla dichiarazione della ACC (American College of cardiology) rileva che:

"Rispetto ai non utilizzatori, gli utenti che usano la sigaretta elettronica hanno una probabilità del 56 per cento in più (rispetto chi non le usa) di avere un attacco di cuore e il 30 per cento in più di avere un ictus. Malattia coronarica e disturbi circolatori, compresi i coaguli di sangue, erano anche significativamente più elevati nei pazienti con una frequenza cardiaca coronarica del 10% e del 44%. Questo gruppo aveva anche il doppio delle probabilità di soffrire di depressione, ansia e altri problemi emotivi " .

Per il professor Bertrand Dautzenberg, il primo errore di "condivisione" parte dal fatto che tutta questa agitazione dei media non è appropriata. Questa versione dello studio è basata su "uno studio non ancora pubblicato, che non è stato presentato ufficialmente da nessuna parte e quindi non è ancora stato oggetto di un dibattito contraddittorio". Dautzenberg è sorpreso che l'American College of Cardiology (ACC) condivida un lavoro scientifico non ancora pubblicato: "Non è un buon modo di fare scienza" -  ha detto al VapingPost Dautzenberg.

Dautzenberg spiega come i partecipanti allo studio sono ex fumatori e non utilizzatori unici di sigarette elettroniche confermando, pertanto, i dati dell'OMS che ci dicono che i rischi di infarto, ed ictus, si riducono per chi smette di fumare del 50% ogni anno coprendo esattamente la cifra dello studio di Mohinder Vindhyal e confermando che gli ex fumatori dello studio che hanno utilizzato le sigarette elettroniche per un anno hanno ridotto la loro possibilità di avere malattie cardiache per una percentuale già, in passato, confermata dall'OMS.

Inoltre la stessa ACC (American College of Cardiology) delinea una qual misura di incertezza nel suo comunicato dove spiega che:

" Ci sono dei limiti nello studio; la progettazione non consente ai ricercatori di stabilire la causalità tra sigarette elettroniche e problemi di salute" .

Ebbene questo punto fondamentale prova che manca il nesso di casualità. Spiegandone bene i punti questo studio non dimostra in alcun modo che il vaping sia associato o sia responsabile si un aumento di rischio di infarto ed ictus.

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Ultima modifica il Mercoledì, 13 Marzo 2019 09:02