Venerdì, 15 Marzo 2019 11:29

Sigarette elettroniche: Un'analisi approfondita delle leggi e delle restrizioni nel mondo

Scritto da Giulio Marangon
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Dove si possono utilizzare o meno le sigarette elettriche e a quali restrizioni andiamo incontro durante i nostri viaggi? Un'analisi approfondita ci aiuta a salvaguardarci.

Sempre più frequentemente possiamo assistere a degli avvenimenti spiacevoli legati ai divieti imposti sull’utilizzo della sigaretta elettronica in alcuni paesi del mondo, basti pensare al recente arresto di una turista francese in Tunisia per aver commesso il reato del solo possesso di una e-cig o ancora a Singapore, dov’é previsto l’arresto per coloro i quali ne fanno uso e il blocco in aeroporto per i turisti che ne sono in possesso.

Alcuni paesi non scherzano con le sigarette elettroniche, basti pensare al caso di Cécilia Cornu partita in Thailandia per poi ritrovarsi in carcere a Bangkok, e sono tante forse troppe le nazioni che ancora limitano l'utilizzo delle sigarette elettroniche o lo considerano un atto criminale alla stregua di atti più, verosimilmente, importanti da prendere in considerazione. Spesso contrari a studi scientifici o senza alcuna ragione le limitazioni è giusto conoscerle proprio per evitare problemi durante le nostre vacanze o nei viaggi di lavoro.

Il nostro precedente articolo, pertanto, "Viaggiare con le sigarette elettroniche nel mondo" è bene aggiornarlo allo stato attuale ed è proprio per questo che fare un punto della situazione, che comprende tutti i permessi (e ovviamente i divieti) inerenti all’utilizzo della sigaretta elettronica nei vari stati di tutto il mondo, è importante. Ovviamente le leggi in materia come si è potuto constatare sono in continua evoluzione e quindi la situazione che vi riporteremo si può attestare alla situazione attuale nel mondo. E' sempre possibile prima di partire consultare il Database di confronto nazionale sulle regole nei vari stati riguardanti le sigarette elettroniche.

Importante precisazione è quella degli aerei o delle navi in quanto per i velivoli, le restrizioni cambiano, tra le diverse compagnie aeree anche se tutte si stanno fortemente adeguando nell'unificare la regolamentazione (AlitaliaRyanair o Volotea); mentre per le navi la regolamentazione è chiara. Se ti trovi su di un' imbarcazione di tua proprietà nulla ti impedisce di utilizzare le sigarette elettroniche o prodotti con o senza nicotina anche se ti trovi in acque internazionali ma se ti trovi in acque territoriali la cosa cambia nettamente in quanto potresti essere soggetto alle regole territoriali, precisate dall'azienda che ti trasporta, come nel caso in cui l'imbarcazione sia noleggiata o nel caso delle navi crociera, sia per regolamenti territoriali dettate dal Paese ospitante (caso valido anche se l'imbarcazione è di tua proprietà).

In Europa i paesi che sembrano dimostrare più ostilità verso l’utilizzo della sigaretta elettronica risultano essere il Belgio e l’Austria.

Nel primo stato infatti il Consiglio di Stato ritiene che i prodotti per lo svapo, anche senza nicotina, siano equiparabili ai prodotti del tabacco, da ciò ne consegue il divieto di vendere qualsiasi liquido contenente nicotina e anche la possibilità di far provare i liquidi ai clienti all’interno di un negozio fisico essendo questo un luogo chiuso che accoglie il pubblico. Infine, il consumatore colto ad utilizzare una sigaretta elettronica dovrà necessariamente essere in possesso di una fattura d’acquisto in caso di controllo. In Austria, come anche in Norvegia, invece si è deciso di associare i dispositivi ai medicinali e quindi è necessario essere in possesso di una prescrizione medica per non avere problematiche di alcun tipo.

Al contrario degli stati sopracitati, la Spagna, la Scozia, il Portogallo, l’Irlanda e i Paesi Bassi accettano sia l’utilizzo che la vendita dei prodotti per sigaretta elettronica. In Grecia troviamo una situazione simile alla nostra, con la possibilità di acquistare e utilizzare prodotti per il vaping, inoltre è stata posta una tassa sulla vendita di e-liquid pari a  10 centesimi per millilitro. In Italia sembra esserci una maggiore tolleranza verso il settore, i liquidi contenenti nicotina presentano una imposta di poco più di 80 centesimi ogni 10 millilitri mentre per i liquidi non contenenti nicotina l’imposta è poco più 40 centesimi di euro sul flacone da 10 ml. Per quanto concerne invece le basi pronte si registra un’imposta di circa 4 euro per ogni flacone da 100 millilitri. Non ci sono restrizioni particolari tranne quelle dettate dalle regole di convivenza e i divieti di utilizzo in luoghi dove è espressamente vietato. Infine troviamo il paese più tollerante e soprattutto “pro-vape” riscontrato sino ad ora, ovvero il Regno Unito, nel quale già da tempo le sigarette elettroniche vengono utilizzate come effettivo prodotto per la lotta al tabagismo.

Spostandosi In Africa le restrizioni sul mondo della sigaretta elettronica sono presenti ma un po' altalenanti oltre che discordanti tra i vari stati. Da segnalare la Tunisia dove tutti i prodotti inerenti al vaping sono soggetti al monopolio del National Tobacco Board che gestisce sia la vendita che le importazioni provenienti dalle altre parti del mondo, inoltre, non essendoci delle vere e proprie leggi sulle sigarette elettroniche, lo svapo è concesso ma i negozi spcializzati non sono molti e soprattutto sono poco forniti. In Marocco non ci sono delle vere e proprie regole e l’utilizzo, dei prodotti, è concesso proprio come la vendita di liquidi contenti nicotina. In Libano da luglio del 2016 lo svapo è completamente stato bandito dal paese, mentre nella Turchia pur non essendoci delle restrizioni, la vendita di liquidi e hardware è severamente vietata. In Sudafrica lo stato considera lo svapo tossico per la salute. Il paese ha adottato leggi restrittive che lo rendono uno dei meno tolleranti. Le importazioni sono sotto controllo come anche le indicazioni commerciali di vendita. Un utilizzatore di sigarette elettroniche è considerato più o meno come un tossicodipendente. L'Egitto non ha adottato una legislazione sufficientemente definita e si trova il necessario con un minimo di scelta mentre in Tanzania ed in Nigeria non ci sono regolamenti in questo paese e lo svapo è quasi inesistente è meglio non fare sfoggio dei dispositivi e non svapare in pubblico. In Ghana (da fine 2018) ed in Uganda non solo i prodotti sono vietati ma proprio banditi, le leggi e i regolamenti sono carenti e cambiano da governo a governo.

Nel Medio Oriente la situazione per le sigarette elettroniche risulta davvero critica, la maggior parte dei paesi infatti pur non avendo delle vere e proprie linee guida sull’argomento tende a disincentivare l’apertura di negozi specializzati o anche solo il possesso di qualsiasi prodotto per lo svapo. In alcuni stati come il Sultanato dell’Oman la vendita dei prodotti è bandita ma ne è permesso l'uso ed in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania vige il divieto totale sia di vendita che di utilizzo anche se i prodotti sono reperibili tramite un mercato nero che si sta sempre più stabilizzando. 

Anche in Asia la situazione non è sicuramente rosea per il settore, però in questo caso dobbiamo fare alcune diversificazioni e precisazioni perché alcuni paesi sono molto più intransigenti di altri. In Thailandia e a Singapore si rischia addirittura (come dimostrato) il carcere per l’utilizzo, la vendita o anche solo la detenzione di prodotti inerenti al mondo delle sigarette elettroniche. In Giappone si può utilizzare l’e-cig purché si utilizzi un liquido senza nicotina, in India, Cambogia e Vietnam lo svapo è bandito in tutte le sue forme. Un raggio di sole invece si accende sulle Filippine, l’unico paese che effettivamente si sta muovendo in favore della sigaretta elettronica, cercando di instaurare delle leggi per la sua regolamentazione e commercio.

In Australia invece si può fare uso della e-cig ma solo con liquidi senza nicotina, inoltre, in alcuni stati del continente è illegale acquistare prodotti per lo svapo, anche se questi ultimi siano sprovvisti di base nicotinica al loro interno.

L'Australia è l'unico paese del continente ad avere una legislazione così vincolante Papua, Nuova Guinea, Nuova Zelanda, Figi o Isole Salomone sono molto più tolleranti.

In America centrale e meridionale le leggi sono ancora abbastanza confuse, si passa infatti alla legalità sull’utilizzo (ma non sulla vendita, importazione, acquisto o promozione) in Messico, passando per l’UruguayArgentina,Brasile, Venezuela e Bolivia in cui è proibito.

Cuba e nella Repubblica Domenicana invece, terre prevalentemente concentrate sull’esportazione di tabacco da sigaro, l’utilizzo della sigaretta elettronica non ha ricevuto alcuna restrizione ma sembrerebbe che qualcosa si stia muovendo in direzione di nuove norme non ancora ben chiare, se favorevoli o meno. Per concludere, in Perù e Colombia in un primo momento il vaping era bandito ma dallo scorso anno nuove norme sono state introdotte a favore del settore per regolamentare e favorire l’utilizzo in tutto il paese.

Uno degli errori più comuni che un vaper può fare prima ancora di aver scelto la meta turistica (o di lavoro) in cui si deve recare riguarda la disinformazione inerente alla possibilità di usare o ancor più trasportare (o imbarcare) i propri dispositivi sugli aerei di linea o usarli sulle imbarcazioni. Ecco perché è necessaria una distinzione sui permessi e le restrizioni sino ad ora pervenute tramite i regolamenti di ogni stato o dalle compagnie aeree o marittime. 

E' sempre bene, d'altro canto, essere sempre ben informati ed in caso di problemi contattare la propria ambasciata d'appartenenza.

 

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Ultima modifica il Lunedì, 18 Marzo 2019 10:48