Martedì, 04 Giugno 2019 19:50

AIRC: "Il riscaldatore di tabacco non è una sigaretta elettronica"

Scritto da Fausto Zocco
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Sicuramente più nocivi delle sigarette tradizionali e delle sigarette elettroniche. AIRC dà una serie di risposte alle domande sui pericoli che i riscaldatori di tabacco hanno per il corpo umano.

La Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro risponde a quattro domande sui riscaldatori di tabacco messi a confronto con le sigarette elettroniche e quelle tradizionali intervenendo nel dibattito sviluppatosi in occasione della Giornata mondiale senza tabacco. Domande che si possono tranquillamente riassumere in una idea della Fondazione su questi dispositivi che non hanno familiarità con le sigarette elettroniche che tutti conosciamo ed usiamo giornalmente per allontanarci dal fumo di sigaretta.

Il principio su cui si basano le risponde è inequivocabile: "Il riscaldatore di tabacco o "sigaretta che non brucia" non è una sigaretta elettronica. Il suo contenuto di nicotina è simile a quello delle sigarette comuni, ma il livello di altre sostanze tossiche è inferiore."

In effetti AIRC non sbaglia in quanto molto spesso e volentieri le sigarette elettroniche e i riscaldatori di tabacco vengono assimilati nella stessa categoria dove erroneamente non si comprende come nelle sigarette elettroniche non sia presente tabacco cosa invece che cambia nei riscaldatori che utilizzano veri e propri stick contenenti tabacco.

Inoltre la fondazione accerta che non vi sono ancora studi che sono in grado di dimostrare che l'uso dei riscaldatori riduca il rischio di cancro rispetto alle classiche sigarette in quanto gli unici presenti provengono dai produttori stessi e l'elevato contenuto di nicotina non si discosta da quello presente nelle sigarette tradizionali evidenziando come possono indurre dipendenza anche nei giovani. Riportiamo le parole presenti sul sito airc.it

"La sigaretta, inserita in un apposito bruciatore elettrico, viene scaldata ad alta temperatura (circa 350 °C rispetto ai 900 °C della sigaretta classica) ma non brucia direttamente. Si tratta di prodotti sviluppati dalle industrie del tabacco e note con diversi nomi commerciali (uno di questi, IQOS, è diventato, almeno in Italia, sinonimo di questo tipo di prodotto)."

"Il vapore generato dal riscaldamento della sigaretta contiene nicotina a concentrazioni elevate e altre sostanze chimiche presenti nelle sigarette classiche, ma a concentrazioni inferiori, anche se queste informazioni provengono soprattutto da studi effettuati dalle industrie del tabacco stesse per ottenere la registrazione del prodotto da parte delle autorità."

"I risultati di uno studio commissionato dal Governo giapponese con lo scopo di regolamentare il fumo di sigaretta in vista dei Giochi Olimpici di Tokyo nel 2020 dimostrano che, se la misurazione viene fatta da laboratori indipendenti, questo tipo di sigaretta contiene, sia nel ripieno sia nel fumo emesso, nicotina e altre sostanze chimiche in quantità analoga alle sigarette comuni, ma un quinto delle nitrosaminee un centesimo dell’anidride carbonica. Gli stessi composti volatili presenti nelle sigarette classiche si ritrovano nelle sigarette a riscaldamento, secondo i risultati di uno studio pubblicati nel 2017 da JAMA Internal Medicine."

"Alla luce degli studi effettuati sul contenuto delle sigarette a riscaldamento del tabacco, è ragionevole affermare, come fa la maggior parte degli esperti indipendenti, che il loro utilizzo crei dipendenza quanto la sigaretta comune mentre è possibile che il loro impatto sia minore per quanto riguarda il fumo passivo."

"Per tutti gli altri effetti sulla salute mancano studi sufficientemente ampi e prolungati. I risultati di uno studio della fine del 2018, che ha analizzato gli effetti negativi di queste nuove sigarette sulle cellule, hanno dimostrato un effetto tossico maggiore rispetto alle sigarette elettroniche, ma minore rispetto alle sigarette classiche."

In conclusione la stessa AIRC non annovera i riscaldatori come strumento per smettere di fumare in quanto dal momento che il contenuto di nicotina (che è la sostanza che crea dipendenza) è simile a quello delle sigarette classiche, non vi sono benefici in termini di dissuefazione dal fumo.

Passare dalla sigaretta classica a questo tipo di prodotto riduce verosimilmente il livello di esposizione ad altre sostanze tossiche legate alla combustione del tabacco e della carta delle sigarette, ma non quanto la sigaretta elettronica. Per questa ragione la European Respiratory Society ha emesso un documento (position paper) in cui ne sconsiglia l’utilizzo quale strumento di riduzione del danno da fumo.

Recentemente sono state pubblicate alcune revisioni della letteratura in materia. La prima, uscita su una rivista francese, ha considerato oltre 100 pubblicazioni dal 2008 al 2018 e conclude che non vi sono prove di una riduzione del rischio né per il cancro né per le malattie cardiovascolari. Un’altra revisione si concentra invece sul rischio tossico legato all’uso di aromatizzanti (molto comune sia nelle sigarette elettroniche sia in questo nuovo tipo di sigaretta): non solo vi sono pochi studi sugli effetti di queste sostanze sul sistema respiratorio, ma la loro stessa presenza aumenta il rischio che i più giovani iniziano a utilizzarli.

Infine è bene segnalare che la Food and Drug Administration, l’ente statunitense che regola la commercializzazione di farmaci e prodotti che possono avere un impatto sulla salute, ha approvato la vendita di questo tipo di sigaretta negli USA, ma ha specificato che sarà sottoposta alle stesse restrizioni di vendita delle sigarette comuni e che vi sono comunque problemi di tossicità e dipendenza, per cui non è stata accettata la richiesta, avanzata da parte dell’azienda, di publicizzarle come meno pericolose.

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Ultima modifica il Martedì, 04 Giugno 2019 21:19